Oggi su Gay’s Anatomy: l’isola dei ricchioni

All’Isola dei Famosi, Cristiano Malgioglio viene pubblicamente etichettato da Mariano Apicella come “ricchione”.

Dovremmo chiederci, tutte e tutti: se l’autore napoletano avesse detto “tu sì ebbreo, io no”, cosa si sarebbe scatenato attorno a questa affermazione, parimenti odiosa?

E la RAI, dal canto suo, come spiegherà la sua politica televisiva più incline a cancellare dai palinsesti i baci gay di film quali I segreti di Brokeback Mountain, per dare spazio a chi, invece, offende noi e il concetto di civiltà, per di più facendoci pagare il canone?

Scopritelo nel mio post odierno su Gay’s Anatomy, il blog della comunità LGBTQI italiana!

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Sanremo 2010: ellitaliaèqquestaqua!

Suvvia, non fingiamo scandalo e stupore. Il podio che ieri sera ha scatenato la rivolta degli orchestrali – evento che mi ha piacevolmente sorpreso – e i fischi del pubblico poteva essere ampiamente previsto. Come è successo per la scorsa edizione, al rush finale si sono trovate due anime dell’italietta berlusconiana: quella reazionaria, da quest’anno anche nostalgica di passati fasti mai veramente avuti, e quella mediatica di chi vede solo i programmi della De Filippi. Ieri, Povia e Marco Carta. Oggi, il principe senza regno e l’ennesimo sconosciuto della scuderia Mediaset.  E tra queste due anime perde proprio quella che ha una dimensione più squisitamente politica. Il codino demodè di Valerio Scanu fa più presa del blasone di Emanuele Filiberto e di quello che vorrebbe rappresentare.

Finito il caos, anche questa vicenda verrà archiviata e la vita continuerà come sempre. Gli album dei più bravi e le canzoni migliori avranno il giusto riconoscimento del mercato e verrà verificata, ancora una volta, quella legge che vuole che il meglio, a Sanremo, sia tenuto quanto più lontano possibile dal podio dei vincitori. Un podio che quest’anno, ricordiamolo sempre, ha incoronato come il meglio della musica attualmente a disposizione Pupo, il pupo di casa Savoia e un pupetto da reality show. In compenso hanno perso il buon gusto, il decoro e la musica. E l’italietta berlusconiana è proprio questo, a ben vedere: il trionfo dello squallore.