Se proprio volete essere trattati da froci…

«Svegliarsi con la consapevolezza che, quando si è circondati da puttanelle di regime e frocetti a identità limitata, la tua superiorità non è una scelta, ma l’unica strada possibile». Stamattina ho scritto questo, su Twitter. In reazione a uno scazzo sui social, per cui arriva sempre il solito gay di partito – guarda caso renziano – che a un certo punto ti dice che, anche se le unioni civili non fossero come dovrebbero essere, ci dovremmo comunque accontentare.

Perché non si può avere tutto e subito.
Perché negli altri paesi si è fatto così.
Perché pretendere da subito la piena uguaglianza è una cosa da comunisti brutti e cattivi. O da estremisti tipo Isis.
E amenità del genere.

Peccato che il “non tutto e subito” lo si insegua almeno dagli anni novanta e che non è vero che negli altri paesi si è fatto così (tipo Spagna e Sud Africa, per citarne solo due). Ma questo è un problema di cultura di base, che evidentemente qualcuno non ha.

Ovviamente, poi, è emerso anche che la colpa del nulla di fatto in merito ai diritti LGBT sarebbe di gente come me, con questa fissa dell’uguaglianza di fronte alla legge. E quindi, dopo l’ennesimo scazzo e un paio di defollow – dovuti al fatto che mi si dice di “scendere dal piedistallo” quando dico semplicemente che qualsiasi testo di legge che non comprenda gli stessi diritti del matrimonio, secondo il ddl Cirinnà che per altro sarebbe anche quello del Pd – ho scritto quanto riportato su.

Si badi: non è diretto a persone specifiche, ma ad un atteggiamento diffuso. So che il linguaggio si presta a proteste su “sessismo” et similia, ma è voluto proprio per dimostrare come un certo approccio determina, appunto, quel tipo di sensazione nella mentalità collettiva. Se per primo non affermi con forza, appartenendo a una minoranza, che hai gli stessi diritti di chiunque proprio perché fai parte di un gruppo minoritario – e attenzione: non nonostante, ma “proprio per il fatto di” come sta scritto sulla Costituzione – ti tratti da solo da “frocio”. E se lo fai per arrivismo politico, è “prostituzione”.

E ancora, sul discorso che occorre chiedere parità di trattamento “proprio per il fatto di”: esso rientra in un processo che ha già accomunato, nel passato, neri, ebrei, donne, altre minoranze. Le quali non protestavano “nonostante” fossero diverse, ma perché quella diversità doveva essere trattata così come si trattava l’identità degli uguali. Ma appunto, questo è un discorso di cultura. C’è chi ce l’ha e c’è chi invece si limita a dire sì a qualunque scempiaggine propinata dal partito per cui milita. Anche contro se stessi.

Ovviamente c’è stato chi non ha tenuto conto di tutta questa faccenda, nella sua complessità: io non dovevo usare certi termini. La forma invece della sostanza. Con richiami a eventuali similitudini con Adinolfi. Peccato che chi poi lavora alacremente dentro questo o quel partito affinché si venga trattati da ortaggi e non da esseri umani – così come pretende l’Adinolfi già citato – non sia stato criticato di una virgola. Ma appunto, il mio è puntiglio da comunista che strizza l’occhio all’Isis. Ce ne faremo una ragione.

Annunci

Ratzinger accusato di crimini contro l’umanità

Un po’ come Gheddafi, a ben vedere. Certo, l’attuale papa non bombarda con l’aviazione il suo popolo. Ma la sua predicazione, secondo Gert-Joachim Hetzel e Christian Sailer, i due avvocati tedeschi che hanno depositato la causa contro di lui presso la Corte Penale Internazionale (ICC) dell’Aia, non ha effetti meno letali.

Le accuse sono gravissime:

1. La conservazione e la leadership mondiale di un regime totalitario di coercizione, che sottomette i suoi membri con minacce terribili e pericolose per la salute;

2. l’adesione a una proibizione mortale dell’uso del preservativo, anche quando esiste il pericolo di infezione HIV-AIDS, e

3. lo stabilimento e il mantenimento di un sistema internazionale di insabbiamento di crimini sessuali commessi dai preti cattolici e il loro trattamento preferenziale, che aiuta e favorisce sempre nuovi crimini.

In altre parole, attraverso l’azione del Vaticano si favorisce la propagazione del virus dell’HIV, si coprono i preti pedofili e si fanno pressioni al di là del legale perché questo stato di cose risulti immutato.

Vedremo come procederà il tentativo dei due avvocati di portare il vescovo di Roma davanti al tribunale internazionale.

Non sorprende, in tutta questa storia, il fatto che i media italiani non ne abbiano fatto il minimo cenno.

***

P.S.: il blog di Orientalia è la fonte dove poter trovare la notizia, con tanto di documentazione originale. Ancora una volta il web si dimostra strumento di democrazia e di libera circolazione delle idee.

Aggressione a Berlusconi: dal governo stretta su web e piazze

Come volevasi dimostrare. Il governo – da oggi promosso a governo di sciacalli, dopo esser stato a lungo anche un governo inetto e scellerato – sta strumentalizzando l’aggressione subita dal premier per porre restrizioni al diritto di parole, di pensiero e per limitare le manifestazioni di piazza.

Maroni, il ministro dell’interno, ha dichiarato che si stanno studiando provvedimenti «per garantire ai cittadini e a chi ha compiti istituzionali di poter svolgere tranquillamente la propria azione». E ha aggiunto che si tratta di «misure delicate, che riguardano terreni delicati come la libertà di espressione sul web e quella di manifestazione, ancorchè in luoghi aperti, pubblici».

Adesso, poiché non stiamo parlando dei liberali tedeschi, dei conservatori danesi o dei socialisti svedesi, bensì di un esponente di un partito razzista i cui esponenti vanno a braccetto con i fautori del fascismo, tutto lascia pensare che la dicitura “misure delicate” possa essere agevolmente tradotta con “restrizioni”.

Che l’esponente di un partito non democratico e illiberale si occupi di democrazia è come lasciare le pecore in custodia dei lupi. Da notare, ancora, come nel “vuoto” istituzionale che si è creato col ferimento di Berlusconi sia proprio la Lega a dettare l’agenda politica italiana. Gli altri partiti sono ancora in stato catatonico, con un Bersani che non prende posizione – e questa sarebbe discontinuità? – Casini che adesso critica ciò che fino a ieri ha sostenuto e portato al potere e tutto il PdL che ha trovato il mandante politico di quest’aggresione in Di Pietro.

A nessuno viene in mente che quest’atto si colloca esattamente una settimana dopo il grandioso successo del No B Day, manifestazione di piazza libera, gioiosa, democratica e assolutamente non violenta. Tempistica un po’ sospetta, a ben vedere, come sospetti sono i casi dei profili su Facebook immediatamente riconvertiti in siti pro-Berlusconi.

Nessuno degli attori politici ha ancora chiesto l’unica cosa che c’era da chiedere: le dimissioni di Maroni, per l’incapacità da parte della sicurezza pubblica di garantire l’incolumità del presidente del consiglio.

Se, come pavento, l’intervento del governo porterà a una restrizione delle libertà civili e democratiche, non so davvero cosa potrà accadere e soprattutto occorrerà pensare a un’azione, sicuramente pacifica, ma forte e costante, affinché questi signori al potere facciano marcia indietro e, possibilmente, vengano conseguentemente rimossi dalle loro cariche.