La simpatia di Bergoglio, l’enciclica e i gay devoti

Questa riflessione che segue riprende un articolo di Cristiana Alicata su iMille, in merito alla recente enciclica a quattro mani di Bergoglio e Ratzinger.

Premessa. Bisognerebbe cominciare a rileggere la storia in modo meno etnocentrico. Il mondo cambia nella misura in cui i vincitori si sostituiscono ai vinti. Il cristianesimo ha avuto bisogno dell’ellenismo per darsi una solida costruzione filosofica che altrimenti da solo non poteva avere. E attraverso quell’innesto poi Costantino, facendo leva sulla parte forte dell’Impero Romano, guarda caso di cultura greca, ha costruito le basi del suo regno abbandonando il paganesimo occidentale e utilizzando la chiesa cristiana per giustificare il suo potere, addirittura divinizzandolo. Nel prendere le parti del più forte, di volta in volta, ed è questa in pillole l’intera storia della chiesa cristiana, non ci vedo niente di straordinario o misterioso. È solo la capacità dell’essere umano di utilizzare il peggio di sé per arrivare al miglior risultato. Questo per rispondere a chi mi faceva notare, nel dibattito che è seguito a quell’articolo, il “mistero” dell’incredibile durata del messaggio cristiano, che in realtà viene confuso con la millenaria sopravvivenza di una struttura di potere.

Riguardo all’articolo e al suo contenuto: vedo in quell’enciclica l’ennesimo tentativo di attaccare le famiglie omogenitoriali, senza dire che sono una minaccia per la pace ma più semplicemente sottolineando il fatto che il vero e il giusto stanno da tutt’altra parte. Abbastanza offensivo di per sé. Il dramma, semmai, è che ci sono eserciti di gay e lesbiche pronti a sentirsi rincuorati da questo. Non vedendo la reale pericolosità di questo procedimento culturale e politico.

Alicata sostiene: non è un’enciclica omofoba, è qualcosa che ci si aspetta da un papa e dalla chiesa. Ovvero, la più totale sordità rispetto  quel progresso civile per cui si considera l’individuo titolare di diritti e di pari dignità sociale. Ne consegue però che la chiesa è di per sé all’opposto del concetto di piena dignità della persona, a meno che quella persona non si sottometta – come fece Abramo – alla volontà di un Dio che per essere forte e potente ha bisogno che qualcuno dica che i “froci” fanno schifo. Magari in modo gentile, senza nemmeno citarli. Come fa, appunto, l’attuale pontefice. Sulla cui omofobia non si deve nemmeno discutere. Basti pensare cosa ha detto e fatto in Argentina, quando venne approvata la legge sul matrimonio egualitario.

Ma (e sta qui la cifra culturale che porterà alla prosecuzione della discriminazione in atto) se Dio creò il mondo “parlando”, non proferir parola sul presunto nemico storico della famiglia cattolica – le persone LGBT e le loro realizzazioni affettive – significa costruire una realtà dove il diverso dalla norma non deve nemmeno esistere. È questo che fa Bergoglio. Racconta una nuova storia dove, tanto per cambiare, gay e lesbiche non sono previsti/e. Che poi è il bignami di tutta la storia dell’omofobia dalle origini ai nostri giorni.

Adesso, io non so cosa si pensa di questo papa nello specifico di ognuno/a di noi, ma secondo me è anche più pericoloso di Ratzinger. Almeno Benedetto XVI giocava a carte scoperte. Bergoglio ti accarezza. Così magari ti rilassi pure. Ma io sono dell’idea che il fendente arriverà e farà ancora più male. Proprio perché non te l’aspetti. Proprio perché chi impugna l’arma sembrava addirittura simpatico.

Mi chiedo, a questo punto: converrete sui limiti insuperabili di una religione che, per esistere, ha bisogno di avere un nemico? Che Dio è un dio che ha bisogno di questo tipo di fede? Ma davvero le persone hanno bisogno di un prete in alta uniforme che dica loro come comportarsi per sentirsi esseri umani non di serie B? E hanno bisogno certi gay e certe lesbiche di questo avallo per risolvere un senso di colpa, esclusivamente cattolico, che il coming out avrebbe dovuto cancellare del tutto?

Qualcuno, sempre in quel dibattito, mi ha chiesto in cosa l’attuale sistema culturale italiano, in cui religione e politica coincidono, limiti la mia libertà.

È una questione di evoluzione della civiltà e dell’essere umano nella sua più intima essenza. Più si è liberi, meno si ha bisogno dell’idea di Dio e di qualcuno che parla in sua vece. Secondo il mio modesto parere, sia ben chiaro. Ma il problema non è nemmeno questo.

Esercitando la religione cattolica, si dà il permesso a certa gente di dire che se una famiglia formata da persone dello stesso sesso chiede la tutela dello Stato in quanto formata da cittadini/e, diventa in automatico una minaccia per la civiltà. Così succede che questo anatema viaggia di mente in mente. E magari l’uomo della strada si sente libero, un giorno, di prendere a coltellate qualche gay che va in giro mano nella mano. E qualche politico si sente in dovere di non fare nessuna legge o addirittura di contrastarla, in merito ai diritti delle coppie omosessuali.

Adesso, io sono dell’idea che ognuno possa credere in ciò che più gli piace. Il dramma è che in base a quel “credere” poi c’è qualcun altro che stila liste di buoni e cattivi. E fino a ora, non si è ben capito perché, i cattivi hanno sempre coinciso, con qualche secolo di ritardo, con le vittime a cui poi è stato chiesto scusa. Un nome per tutti: Galileo.

Rimane un mistero, per me, la necessità dell’essere umano di sottomettersi a un’idea in nome di un bene superiore e di una ricompensa futura. La mia percezione delle cose – materialista ma non per questo avulsa dall’idea di spiritualità, seppur sostanzialmente atea – pretende la felicità nel “qui ed ora”. Fosse non altro perché il “forse domani” a cui aspirano i cattolici ha creato danni irreversibili in una società che si è strutturata su modelli che, proprio noi persone LGBT, vorremmo decisamente ribaltati. Parlo di presunzione di superiorità da parte del maschio bianco, eterosessuale e cattolico su tutto ciò che non è maschio, bianco, eterosessuale e cattolico. Basta leggere un manuale scolastico di storia per averne piena cognizione. E guardare un po’ meno il TG1.

Eppure questo amore per le proprie catene mentali e il derivante relativismo culturale a singhiozzo di gay devoti e di cattolici pietosi – i quali sono addirittura pronti a contrattare con i primi i termini della loro esistenza, partendo sempre dall’episodio di Sodoma e della sua distruzione, si badi – pone i primi come non titolari, e quindi poco credibili, di quell’aspirazione al meglio di cui si fanno portatori nelle loro battaglie politiche e i secondi come pessimi credenti di fronte ai dogmi di una religione che pretende il sangue del “froci”, sempre da Lot in poi.

A chi mi ricorderà che sto esagerando, faccio presente il comportamento del Vaticano di fronte alla risoluzione ONU che voleva decriminalizzare il reato di omosessualità nel mondo. Il partito del “simpatico” Bergoglio ha votato con quei paesi che condannano a morte i gay.

Credo che l’essere umano veramente libero dovrebbe trovare dentro se stesso la piena legittimità alla vita, alla felicità, al diritto di esercitare la sua piena umanità. Delegare tutto questo a entità esterne rimane un mistero. Ma per me la soluzione di quell’incognita non va ricercata in prodigi ultraterreni, ma nel mancato sviluppo di una piena coscienza di sé. Il mistero, diceva Margherita Hack di fronte a un certo imponderabile, sta tra le nostre orecchie. Altri invece hanno bisogno di avere il permesso da chi ha fatto in modo che il pianeta Terra divenisse il mondo che è. Legittimo, per carità. Ma poco credibile, se poi queste stesse persone parlano di cambiare le cose. È un atto di logica, oltre che di onestà intellettuale.

Politica italiana 2012

Il governo Monti e tutti quelli che, fino a ieri, lo hanno sostenuto – le vedo solo io le banche a fare la òla?
Gli insulti di Elsa Fornero – siamo tutti/e troppo choosy!
E quelli di Cancellieri – chissà dove lavora il tuo, di bambino…
I referendum – il Pd ovviamente era contrario.
L’IMU non alla chiesa – i contribuenti dicono grazie per aver pagato almeno il 25% in più.
Il concorso truffa per la scuola – ovvero: un ministro che di cognome fa eau de toilette.
La saliva di Beppe Grillo – per non pochi sempre meglio della merda dei partiti tradizionali.
La narrazione vendoliana – “due palle” posso dirlo?
Lusi e Fiorito – devo aggiungere altro?
E gli scandali in regione – guarda caso, tutte in mano a PdL e/o Lega…
Rosario Crocetta alleato dell’UdC – il primo caso di gay contro natura.
Le primarie farsa – leggi Rosy Bindi in Calabria e il “tanto dove metterli, poi, lo decidiamo noi!”.
Il ritorno di Berlusconi. Anzi no. Anzi sì. Anzi no. Anzi…
Il papa pro-omofobia – e i partiti italiani zitti. Tutti.
Il Pd che candida il procuratore Grasso come capolista – quello che voleva dare un premio a Berlusconi per il suo impegno contro la mafia.
L’ascesa di Monti in politica – e la calata del gelo, nella democrazia.
Pierferdinando Casini che parla di politica seria – come me che parlo di fica fingendo un’erezione.

Intanto i/le militanti a star dietro a tutto questo, credendoci. E se glielo fai notare, alcuni ti minacciano pure…

(Un buon proposito per il 2013 potrebbe essere quello di smettere di discutere con gli idioti o, più semplicemente, evitare di rivolgergli la parola.)

P.S.: l’elenco è in aggiornamento.

Icone etero

Ci pensavo ieri, sotto il caldo del vento di Sicilia.

Per alcuni gay (tanti) sono icone artiste come Mina, Madonna, Raffaella Carrà, Lady Gaga e Barbra Streisand.

Per alcuni etero (non pochi, ahinoi), sono credibili personaggi come Giovanardi, Casini, Binetti e Bindi.

Da una parte c’è chi tifa la regina Elisabetta.
Dall’altra chi per Ratzinger…

Capite perché l’omosessualità può salvare il mondo?

Il disco rotto di Ratzinger sulla famiglia

«Chiamata a essere immagine del Dio unico in tre persone non è solo la Chiesa, ma anche la famiglia, fondata sul matrimonio tra l’uomo e la donna». Sembra un disco rotto, Joseph Ratzinger, star indiscussa dell’ennesimo, ideologico – e quindi inutile – e propagandistico Family Day.

L’Incontro mondiale delle famiglie si sta riducendo, per effetto dei suoi ispiratoti e organizzatori, in niente di più di un raduno di cattolici integralisti il cui unico scopo pare quello di rimarcare l’ottimalità di una norma a discapito di tutte quelle realtà che in essa non si riconoscono o che ad essa non si piegano e il conseguente disprezzo per queste ultime.

Tale appuntamento sembra, quindi, concepito sostanzialmente per suggerire il concetto che i gay rappresentano il male e, attraverso questo concetto, autoconvincersi, attraverso la pratica della reiterazione compulsiva, che c’è una sola forma di unione familiare. Ancora una volta il cattolicesimo ratzingeriano diventa una tacita incitazione all’odio sociale. Cristo, come dico in questi casi, si starà rivoltando nella tomba…

Qualcuno dica, invece, a “sua santità” che è famiglia ogni progetto che nasce dall’amore. E l’amore non conosce confini di identità di genere o di orientamento sessuale. Il resto è burocrazia.

Benedetto XVI e il suo entourage sanno benissimo che i tempi stanno cambiando e il cambiamento travolgerà anche questa chiesa. Ricordo un libro, Le nebbie di Avalon, in cui le sacerdotesse del culto della Dea Madre non riuscivano a rassegnarsi all’avvento del cristianesimo che, nonostante tutti i loro sforzi, prendeva il sopravvento sul paganesimo.

Sulla questione delle famiglie fatte dalle persone LGBT sta succedendo la stessa cosa: da una parte abbiamo la realtà, dall’altra i dogmi di una casta sacerdotale che sta inesorabilmente perdendo ogni appiglio sulla quotidianità, sulla vita reale delle persone.

E per questa ragione quella chiesa è terrorizzata, perché le strade che si aprono sono due e due soltanto:

1. rimanere isolata di fronte all’esplosione di una realtà che ammette ogni forma di amore
2. essere costretta ad ammettere nel proprio ambito anche le famiglie di gay e lesbiche.

In ogni caso, la sconfitta sul piano culturale è un dato di fatto, come è già successo in passato con la vicenda di Galileo: provarono, gli ayatollah di Dio, a fermare la nascita della scienza moderna, ma riuscirono solo a condizionare un uomo, non ciò che questi aveva creato.

Con le famiglie gay e lesbiche sta accadendo la stessa cosa: l’esplosione dell’amore travolgerà questo clero povero di sentimenti e di emozioni. È solo questione di tempo, la sconfitta, ripeto, è qui ed ora. Resta solo il momento della sua verbalizzazione e della sua ammissione, da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Con la speranza che, come nel caso di Galileo e di altri grossi errori “made in Vatican City”, questa non avvenga, come al loro solito, tra quattrocento anni.

Il pd bolognese con la destra contro le famiglie gay

Una famiglia omoparentale è composta da due mamme o da due papà. Queste coppie hanno figli, o perché li hanno concepiti o perché li hanno adottati (all’estero, qui in Italia non si può) o perché provengono da unioni precedenti.

I figli di queste famiglie vanno a scuola, frequentano le palestre comunali, in alcuni casi anche gli oratori di quei sacerdoti illuminati che vedono l’amore tra le persone e non il “peccato” (presunto e da dimostrare).

I padri e le madri gay hanno a che fare con pappe, influenze, problemi con la matematica, piccole e grandi ansie dei loro bambini (e anche dei loro ragazzi, visto che il fenomeno non è recentissimo).

Si calcola che in Italia siano centomila le famiglie di questo tipo. Esse hanno tutti gli oneri di una coppia con figli e qualche problema in più di quelle regolarmente sposate. Se il genitore biologico muore, ad esempio, lo Stato non tutela il bambino che può essere prelevato dalla sua casa e affidato a un istituto minorile, anche in presenza del genitore affettivo.

Per non parlare degli insulti quotidiani che questi nuclei familiari ricevono ogni giorno da parte di persone come Casini – quello che ha candidato Cuffaro e l’attuale ministro Saverio Romano, indagato per mafia – Buttiglione – cacciato dalla Commissione Europea, perché omofobo – Joseph Ratzinger – accusato di aver coperto diversi casi di violenza sessuale su minori all’interno della chiesa – Rosy Bindi e altra gente di tal risma.

Di fronte a tanta violenza, a tanta ignoranza, a tanto pregiudizio, stupisce la quotidianità di quelle famiglie che accettano con amore i propri figli gay (come quelle di Agedo) e delle altre composte proprio da gay (come le Famiglie Arcobaleno), per niente sterili e capaci di avere e di crescere bambini nel nome del rispetto delle differenze e della dignità di tutti gli esseri umani.

Qualcuno dovrebbe dirlo al partito democratico di Bologna che, in occasione della richiesta, da parte proprio di Famiglie Arcobaleno e di Agedo di entrare a far parte della Consulta per la Famiglia, ha fatto muro proprio con i partiti di destra. Per il pd bolognese, quindi, due genitori eterosessuali che hanno un figlio gay non sono più famiglia. Due gay che hanno figli, non lo saranno mai.

Qualcuno ricordi a certa gentaglia che sa solo comandare, ma non riesce a governare i fenomeni del presente, che c’è famiglia dove c’è rispetto, progettualità e amore. Parole che evidentemente dentro certi partiti sono state dimenticate da tempo.

Gli sfaccendati

Benedictus dixit: «Dite no a consumismo e corruzione».

Prerogative alle quali però, da quel che mi risulta, la chiesa a cui appartiene non ha mai rinunciato.

Al di là di questo, pare che la visita di Joseph Ratzinger a Madrid mobiliterà come di consueto il suo corposo, pacifico e intollerante fan club. Come sempre accade in questi casi, in folle oceaniche come quelle previste nella capitale iberica è prevedibile la presenza del folle di turno, sospettato di voler attentare alla vita degli appartenenti alla schiera opposta.

Si registrano, ancora, scontri tra i papa boys e gli indignados. I primi pare che abbiano dimenticato il precetto cristiano del porger l’altra guancia.

Concludo ricordando che se fossimo in Italia e se io appartenessi alla cultura politica di riferimento del Vaticano, potrei includere quelle migliaia di giovani – infervorati da una fede che ammette schiaffi all’interlocutore e minacce di morte al laico che protesta – nella categoria degli sfaccendati e dei perdigiorno.

Poiché appartengo a una cultura che per sua definizione è laica e liberale, mi limiterò a definirli integralisti religiosi.

Apartheid cattolico

‎«No, il matrimonio non è legato alla sessualità, il matrimonio si basa sul consenso, cioè sulla volontà». Sono le parole di Pietro Lombardo, canonista medievale. Ho trovato, per caso, questa dichiarazione sul profilo Facebook di Yuri Guaiana, ricercatore presso l’Università degli studi di Milano e militante dei Radicali Italiani.

Il matrimonio come atto di volontà è una conquista moderna. Prima erano molto di moda, a ben pensarci, i matrimoni di interesse o quelli combinati. Il più delle volte, queste unioni erano benedette dalla chiesa cattolica. La stessa che oggi pretende che lo Stato laico faccia discriminazioni tra i suoi cittadini, in virtù di credenze faziose e obsolete che gli stessi appartenenti al cristianesimo non seguono nella loro prassi quotidiana.

Secondo tale organizzazione, i gay non possono accedere al matrimonio civile. Perché così sarebbe scritto sulla Costituzione.

Ricordo a questa gente che l’articolo 2 della nostra Costituzione recita che lo Stato riconosce le formazioni sociali dove si svolge la personalità dell’individuo.

L’eguaglianza formale dei cittadini e delle cittadine d’Italia è, per altro, garantita dall’articolo 3 del medesimo testo, che prevede che siamo tutti uguali a prescindere da differenze legate a condizioni personali.

E ancora: «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana».

I gay e le lesbiche hanno, quindi, diritto di sposarsi. Andare contro questa evidenza significa limitare la libertà dell’individuo, in pieno conflitto col dettato costituzionale.

È tutto scritto nella fonte del nostro diritto, la stessa fonte che assicura libertà di credo religioso a quei cattolici che pretendono che la legge non sia uguale per tutti e che ci siano privilegiati e discriminati.

Una situazione del genere si è avuta, a ben vedere, nell’Africa e nell’America dell’apartheid.

I seguaci di Ratzinger dovrebbero, di conseguenza, scegliere da che parte stare, tra tirannide (e quindi crimine) e diritto.

Ratzinger accusato di crimini contro l’umanità

Un po’ come Gheddafi, a ben vedere. Certo, l’attuale papa non bombarda con l’aviazione il suo popolo. Ma la sua predicazione, secondo Gert-Joachim Hetzel e Christian Sailer, i due avvocati tedeschi che hanno depositato la causa contro di lui presso la Corte Penale Internazionale (ICC) dell’Aia, non ha effetti meno letali.

Le accuse sono gravissime:

1. La conservazione e la leadership mondiale di un regime totalitario di coercizione, che sottomette i suoi membri con minacce terribili e pericolose per la salute;

2. l’adesione a una proibizione mortale dell’uso del preservativo, anche quando esiste il pericolo di infezione HIV-AIDS, e

3. lo stabilimento e il mantenimento di un sistema internazionale di insabbiamento di crimini sessuali commessi dai preti cattolici e il loro trattamento preferenziale, che aiuta e favorisce sempre nuovi crimini.

In altre parole, attraverso l’azione del Vaticano si favorisce la propagazione del virus dell’HIV, si coprono i preti pedofili e si fanno pressioni al di là del legale perché questo stato di cose risulti immutato.

Vedremo come procederà il tentativo dei due avvocati di portare il vescovo di Roma davanti al tribunale internazionale.

Non sorprende, in tutta questa storia, il fatto che i media italiani non ne abbiano fatto il minimo cenno.

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P.S.: il blog di Orientalia è la fonte dove poter trovare la notizia, con tanto di documentazione originale. Ancora una volta il web si dimostra strumento di democrazia e di libera circolazione delle idee.