Il percorso

Oggi ho capito che la mia dimensione totalizzante, nel senso di approccio pieno a un’autodefinizione della propria identità, sta nella ricerca militante. Nel produrre cultura per cambiare questa società. Credo sia questo il mio destino. E per questo, ogni strada alternativa diventa deviante rispetto al mio io. Dovrò lavorare perché il sogno diventi la mia quotidianità.

Adesso io non so se è un destino eroico quello di chi per assomigliare all’idea che ha di se stesso, e quindi per essere autentico, deve passare attraverso il sacrificio o se tale valutazione è un retaggio di una cultura millenaria, di tipo “cristiano”, per cui ci aspetta un premio finale dopo un percorso di accidenti e di riconsiderazioni. Io propendo per l’idea che bisogna essere felici ogni adesso possibile, per quanto possibile, per vivere la propria vita dentro l’ambito della piena dignità.

Eppure, per adesso, mi conforta il fatto di avere ritrovato una direzione, qualcosa in cui credere. Anche perché ho letto da qualche parte, in un luogo tra i più improbabili, che l’essere umano è l’unica specie incapace di fare qualcosa se non ci crede davvero.

Io ho trovato una strada. E qualcosa in cui credere. Adesso devo trovare la forza e il coraggio. Ed è difficile, perché il rischio è il fallimento. Ma almeno potrò dire di non aver gettato la spugna. Almeno quello.

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Complimenti, Hollande. Auguri, Montalcini…

Ieri, 22 aprile 2012. Due notizie importanti. Una mi ha dato speranza, l’altra mi ha commosso.

La prima, quella di cui tutto il mondo parlerà: la vittoria, al primo turno, del candidato socialista François Hollande, col oltre il 28% dei suffragi, alla presidenza della Repubblica Francese.

Non illudiamoci. Il ritorno dei socialisti al governo non determinerà un’immediata risoluzione dei problemi e non sono prevedibili cambiamenti realmente innovativi, rispetto all’architettura sociale dell’occidente, ancora troppo informata su un sistema economico incancrenito ma lungi dall’essere sostituito da un modello alternativo e valido.

Ma ci sono degli importanti elementi di novità: il nuovo vento di sinistra in Europa, la voglia di cambiamento rispetto alla gestione della crisi, l’avanzamento dei nuovi diritti (Hollande si è detto favorevole all’allargamento dei diritti della comunità GLBT, a cominciare dalle adozioni), l’auspicabile fine del sistema Merkozy, che tanto ha affamato popoli come quello greco…

La vittoria, ovviamente, non è scontata. Si può solo sperare per il meglio. Vero è pure che l’arroganza di Sarkozy e il modello di rigore imposto dalle destre europee viene bocciato senza appello. Il prossimo inquilino dell’Eliseo dovrà fare i conti con questa evidenza.

La seconda: il compleanno di Rita Levi Montalcini. Centotré anni, un Nobel per la medicina, un sorriso sempre sereno. Montalcini, ebrea, partigiana, scienziata: una delle voci ancora vicine ai giovani, al mondo della ricerca. Una donna che, anche nei momenti più bui, non si è mai arresa ed è andata avanti rincorrendo il suo sogno, le sue aspirazioni. In altre parole: un modello.

Vederla sorridente, con la coppa di champagne, mi ha commosso e mi ha restituito una speranza.

Per queste ragioni, e non solo, auguri professoressa. Di fronte al dilagare della follia e delle mediocrità del presente, esempi come il suo ci rendono fieri e fiere di essere nati in questo paese.

Amministrative e referendum: che nasca la nuova sinistra!

La campagna referendaria è stata un successo e questo si deve all’azione principale di due piccoli partiti – IdV e SEL – e, soprattutto, al martellamento su rete da parte dei comitati per il Sì. Il governo si è distinto per codardia e scorrettezza. Il resto della politica non ci ha fatto una splendida figura, tra divisioni di comodo e ambiguità di sorta.

Ad ogni modo, il dado è tratto e la lezione che possiamo trarre non solo dai referendum ma anche dal voto amministrativo è articolata e merita un approfondimento che dovrebbe coinvolgere i partiti e la società civile.

In primo luogo, il berlusconismo è un sistema di potere che non è più rappresentativo e maggioritario. Sicuramente esiste ancora ed è molto presente nel paese. Ma non è maggioranza culturale. E se è per questo, non è nemmeno cultura.

Per altro, il berlusconismo di sinistra non trova agganci ai settori dinamici della società che da Milano a Napoli, passando per la cabina elettorale di ieri, esprime un voto unico, fatto di cambiamento, di prospettive nuove. Energie pulite, costituzionalità, nuovi diritti, la presenza forte dello Stato come garante della tenuta democratica e della giustizia sociale. La nuova sinistra dovrebbe avere questi punti di riferimento. Qualcuno lo dica ai berluscones rossi e, nello specifico, a D’Alema e a Veltroni.

Ne consegue che la sinistra, per vincere, ha bisogno di homines novi. Non è un caso che le sfide più difficili siano state vinte da uomini di SEL e dell’IdV – le stesse forze che hanno promosso e portato alla vittoria i referendum – riducendo il pd a serbatoio elettorale. Il futuro della coalizione progressista parrebbe stare in quei nomi che provengono da partiti quali i radicali, il movimento di Vendola e i dipietristi. Occorre capitalizzare questa ricchezza all’interno di una coalizione che abbia nel partito maggiore il catalizzatore di una politica realmente alternativa al berlusconismo, ma per fare questo occorre abbatterne i capi – i due già citati, ma anche gente del rango di Letta, Fioroni, Bindi, ecc. – che sono il freno principale alla modernizzazione del paese su tanti temi. Ricordiamoci che Massimo D’Alema, per ricordarlo ancora, ha osteggiato la candidatura di Vendola proprio perché voleva privatizzare l’acqua in Puglia.

Quindi, occorre costruire l’alternativa. E l’alternativa si costruisce su tre ambiti fondamentali, ovvero scuola e ricerca, diritti e lavoro. E per parlare solo del primo ambito di intervento: investire nell’istruzione e nelle università, dimezzare il numero degli studenti per aula e moltiplicare le classi, raddoppiare il numero degli insegnanti, prevedere una legislazione speciale per i precari – gravati dagli stessi doveri dei colleghi in ruolo ma senza alcun diritto – avviare un’opera di recupero delle strutture (migliorie negli edifici) che garantirebbe il rilancio del settore edilizio.

Ovviamente questo programma ha dei costi. Ma ci sono sempre voci di spesa che non possiamo più permetterci e che vanno redistribuite per i lavoratori, a cominciare dagli stipendi dei nostri amministratori per finire con le spese militari per le missioni all’estero. Personalmente sarei anche per una revisione della legge sull’8 per mille i cui proventi dovrebbero essere reinvestiti non per le chiese, ma per lo sviluppo sociale. Con buona pace dei cattolici, che devono decidere se di tenere di più alla cittadinanza che vogliono rappresentare oppure se volere arricchire una chiesa che è ancora causa prima del degrato culturale di questo paese (non a caso la CEI è stata, in questi anni, la migliore alleata di Silvio Berlusconi).

Gli ambiti d’azione sono tanti e basta semplicemente intervenire laddove il berlusconismo ha distrutto. La nuova sinistra dovrebbe avere come slogan la ricostruzione sociale, solidale, democratica e morale del paese. Per fare questo, però, è fondamentale essere all’altezza del progetto che si intende portare avanti.

Così com’è strutturato, il centro-sinistra – caratterizzato da una certa balcanizzazione identitaria della sinistra estrema e dall’empasse del pd, ancora prigioniero delle sue frange cattoliche – può solo vincere le elezioni per perderle ventiquattr’ore dopo con le solite beghe che abbiamo già conosciuto nei due passati governi Prodi.

Che Berlusconi si distrugga da solo, nel tempo che resta. Ma che la coalizione progressista, nello stesso tempo, si riorganizzi, abbia il coraggio di dire no al disegno dalemiano, abbia il coraggio di cacciare gente omofoba e filoclericale e abbia il coraggio di rappresentare un popolo che da un mese a questa parte ha preso in mano il futuro del nostro paese.

I cittadini e le cittadine si sono già espressi/e a riguardo. Occorre solo seguire la strada, democratica, che la gente ha chiesto che venga percorsa.