Patate “gender”

11802560_10152922306445703_7947628414454911575_oLa ricetta l’ho presa tempo fa da Facebook, per cui mi perdonerete se non cito la fonte originale, ma davvero, non la trovo più. Ovviamente appena ho visto queste patate, fatte al forno, tagliate a fettine ma non del tutto, unite alla base e condite sia con olio, sia con burro, mi sono detto: ma questo è gender! E allora eccovi le istruzioni per prepararle. Con una piccola avvertenza: dopo averle mangiate, avrete voglia di farvi siliconare le tette. Anche se vi chiamate Lucio Malan.

Ingredienti

  • quattro patate di medie dimensioni
  • olio d’oliva
  • aglio
  • un ramo di rosmarino
  • burro
  • sale
  • pepe
  • perversione intrinseca (q.b.)

Come si preparano

Prendete due bacchette giapponesi o cinesi (non siate razzisti) e già vi vedo lì a chiedervi: ma che c’entra l’estremo oriente con la patata? Ebbene, a parte che tra gli ingredienti c’è appunto la perversione, qui chi scrive sono io, per cui prendete quelle dannate bacchette e mettetele in parallelo.

11222670_10152922309245703_6385258493903697134_oPosizionarci in mezzo la patata e tagliarla a striscioline in modo che il coltello tocchi le bacchette di cui sopra (vedete a che servivano?). Ciò vi permetterà di tenerle unite e compatte alla base.

Nel frattempo, mondate l’aglio che soffriggerete a parte. Aprite per bene la patata, posizionarla in una teglia già unta, salarla e peparla tra le scanalature e condire con l’olio insaporito. Mettere al forno a 180 gradi e aspettare che la cottura faccia la sua parte. Ciò dipenderà da forno a forno per cui lascio a voi la scelta dei tempi di cottura.

Appena le patate saranno bene aperte, con la crosticina e sembreranno un ventaglio di croccantezza, toglierle dal forno. Sciogliere il burro nell’olio precedentemente rimasto, aggiungere altro sale e il rosmarino e quindi irrorare le patate prima di servirle a tavola.

Offritele ai vostri ospiti lanciando pensieri impuri con lo scopo di omosessualizzarli tutti. Il risultato è garantito. Gli amici per cui le ho preparate sono andati in ufficio travestiti da Lana Del Rey nel video di Born to die.

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Abbattere il debito pubblico? Schiavizziamo i leghisti! E non solo…

Borghezio ha trovato la soluzione per risolvere il debito pubblico italiano: vendere la Sardegna. Intervistato da KlausCondicio, l’esponente della Lega Nord ha dichiarato la necessità di vendere agli USA o a qualche miliardario russo le regioni-zavorra – ipse dixit – della nostra Repubblica, perché troppo impantanate nei fanghi del malaffare e della criminalità.

Adesso, poiché la nostra Costituzione vieta lo smembramento dello Stato, va da sé che tale pratica è improponibile. Ma visto che va di moda riesumare soluzioni d’ancien régime, credo di poter rilanciare e di controbattere a Borghezio soluzioni che potrebbero risalire all’uso romano, o mediterraneo nella sua specificità. D’altronde io non sono di stirpe celtica, bensì ellenica.

E allora.

Si potrebbe cominciare con la reintroduzione della schiavitù. Il criterio di selezione dei nuovi schiavi andrebbe rintracciato nel loro grado di produttività purché inversamente proporzionale alla capacità di produrre cultura e pensiero. D’altronde abbiamo bisogno di forza lavoro, non di raffinati cervelli. Immaginate quanto la Lega, e il suo elettorato, sarebbero utili in tal senso. Fornirebbero braccia e gambe, temprate dai rigori padani e cervelli freschi, mai scalfiti dal dubbio, dal pensiero critico e dalla capacità di mettersi in discussione. Vere e proprie bestie da soma. Il costo del lavoro si abbatterebbe e le aziende avrebbero una bella boccata d’ossigeno.

La reintroduzione della schiavitù comporterebbe un esproprio delle proprietà dei nuovi schiavi. Anche in questo caso l’elettorato leghista servirebbe il paese in modo più che egregio! Dai vertici all’ultimo degli elettori, le casse dello Stato sarebbero rifocillate dall’introito di denaro – al nord sono più ricchi, si sa – lingotti d’oro, diamanti, ecc.

Poiché non sono razzista e poiché credo che tutta Italia debba servire alla causa dell’abbattimento del debito pubblico, propongo inoltre che lo stesso trattamento venga rivolto a tutte quelle categorie che fino ad adesso hanno parassitato il nostro sistema e il nostro paese, a danno delle persone oneste che ci hanno sempre rimesso. Per cui andrebbero compresi in questo programma di reinserimento sociale altri gruppi quali mafiosi, evasori, politici corrotti, gerarchie ecclesiastiche (quelle che coprono i colleghi pedofili, ad esempio), abusivi di ogni sorta.

Avremmo risolto il problema del debito pubblico, si ridurrebbero le tasse in modo sensibile, circolerebbe una grande quantità di denaro per un numero ridotto di contribuenti e tutti noi avremmo colf, badanti, baby sitter e manovalanza di basso rango gratis in qualsiasi momento del giorno e della notte.

Certo, capiremmo poco del barbaro idioma del picciotto di turno o del militante padano. O saremmo infastiditi dalle idiosincrasie di ex deputati, senatori, assessori e sindaci indagati per corruzione, malaffare, rapporti con le cosche e via discorrendo.

Ma, come si diceva in apertura, basterebbe ridurli al silenzio, applicando un tradizionale sistema dei discendenti delle glorie di Roma, dell’eleganza greca e dei fasti di Firenze: il taglione della lingua. Eviteremmo così di sentire ancora le ricette di Borghezio, i paragoni di Daniela Santanché e scongiureremmo l’eventuale futura barzelletta in caso di ritorno di Silvio Berlusconi. Secondo me il guadagno ci sta tutto.

Polpette al sugo

422968_10150554913225703_281726612_nIeri mi è venuta voglia di cucinare, perché era da tanto che non lo facevo. Ho guardato nel frigorifero, ho trovato il macinato, ho guardato bene e c’erano tutti gli ingredienti giusti. Ho così deciso di fare le polpette, ripescando una vecchia ricetta di mamma e di nonna. Ma rivisitata in chiave ozpetekiana… volete saper come? Eccovi accontentati!

Per le polpette:
carne macinata, 500 gr.
due uova
100 gr. di parmigiano reggiano o pecorino stagionato
una cipolla
mezza mela
due fette di pane a cassetta
latte
due spicchi d’aglio
prezzemolo
sale
pepe bianco
noce moscata

Per il sugo:
sugo di pomodoro
polpa di pomodoro
aglio
curry
un bicchiere di latte
sale
zucchero

423286_10150554923940703_1765548579_nSi comincia mescolando il macinato con le uova, il formaggio, il sale. Quando si è ottenuto un composto omogeneo, si procede aggiungendo la cipolla, l’aglio e la mezza mela, il prezzemolo. Il tutto triturato finemente, in modo certosino.

Nel frattempo, ammorbidire le fette di pane a cassetta con il latte. Quando saranno ben impregnate, strizzare e aggiungere al composto. Il pane può essere anche duro, visto che il latte, per una legge elementare della fisica, lo renderà morbido.

Insaporite ancora con le spezie (il pepe bianco e la noce moscata, per intenderci), mescolate, ricomponete e quando tutto sarà omogeneo lasciar riposare per almeno mezz’ora, in frigorifero.

Quindi preparate il sugo di pomodoro. Dopo un soffritto con l’aglio incamiciato, sarà ideale mescolare la polpa alla salsa liquida, aggiungendo il latte e, se dovesse risultare troppo acido, correggendo con una punta di zucchero e/o di bicarbonato. Salare il giusto, aggiungere una punta di curry e mettere a cuocere a fuoco lento.

Riprendete il macinato condito e fatene polpette (in tutti i sensi). Friggete le polpette il tempo necessario affinché raggiungano una consistenza solida e, quando hanno fatto la crosticina, calarle nel sugo. Lasciar cuocere, quindi, per almeno venti minuti.

Servire ben caldo, con un condimento verde accanto (vanno benissimo gli spinaci o i broccoletti romani). Accompagnare con vino rosso e fette di pane passate alla piastra. Posso garantire che i vostri ospiti gradiranno non poco e vi ameranno di più. E no, non sto alludendo al fatto che ieri, dopo pranzo, i miei ospiti mi hanno ringraziato elargendomi favori sessuali. Anche perché erano tutte donne. (E se non è “gender” tutto questo…)

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