Napolitano bis: Italia mummificata

Dopo le ore convulse di questi ultimi giorni per la rielezione del capo dello Stato, emergono alcuni fatti sui quali è bene soffermarsi e dai quali ripartire per comprendere le prossime mosse future della ormai devastata e disperata situazione politica nel nostro paese.

Andrò per punti.

1. Il Napolitano bis è l’emblema dell’Italia di oggi: inciuciona, gerontocratica, incapace di rinnovarsi, imprescindibilmente vecchia. In una parola soltanto: mummificata.

2. Il Partito democratico ne esce a pezzi – forse addirittura morto – e dimostra di essere quello che ho sempre pensato: il più grosso errore storico in Italia dopo fascismo e berlusconismo (di cui, a ben vedere, è solo una pallida emanazione).

3. Bersani adesso ha un grosso problema: deve restituire il voto per la sua coalizione a me e ad altri milioni di italiani/e che gli hanno dato fiducia. Anche se per l’ultima volta. E stavolta per davvero.

4. Il Partito democratico dovrebbe adesso eliminare la sua classe dirigente, quella proveniente dalla ex DC, dalla Margherita e dal PCI-PDS-DS. Ovvero: Bersani, Bindi, D’Alema, Finocchiaro, Letta, Franceschini, Fioroni, ecc. Ne va della loro sopravvivenza. Anche se, da come si sono messe le cose dalle elezioni in poi, mi sa che più che un auspicio, dovremmo cominciare a pensare a un epitaffio. Ma vedremo cosa accadrà adesso.

5. Berlusconi trionfa per l’ennesima volta: non ha più nemici interni, non ha più avversari esterni. Se dovesse vincere alle prossime elezioni (e le vincerà) avrà praticamente in mano un potere assoluto, complice anche un presidente del tutto compiacente quale Napolitano è stato (e sarà).

6. Grillo e il suo M5S rappresentano una grossa incognita: saranno capaci di concentrare il desiderio di cambiamento? Riuscirà il partito di Grillo a dotarsi di una classe dirigente capace di portare il paese verso una politica di rinnovamento reale? Si abbandoneranno certi toni per assumersi responsabilità politiche? A guardare personaggi come Crimi e Lombardi sembrerebbe di no. Ma anche qui dobbiamo solo aspettare.

7. La situazione attuale è diretta responsabilità di tutti gli attori politici attuali. Grillo e M5S inclusi. Militanti, elettori e simpatizzanti si facciano un bell’esame di coscienza. Se avessero sostenuto Bersani da subito, forse non si sarebbe arrivati a questo punto. E invece.

8. Rimasto Napolitano, bisognerà vedere cosa proporranno i partiti per superare l’impasse politica. Tramonta ogni ipotesi di collaborazione tra Pd e M5S. Aspettiamoci un “Monti bis”, un “Amato di nuovo qua”, un “Berlusconi quattro” (ma con le prossime elezioni) e la solita Italia di merda.

9. La dirigenza del Pd consegnerà il suo destino in mano a Berlusconi, il quale, come ha sempre fatto, farà saltare il tavolo al momento a lui più opportuno. Quindi se ne deduce che il Pd ha di fatto consegnato il paese a Berlusconi. E questo lo rende non solo invotabile, ma anche complice.

10. Vendola auspica un soggetto politico nuovo. E se ne sente il bisogno. Magari uno il cui simbolo ricordi quello del film Ghostbusters. Con i protagonisti tutti della seconda repubblica al posto del famoso fantasmino.

Per il resto, come ho già scritto almeno due volte, c’è da aspettare. Col timore di dover attendere, questa volta sì, la fine.

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I due no a Bersani e a Rodotà

La gente vuole Rodotà. L’opinione pubblica, l’elettorato del Partito Democratico di SEL e del MoVimento 5 Stelle, guardano con favore alla sua elezione. Oggi su Twitter Paolo Flores d’Arcais ha scritto a chiare lettere che l’elezione del giurista aprirebbe la strada anche ad un’intesa tra Pd e M5S per il governo. La società civile sarebbe più felice e si sentirebbe finalmente rappresentata anche sullo scranno più alto delle istituzioni italiane.

Basterebbe dire solo sì e il nodo che ci ha portati all’inazione, per tutti questi mesi, si scioglierebbe in un colpo. Condannando Berlusconi a una permanenza all’opposizione che per lui sarebbe solo logorante. E invece…

Ma vogliamo analizzare fino in fondo le ragioni di questa ennesima impasse?

Ieri Grillo ha negato il sostegno a Bersani, facendo tornare in campo lo spettro delle larghe intese e consegnando al leader del PdL un potere fortissimo di veto su ogni decisione futura. E non ne sentivamo di certo la necessità.

Oggi Bersani e i suoi non riescono a vedere oltre se stessi e il grigiore istituzionale che rappresentano, riuscendo a dialogare solo con quelle forze politiche che rappresentano il passato e l’attuale sfacelo dell’Italia.

Quando bastava semplicemente dire due sì: ieri al governo di Pd e SEL e oggi a Rodotà presidente. E invece.

Il Quirinale e l’anima del M5S

Scrive Andrea Scanzi, sul suo profilo Twitter:

#quirinarie. 10 (bei) nomi di sinistra o certo non di destra. Quelli che “il #M5S è fascista” possono (devono) vergognarsi. Serenamente.

La rosa di nomi che i sostenitori e le sostenitrici del partito di Grillo hanno scelto per presentare il loro candidato alla Presidenza della Repubblica dimostra, in effetti, un’anima profondamente orientata più a sinistra che alla peggiore destra di tutti i tempi (e di tutti i luoghi, eccezion fatta per le dittature militari sudamericane).

Vediamo chi sono le personalità indicate dal Movimento 5 Stelle (in ordine alfabetico):

– Bonino Emma
– Caselli Gian Carlo
– Fo Dario
– Gabanelli Milena Jola
– Grillo Giuseppe Piero detto Beppe
– Imposimato Ferdinando
– Prodi Romano
– Rodotà Stefano
– Strada Luigi detto Gino
– Zagrebelsky Gustavo

nomi come quello di Zagrebelsky, Rodotà e Prodi, tra gli altri, danno un colore politico specifico al partito grillino. Ed è confortante che compaiano due nomi di grande spessore istituzionale e culturale al femminile, quali Bonino e Gabbanelli, anche se ancora, pur nei movimenti anti-sistema, la politica è pensata per lo più al maschile.

Ma torniamo al commento di Scanzi: il M5S ha dato prova, con quella lista, di essere culturalmente e politicamente progressita e non certo populista, conservatore e laido come lo schieramento guidato da Berlusconi & co. Ma andrebbe aggiunta, e Scanzi questo non lo fa, un’ulteriore considerazione: se l’anima del M5S è di sinistra, risulta ancora più incomprensibile il no a un governo con il Pd e Sel.

Oggi su Gay’ Anatomy: “Al Quirinale voglio…”

In questi giorni convulsi, in cui non si vede uno spiraglio certo per la sorte del governo Bersani, destinato a navigare a vista nei tempestosi mari del Senato, la più alta carica dello Stato fa gola a molti, a cominciare da quel Berlusconi che già grida al golpe, perché secondo la sua lettura della Costituzione non sarebbe possibile una tripletta tutta a “sinistra”, insieme alla presidenza delle due camere già assegnate a Grasso e Boldrini.

Ignora, re Silvio, che ci sono diversi precedenti che assegnano alla maggioranza di governo non solo Montecitorio e Palazzo Madama, ma anche il Quirinale. Sarebbe il caso che qualcuno glielo ricordasse. Anche perché sarebbe gioco facile, per il PdL, sostenere adesso il Pd, ottenere la presidenza della Repubblica, ribaltare il tavolo, tornare a votare e fare l’en plain, tra esecutivo e altri palazzi, una volta tornati al governo. Per non parlare del fatto che un presidente in quota PdL farebbe passare qualsivoglia “porcata” di un futuro governo berlusconiano. E, in caso di governo Bersani, rallentare la sua azione con continui rimandi alle camere.

In questo quadro così complesso, perché scegliere Emma Bonino come futuro presidente della Repubblica? Scoprilo su Gay’s Anatomy.