Il movimento (gay) dei campanili

Il mondo gay è strano.

Il nemico ci accerchia, un po’ ovunque. Lo fa nelle scuole, con l’omofobia dilagante e con la disattenzione, verso le problematiche a noi care. Lo fa negli ospedali, in mano a un potere religioso che nega l’interruzione di gravidanza, la pillola del giorno dopo, la morte dignitosa dei pazienti terminali o in stato vegetativo. Lo fa nei palazzi di potere, impedendo qual si voglia forma di riconoscimento e di tutela verso le persone GLBT  e le loro famiglie. Lo fa per strada, con la violenza, gli insulti, gli sberleffi, le aggressioni.

I problemi sono tanti, enormi e davanti agli occhi di tutti.

Eppure c’è un incantesimo strano: di fronte all’apoteosi del male, in non pochi, ancora, preferiscono dividere un movimento già di per sé sfibrato, ai limiti del collasso. Non si guarda al poco di buono che c’è. E non si pensa al tanto che c’è da fare.

Si attaccano i militanti, o questa o quella fazione, o questa o quella realtà politica e associativa, trasformandoli prima in avversari, poi in nemici. E questa gente, chi alimenta il conflitto – che si assume una responsabilità politica enorme nei confronti delle generazioni future – non sa comunicare in altro modo se non con il sospetto, l’insulto, la malafede. Esaltando quegli animi che, poi a ben vedere, nulla fanno di concreto per il movimento ma che accorrono al richiamo di parole chiave, ormai ridotte a mero, sterile, esercizio di ripasso lessicale: da antifascismo in giù.

Il movimento GLBT nostrano funziona un po’ come gli staterelli italiani, nel rinascimento. La storia ci insegna che quando arrivò lo straniero queste piccole realtà, arroccatissime dentro e sopra i loro gloriosi campanili, crollarono miseramente. Per arrivare a parlare di politiche unitarie si aspetterà il 1861. È la storia, con tutto quello che ne consegue. Il prezzo lo paghiamo ancora oggi.

Il movimento, così facendo, si prenderà la responsabilità politica e culturale delle prossime aggressioni, dei prossimi insulti, del costante disinteresse istituzionale nei confronti della questione omosessuale. Certo, rimarranno le dichiarazioni di principio e le parole chiave che rassicurano alcuni e irritano altri. I moderni campanili ideologici, privi però di idee, che si ergeranno ancora sulle rovine del futuro di milioni di gay, di lesbiche, di bisessuali e di transessuali.

Contenti loro. Io no.

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Senza alcuna fantasia

Tra medio evo e rinascimento la chiesa contrastò la poesia cortese prima, e amorosa poi, attraverso la pratica della contraffazione. Si prendevano canti popolari, anche a contenuto licenzioso, si manteneva intatta la musica ma in luogo di amori volgari e popolani si celebrava Maria. L’amore diveniva una sublimazione della madre e sposa di Dio, unica forma di “passione” che era lecita per il credente.

Dico questo perché mi è giunta voce che dovrebbe tenersi a Roma una mostra su Galileo, curata da non so bene quale organo religioso, per dimostrare l’esistenza di Dio attraverso la sua opera.

Ancora un caso di contraffazione. Un vecchio trucco vecchio, una sorta di plagio ideologico, riproposto ai nostri giorni. Il che denota un’assoluta mancanza di fantasia. I credenti, in altre parole, affidano le loro anime a gente priva di qualsivoglia immaginazione.

Chissà se diranno pure che volevano farlo secco solo perché diceva la verità.

Se la patria del Rinascimento taglia i fondi alla scuola

Non so voi, ma trovo singolare che la terra che ha dato al mondo il diritto romano, Dante, il rinascimento, il genio di Leonardo e molto altro ancora sia lo stesso che ha prodotto il berlusconismo e che ha la Lega Nord tra i partiti più in auge al momento. Dico questo perché ieri si son fatte le pagelle a scuola. E molti ragazzi avranno bisogno dei corsi di recupero.

Solo che.

Il ministero taglia i fondi, per cui i corsi o non si faranno o se ne faranno in misura minore rispetto a quelli che servono per non far perdere l’anno agli studenti bisognosi. Le famiglie dovranno, di conseguenza, pagare privatamente qualche altro docente per evitare la bocciatura dei propri figli.

Mi sa che lo farò notare, soprattutto a quei padri e quelle madri che votano questa destra orribile perché rozza, fascista e ignorante.

Per altro tale situazione, a cui si aggiunge la nuova riforma Gelmini che taglierà ben quattordicimila cattedre e molti posti di lavoro in più, mi fa fare una serie di considerazioni su certa sinistra e il rapporto che ha con la sfera dei diritti. Quando nel 2006 si scatenò quell’inferno ideologico sulle coppie di fatto, diessini, cattolici e comunisti di ogni risma mi dicevano che le priorità erano altre, che prima veniva il lavoro, quindi tutto il resto.

Il presente dimostra, purtroppo per me e per sfortuna loro, che vengo contemporaneamente discriminato sia come lavoratore precario – data la mancanza di diritti sociali e di tutele economiche – sia come gay – per la mancanza di leggi contro le violenze, le discriminazioni e per la negazione dei diritti civili. Questo dimostra, per altro, quanto piddini e i vari federati di sinistra siano ampiamente inadeguati a governare. E quanto personaggi del rango di Pannella abbiano ragione quando dicono che a destra son capaci di tutto e a sinistra dei buoni a nulla.