Valentine’s day

20130214-170229.jpgRegola di base: il rapporto tra il tempo in cui tu pensi a lui e viceversa dovrebbe essere compreso tra 0,8 e 1,3. Altrimenti non c’è futuro.

Poi. La paura. La speranza. E poi, ad un tratto, la gioia. O almeno dicono che funzioni così…

Sintonizzare i pensieri sulla stessa frequenza. Con poche interferenze, fino ad arrivare a un suono pulito. Alla limpidezza delle intenzioni.

Scoprire che il sapore del suo bacio era come lo avevi immaginato. O rimanerne sorpresi, piacevolmente.

Un giorno (ri)scriverò la mia matematica dei sentimenti. E le grammatiche dell’amore. Per il momento mi limito ad alzarmi dal letto, guardarmi attorno e indagare qualche sguardo occasionale.

Senza grosse pretese, per altro.

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Scontrini e scale mobili

Ieri sera sono andato alla pizzeria sotto casa. Ci vado per due ragioni: la pizza è davvero buona e costa poco, le persone che ci lavorano sono molto simpatiche. Fino a ieri, almeno. Perché quella simpatia si è frantumata, senza pietà alcuna, sul loro mancato civismo. Raramente, infatti, fanno lo scontrino. E a volte succede che, per uno o due euro, lasci anche correre. Anche se so che non si fa. Anche perché io lo chiedo sempre…

Ieri sera, stanco della mia ignavia e del loro evadere le tasse, ho chiesto, dunque, il fatidico pezzo di carta. Il ragazzo al bancone mi ha guardato, ha sorriso e mi ha dato la ricevuta della bilancia elettronica. Costernato, perché quando succedono queste cose io non riesco a reagire al momento, me ne sono andato a casa. Montando rabbia. Ho preso il telefono, una volta arrivato a casa, e gli ho detto che non possono prendere in giro così impunemente le persone e che avrei chiamato la guardia di finanza se la cosa fosse ricapitata.

Ovviamente, non andrò più. E sto considerando l’idea di fare un articolo delatorio, con tanto di prove, sui locali del Pigneto che non rilasciano scontrini fiscali. Moltissimi dei quali gestiti anche (ma non solo) da italiani (tanto per non far credere che è un problema di cinesi, secondo la vulgata razzista più alla moda al momento).

Quindi oggi sono andato in terapia e sono andato fino a Termini, per prendere la metro A. Dopo Londra e la sua organizzazione non ho potuto fare a meno di notare che la gente, turisti e non, usano le scale mobili – mi si permette una parolaccia? – col culo. La regola, eppure, è semplice: a destra se non cammini. E la sinistra libera, per chi ha fretta.

L’ho fatto notare a una signora che mi ostruiva il passaggio, come se spostarsi per farmi passare le comportasse fastidio. E lei mi ha detto: «ci sono le scale, per andare a piedi».

Vi risparmio il cazziatone, ma vi lascio immaginare i suoi balbettamenti. Eppure tutto questo mi ha fatto capire perché il nostro paese sta naufragando: non siamo in grado di far valere i nostri diritti e non siamo in grado di rispettare anche le più semplici regole di convivenza.

È normale che poi mandiamo in parlamento la feccia che fino a oggi ha fatto il bello e il cattivo tempo. Ma, per quello che mi riguarda, io ho chiuso il rubinetto. Quello della sopportazione, in primo luogo.

Le dieci regole d’oro per star bene… (per chi ci riesce)

Durante il mio soggiorno in Veneto ho beccato un libro sull’alimentazione, Prevenire i tumori mangiando con gusto, di Anna Villani e Giovanni Allegro. Il libro contiene tutta una serie di consigli e di ricette per mangiare in modo appetitoso, mantenersi in forma e evitare di ammalarsi.

Sfogliandolo, mi sono imbattuto in dieci regole d’oro che riporto qui di seguito – opportunamente modificate, visto che ad esempio si parla di allattamento ai figli, cosa che escludo di fare a prescindere dell’averli o meno (e per inciso: non li voglio) – perché penso che siano ideali per uno stile di vita ottimale.

Vediamo quali sono:

1. Mantenersi snelli per tutta la vita.
2. Fare attività fisica tutti i giorni.
3. Limitare il consumo di alimenti ad alta densità calorica ed evitare le bevande zuccherate.
4. Basare la propria alimentazione prevalentemente su cibi di provenienza vegetale.
5. Limitare il consumo di carne rossa e evitare quelle conservate.
6. Limitare il consumo di bevande alcoliche.
7. Limitare il consumo di sale e di cibi conservati sotto sale. Evitare cibi contaminati da muffe.
8. Variare l’alimentazione.
9. Non fumare.
10. Osservare queste regole sia da sani, sia da malati.

Orbene, considerando che: da bambino ero grasso e ora sono sovrappeso; ho la voglia di fare sport esattamente come quella di avere un’influenza; mamma mi ha fatto le crepes alla nutella durante il mio soggiorno al nord; mangio poche verdure e a volte le friggo pure; consumo insaccati e bevo cocktail – avete presente il quattrobianchi alla fragola? Ecco… – per non parlare del fatto che mi piace mangiare saporito; la mia alimentazione è varia come la trama di Beautiful; ho smesso di fumare da poco…

Considerando tutto  questo, forse sono un po’ in ritardo. Ma visto che ho promesso a me stesso che devo perdere tre chilogrammi prima del Pride di Bologna – che coincide con la mia conferenza sul Post-femminismo e devo entrare nel vestito prescelto – e conto di arrivare a -6 per il World Pride londinese,  è il caso che mi dia una mossa. Decisamente.

Anche per ispregio a qualche amico che invece di Elfo Bruno ha cominciato già da un po’ a chiamarmi “lontra rosa”…

Sotto pelle, tessuti e ossa

Aprire il proprio cuore al mondo. E quella roba lì.

Peccato, però, che sia sempre quasi del tutto inutile. E allora sai che c’è? Mi tengo il quasi e tutto il resto vada all’inferno.

Gli organi funzionano bene solo se stanno sotto centimetri di pelle, tessuti e ossa. E le ossa sono dure. Se così è stato predisposto, deve esserci un perché. Non sta a me cambiare le regole.

Adesso arriveranno inviti e istruzioni d’uso su ciò che non devo essere. E nessuno sembra accorgersi che l’immagine riflessa non necessariamente deve essere anche la più vera.

L’arte di essere bastardi

Qualche giorno fa un buontempone si è divertito a spammarmi il vecchio blog. Cosa odiosa non solo perché i link riportavano a siti che pubblicizzavano orologi di dubbio gusto, ma anche perché il tipo si firmava come Liu Xiaobo e complimenti per la sua prossima vita di mangiamerda.

Ma non è questo ciò di cui vi volevo parlare.

Rileggendo certi vecchi post ho trovato un paio di idee per quello che potrebbe essere il mio capolavoro letterario, ovvero L’arte di essere bastardi.

Si parte dalla Regula elphica de eroticis amorosisque rebus o regola elfica per le questioni amorose (e soprattutto erotiche) che recita:

– chiedere è lecito
– rispondere è cortesia
– insistere non è chic
– supplicare è da sfigati

ovviamente tenendo conto di tutti i sapienti accorgimenti del caso.

Quindi vale, come un mantra, la Legge dei due giorni, ovvero: se entro quarantotto (48) ore non ti dà un buon motivo per tenere il suo numero in agenda, cancellalo!

A queste elementari norme di sopravvivenza affettiva, se ne possono integrare altre due acquisite nel corso di questi ultimi anni.

E cioè.

Fai in modo che sia l’altro ad attendere una tua risposta.
Usalo e abbandonalo: sarà tuo per sempre.

E in caso di vacanze e affini, si badi bene: un sano week end di benevola follia con gli amici è qualcosa che nessuno potrà mai toglierti davvero.

Giusto per capire come muoversi, in caso di incertezza. Poi, per farsi fare il cuore à la julienne, darlo in pasto ai maiali (non c’è metafora) o farselo sbranare dall’Hannibal Lecter di turno mentre sei ancora vigile, si è sempre in tempo.

Ma se lo si vuole, vorrei ben dire.

Affidereste a questi incapaci il governo del Lazio?

Vabbè che sono ex fascisti ed ex forzitalioti. Ma ci dovrebbero spiegare quali di queste parole non comprendono: «il regolamento prescrive la presentazione delle liste in tribunale entro mezzogiorno.»

Cioè, proviamo a tradurre: se non sei entro le dodici nel dato luogo con la data lista, la legge – non i radicali, non il papa, non Luna Lovegood – non ti permette di candidarti. Mi sembra facile da capire anche per le menti primigenie di un leghista. Figuriamoci per tutti gli altri.

Se poi dentro il Popolo delle Libertà – il partito col nome più cretino dell’universo – sono tendenzialmente incapaci, il problema non è dei giudici o di chi vuol far rispettare le regole ma, appunto, di chi non sa nemmeno regolarsi con la pausa pranzo.

Domanda conseguente: il partito berlusconiano non è nemmeno capace di pensare a se stesso. Voi gli affidereste il governo del Lazio?