Con il popolo studentesco!

Ragazzi/e, viste le cose che stanno accadendo in questo paese, vista la nobiltà di cuore di gente come Gasparri e La Russa e visti gli attacchi contro quello che è il futuro della nazione, si è pensato con un gruppo di colleghi di fare una petizione a favore del movimento studentesco.

Per aderire cliccare qui.

ISTRUZIONI:

SEI UN INSEGNANTE? Aderisci alla petizione aggiungendo la tua firma tra i commenti. Puoi inoltre stampare la petizione, farla firmare ai tuoi colleghi e spedirla al MIUR.

NON INSEGNI MA VUOI ADERIRE UGUALMENTE? Basterà cliccare su “mi piace” o lasciare, ugualmente, un commento.

L’unione fa la forza!

NOI STIAMO CON GLI STUDENTI!

Le scelte scellerate di questo governo, nel segno di una continuità politica con quelle dei precedenti esecutivi, anche di diverso colore ideologico, stanno mettendo in discussione uno dei pilastri fondamentali della democrazia italiana: l’istruzione pubblica.

Scuola e università sono stati concepiti, nella costruzione dell’Italia libera, laica, democratica e repubblicana, come fucine di menti, di creatività, di intelligente e di potenzialità da mettere al servizio di tutti i cittadini e di tutte le cittadine.

Secondo la Costituzione, infatti, l’istruzione deve essere pubblica, gratuita, aperta a tutti/e.

Il popolo studentesco, di fronte alle scelte del ministro Maria Stella Gelmini, è divenuto motore primo di una protesta civile, pacifica e vitale. La democrazia, a ben vedere, è proprio questo: capacità di criticare quello che nel potere non va.

Le migliaia di ragazzi e di ragazze che stanno protestando in questi giorni sono trattati dai media compiacenti e filo-governativi alla stregua di delinquenti che si dilettano a compiere atti vandalici.

La protesta davanti al Senato, che ha visto i manifestanti tentare di entrare nell’edificio seguendo il metodo della pacifica occupazione, strumento di protesta tipico del mondo studentesco, è stato spacciato per quello che non è: un attacco alle istituzioni.

La solidarietà del presidente della Camera, Gianfranco Fini, al presidente del Senato  Renato Schifani appare come strumentale e di convenienza: si vuole supportare un insieme di scelte che hanno portato all’esasperazione sociale. Vergognoso, in realtà, non è ciò che succede nelle piazze, vorremmo ricordare al presidente della Camera, ma quello che succede dentro i palazzi.

Di fronte allo scempio in atto ai danni della scuola e dell’università pubbliche e di fronte al coraggio di migliaia di giovani che scendono in piazza in nome del loro futuro, della democrazia, dell’istruzione e del pluralismo, non possiamo rimanere in silenzio.

Siamo posti perciò di fronte a una scelta: sostenere il disegno di demolizione dell’istruzione così come concepito dalla Costituzione o stare accanto a chi, come gli studenti, protesta per il bene comune.

Noi stiamo con i nostri ragazzi!

La verità del popolo studentesco

Oggi ho talmente tante cose da dire che un post soltanto non basterebbe. Ma per amor di sintesi e per non annoiarvi oltre modo, mi limiterò alle le cose importanti.

Gli studenti, ad esempio. E la riforma dell’università. O meglio, l’insieme di tagli e di nefandezze che il ministro Gelmini e questo governo di cialtroni hanno imposto a una popolazione che si ha palesato tutto il suo dissenso.

Con la riforma, in estrema sintesi, l’università funzionerà più o meno così: se hai i soldi, ti puoi laureare in ottime università private. Se non hai i soldi, puoi iscriverti in un’università pubblica ridotta al rango di scantinato della cultura. Se invece hai i soldi e non vuoi fare un cazzo, c’è la Cepu, equiparata alla Bocconi.

Quindi, gli studenti sono scesi in piazza per manifestare e i peggiori protagonisti di questa destra di governo li hanno insultati. Fini li ha paragonati a dei delinquenti che violano la sacralità delle istituzioni. Evidentemente ha dimenticato tutte le leggi ad personam che ha votato per Berlusconi e che su quella sacralità ci hanno allegramente pisciato sopra. Berlusconi, invece, sostiene che chi vuole studiare sta a casa, non certo in piazza a protestare…

La verità forse, tanto per cambiare, sta altrove.

Sta nel fatto, ad esempio, che se migliaia di studenti e studentesse hanno occupato atenei, tetti, strade e stazioni, sotto la pioggia e il maltempo di questi giorni, subendo le cariche della polizia, non lo fanno per evitare di studiare. Se non si ha come passare il tempo c’è sempre lo shopping e Berlusconi dovrebbe saperlo, visto che stiamo parlando di uno dei valori principali dei giovani del suo Popolo della Libertà.

Oppure sta nel fatto che lo strumento dell’occupazione pacifica è uno dei metodi che gli studenti usano per esprimere il loro dissenso e se si è tentato di occupare il Senato non lo si è fatto per tentare al golpe, ma forse questo Fini non può saperlo visto che proviene da una cultura, evidentemente ancora influente nel suo retropensiero, che che quando occupava le camere lo faceva con la violenza e nell’illegalità. D’altronde non si può pretendere da un ex-fascista, protagonista principale dei fatti di Genova per altro, di capire in quindici anni la democrazia, dopo aver passato la stragrande maggioranza della sua vita a idolatrare i responsabili della seconda guerra mondiale, della Shoah, delle persecuzioni politiche in Italia e in Europa.

La verità, a ben guardare, sta altrove. Lontano, soprattutto, dal concetto di destra e di governo berlusconiano.

In tutto questo c’è un unico aspetto positivo: i giovani si stanno muovendo. E non sono giovani di partito, sono una moltitudine complessa e varia che si muove in nome di ciò che è giusto. Forse c’è ancora vita (e speranza, quindi futuro) per questo paese.

Staremo a vedere.

L’altra cosa di cui avrei voluto parlare è la prima malefatta di Equality Italia, nuova ennesima associazione GLBT italiana, ovvero: appropriarsi del gruppo Uguali e cooptare in modo abusivo oltre tremilacinquecento contatti sotto il logo di una realtà politica sotto la quale in molti non si riconoscono.

Ma come ho detto in apertura, per oggi mi limito alle cose importanti. Per il sentimento del ridicolo, credo, c’è tempo.