Siate pronti a dire addio alle stepchild adoption

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Renzi, all’assemblea del Pd, ha appena detto che è probabile un accordo di governo con Alfano sulle unioni civili. Con tanto di fiducia. Sapete che cosa significa, vero? Che i figli e le figlie delle famiglie arcobaleno saranno esclusi dalla protezione che lo Stato deve loro. Un brillante risultato del Pd che obbedirà fino in fondo agli ordini dei cattodem e del M5S che ha fornito un formidabile pretesto affinché ciò avvenisse. Complimenti vivissimi alle rispettive militanze. Deve essere confortante far parte di un partito di traditori, omofobi e cialtroni.

E non venite a dirmi che non c’erano altre strade. Renzi da settimane parla di “successo di governo”, se si approva la legge con il Nuovo Centro-destra. I grillini hanno solo facilitato ciò che era evidente: l’incapacità e la mancanza di volontà politica del Pd di volere una legge seria che tuteli i nostri diritti, i nostri bambini e le nostre bambine e la nostra dignità. Fossi stato nel premier, avrei obbligato i cattodem a ritirare gli emendamenti e avrei imposto la disciplina di partito: come ha già fatto in altre occasioni. Invece mi pare che la parola d’ordine sia stata: “libero sfogo alla vostra omofobia”. Sotto il plauso adorante dei gay e delle lesbiche di partito.

Adesso bisogna far sentire la propria rabbia alla manifestazione del 5 marzo. A tal proposito, spero vivamente di non vedere bandiere di partito e personaggi compromessi con il renzismo. Certa gente farebbe bene a nascondersi, quel giorno.

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Allearsi col pd? E perché?

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(foto da: Il Giornale)

Non capisco l’appello di Pisapia, Zedda e Doria alla sinistra, per allearsi col pd. Il partito che ha schifato l’elettorato progressista, trasformando la stessa parola “sinistra” in insulto. E poi: allearsi con Renzi per non consegnare il paese alle destre? Il pd è destra! Becera, confessionale, illiberale. Pensate solo a jobs act, “buona” scuola e unioni civili.

Mi fa per altro notare il mio amico Gwydion, in un commento su Facebook, che «da quando i sindaci sgraditi al capo del partito si rimuovono, non avrebbe senso allearsi col PD neppure se il candidato fosse degnissimo».

Ecco, per tutte queste ragioni anche no. Grazie.

Buona scuola: in risposta a Renzi e alla sua lettera agli/lle insegnanti

Roma, 11 novembre 2015

Gentile Presidente del Consiglio dei ministri,

Le scrivo in risposta alla lettera da Lei recentemente inviata ai miei colleghi e alle mie colleghe della scuola italiana. Penso infatti che non abbia ben chiaro il mondo a cui si è rivolto e vorrei, inoltre, soffermarmi su alcuni aspetti relativi alla Sua riforma, fortemente voluta e ribattezzata, forse con eccesso di ottimismo, come “buona scuola”.

Mi lasci dire, per cominciare, che tale scelta linguistica appare, di per sé, impropria se non offensiva. La scuola italiana pre-riforma non era certo meno buona, anche grazie al lavoro di centinaia di migliaia di insegnanti che hanno dato il loro sapere e il loro tempo – molto spesso anche al di fuori dell’orario di lavoro – per far funzionare le cose che lo Stato ha reso (e rende) molto difficili per l’intera categoria. A cominciare dall’eccesso di burocratizzazione della professione, la sua mancata considerazione sociale, anche in termini di retribuzione, e il suo conseguente svilimento (il precariato è forse l’ultimo dei problemi di un mondo in cui l’insegnante è narrato/a come privilegiato, fannullone, e via discorrendo).

Non credo che la Sua riforma cambierà questo stato di cose: il trattamento salariale è e rimane tra i più bassi d’Europa, Lei stesso ha reso l’intera categoria succube delle decisioni di un dirigente che potrà cacciare in qualsiasi momento i/le docenti e gli stessi criteri di scelta del contingente sono stati fatti sballottando di qua e di là migliaia di persone, che per accettare il posto di lavoro hanno dovuto lasciar casa, famiglia e doversi trasferire anche a centinaia di chilometri da casa. Per cui quando leggo, nella Sua lettera, che reputa odioso «essere considerati pacchi postali da spedire in varie zone della provincia e attendere le convocazioni di fine agosto come un rito umiliante e angoscioso» temo che non abbia cognizione del fatto che la riforma non ha escluso tale eventualità, ma l’ha istituzionalizzata definitivamente. Magari adesso non si attenderà più la convocazione annuale, ma si potrà essere trasferiti per l’arbitrio di un preside o perché un computer così ha deciso, come per altro è già accaduto con le passate immissioni in ruolo. E potremmo anche parlare di una riforma, la Sua, che obbliga migliaia di docenti a essere trattati come pacchi postali da una scuola all’altra, per coprire il personale assente anche per tutto l’anno scolastico, in barba al senso di soddisfazione dell’insegnante che non potrà assicurare, nemmeno adesso, la continuità educativa di cui lei tanto parla.

Temo, ancora, che Lei abbia una conoscenza non approfondita della scuola italiana quando scrive che è frustrante «ricevere la lettera di licenziamento alla fine dell’anno scolastico anziché gli auguri di buone vacanze»: perché vede Presidente, ho lavorato per sei anni per la scuola statale e posso garantirLe che mai si è vista traccia di tali lettere. Poi per carità, un errore lo si perdona a tutti, ma almeno eviti di dire che “conosce bene” tale situazione.

Leggo, poi, che con la cosiddetta “buona scuola” avete «innanzitutto messo più soldi nell’educazione, più soldi per i professori, più professori per i nostri figli contro l’insopportabile filosofia delle classi pollaio» e che avete «anche messo la parola fine al modo scandaloso con cui vi hanno trattato in questi anni». Sarà per questo motivo – per fare un solo esempio – che l’intero mondo scolastico si è rivoltato contro un provvedimento che svilisce ulteriormente la professionalità del docente, esponendolo al giudizio di famiglie e studenti stessi, rendendolo quindi ricattabile solo perché, magari, ha messo un cattivo voto all’allievo/a che verrà scelto/a nella valutazione della sua professionalità.

Lei parla, inoltre, di più soldi agli/lle insegnanti e di classi meno affollate. Vedremo se questo corrisponderà alla realtà delle cose (magari armonizzando la retribuzione in linea con quella dell’Europa). Da quello che so, il tenore di vita dei miei colleghi e delle mie colleghe continua ad essere lo stesso: 500 euro a parte, che a ben vedere corrispondono a 41 euro di maggiorazione su scala mensile e quindi un aumento del potere d’acquisto di 1,38 euro al giorno in libri, CD, concerti e altro ancora (poi pazienza se si acquista il corso di inglese on line o si spende tutto in cinepanettoni).

Le dirò, inoltre, che mente quando scrive che il Suo governo non era costretto ad assumere e che non c’è nessuna sentenza che vi obbligava a sanare il precariato, perché questo non corrisponde a verità. Ma che lei non abbia mai brillato in tal senso lo dicono i fatti (a cominciare da tutte le volte che ha promesso le ormai famigerate unioni civili, che vengono rimandate di volta in volta).

Per tutte queste ragioni – e trovandomi nella fortuna di poter scegliere altrimenti – già nei mesi scorsi, nonostante la nomina in ruolo come insegnante di Italiano, ho reputato più vantaggioso per me optare per un altro contratto, rispetto a quello offerto dallo Stato: vivo costantemente a stretto rapporto con un’utenza che mi valuta (ma che non decide delle mie sorti lavorative) e devo giustamente rispondere ai miei superiori rispetto a quanto faccio nel mio ambito lavorativo. Ma sono trattato da professionista del settore e non da numero da destinare a “reti di scuole” dove fare il tappabuchi di colleghi/e assenti o da esporre agli umori del preside (e ritornando al discorso sulle unioni civili, magari pure omofobo e ossessionato dal “gender”, e credo che lei capirà perfettamente a cosa mi sto riferendo).

Perché ciò che fa di un individuo un lavoratore realizzato è la possibilità di mettere pienamente a frutto il suo sistema di conoscenze per il mestiere che ha scelto di seguire, ottenendo la stima del contesto sociale di riferimento – e anche Lei, insieme ai suoi seguaci, non fa un favore alla categoria quando usa il termine “professorone” come insulto per i suoi avversari – e, possibilmente, un compenso adeguato per il un progetto di vita che, nel caso dell’insegnante che ci crede davvero, è di totale adesione al fine per cui lavora: costruire la società del domani.

Per cui mi perdonerà se reputo le Sue parole come un ennesimo esercizio retorico da politicante e non il messaggio che ci si aspetterebbe da chi ci governa.

Cordialmente,

Dario Accolla

Diritti LGBT tra giudici “sentinelle”, premier in ostaggio e politica complice

Cerchiamo di fare il punto sulla situazione, in Italia, circa i diritti delle persone e delle famiglie LGBT.

1. Il parlamento non riesce a legiferare sulle blande – e offensive – unioni civili, che così come previste sanciscono una discriminazione tra coppie gay e coppie etero.

2. Il pd, ostaggio della sua falange cattolica, non solo ha snaturato il ddl Cirinnà, trasformando le nostre famiglie in “formazioni sociali specifiche”, ma pensa pure a fare una legge per mandare in prigione quei genitori arcobaleno che si recano all’estero per praticare la surrogacy.

3. Il governo tace sulla questione dell’uguaglianza, Renzi nulla dice sulle “sue” civil partnership già promesse in campagna elettorale per le primarie, e Alfano ordina, nonostante le sentenze dei tribunali a favore, che le trascrizioni dei matrimoni di omosessuali contratti all’estero vengano annullate dai prefetti.

4. Il consiglio di Stato dà ragione ad Alfano e nel frattempo si scopre che la sentenza emessa è il prodotto di una fervente sentinella in piedi (sembra scritta da Adinolfi in persona) e che il presidente del consiglio stesso è dell’Opus Dei.

5. Il movimento LGBT italiano si sveglia solo oggi – e in questo siamo tutti/e responsabili, per non aver vigilato prima – e la gay community si scandalizza e alcuni chiedono la rimozione del giudice per il suo essere “cattolico” (quando il problema, semmai, è che molto probabilmente non è stato imparziale, ma questo è un altro discorso), mentre i gay interni al pd non muovono foglia  (o perché attenti a preservare le loro carriere o per facilitarle o perché oggettivamente incapaci di essere determinanti dentro il loro partito) o si limitano a qualche sfogo su Twitter.

Conclusioni: di fatto abbiamo un governo che si prodiga per rendere la vita impossibile alle persone LGBT di questo paese, grazie al suo membro di minoranza, l’Ncd, che tiene in scacco Renzi e il suo intero partito. E a leggere il recente articolo di Matteo Winkler, pare che nemmeno Mussolini si era mai spinto fino a tanto. Il pd, lo abbiamo già visto, è incapace di legiferare anche su una legge dequalificante prima di tutto per chi la propone. Non solo, trasformando le unioni civili in “formazioni specifiche” determina, culturalmente, un regresso contribuendo a veicolare un messaggio di discriminazione: la gay community non è destinataria di uguali diritti ma di trattamenti “a parte”. Apartheid giuridico, quindi. Molte persone LGBT hanno per altro favorito questo processo scagliandosi contro chi esprimeva legittimi dubbi su quanto si stava consumando di fronte ai nostri occhi, agitando la solita accusa di “gufismo”.

Comincerei a riflettere quindi su questi tre aspetti: irrilevanza delle persone LGBT (e complicità di parte di loro con chi ci discrimina) dentro e fuori i partiti, volontà discriminatoria da parte del governo e incapacità (o addirittura non volontà) del maggior partito del paese di creare una cultura del rispetto. Il quadro che si profila non depone bene per la tenuta democratica del nostro paese e per la qualità della vita di una sua minoranza interna (che si risolverà, a lungo andare, nel peggioramento delle condizioni di tutti e tutte). Occorre, lo penso davvero, partire da qui.

Gay e sinodo? Bergoglio è omofobo come tutti gli altri

310x0_1435056923465_SINODOOra, non per fare sempre quello che ve l’aveva detto, ma io ve lo avevo detto. Così come per Renzi sulle unioni civili, per cui non mi ha stupito per niente l’ennesimo rinvio a data da destinarsi e la creazione di una legge sostanzialmente omofoba, allo stesso modo non mi sorprende la posizione del Sinodo sulla questione LGBT.

Perché possiamo finalmente dircelo prove alla mano (per quanto gli indizi fossero tutti lì di fronte ai vostri occhi): Bergoglio, insieme all’organizzazione di cui è a capo, è un papa omofobo esattamente come tutti gli altri. Per cui, più che ridestarvi con un bel “buongiorno” oggi ci starebbe uno “sveglia!”.

Ancora, sarà che mi piace collegare processi che vedo come speculari, ma a ben vedere il “simpatico” Francesco e il nostro premier sono le due facce della stessa moneta. Fanno sognare ad occhi aperti illusi e ingenui, mentre hanno l’appoggio dei soliti noti. Ma se gratti la facciata di “novità” emerge la realtà consueta. La solita chiesa che discrimina gay e lesbiche, la solita politica cialtrona. Non capisco il vostro stupore, oggi come ieri. Sulla questione dei diritti meno che mai.

Ovviamente, in uno stato laico e civile un consesso di uomini in tunica che nulla sanno di relazioni, di problemi reali, di come vive la gente comune (e occorrerebbe dire, molto spesso, per bene) e una simile ostentazione di autoreferenzialità dovrebbe avere il sapore della “carnevalata”, del folklore tutto interno a un’organizzazione sempre più lontana dai veri problemi della società contemporanea. Credo, in altre parole, che divorziati e persone non eterosessuali potrebbero e dovrebbero continuare a vivere serenamente la loro vita pur non rientrando nel cosiddetto disegno di Dio – e a giudicare dai suoi supporter, tale disegno è molto più simile a uno scarabocchio di un artista senza talento – ma il problema, nel nostro paese, è proprio di una classe politica che da quel folklore si lascia dettare l’agenda politica.

In altri termini, lo Stato – degno dell’iniziale maiuscola utilizzata in discorsi come questo – dovrebbe continuare ad andare avanti nell’approvazione di una legge seria (non la buffonata di Cirinnà & co.) sulle unioni di gay e lesbiche. Ma sul grado di cialtronaggine della nostra politica mi sono già espresso. Rimane quindi solo il vostro stupore, cari amici e amiche LGBT che avete provato a crederci. Ma ribadisco: le prove erano tutte di fronte ai vostri occhi. Se oggi li sgranate, forse siete complici dell’ennesimo insulto proferito in direzione delle vostre vite.

Scandalo al Colosseo e “disaficionados” alla democrazia

CPN--Z8XAAYQxsZCominciamo dalle istruzioni per l’uso, che sono molto semplici: scioperare è un diritto. Fare le assemblee sindacali, durante l’orario lavorativo, pure. Succede in Italia e in tutto il mondo. Musei inclusi. Scopo dello sciopero, poi, è recare disagio. Di una protesta che non crea disagio, non parla nessuno, a tutto svantaggio del potere contrattuale di chi lo fa. Per cui se qualche giorno fa il Colosseo ha rimandato la sua apertura di qualche ora per un’assemblea annunciata già dall’11 settembre, rientra nel lecito. Nel diritto. E il nostro, si ricordi, è uno stato che su esso – sul diritto – si fonda.

Premesso tutto ciò, vorrei soffermarmi sulle reazioni di alcuni politici su Twitter e altri social, di fronte a quanto accaduto il 18 settembre dalle 8:30 alle 11:30. A cominciare dal ministro Dario Franceschini, che tuona: «Ora basta, la misura è colma» aggiungendo che si tratta di «uno sfregio per il nostro paese». Gli fa eco il sempre caro Matteo Renzi, che rincara: «Non lasceremo la cultura in ostaggio dei sindacalisti contro l’Italia». Non perde l’occasione di tacere neppure l’amatissimo Ignazio Marino, che esordisce con: «Abbiamo liberato il Colosseo da auto e camion bar, ora va liberato dai ricatti». Insomma, pare che ai maggiorenti del Pd la democrazia, nome dal quale hanno mutuato l’aggettivo con cui decorano la denominazione del loro partito, stia un attimo stretta.

barracciuSe poi guardiamo alle reazioni, ancora dentro il governo, si passa dal grottesco al ridicolo, con punte fantasy soprattutto nelle dichiarazioni di Francesca Barracciu, già nota per l’uso sgrammaticato di Twitter ai più (e per qualche guaio con la giustizia), sottosegretaria ai Beni Culturali, che dichiara: «Ass sindacale che danneggia centinaia di turisti paganti che dedicano 1 giorno di ferie al #Colosseo e decine di guide turistiche è 1 reato!» e non puoi non pensare, leggendo, al raffinato eloquio di Super Vicky, la bambina robot. E pazienza per l’uso del numerale come articolo e trascritto in cifra.

Quando poi si scopre che tutto è regolare e che era compito del ministero avvisare del disagio, arrivano i nostri. E in soccorso del suo stesso governo, arriva lui, ser Scalfarotto con perle argomentative quali «Alla fine, o si sta con chi pensa che chiudere il Colosseo ai turisti di tutto il mondo sia democrazia o con chi pensa che sia pazzesco» e ancora scomoda il New York Times (si CNlppldWsAEz3Euspera con ironia, ma pare poco chiaro) per i ritardi della comunicazione.

Tasta il polso del paese reale, invece, Francesco Nicodemo – responsabile della comunicazione del Pd, quando non impegnato a bloccarti su Twitter come farebbe un Gasparri qualsiasi – che svela: «I 5 con me nello scompartimento dell’IC hanno tutti un pessimo giudizio di quanto avvenuto al ‪#‎Colosseo‬. Dubito che siano tutti renziani». Che siano solo ignoranti o peggio ancora, di destra?

Chiude questa carrellata di disaficionados alla democrazia tale Luigi Marattin, noto ai più per aver offeso Nichi Vendola consigliandogli, ai tempi delle primarie, pratiche sessuali di tipo penetrativo (la sua colpa: non essere Renzi) e poi assurto a onore e gloria divenendo consigliere economico a Palazzo Chigi. Vi lascio alle sue parole:

Non so come la storia giudicherà l’esperienza politica di Matteo Renzi, di chi è con lui e di chi ne davvero condivide l’approccio al cambiamento (questi due gruppi non sempre coincidono). Ma per la prima volta si prova a cambiare completamente il meccanismo di formazione del consenso e di governo della cosa pubblica, rompendo tabù che per decenni hanno ingessato il paese e il suo futuro. Se questo implica “strappi”, “rotture” con chi interpretava il vecchio mondo o accuse di arroganza o peggio, pazienza. See questo implica – a livello nazionale e locale – che gli interpreti del vecchio mondo proveranno per la prima volta l’indicibile ebbrezza di cercarsi un lavoro o ritirarsi a vita privata, pazienza.

r-POST-DI-MARATTIN-large570Sì, avete visto bene: anche lui scrive male e lascia i refusi. Tra una minaccia e l’altra a chi, per esercitare un suo diritto, si vede un’intera classe politica promettere licenziamenti e restrizioni.

Andrebbe poi detto che quell’assemblea è nata perché ai lavoratori e alle lavoratrici dei siti archeologici romani non vengono pagati gli arretrati e non viene rinnovato il contratto. Abitudine questa che, insieme a qualche funerale mafioso e al normale degrado cittadino in cui versa Roma, contribuisce a dare della città un’immagine vergognosa di fronte al resto del mondo. Ma di questo i politici preferiscono non parlare. Chissà perché.

Meeting di Rimini: il nulla di Renzi sulle unioni civili

51Ho appena finito di vedere la diretta su Sky dell’intervento del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, alla platea del meeting di Comunione e Liberazione. Nella nuova Italia raccontata da Renzi in quel consesso nemmeno una parola è stata pronunciata sulle unioni civili.

Adesso, nell’eventualità di altre diete mediatiche dentro il partito del premier, credo sia importante annoverare questo ennesimo silenzio tra le varie vittorie politiche – e quindi, nell’ambito della loro rilevanza dentro il Pd – dei gay renziani. Vedremo in quali mirabolanti esercizi di retorica si cimenteranno per cercare di smentire ciò che appare fin troppo evidente: al premier non importa nulla dei diritti civili delle persone LGBT.

Intanto ricordo che siamo a -51. Sarebbe un peccato dover chiedere a tutte queste persone di lasciare il partito e i loro vari incarichi nello stesso, qualora il 15 ottobre non venga licenziato il testo almeno al Senato. Converrete.

Meno cinquantatré per i gay renziani

Il Corriere della Sera si è svegliato e concede spazio alle affermazioni omofobiche di Bagnasco il quale dice che è scorretto applicare «gli stessi diritti della famiglia ad altri tipi di relazione». Non so cosa sia immensamente più triste in tutta questa vicenda. Se le parole del quotidiano quali “governo diviso” sulle unioni civili, come se prima invece fosse compatto. Se le solite ingerenze di un’organizzazione che sa dire di no solo ai diritti delle persone LGBT e poi chiude gli occhi su pedofilia al suo interno, mafia ai suoi funerali e altre amenità similari. Se l’ira di Scalfarotto. O del ruggito dell’afide. Perché il sottosegretario si è arrabbiato, a quanto pare. Ma dubito che il Vaticano sia stato percorso da un fremito di terrore.

Al di là di quelle che sembrano questioni di gossip di palazzo – dov’è la notizia su Bagnasco contrario, col plauso di Lega e Ncd? – andiamo alle questioni sostanziali.

La legge sulle unioni civili è stata utilizzata come cavallo di battaglia nella retorica del premier prima per vincere le primarie, poi per arrivare a palazzo Chigi. Da quando è su quella poltrona, Renzi è riuscito a portare avanti riforme impopolari – jobs act e “buona” scuola, per fare due soli esempi – infischiandosene del malumore suscitato tra sindacati e insegnanti, base elettorale del Pd stesso (pare, per altro, che il partito del premier sia scivolato sotto il 30% nei sondaggi). Dopo diciannove mesi quella legge è ancora in Senato, impantanata tra migliaia di emendamenti e senza nessuna volontà governativa di portarla avanti. Strano che un presidente del Consiglio così decisionista su molte altre questioni, non faccia pressioni analoghe su un suo tema di campagna elettorale. Lo spettro di trovarci di fronte l’ennesima presa per i fondelli è lì all’orizzonte. La data ultima è il 15 ottobre. Vedremo che passi si faranno, alla riapertura delle camere.

Mentre si spaccia per “la volta buona” un sostanziale ritardo sull’approvazione della legge (io ho perso il conto sul numero di rinvii, non so voi), tra le file dei gay renziani (e pure delle lesbiche) cresce il nervosismo. Categoria singolare, quella. Almeno in Italia. Non serve, infatti, per portare le istanze della piazza dentro i palazzi del potere. Funzionano esattamente al contrario: stanno lì perché si possa dire che il Pd del “cambia verso” di occupa di questioni LGBT e per insultare quella militanza che, pur tra mille contraddizioni, qualche risultato a casa l’ha portato (dalla Corte Costituzionale ai pronunciamenti dei tribunali, il merito va alle associazioni). Si ricordi Scalfarotto, appunto, cosa disse alla gay community che si mostrò perplessa di fronte a una legge che sdoganava l’omofobia. E si vedano certe firme sulla nuova Unità, affidata a ventenni che si scagliano contro il matrimonio egualitario, considerandolo l’origine di tutti i mali. Dopo gli attacchi, poi, arrivano puntuali le lodi al leader. Solo che stavolta hanno fatto un errore: indicare una data. E la data è, appunto, il 15 ottobre. Entro quel giorno, dovremmo avere l’ok alla camera alta.

Ne consegue che se ciò non dovesse verificarsi – e ho i miei dubbi, visto l’iter parlamentare – questa gente dovrebbe rispondere non solo del loro atteggiamento verso la comunità LGBT italiana, ma anche del loro ruolo dentro il Pd. Il tempo sta scadendo. Dopo il 15 ottobre non si accetteranno più scuse, né per il loro partito, né per il governo che difendono, né per quello che rappresenterebbero agli occhi dell’opinione pubblica. Ma ci rivediamo, appunto, a ottobre. Fino a quel momento sospendiamo il giudizio.

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Omofobia italiana: riassunto delle puntate precedenti

073704292-026f2718-74c3-4ddd-b23f-d82db5b703d42013, il parlamento prova a fare una legge (per altro di merda) sull’omofobia. Introduce un emendamento che giustifica quei prof di religione che a scuola ti dicono “l’omosessualità è una malattia dalla quale si può guarire” e amenità simili. Il relatore, Scalfarotto, cerca di convincerci che solo con il voto dei cattolici si può arrivare ad avere una legge che in un certo qual modo ci tutela. Il ddl però si arena al Senato e non viene mai approvato. Passa però il fatto che le affermazioni omofobiche, in chiesa come nelle aule, sono libere opinioni. Grazie Ivan.

Intanto nasce Manif pour tous Italia, associazione impegnata in prima linea perché la legge di cui sopra non passi e, all’occasione, perché non vengano mai votate altre di qualsiasi natura a favore di gay, lesbiche e trans. Si accodano le Sentinelle in piedi, che passano il tempo per le piazze d’Italia a leggere best seller di Mario Adinolfi – un uomo dall’irrisolto complesso edipico – e Costanza Miriano, paladina di un certo modo di intendere il sadomaso. Alcuni militanti di entrambe tali realtà si caratterizzano per il curioso hobby di cercare foto di vecchi uomini nudi sul web e spacciarli per partecipanti dei pride italiani. Ognuno ha i suoi gusti, converrete.

Bergoglio-ammonisceAncora 2013. Bergoglio, intervistato sui gay interni alla chiesa, dice “chi sono io per giudicare?” e continua “è tutto scritto nel catechismo”. E nel catechismo è scritto che i gay sono infermi di mente che vanno trattati, al massimo, come tali. L’opinione pubblica italiana, tendenzialmente analfabeta, si ferma solo alla prima frase pensando di avere un papa frociarolo. Questo permetterà al signore in questione di poter continuare a dire cose tremende contro le persone omosessuali, passando per quello simpatico solo perché ha l’accento di Maradona. Per i gay credenti è comunque un risultato epocale: prima erano ancora fermi al rango di “pericolo per la pace”, adesso sono stati promossi a malati di minchia. Un gran risultato, converrete.

La chiesa nel frattempo si inventa l’ideologia del gender, ovvero: si prendono programmi di educazione alle differenze e di educazione sessuale, si travisa il loro contenuto e si spacciano per party sessuali da fare nelle scuole italiane a discapito di ignari bambini che, giustamente, tornano a casa brutalizzati e sconvolti come se avessero incontrato un prete pedofilo. Lo scopo di questi signori è semplice: in Italia si parla di leggi sulle unioni civili e contro l’omofobia. Loro trasformano i destinatari di quelle leggi in potenziali pedofili e il gioco è fatto. Nasce lo slogan “giù le mani dai bambini”. Viene il dubbio che qualcuno voglia l’esclusiva.

Gender-sterco-del-demonio1-990x615Ancora, secondo i fautori dell’ideologia del gender, i prof gay e le maestre lesbiche vorrebbero imporre ai loro allievi matrimoni con bambini dello stesso sesso, abiti da drag queen, seghe di gruppo e amenità similari. Il movimento LGBT e la gente di buon senso inorridisce di fronte alla mente perversa che ha concepito tutto questo. Dico, chi può essere così perverso da immaginare sesso coi bambini  pur di far fallire una legge sulle unioni civili? Ah sì, vero: abbiamo detto che il gender nasce in parrocchia.

In parlamento, intanto, dopo il fallimento della legge Scalfarotto, si prova col ddl Cirinnà. Una legge che dà gli stessi diritti del matrimonio alle coppie gay e lesbiche, ma non si chiama matrimonio e non ha le adozioni. E, cosa non secondaria, è sepolto da migliaia di emendamenti da parte dell’Ncd, principale alleato di governo di Matteo Renzi. Il quale, tra “buona” scuola approvata in due mesi e riforma della RAI fatta volare in Senato, non spende una parola sull’argomento. La legge pare destinata a esser rimandata a tempo indeterminato. D’altronde Matteo cambia verso. A volte voltandoci le spalle.

mika-new-art-scritte-offensive-sui-manifesti2015. Per dire no a unioni civili, adozioni, reversibilità della pensione si convoca il Family Day a Roma, preceduto da un convegno omofobo col logo dell’Expo a Milano. A quel convegno c’era un prete accusato di pedofilia, nel pubblico, tale don Inzoli. A Roma un altro sacerdote col nome di una marca di mascara dice che se una donna viene accoltellata dal marito, la colpa è sua che non si sottomette a dovere (Costanza, ci leggi?). Ovviamente, manco a dirlo, è tutta colpa del gender che vuole far fare sesso ai bambini a scuola (hanno una fissa, col sesso e coi bambini queste persone qua!).

Intanto le aggressioni contro i gay aumentano. Gente pestata in autobus (strano, vero?) o a lavoro e insulti perfino a Mika su un manifesto del suo concerto a Firenze. Gli scrivono sopra la parola “frocio”. E comunque, tu che hai imbrattato il cartellone, volevo dirtelo: sei un’aquila, proprio. Su Facebook ritorna lo spettro del gender, ripetitivo come manco un matrimonio di Brooke Logan, e del sesso coi bimbi nelle scuole (aridaje!). Migliaia di persone ci credono, sentendosi rassicurate dal fatto che chi fa convegni con preti pedofili e ti dice che se tuo marito ti accoltella è colpa tua, poi ti dà il permesso di pensare che i froci sono brutti e cattivi. La vita, d’altronde, è fatta di certezze. E questa sarebbe la famiglia “normale”.

Buona sera e alla prossima puntata. Purtroppo.

Il caso Tsipras e due letture illuminanti. Anche per chi vota Renzi

Tripras, il primo ministro greco

Tripras, il primo ministro greco

Leggo sui social una certa rabbia nei confronti di Tsipras, del referendum greco e della piega che la politica sta prendendo ad Atene.

Per quanto riguarda i renziani, li capisco benissimo: il primo ministro greco fa cose di sinistra, interpella il popolo per questioni di primaria importanza e ha avuto un mandato popolare, tramite elezioni democratiche. È normale che per chi è abituato a obbedire ciecamente sia fumo negli occhi.

Capisco un po’ meno coloro che hanno un contratto precario da 500 euro al mese o campano di lavoro dipendente. Non sarò io a dirvi che per il potere che tanto difendete siete niente di più che morti di fame – e invece dovrebbe prevalere un’etica in cui gli esseri umani sono individui prima di forza lavoro a beneficio d’altri – ma dovrebbe essere chiaro che tifare per l’alta finanza non vi tutelerà dal disastro quando quei poteri stessi imporranno in Italia ciò che hanno già fatto sulle sponde dell’Egeo.

Di fronte a questi atti di “greggismo” di fronte ai nuovi dogmi finanziari imposti da un’Europa che è giusto che ci sia, ma che non deve ridursi a insieme di divieti su cosa mangiare o meno a tavola e a scusa per far fare alle banche il bello e cattivo tempo a danno della democrazia, vi consiglio due letture.

La prima, di Franco Buffoni, tratta dal suo volumetto O Germania. E penso che potrete averne solo beneficio.

La seconda di Marco Travaglio, soprattutto quando dice:

ciò che più sfugge ai nostri trincia-giudizi in casa d’altri è la serietà, la dignità dei nuovi politici di Atene. Che magari sbagliano ricetta economica (ma vai a sapere qual è quella giusta: hanno fallito tutte, ma proprio tutte), però hanno il sacrosanto diritto di essere messi alla prova: perché, nel disastro greco, non hanno alcuna colpa, non avendo mai governato prima. Chi dà loro lezioni da Bruxelles o da Berlino ha colpe molto più grandi di loro, visto che l’austerità ha peggiorato la vita e l’economia della Grecia, esattamente come quella di quasi tutto il resto dell’Eurozona.

Per il resto, un po’ meno isteria politica e un po’ più di solidarietà democratica. E se si recuperasse anche un minimo di dignità, non sarebbe un male. Ecco.