Dizionario minimo del cattolico integralista medio

cimAccade che il mio profilo Twitter – così come questo blog o il mio profilo su Facebook – diventi oggetto di interesse del/la cattolico/a integralista di turno la cui missione sarebbe, in apparenza, far crollare le mie acquisizioni circa la questione LGBT con le certezze assolute della sua fede. Non importa che le prime siano frutto di studi di settore e le seconde un acritico approccio alla superstizione spacciata per verità assoluta.

Il cuore del problema, a mio avviso, è il seguente: l’umanità non può essere definita nella sua complessità, e quindi non può essere racchiusa esaustivamente in nessuna gabbia definitoria rigida. Per questo, almeno io credo e penso, per comodità terminologica possiamo usare delle categorie in quanto descrittive di un comportamento umano, ma non onnicomprensive dell’umanità intera. Si potrà essere eterosessuali in un modo o in un altro, ci sono gay di un tipo e di tipo completamente opposto, ecc.

Per il cattolico integralista medio (CIM, da ora in poi), invece, esiste un solo concetto di umanità: il suo. Tutto ciò che esula dal quel concetto è sbagliato. E se si prova a chiedergli le ragioni, si ottiene come risposta un “perché sì” o, al massimo dell’elaborazione culturale di cui è capace, scomodando l’ipse dixit di turno.

Ho cercato di isolare alcune sfere argomentative e alcuni termini chiave che servono al cattolico integralista per potersi muovere nel mondo di oggi con lo scopo di sopravvivere a una modernità che non comprende e che ha bisogno di controllare o di disprezzare per potervi sopravvivere. E ho cercato di spiegare cosa essi descrivono nella semantica del mondo civile.

Ma andiamo per ordine. Alfabetico, naturalmente.

Accoglienza (delle persone LGBT): omofobia e transfobia.

Adozione: procedura legale che, per esistere ed esser tale, deve essere necessariamente preclusa a gay e lesbiche.

Bambino/a: creatura di qualsivoglia nazionalità da tenere distante da persone LGBT, da affidare preferibilmente a esponenti religiosi di ogni ordine e grado, non importa se pedofili. Ved. -> feto, -> embrione.

Bestemmia: tendenza a praticare singolarmente e nell’insieme ironia, critica e libero pensiero su questioni religiose attinenti al cristianesimo.

Catechismo: metodologia scientifica di descrizione e decifrazione di tutto il reale.

Cimitero: (per -> embrione/feto) luogo dove conservare qualsiasi produzione cellulare assimilabile al concetto di -> essere umano.

Cristianofobia: qualsiasi esternazione critica nei confronti della -> religione cattolica romana.

Democrazia: sistema politico basato sui concetti di -> rispetto della -> fede e del -> catechismo.

Diritto: esclusiva prerogativa di individui battezzati secondo i precetti della religione cristiana cattolica romana.

Donna: involucro biologico funzionale agli atti procreativi, incubatrice. In certi contesti sinonimo anche di “colf”.

Embrione/feto: soggetto giuridico dotato di identità percepita e autonomia biologica vedi vita.

Essere umano: ente caratterizzato da consistenza cellulare minima, dal liquido prespermatico in su.

Fede: ved. -> religione.

Funerale: sacramento riservato in particolar modo a mafiosi, dittatori, politici corrotti, guerrafondai.

Gay pride: pratica sociale in voga a Sodoma, giustamente punita da Dio col fuoco divino.

Lesbismo: 1. mito dell’antica Grecia per cui due donne insieme possono non solo esistere ma addirittura provare piacere fisico; 2. malattia guaribile attraverso preghiera, elettrochoc, stupro correttivo e dominazione psicologica.

Matrimonio: istituto giuridico che, per esistere ed esser tale, deve essere necessariamente precluso a gay e lesbiche.

Morale: approccio relativista per cui pratiche ammesse (anche di nascosto) a soggetti bianchi, eterosessuali, cattolici e preferibilmente maschi sono da vietare e condannare per tutte le altre categorie sociali.

Natura: tendenza dell’individuo a non esercitare, possibilmente sotto ricatto o per divieto, atti quali libertà di pensiero, critica verso il potere precostituito, sesso omoerotico e pre- o extramatrimoniale, pratiche autoerotiche, gratificazione del sé (shopping incluso), profilassi da malattie sessualmente trasmissibili e quanto non previsto dalle relative encicliche di filosofia wojtyłiano-ratzingeriana.

Normalità: ved. -> fede.

Omofobia: teorizzazione per cui i soggetti LGBT non devono essere uccisi, umiliati, discriminati, picchiati in modo ingiusto, ma solo in modo giusto.

Omosessualità: pratica esistenziale coincidente con svariati mali del mondo, dall’evasione fiscale alla guerra atomica. In alcuni casi è sinonimo di abusi sui minori; 2. malattia guaribile attraverso preghiera, elettrochoc, stupro correttivo e dominazione psicologica.

Privilegio: qualsiasi richiesta proveniente da individuo esterno alla chiesa cristiana cattolica romana.

Pro-life: tendenza filosofica che porta il CIM a inorridire di fronte alle leggi sull’interruzione volontaria di gravidanza, testamento biologico, eutanasia e suicidio assistito, per poi affrontare in modo passivo o eventualmente entusiastico fenomeni quali guerre, genocidi, violenze omofobe, stupri di minori in parrocchia, appoggio a dittature sanguinarie, pappa&ciccia con cosche mafiose e fenomeni analoghi.

Religione: tendenza a non tollerare chiunque sia critico con quanto espresso e contenuto nel -> catechismo.

Rispetto: tendenza filosofica per cui il pensiero del CIM ha la prerogativa ad essere esternato sempre e comunque senza contraddittorio, per cui ogni obiezione a tal pensiero viene vista come mancanza di rispetto.

Sensibilità: intolleranza.

Scuola: sistema educativo basato sui concetti di -> rispetto della -> fede e del -> catechismo.

Sobrietà: tendenza innata a fustigarsi con cilicio e altra tipologia di strumento di mortificazione del proprio corpo. In alcuni casi, sinonimo di sciatteria, ineleganza, inchiavabilità.

Tolleranza (per le persone LGBT): omofobia e transfobia.

Transessualità: vedi -> omosessualità.

Transfobia: vedi -> omofobia.

Verità: 1. -> catechismo della chiesa cattolica romana; 2. tutto quanto proferito da esponenti religiosi di ogni tipo di ordine e grado, purché contenuto nel -> catechismo della chiesa cattolica romana.

Vita: 1.condizione per cui è vietato non nascere o si è obbligati a non morire, possibilmente attaccati a un respiratore artificiale (o altro supporto medico-chirurgico) con eventuale suora accanto che ti ricorda quanto sei fortunato a trovarti in siffatta condizione; 2. associazione di due o più cellule prodotte e/o secrete da organi genitali umani e funzionali alla riproduzione, comprendente vasta tipologia di casistiche dal contenuto mattutino del fazzoletto post-alzabandiera fino a malato grave in fase terminale; 3. qualcosa da garantire a chiunque, ad eccezione di non credenti, esseri umani di altre religioni, donne non devote, gay, lesbiche, trans, ecc.

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Ancora sul liceo di Perugia: una “lezione” contro l’omofobia

I miei post sul controverso caso del liceo perugino, in cui un docente di religione ha somministrato un questionario omofobo ai suoi studenti, ha provocato una reazione di massa di diversi commentatori di matrice culturale cattolica, sguinzagliati non si sa bene se da un fervente anelito per il martirio – e mi riferisco a quello a cui è stata sottoposta la pazienza mia e di chi ha letto il loro profluvio di inesattezze – o dall’integralismo tipico di chi pretende di possedere la verità in tasca.

Tralascio i vari casi in cui sia io sia i lettori e le lettrici di questo blog siamo stati invitati/e, senza esclusione alcuna, a ritrovare rette vie, incontri con Gesù, il senso del pentimento e amenità analoghe. Trovo molto violento questo voler imporre la propria visione della fede a chi con quella fede non vuole averci niente a che fare.

Ma al di là degli aspetti folkloristici della vicenda, ho riscontrato da parte di questi trolls – travestiti da opinionisti – una serie di costanti argomentative che vi sottopongo, per capire quali sono le strategie che mettono in atto queste persone per falsificare la realtà, sia quella effettiva, sia quella raccontata da altri per avallare la loro visione dell’omosessualità come condizione sfavorevole.

Mi rifarò a uno dei tanti – e sempre rigorosamente anonimi – che procede attraverso diversi canali che analizzo qui di seguito. Lettura un po’ lunga, ne sono consapevole, ma a mio parere necessaria. Ma andiamo per punti.

***

1. Rovesciamento della questione

Il primo tentativo, solitamente, è quello di sminuire la portata della cosa. Nel questionario proposto ciò che non è andato giù a me e a molte altre persone è stato l’inserimento di condizioni personali e scelte di vita, insieme a comportamenti poco leciti e a reati veri e propri. Penso sia molto offensivo sentirsi accomunare a stupratori e assassini in quanto gay, divorziati o conviventi. Il nostro eroe così ribatte a questa obiezione:

«Dunque anche gli atei, o i tanti giovani che convivono dovrebbero essere scandalizzati da questo questionario e gridare allo scandalo. Chiaramente così non è.»

Si cerca, dunque, di limitare la gravità oggettiva del fatto a una protesta di una categoria e una soltanto. Siamo noi gay che stiamo protestando, non gli altri. La maggioranza delle persone rimane silenziosa di fronte a questo presunto scandalo. Siamo noi, persone LGBT, tanto per cambiare, i soliti esagerati. La questione, in tal senso non solo viene sminuita, ma addirittura rovesciata.

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2. Ragionamento oppositivo

Continua ancora, il nostro eroe:

«Il questionario resta quello che è: una provocazione e un invito a dei giovani diciottenni a ragionare con la loro testa, senza annichilirla ascoltando in continuazione il lavaggio del cervello che ultimamente i media stanno facendo a favore delle comunità LGBT. Ragionare con la propria testa significa saper discernere il bene dal male.»

Si separano due fenomeni, perciò: la propaganda dei media, indicati come pro-omosessuali, e l’azione del docente perugino. Il docente, secondo la visione proposta, invita a ragionare con la propria testa, in opposizione ai sistemi di comunicazione che fanno “il lavaggio del cervello”. Il questionario del prof di religione, contrariamente ai media, aiuta a discernere il bene – ciò che egli dice – dal male, ovvero ciò che propongono i media. Ma i media, si è appena detto, sono dalla parte dei gay e con essi alleati per plagiare le giovani menti. Ne consegue che il bene sta tutto da una parte (il prof, appunto, e il suo questionario) e, quindi, il male nell'”omosessualismo” dominante. Si diceva la stessa cosa degli ebrei, organizzati in non meglio precisate lobbies messe ad arte per la conquista del mondo. Si sa come è andata a finire.

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3. Gerarchizzazione

Per difendere l’inserimento dell’omosessualità in mezzo a crimini e peccati, il nostro afferma:

«Nel caso specifico della parola “omosessualità” ciò vuol dire sapere che l’omosessualità non è una colpa, né un peccato. Ma sapere anche che l’omosessualità può portare a colpe e a peccati esattamente come ogni altra condizione umana.»

Affermare “che anche l’omosessualità può portare a colpe e peccati” suggerisce che l’essere gay o lesbiche vada considerato in un gradino più in basso rispetto alla “naturale” norma dell’eterosessualità. Ma se dovessimo ragionare con tali categorie interpretative, ribaltando a nostra volta i termini della questione, andrebbe ricordato che soprattutto l’eterosessualità può portare a malefici effetti per tutti e tutte: fino a ora questa condizione ha garantito all’umanità quasi il 100% delle “colpe” descritte in quel foglio, a cominciare da guerre, stupri e soprattutto dagli infanticidi, tipico male delle famiglie composte da padri e madri, sposati o meno.

Per fortuna il pensiero del movimento LGBT non ha bisogno di questi stratagemmi retorici per affermare la bontà delle proprie posizioni.

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4. Vittimismo cristiano

Messo alle strette sull’effettivo infelicissimo contenuto di quel test, l’autore del commento in questione sbotta:

«Io trovo un insulto alla mia libertà il non poter esprimere le mie idee. Ho letto altri tuoi messaggi pochi minuti fa, e sei tra coloro che mi imprigionerebbe per le mie idee. Mi fai paura, e come te molti altri attivisti LGBT.»

Mi fa sorridere il fatto che questo individuo si senta minacciato e offeso per la mancanza di spazi in cui poter esporre le proprie convinzioni: ma se contiamo il numero degli interventi qui su questo blog, tra questo articolo e altri, mi sembra che egli abbia approfittato di molte occasioni di dire la sua senza che nessuno gli abbia impedito di farlo.

Tale vittimismo, per altro, è lo stesso che utilizzò a suo tempo il Vaticano quando si oppose alla depenalizzazione dell’omosessualità voluta dall’ONU, sostenendo per mezzo dei suoi diplomatici che vietare di mandare in prigione un gay era discriminatorio per la libertà di quei paesi che prevedevano sanzioni contro l’omosessualità stessa…

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5. Catastrofismo

Come ogni produzione letteraria di stampo religioso che si rispetti, anche il commento che stiamo analizzando si conclude con un’apocalisse:

«Ricordatevi cosa è stato dell’uomo ogni volta che è stato privato della sua libertà per ideologie: le crociate, il comunismo, il nazismo… L’ideologia del gender è sempre più proiettata verso simili aberrazioni. E questo fa paura!»

Strategia che già conosciamo, perché utilizzata – tra tanti – proprio da Berlusconi nel suo ventennio contro i rischi di chissà quale invasione sovietica, nonostante il muro di Berlino fosse già caduto nel 1989. La cosa si commenta da sé. Ma per il nostro autore evidentemente non fa mai male dipingere i suoi avversari come portatori di “miseria, terrore e morte”.

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Conclusioni

Commenti come quello appena riportato dimostrano, in buona sostanza, che essere cristiani in una certa ottica significa poter esprimere impunemente i propri pregiudizi a danno delle minoranze. Temo che queste persone non siano abbastanza coscienti del ridicolo in cui cadono con questo tipo di atteggiamento. Ma contente loro!

Adesso, si trattasse solo di suggerire a menti obnubilate da certo integralismo religioso un doveroso senso della vergogna, la cosa toccherebbe solo le coscienze di chi decidesse di cimentarsi in un’impresa tanto titanica quanto inutile. Il dramma è che questo tipo di argomentazioni sono proposte come verità vibrante dai piani alti del potere religioso per poi ricadere, in forme varie e diverse, sulla società tutta a cominciare proprio dalle scuole.

Lì ragazzi e ragazze LGBT subiscono questo tipo di “suggestioni” a danno della loro serenità mentale e della loro integrità fisica e morale. E va da sé che chi è veramente interessato/a al bene collettivo, non può essere contento di questo stato di cose.

Il questionario di quel docente ricalca, in linea di massima, questo tipo di atteggiamento che può fare del male a chi ancora è troppo fragile per poter avere un’identità solida, in un senso o nell’altro, in un mondo strutturato sul pregiudizio. Per questo quel documento diventa irricevibile e, in buona sostanza, anche parecchio pericoloso.

Ora di religione: un questionario mette insieme omosessualità e reati

La denuncia parte dall’associazione Omphalos di Perugia:

“Attribuisci un voto da 0 a 10, in ordine di gravità sulle principali colpe di cui ci si può macchiare” è la consegna affidata da un docente di religione del Liceo Classico Mariotti di Perugia, durante le ore curriculari, nella propria classe. Il lungo elenco chiuso, fornito ai discenti menziona l’omosessualità tra diciture quali: “fare la guerra”, “omicidio”, “evadere il fisco”, “metodi contraccettivi”, “esperienze prematrimoniali” e “infettare con l’AIDS”.

Potete riscontrarlo agevolmente nell’immagine che segue:

test religione

Niente di nuovo sotto il sole. Che durante le ore di religione si insegni che l’omosessualità rientri tra i comportamenti da evitare è la “norma” alla quale sono sottoposti milioni di studenti e studentesse ogni anno nel nostro paese. Pazienza, poi, che professori come quello che ha proposto questo test siano pagati dallo Stato italiano, ma siano scelti dai vescovi e mandati nelle scuole pubbliche italiane dove vanno anche ragazzi LGBT o figli, a loro volta, di genitori gay e lesbiche.

Basterebbe solo questo foglietto per rimettere in discussione il concordato, visto che i “colleghi” dell’ora di religione vanno contro il dettato costituzionale e, nella fattispecie, contro l’articolo 3. Purtroppo lo Stato tollera e finanzia pure.

Al di là dell’aspetto squisitamente politico, c’è anche quello del linguaggio e della comunicazione.

Educare una società all’esistenza del peccato è già di per sé un procedimento poco costruttivo, nel senso che non aiuta a mettere insieme un corpo sociale libero dalle maglie del senso di colpa. Una società più giusta dovrebbe, invece, partire proprio dal concetto di responsabilità individuale e collettiva.

Ma ai cattolici, con ogni evidenza, non interessa liberare l’uomo (e men che mai la donna) e porlo di fronte alle conseguenze dei suoi comportamenti. È più importante distinguere tra buoni e cattivi, sotto la spada di Damocle di una colpa transitoria pronta a trasformarsi in dannazione eterna (Schopenhauer insegna, a proposito). A questa gente lo Stato affida la gestione della propria spiritualità. Poi però ci stupiamo dei ragazzini che si lanciano dai balconi perché presi per froci…

Al di là di questo, è singolare vedere come per il prof di religione non esiste una differenza sostanziale tra peccato e reato. Per il signore di cui sopra convivere col partner, essere omosessuali, essere persone sieropositive (descritte addirittura come “nuovi untori”) è assimilabile all’abuso di minori, all’evasione fiscale, all’assassinio e via discorrendo.

L’associazione Omphalos ha «già presentato una denuncia all’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni del Ministero per le Pari Opportunità» e chiede «con forza anche l’intervento della Regione». Ci si chiede, dentro l’associazione «se è questa la libertà d’espressione che l’onorevole Verini (PD) insieme all’onorevole Gitti (SC) hanno voluto preservare con i loro emendamenti. Quegli emendamenti danno protezione proprio a comportamenti come questi, che non solo sono fuori da ogni pratica di buona istruzione, ma creano ancora più solitudine e emarginazione tra i nostri giovani.»

Una domanda che andrebbe posta ai creatori della recente legge sull’omofobia, che di fatto tutela la condotta di questo insegnante. Ma sappiamo – consci dello stile di chi è responsabile di quello scempio – che non arriveranno risposte che non siano nel segno del convincere se stessi e possibilmente anche gli altri, o peggio ancora dell’autocelebrazione.

Concludo facendo notare come questo tipo di fatti costituisce, nella sua essenza, una violenza vera e propria contro chi cerca di vivere la propria vita nel segno della dignità. Essere etichettati e narrati alla stregua di stupratori e assassini non gioca a favore dell’inclusione e della dialettica tra diversità, che dovrebbe essere il primo obiettivo di qualsiasi istituzione scolastica.

Chissà se la legge – voluta sappiamo bene da quali attori politici su cui ricadrà la responsabilità morale di quanto accadrà da oggi in poi nelle scuole e nelle strade del nostro paese – proteggerà questo tipo di violenze, si chiedono a Perugia. Dubbio legittimo, che si pongono in tanti e in tante. Dubbio che lascia propendere per una risposta, ahinoi, affermativa.

L’esigenza di Dio

Ogni tanto suscito le ire e i dispiaceri, rispettivamente, dei cattolici integralisti e dei miei amici credenti nel momento in cui dico che secondo me la religione è solo fantasy di bassa lega. Mi si risponde che non devo fare confusione tra religione e fede, tra alte sfere e credenti, perché stiamo parlando di cose diverse. Sarà, ma a me sembra che le due cose siano diverse come le due facce della stessa moneta.

Se c’è una massa di fedeli è perché c’è una chiesa che la gestisce e la riproduce (a tal proposito ricordo quella godibilissima pagina di Cuore, il settimanale, che riduceva il battesimo a circonvenzione di incapace). Se c’è una “fede”, perciò, è la conseguenza di una religione che diffonde miti, pratiche, ideologie. Sbaglia e grossolanamente, a parer mio, chi pensa che le due cose siano scisse. E ancor di più chi crede nelle religioni fai da te, quelle, per intenderci, che si basano sul Levitico e lo sterminio di infedeli ma poi nella vita di tutti i giorni sono portate avanti da persone che fanno spallucce di fronte a sesso prematrimoniale, coppie gay, divorziati, ecc.

La religione, assieme alla fede che ne deriva – perché non è la fede a creare la prima come abbiamo visto (fosse non altro perché entrambe ci vengono imposte fin dalla più tenera età) – è un concetto totalizzante, assoluto, radicale. Non è e non dovrebbe essere come la politica, il cui male non sta nel suo esatto opposto, ovvero cambiare principi in base alla convenienza del momento.

La religione si basa su qualcosa che preesiste e che ha generato tutto, dettando le sue regole. Su quelle non ci possono essere deroghe. Per cui i cristiani fai da te, quelli per cui Cristo è una cosa, Ratzinger un’altra – senza sapere che Cristo stesso era venuto per applicare la legge (proprio perché Dio preesiste, appunto) non certo per cambiarla – stanno a “fides et religio” come i catari stavano alla chiesa di Roma nel medioevo. Alla meglio, dovrebbero essere trattati come eretici. E di fatto, roghi ed esecuzioni sommarie a parte, ormai passati di moda in Vaticano, lo sono. Almeno dagli ultimi tre papi, fieri avversari del relativismo. E sì, mi spiace deludervi: anche il simpaticone di Bergoglio ha detto la stessa cosa. Solo che l’ha fatto con l’accento di Maradona e, convengo con voi, è cosa diversa da ben altre inflessioni hitleriane. Ma tant’è.

Ovviamente questo è un problema, e pure bello grosso, per chi si ostina a rimanere nell’ambito di un’istituzione che ha bisogno di tutto, alti ranghi e fedeli, religione (intesa come linguaggio di quei ranghi) e fede (intesa come sentimento dei fedeli), per mantenere inalterato lo status quo. L’otto per mille, per dirne una soltanto, dovrebbe avervi insegnato qualcosa. Anche se temo di no.

Per chi invece come me pensa che tutto questo castello di favole non abbia niente di diverso da una saga di maghetti occhialuti, di vampiri innamorati o di regine di draghi – con la sola differenza che la Bibbia è noiosa, con pochi poteri magici e un editor da licenziare in tronco – la questione si pone in altri termini.

Credo che più che parlare di esistenza di Dio, che è indimostrabile, occorrerebbe parlare della di lui esigenza. Perché è comodo. Perché sappiamo su chi riversare dolore, aspirazioni, esasperazioni e bestemmie quando l’occasione lo richiede. Perché fa parte del sistema operativo: al momento opportuno rimuovi i file di troppo e svuoti il cestino. Se così non fosse si potrebbe impazzire. E il computer diverrebbe inservibile.

Credo che questa esigenza nasca dalla paura. Quando l’uomo ha smesso di essere scimmia e ha guardato il cielo ha avuto il terrore del fulmine. E ha cercato una spiegazione che fosse in linea con la sua scala evolutiva: io produco dei fenomeni e li domino, ergo quel fulmine è prodotto da uno come me che, tuttavia, sta in cielo. Creare Dio per dominare l’inspiegabile. E avere meno paura. E se guardiamo bene, cos’è la preghiera – per fare un esempio e uno solo – se non il tentativo di dominare il terrore per qualcosa di incontrollabile? Ci rimettiamo nelle mani del Signore e poi è tutto affar suo. Riproducendo all’infinito il meccanismo, attraverso al più formidabile generatore di fede: il senso di colpa. E si sa, il senso di colpa è lo strumento migliore per non assumersi le proprie responsabilità.

Oggi per fortuna abbiamo mezzi che spiegano l’inspiegabile, fulmini inclusi ovviamente, e abbiamo psicologi in grado di gestire il lutto, il senso di sconfitta, la delusione. È bastato che l’uomo abbia smesso di guardare il cielo, di sentirsi inferiore (ho già parlato di senso di colpa?) e di prendere di petto le responsabilità del suo presente. L’essere umano è sceso dall’albero rinunciando a essere scimmia. Dovrebbe smettere di camminare con la testa tra le nuvole e comprendere che non c’è bisogno di cercare altrove le risposte che può trovare guardandosi dentro e tutto intorno.

Per quanto mi riguarda, l’abbandono dell’esigenza di Dio rientra nel concetto darwiniano di evoluzione della specie.

Diceva un bellissimo spot dell’UAAR: la brutta notizia è che Dio non esiste, quella buona è che non ne hai bisogno. Che Dio esista o no, non potremo mai saperlo. Che non se ne abbia bisogno, a meno che di non pagare questa esigenza con la perdita di se stessi, può essere invece una conquista. Di libertà, innanzi tutto.

Alcune semplici cose da sapere sulle terapie riparative

terapie reparative: un bluff criminale

Ogni tanto il mio blog viene preso di mira dal troll di turno o dalla casalinga disperata che ne fanno uno strumento per pubblicizzare siti e canali in cui si parla di “miracolose” guarigioni dall’omosessualità. Cose del genere possono capitare e manifestano la disonestà intellettuale di personaggi, anche abbastanza lugubri, che hanno bisogno dei siti degli altri per fare la loro disinformazione.

Lascerei anche correre. Basta sentire cosa hanno da dire certi santoni delle teorie riparative per capire che ci troviamo di fronte a veri e propri ciarlatani. Allora, per fare chiarezza e perché ragazzi il cui orientamento sessuale è in fase di costruzione e non vengano abbindolati da fantasiose possibilità di cura, vediamo perché queste terapie non hanno ragion d’essere:

1. è vero che Freud fu il primo a dare una visione medicalizzata dell’omosessualità, per lui legata a un mancato sviluppo psichico dell’individuo. Ma fu pure il primo a dire che non era necessario curare i gay: «l’omosessualità di sicuro non è vantaggiosa ma non c’è niente di cui vergognarsi, nessun vizio, nessuna depravazione, non può essere classificata come una malattia»;

2. la psicologia, dopo Freud, ha fatto numerosi passi in avanti sullo studio dell’omosessualità che è stata dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come una variante naturale della sessualità umana. Un po’ come nascere mancini o coi capelli rossi, a ben vedere. Avete mai provato a “guarire” un mancino? O un “roscio”? Sarebbe come scambiare un parrucchiere per un medico e una tintura per un farmaco…;

3. i fautori delle terapie riparative sono tutti, non si è ancora capito bene perché, ferventi cristiani. Le cure da loro proposte si basano sull’autoconvincimento e sulla preghiera. Adesso, a parte il fatto che dovrebbero spiegarmi a cosa serve pregare per guarire da una qualsivoglia malattia – e ribadiamolo, l’omosessualità non lo è – ma se partiamo da queste premesse, autoconvincendosi di diventare qualsiasi cosa e pregando perché questo avvenga, si potrebbe pure arrivare a credere di essere un carrello della spesa;

4. se fosse possibile cambiare orientamento sessuale, allora sarebbe possibile per molti eterosessuali che lo volessero – sempre attraverso preghiere, riti voodoo e macumbe di sorta – divenire gay o lesbiche;

5. molti “riparatori” sostengono che loro “curano” solo quei gay che non si trovano a loro agio con la loro condizione. Senza magari rendersi conto – o forse sì? – che un gay che non accetta se stesso andrebbe aiutato a capire che si può vivere ogni condizione umana in piena dignità. Non è essere gay che è un disonore, ma è l’omofobia dilagante a rendere infelici migliaia di giovani vite. Forse andrebbe curata l’omofobia;

6. la comunità scientifica italiana e internazionale ha destituito di ogni valore scientifico le teorie riparative. In pratica è come quando hai il mal di denti e invece di andare dal dentista a farti curare, consulti un prete con problemi di relazione col concetto di odontoiatria – il quale ti direbbe, per altro, di convincerti che non hai nessun dente cariato e di pregare affinché il dolore sparisca;

7. mi direte: eppure esistono gli ex gay! Certo, ma bisogna vedere se in precedenza lo erano davvero, omosessuali! Anch’io posso portarvi cento dei miei amici che millantano favolose guarigioni dall’eterosessualità con la preghiera e l’autoipnosi! E poi mai sottovalutare il senso di colpa di chi, per qualche disgrazia avvenuta nella sua vita, addossa le sue sventure al suo esser (stato) gay. Ma così, converrete, saremmo tutti bravi a cambiare orientamento;

8. Giova ripeterlo: gli psicologi, gli psichiatri e gli altri professionisti della salute mentale sono d’accordo nel ritenere che l’omosessualità non è una malattia mentale, né un problema emotivo. Non è una malattia, né fisica né psichica. Più di 35 anni di ricerche scientifiche oggettive e ben progettate hanno dimostrato che l’omosessualità non ha alcuna associazione con disturbi mentali, emotivi o altri problemi sociali.

Per saperne di più, si possono consultare i seguenti siti:

Associazione Psichiatrica Americana (APA)

Ordine degli Psicologi della Lombardia

e soprattutto, diffidare sempre di santoni, estremisti religiosi e sedicenti profeti della “guarigione”, soprattutto se portano nomi di ben più famose marche di salumi.

Oggi su Gay’s Anatomy: “Un dio piccolo piccolo”

Oggi ho deciso di parlare di omofobia religiosa, in merito all’esecuzione dei tre ragazzi gay in Iraq, condannati al rogo.

«…le religioni, che l’uomo ha inventato per rendere più sopportabile la vita su questa terra, si sono trasformate in strumenti di tortura, di perversione dell’umanità e di negazione del diritto. Ed è triste pensare che Allah possa essere grande attraverso il lezzo della carne bruciata di quei poveri ragazzi, così come è tragicomico ricercare la gloria del dio dei cristiani nei continui dinieghi da parte di Ratzinger e dei suoi galoppini parlamentari su questioni quali le leggi anti-omofobia e sulle coppie non sposate.»

Leggete il resto su Gay’s Anatomy.

Veglia di preghiera contro l’omofobia: il vescovo di Milano dice no

La notizia, di ieri, e praticamente assente nei grandi media nazionali, è riportata da pochi blog personali e da qualche agenzia di stampa, oltre che dai siti dei gay credenti.

Si legge, in un comunicato riportato da Asca:

Il Gruppo Gionata che organizza le veglie in Italia denuncia […] ”con grande sconcerto” che quest’anno la Curia Arcivescovile di Milano, per la prima volta nella sua storia, ha detto ‘no’ alla richiesta dei Gruppi di cristiani milanesi di poter vegliare in una chiesa cattolica milanese, come invece avveniva dal 2009.

La motivazione? Dal 30 maggio al 3 giugno si terrà, sempre a Milano, la Giornata Internazionale per le Famiglie, che vedrà la partecipazione di Joseph Ratzinger. Una scusa poco credibile, dunque, visto che la veglia doveva tenersi, secondo gli organizzatori, per il 13 maggio: «Ancora adesso mi chiedo come la nostra piccola veglia avrebbe potuto rovinare la grande kermesse in programma per fine maggio…», recita il comunicato del Gruppo Gionata…

Ricordiamo, ancora, che negli anni passati la veglia è stata ospitata nelle chiese cattoliche del capoluogo lombardo, ma che a dirigere la diocesi c’era il cardinal Tettamanzi e non l’ex patriarca di Venezia, le cui dichiarazioni passate, in tema di omosessualità, sono state considerate omofobe.

Non stupisce, dunque, che un personaggio siffatto abbia impedito una veglia di preghiera contro uno stile di pensiero nel quale, evidentemente, si riconosce e che è qualificante dell’intera predicazione attuale del magistero ecclesiastico a cui appartiene. Almeno non si può dire che Angelo Scola sia una persona incoerente.

Horcrux ante litteram

«Mi spiace, ma non ci credo…»
«Non dire così…»
«Per me è niente di più di un fantasy scritto male e il protagonista ha pure poteri magici poco interessanti.»
«Credimi, ci ho provato a distruggerla, la Bibbia, ma non ci sono riuscito…»
«Hai provato con un dente di basilisco?»

(Durante una discussione tra me e un amico credente.)

Processo a Nomadelfia

PREMESSA

Nomadelfia è una comunità di cristiani che hanno deciso di seguire l’insegnamento del Vangelo in modo integrale. Come si legge nel sito ufficiale e nelle pubblicazioni della stessa comunità, è una struttura sociale di tipo patriarcale che segue determinate regole quali il lavoro non retribuito, la comunità dei beni prodotti, l’obbligo scolastico fino ai diciotto anni, la facoltà di accogliere bambini in affido, purché cattolici, un certo controllo nella fruizione dei mezzi di informazione, un’economia basata sul rispetto della natura e l’obbedienza alle regole imposte all’interno della comunità.

Alcuni allievi della scuola dove lavoro sono stati mandati in gita in questa comunità per capire cosa induce un insieme di individui ad aggregarsi attorno a un progetto di vita e, subito dopo, si è sviluppato un dibattito per capire se quel modello sociale, basato sull’adesione al cattolicesimo romano e strutturato su un’economia comunitaria, è esportabile nella società attuale. Ne è nato un processo che si è concluso con una vera e propria udienza in un tribunale fittizio.

La classe in questione si è divisa in due fazioni: i favorevoli al fatto che il modello nomadelfiano venisse esportato e i contrari. Il coordinatore del progetto faceva da moderatore al dibattito tra le due fazioni. Ogni fazione aveva un testimone, uno favorevole, uno contrario, che veniva interrogato dalla parte opposta.

A dover decidere il verdetto finale una giuria. Il caso ha voluto che in quella giuria ci fossi pure io.

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PRO E CONTRO NOMADELFIA

Le due fazioni hanno così motivato le loro ragioni.

La fazione favorevole vede in Nomadelfia un modello solidaristico vincente, sia sotto il profilo dei rapporti umani, improntati sul rispetto della dignità della persona, sia sotto l’aspetto economico, caratterizzato dalla gestione razionale delle risorse. I valori positivi riscontrati sono quelli dell’accoglienza delle persone bisognose (bambini orfani e in gravi situazioni familiari, per lo più) e l’adesione al credo cattolico.

La fazione dei contrari, invece, vede nei modelli educativi imposti a Nomadelfia – basati sull’osservanza alla fede e normati sia nelle scuole sia dalla continua supervisione della comunità degli adulti – il pericolo del pensiero unico. Non si apprezza, inoltre, quella che viene definita “censura” (i programmi televisivi sono filtrati) e il modello economico viene criticato per essere utopico.

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LA GIURIA

Il collegio dei giurati di cui ho fatto parte era composto da docenti e allievi. Premetto che l’invito a partecipare al dibattito e al “processo” è stato esteso a tutti i docenti interessati, ma solo alcuni hanno dato la loro disponibilità.

Abbiamo dovuto valutare sia il gruppo classe, sia il modello sociale propostoci per decidere se applicarlo, idealmente, a questa società o meno.

Il problema, perciò, non era discutere la legittimità dell’esistenza di Nomadelfia – ogni esperienza è legittima, per altro, purché non violi la libertà dell’individuo e il suo libero arbitrio – quanto capire se la nostra società possa essere rimodellata sui canoni proposti dalla comunità nomadelfiana.

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LA SENTENZA

Su alcuni valori espressi dalla comunità di Nomadelfia ci si rende conto che essi sono non solo largamente condivisibili, ma anche auspicabili.

Per quanto riguarda la gestione delle risorse, ad esempio, e una maggiore attenzione ai problemi ambientali, andrebbe esteso a larghe fasce sociali un certo tipo di rispetto e di attenzione per determinati fenomeni. Tuttavia, a ben vedere, queste prerogative non sono specifiche di Nomadelfia, in quanto le ritroviamo nei programmi politici di numerosi partiti (progressisti e verdi) esistenti in Europa e nel mondo, oltre a essere alla base dell’azione di molte realtà associative.

Per quanto riguarda l’accoglienza e la solidarietà, anche qui non si può non essere in disaccordo, ma anche qui occorre fare attenzione che il modello proposto è solo uno dei tanti, a nostro avviso rispettabili, basati sulla solidarietà tra i gruppi di minoranza (siano essi culturali, identitari, ecc). Basti pensare alle pratiche di accoglienza e di solidarietà applicate all’interno dei gruppi femministi, dei gruppi GLBT, nelle comuni, ecc.

Riguardo al rapporto con la religione, pensiamo che si faccia un errore di base a considerare certi principi come precipui del cristianesimo. La solidarietà, l’amore per l’uomo, l’attenzione dei bisogni delle fasce più povere e deboli della società sono tematiche da sempre esistite e, ovviamente, diversamente declinate a seconda del tempo e dello spazio che le ha prodotte. Dire che la pietà è un concetto cristiano è una distorsione culturale. La pietas esisteva anche prima della nascita di Cristo (per quanto presentasse un’accezione diversa da quella cristiana). E i valori di “libertà, uguaglianza e fraternità” della Rivoluzione Francese vennero prodotti proprio in contrapposizione a una chiesa che era compartecipe a un sistema di potere che affamava e rendeva diseguali uomini e donne di fronte alla legge.

Ogni cultura, inoltre, ha sviluppato il proprio concetto di dignità umana e, a sua volta, lo ha puntualmente tradito. Basti pensare alla tratta degli schiavi, benedetta proprio in nome di un cattolicesimo che oggi aspira a guidare il mondo verso un rinnovamento del diritto e della società.

L’educazione e l’ideologia proposte, inoltre, sono estremamente identitarie e annullano il valore dell’individuo. Ciò genera due rischi: quello di essere una cultura escludente verso le altre diversità e di essere limitante nell’azione di autodeterminazione di chi non si riconosce dentro determinati principi.

Riteniamo, infine, che un modello sociale laico, che accolga le istanze di miglioramento sociale, civile ed economico, è quello che permette a realtà come Nomadelfia di esistere. Dubitiamo che, al contrario, una realtà basata solo su principi identitari su base religiosa possa permettere altrettanta libertà a chi non si colloca sotto un’etichetta ideologica o religiosa che sia.

Per tutte queste ragioni, la giuria, a maggioranza, ritiene che il modello proposto da Nomadelfia non sia applicabile alla società moderna e che, in seconda istanza, non debba essere applicato per le ragioni sopra esposte.