Ora di religione: un questionario mette insieme omosessualità e reati

La denuncia parte dall’associazione Omphalos di Perugia:

“Attribuisci un voto da 0 a 10, in ordine di gravità sulle principali colpe di cui ci si può macchiare” è la consegna affidata da un docente di religione del Liceo Classico Mariotti di Perugia, durante le ore curriculari, nella propria classe. Il lungo elenco chiuso, fornito ai discenti menziona l’omosessualità tra diciture quali: “fare la guerra”, “omicidio”, “evadere il fisco”, “metodi contraccettivi”, “esperienze prematrimoniali” e “infettare con l’AIDS”.

Potete riscontrarlo agevolmente nell’immagine che segue:

test religione

Niente di nuovo sotto il sole. Che durante le ore di religione si insegni che l’omosessualità rientri tra i comportamenti da evitare è la “norma” alla quale sono sottoposti milioni di studenti e studentesse ogni anno nel nostro paese. Pazienza, poi, che professori come quello che ha proposto questo test siano pagati dallo Stato italiano, ma siano scelti dai vescovi e mandati nelle scuole pubbliche italiane dove vanno anche ragazzi LGBT o figli, a loro volta, di genitori gay e lesbiche.

Basterebbe solo questo foglietto per rimettere in discussione il concordato, visto che i “colleghi” dell’ora di religione vanno contro il dettato costituzionale e, nella fattispecie, contro l’articolo 3. Purtroppo lo Stato tollera e finanzia pure.

Al di là dell’aspetto squisitamente politico, c’è anche quello del linguaggio e della comunicazione.

Educare una società all’esistenza del peccato è già di per sé un procedimento poco costruttivo, nel senso che non aiuta a mettere insieme un corpo sociale libero dalle maglie del senso di colpa. Una società più giusta dovrebbe, invece, partire proprio dal concetto di responsabilità individuale e collettiva.

Ma ai cattolici, con ogni evidenza, non interessa liberare l’uomo (e men che mai la donna) e porlo di fronte alle conseguenze dei suoi comportamenti. È più importante distinguere tra buoni e cattivi, sotto la spada di Damocle di una colpa transitoria pronta a trasformarsi in dannazione eterna (Schopenhauer insegna, a proposito). A questa gente lo Stato affida la gestione della propria spiritualità. Poi però ci stupiamo dei ragazzini che si lanciano dai balconi perché presi per froci…

Al di là di questo, è singolare vedere come per il prof di religione non esiste una differenza sostanziale tra peccato e reato. Per il signore di cui sopra convivere col partner, essere omosessuali, essere persone sieropositive (descritte addirittura come “nuovi untori”) è assimilabile all’abuso di minori, all’evasione fiscale, all’assassinio e via discorrendo.

L’associazione Omphalos ha «già presentato una denuncia all’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni del Ministero per le Pari Opportunità» e chiede «con forza anche l’intervento della Regione». Ci si chiede, dentro l’associazione «se è questa la libertà d’espressione che l’onorevole Verini (PD) insieme all’onorevole Gitti (SC) hanno voluto preservare con i loro emendamenti. Quegli emendamenti danno protezione proprio a comportamenti come questi, che non solo sono fuori da ogni pratica di buona istruzione, ma creano ancora più solitudine e emarginazione tra i nostri giovani.»

Una domanda che andrebbe posta ai creatori della recente legge sull’omofobia, che di fatto tutela la condotta di questo insegnante. Ma sappiamo – consci dello stile di chi è responsabile di quello scempio – che non arriveranno risposte che non siano nel segno del convincere se stessi e possibilmente anche gli altri, o peggio ancora dell’autocelebrazione.

Concludo facendo notare come questo tipo di fatti costituisce, nella sua essenza, una violenza vera e propria contro chi cerca di vivere la propria vita nel segno della dignità. Essere etichettati e narrati alla stregua di stupratori e assassini non gioca a favore dell’inclusione e della dialettica tra diversità, che dovrebbe essere il primo obiettivo di qualsiasi istituzione scolastica.

Chissà se la legge – voluta sappiamo bene da quali attori politici su cui ricadrà la responsabilità morale di quanto accadrà da oggi in poi nelle scuole e nelle strade del nostro paese – proteggerà questo tipo di violenze, si chiedono a Perugia. Dubbio legittimo, che si pongono in tanti e in tante. Dubbio che lascia propendere per una risposta, ahinoi, affermativa.

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Pd. Meno elle. E più berlusconiano che mai

La dinamica dell’azione politica del Partito Democratico è molto semplice. Si parte dal presupposto che bisogna affrontare una questione e superare l’eventuale ostacolo che insorge. E il Pd quindi elabora idee e spende energie per trasformare l’ostacolo in norma e per mantenere inalterata la questione. Adducendo giustificazioni sostanzialmente imbecilli, per difendere l’indifendibile

Cercherò di essere schematico.

È già successo con la questione dei diritti per le persone LGBT.

  • La questione era: occorre dare diritti e tutele a vario titolo a gay, lesbiche, bisessuali, trans, ecc.
  • L’ostacolo: la matrice cattolica del partito, che poi rappresenta (secondo loro) la comunità dei fedeli del paese non è d’accordo.
  • La soluzione: si fa una legge, come quella attualmente in discussione sull’omofobia, che permetta all’ala cattolica del partito di essere omofoba e non si danno reali garanzie ai/lle destinatari/e del provvedimento in questione.
  • Giustificazione: il governo di larghe intese prevede che anche il PdL possa dire la sua in merito e poi meglio poco che nulla.

In passato è successo coi DiCo. I gay e le lesbiche volevano un provvedimento che riconoscesse le loro unioni di fronte allo Stato. Il Pd elaborò un DL che sanciva, invece, per legge che due gay o due lesbiche non costituivano una coppia. Queste “non coppie” potevano avere determinati diritti, ma dimezzati, a condizione che dimostrassero una moralità maggiore rispetto alle coppie sposate – per cui i diritti arrivano invece subito e per intero. Con la giustificazione che bisognava assecondare anche le idee degli omofobi, pardon, del cattolici. E poi, va da sé, meglio poco che nulla.

Adesso succede con l’ennesimo ddl salva-Berlusconi, stavolta firmato da Zanda e da altri senatori democratici. Ripercorriamo lo schema appena proposto.

  • Questione: Berlusconi, in quanto accusato e giudicato da un tribunale di aver commesso reati, non può più sedere in Parlamento.
  • Ostacolo: il PdL è un alleato di governo, per cui se Berlusconi viene condannato a essere ineleggibile, il PdL fa saltare il governo.
  • Soluzione proposta: cambiamo la legge e, tramite l’incompatibilità, permettiamo a Berlusconi di rimanere in Parlamento per almeno un anno… (poi magari cade il governo, Berlusconi viene rieletto e si fa una legge apposita che lo salverà definitivamente).
  • Giustificazione: la legge esistente è vecchia va rinnovata, con una più moderna (sì, eliminando la pena e sostituendola con un favore a chi la pena dovrebbe scontarla).

Quest’altra perla di politica piddina si aggiunge a una lunghissima serie di favori fatti al leader della destra italiana. Epifani si difende: la proposta è vecchia di un mese. Non si rende conto, evidentemente, come questa dichiarazione aggravi la posizione del suo partito. Evidentemente dentro il Pd vogliono prevenire l’azione della giustizia con leggi ad personam che, stavolta, arrivano addirittura con l’avallo dell’elettorato del centro-sinistra. E pensare che con il voto sulla sospensione dei lavori parlamentari pensavamo di aver raggiunto il colmo…

Credo che i tempi siano maturi per la fusione tra Pd e PdL. Finalmente ex compagni e supporter di Silvio potranno stare tutti in un’unica squadra. E, tanto per ritornare sul discorso d’apertura, potranno pure essere omofobi, senza sensi di colpa.

Una chiesa inadatta alla democrazia

Le ultime dichiarazioni di monsignor Babini su Vendola e la sua omosessualità dovrebbero essere bollate come noiose e ripetitive, indice del fatto che la chiesa cattolica non solo non sa adeguarsi ai tempi, ma è incapace di leggere la realtà se non attraverso lo sguardo di un testo epico-religioso scritto migliaia di anni fa.

Sarebbe, poi, ancora meglio ignorare il vescovo emerito di Grosseto che ha capito – al pari di Buttiglione, Giovanardi, Adinolfi e di altre tristi primedonne dell’omofobia – che basta produrre dichiarazioni di un certo tenore per aver assicurate prime pagine di giornali, testate on line, blog e via dicendo.

Quello che però salta agli occhi, questa volta, non è la condanna morale di un modo di essere da parte di un’istituzione in costante crisi di credibilità nel suo ruolo, autoproclamato, di “agenzia etica” della società contemporanea.

Babini ha messo a confronto due cose tra loro non paragonabili. Da una parte una condizione personale – l’omosessualità del governatore della Puglia – e dall’altra le pratiche sessuali del nostro presidente del consiglio.

Essere gay può essere ancora, nel mondo dei cavernicoli e nei corridoi vaticani (purché irrorati dalla luce del sole e di fronte a un microfono acceso) un disordine mentale o un’aberrazione della natura. Ma non è un crimine, almeno per il nostro codice penale e fino a quando l’Italia, secondo quello che pare essere il disegno dei vescovi, non assomiglierà all’Iran o all’Arabia Saudita.

Le notti hard del premier, invece, hanno una doppia conseguenza sul valore etico e penale. In primo luogo perché, se è vero quel che si dice, si usa il corpo della donna e la sua mercificazione per avviare intere carriere politiche. In secondo luogo perché andare con prostitute minorenni è reato.

Monsignor Babini, nella sua ansia di rinverdire le sue fortune mediatiche o nella sua missione di radere al suolo ogni moderna Sodoma, non riesce a distinguere tra comportamenti personali e crimini. Occorrerebbe ricordargli, per altro, che le legislazioni democratiche non riconoscono il peccato, ma valutano la liceità dei comportamenti personali sul piano del diritto.

Questa semplice evidenza lo rende, assieme all’istituzione che lo foraggia, poco credibile e inadatto su qualsiasi piano della vita pubblica e civile di un paese europeo, moderno e democratico.

Da oggi usare la parola “frocio” è reato

«Non si può dire a qualcuno che è un gay con l’intento di offendere, anche se la persona a cui è rivolta l’espressione ha effettivamente tendenze omosessuali e nonostante si dichiari di non avere pregiudizi e anzi di essere “laici apertissimi”.»
Lo dice la Cassazione. Da oggi etichettare come frocio, finocchio, busone, checca e qualsiasi altro termine degno del miglior repertorio berlusconiano una persona, sia essa gay o meno, è reato.

Prevedo tempi duri per Povia, cattolici, fasci, preti, elettori della Lega e dell’UDC e svariate tipologie di teste di minchia.