Verità affettive

Se non stanno ad almeno 500 km non mi guardano.
Da lontano devo proprio sembrare figo e sexy. È da vicino, evidentemente, che sorgono i problemi.

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I’m not panda

Comunicazione di servizio per i miei amici e le mie amiche: dopo la serata di ieri ho capito che la fine della mia “singletudine” vi sta particolarmente a cuore, ma siccome credo di provvedere sufficientemente a me stesso, gradirei che si finisse di trattarmi come un panda da far accoppiare a tutti i costi. Grazie.

In caso, invece, dovesse risultare che sono inadeguato a costruire relazioni di medio o lungo periodo, l’insistenza e il pungolo continuo a farmi conoscere questo o quel possibile candidato potrebbero causare l’effetto opposto a quello prefigurato e cioè creare ansia da prestazione che si tradurrebbe in una perdita di autostima per senso indotto di inadeguatezza.

Ad ogni modo, credo che esser sufficienti a se stessi sia una conquista anche tenendo in considerazione quegli inevitabili accidenti della vita che ti portano ad essere single, per scelta o per necessità, o in coppia. E, in entrambi i casi, essere “interi” a prescindere dall’altro, presente o meno, è indice di somma virtù. Converrete.

La legge dell’inscopabilità

La leggevo l’altro giorno su Twitter. Suona, grosso modo, così:

Ai gay piacciono gli etero, agli etero le ragazze, alle ragazze i gay. E poi tutti si lamentano che non scopano.

Dunque, ieri, parlandone con la mia amica Anna Nim, sono venuto a capo di un postulato sulla legge dell’inscopabilità, applicato al mondo gay maschile:

Se piace a te ed è più bello di te, gli piacerà uno più bello di lui.

Anna Nim, allora, mi ha fatto notare tutti i ragazzi, assolutamente “fuckable” che ieri, a gabbie (e dark room) aperte, passeggiavano leggiadri per le vie del Pigneto, auspicando un mio fidanzamento conseguente. Al che l’ho guardata e ho realizzato il corollario della legge dell’inscopabilità applicato alla visione saffica delle cose:

Le lesbiche non capiscono niente di mondo gay maschile e delle leggi che ne regolano dimaniche sentimentali e relativi accoppiamenti.

Ovviamente tutto ciò ha provocato le vibranti proteste delle mie amiche, oltre a qualche silenzioso assenso degli amici maschi che erano lì con me. E allora, per salvare capre e cavoli, ho pensato alla legge taciuta, poiché non detta, che va al di là del concetto di inscopabilità.

La legge suddetta è la seguente:

Per quanto le cose vadano come sono sempre andate, c’è sempre lo spazio per un miracolo e perché la vita ti sorprenda ancora.

Ma appunto, questi sono miracoli. E nell’attesa che qualcuno di questi si realizzi, non ci resta da applicare la norma del utilità dell’errore, che consiste nella seguente dicitura:

In attesa di quello giusto, mi diverto con quelli sbagliati

Converrete con me che, preservativo alla mano (e non solo), è, per adesso, l’unica norma che va davvero seguita, senza se e senza ma. E con molti e ancora.

Omosessualità e pedofilia: Bertone mente (e forse lo sa pure)

La chiesa, negli ultimi tempi, è stata coinvolta in uno degli scandali più gravi di tutta la sua storia: quello dell’abuso sui minori e delle violenze pedofile. Ma questa, converrete voi con me, non è una notizia.

Da notare che faccio questa distinzione (ne parla meglio il sito del Telefono Azzurro) perché lo scandalo interno alle gerarchie cattoliche, accusate di aver coperto per decenni stupri e molestie, non tocca solo quello che più comunemente viene definito “pedofilia” – estrema semplificazione linguistica di un fenomeno che pure c’è e che rappresenta quegli atti di abuso su individui impuberi – ma anche molestie e stupri contro ragazzi sessualmente maturi.

Recentemente il cardinal Bertone è intervenuto su questa vicenda dichiarando:

Non c’è alcun collegamento tra la pedofilia e il celibato a cui sono sottoposti i sacerdoti; e invece questo tipo di patologie sessuali sono da mettere in relazione all’omosessualità.

Il cardinale ci prova a fare lo scaricabarile, ma nel suo ragionamento c’è un grande elemento di verità che contraddice proprio il suo ragionamento stesso.

Che vi siano atti contro ragazzi sessualmente maturi consumati con la coercizione e la violenza è un dato di fatto e può darsi che dietro questi atti ci sia una pulsione omosessuale evidentemente mal veicolata, vissuta male o repressa. Oppure, e questa potrebbe essere un’altra spiegazione, perché in ambienti a predominanza maschile e con regimi repressivi o limitanti sotto il profilo sessuale si sviluppano certe pratiche (abusi, violenze, molestie) da non confondere però con le relazioni (basate sulla condivisione e/o sull’affettività).

Adesso se questi preti sentono l’esigenza di praticare violenza è proprio perché, evidentemente, non sono in grado di vivere serenamente la loro sessualità, qualunque essa sia. Ed è noto, mi pare, che dentro la chiesa la sessualità tout court (e non solo quella omosessuale) sia bandita proprio in nome del celibato dei preti.

La semplificazione di Bertone è, ancora, facilmente rovesciabile nel momento in cui ci si domanda: quanti gay sessualmente attivi (e liberi da imposizioni sulla propria sessualità) sono stati scovati ad abusare di minorenni e di bambini? Bertone fornisca numeri e cifre alla mano, se ce le ha.

Bisognerebbe inoltre vedere classi di età e sesso delle persone stuprate o molestate. Non tanto per suffragare questa o quella ipotesi – se si scoprisse che in maggioranza sono le ragazze ad esser molestate, si potrebbe dire, ribaltando il ragionamento di Bertone, che il problema è collegabile all’eterosessualità? – quanto per capire il fenomeno e porvi un argine sotto il profilo legale e medico-psichiatrico.

Diverso, infine, è il caso delle violenze fatte da pedofili, cioè su bambini e bambine, a prescindere dal sesso della vittima, in età impubere e prepuberale (interessante, a tal proposito, tale studio). Cioè su persone non sessualmente mature. Sarebbe interessante capire come si relazionano questo tipo di sacerdoti con il proprio sesso, se si sentono attratti anche da maschi adulti, se praticano relazioni omosessuali, sia a livello affettivo sia a livello squisitamente fisico.

E fino a quando non ci saranno studi specifici sul tema – mentre da una prima lettura, per quanto superficiale, delle statistiche al momento disponibili parrebbe che certi fenomeni siano presenti prevalentemente nei sacri templi della cosiddetta famiglia tradizionale, ovvero le mura domestiche e le sagrestie delle chiese, per non parlare di certe scuole rette dai religiosi (senza che questo, però, ci induca a facili equazioni) – ogni relazione tra violenze pedofile e omosessualità ha solo il sapore di un voler gettare fango su una categoria sociale verso la quale la chiesa ha riservato un atteggiamento discriminatorio e di istigazione all’odio sociale. Fino a poco tempo fa il Vaticano si è opposto ferocemente alla risoluzione ONU sulla depenalizzazione dell’omosessualità nei paesi dove è prevista la prigione e la condanna a morte.

Un’organizzazione che ammette che l’Arabia Saudita non abbian nessun freno a livello giuridico sul piano internazionale all’assassinio di massa di gay e lesbiche, forse ha gioco facile – e qualche convenienza – a far credere che siano proprio gli appartenenti a certe categorie gli orchi a cui dare la caccia.

Mi chiedo, arrivato a questo punto, che credibilità possa avere un’istituzione che – oggi attraverso Bertone, ieri attraverso qualche galoppino dentro questo o quel partito – invece di fare l’unica cosa che c’è da fare, ovvero rispondere in sede giudiziaria rispetto a quanto è successo, continua a confondere le acque con questo tipo di accuse con l’unico risultato (nella speranza che non sia un obiettivo predefinito) di generare altro odio già precedentemente espresso e palesato.

Un atteggiamento, a ben vedere, doppiamente criminale. Perché non solo copre i reali responsabili, ma getta delle ombre su migliaia di persone innocenti.