E Scalfarotto querela l’attivista gay

La notizia circola in rete da un po’. Soprattutto sui social network. Ma andiamo per ordine e ricostruiamo la vicenda.

Dopo aver presentato la legge contro l’omo-transfobia, il movimento si è abbastanza incazzato col suo relatore, Ivan Scalfarotto, visto come l’ennesimo politicante che ha svenduto alla “ragion di stato” e peggio ancora alle larghe intese l’unica cosa che andava fatta – l’estensione della Mancino – per una norma che non prevede le dovute aggravanti.

Il signor Massimo Falchi, attivista gay, si è lasciato andare nel seguente commento:

scalfarotto_falchi

e per questo si è visto recapitare una querela – proprio da Scalfarotto – per offese, diffamazione e “minacce”… (voi le vedete?).

Adesso è innegabile che il linguaggio usato va tutto a discapito del messaggio politico che si voleva veicolare – e ampiamente legittimo, a mio parere: i parlamentari gay del Pd non aiutano la causa LGBT e quindi non andrebbero più votati, assieme al loro partito – anche se può risultare comprensibile un momento di sconforto e la conseguente mancanza di stile nella produzione di quel messaggio. Occorrerebbe essere coi nervi più saldi e mi rendo conto, proprio sulla mia pelle, che non è sempre facilissimo.

Ma questa vicenda, che si potrebbe archiviare come un esempio di sbracamento da social network, racchiude una profonda contraddizione: quella di chi in pubblico ti dice che non aggiungerà mai l’aggravante per i reati basati sul pensiero che l’eterosessualità sia una condizione privilegiata e superiore, rispetto all’omosessualità – e stiamo parlando della cosiddetta clausola a favore dei vescovi, che tanto piace anche a Bindi e Binetti (chissà come mai) – perché “non manderò mai in galera chi non la pensa come me” e poi di fronte a un “vaffanculo” non ha problemi a lanciare querele.

In politica la credibilità dovrebbe essere tutto. E la credibilità si conquista cominciando proprio nell’essere coerenti con se stessi e con le cose che si dicono. Personalmente mi auguro che l’onorevole Scalfarotto ritorni sui suoi passi e impegni il tempo a rendere il suo disegno di legge, per quanto possibile, meno indignitoso. Ne trarremmo tutti e tutte un indiscutibile giovamento. Lui per primo.

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P.S.: per dovere di informazione devo segnalare quanto riportato a me personalmente e in pubblico, su Twitter, da Ivan stesso

tweetscalfarotto

la discussione segue con un mio invito a pubblicare l’immagine del post incriminato. Ad ogni modo, anche questa vicenda segna il degrado del dibattito italiano circa la questione omosessuale. Ahinoi.

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Il paradosso del deputato gay

Una cosa che i politici avrebbero dovuto fare in merito al suicidio del quattordicenne romano? Mantenere il silenzio o, al massimo, dichiarare il proprio scoramento umano di fronte a una tragedia così crudele e assurda allo stesso tempo. Così non è stato. Chi ha usato il fatto per attaccare il movimento (come Giovanardi), chi per giustificare la pessima legge che sarà votata in parlamento (“la legge non lo avrebbe comunque salvato”, secondo il pensiero di Alicata), chi per giustificare se stesso e la propria condotta. Quest’ultimo è il caso di Scalfarotto, che ha scritto un post, sul suo blog, in cui ribadisce che:

  • la (sua) legge contro l’omofobia è l’unica possibile
  • non sarà un provvedimento contro i cattolici (ma nessuno lo ha mai chiesto)
  • il vero nemico è il movimento LGBT che lo critica e che vuole mantenere lo status quo
  • risponderà col silenzio alle critiche, impedendo qualsiasi forma di dibattito (ed evviva la democrazia).

Seguono varie amenità contro il M5S, del quale certi suoi rappresentanti verranno querelati per averlo considerato il mandante morale del suicidio del giovane romano (e a questo punto tanto valeva scrivere il più famoso “lei non sa chi sono io”) e un paio di bugie sulla legge Mancino (visto che non è vero che si sta estendendo quel provvedimento, ma se ne sta facendo uno a parte di tipo segregazionista per le persone LGBT che però tutelerà gli omofobi nella loro facoltà di insulto e di propaganda contro omosessuali e persone trans).

A questo articolo risponde il Circolo Mario Mieli di Roma, attraverso un comunicato ufficiale del suo presidente, Andrea Maccarrone che si chiede come mai il deputato democratico difenda ancora una volta il fronte omofobo (quello della famosa lettera all’Avvenire, per intenderci) mentre arrivano insulti al movimento (accusato di “sindrome di Stoccolma”, ovvero di amare i propri carnefici a tal punto da voler mantenere uno stato di guerriglia permanente). E si anche fa notare che il dibattito sulle leggi si fa sempre prima che esse vengano approvate, secondo la normale dialettica democratica di un paese europeo e occidentale.

Invito tutti e tutte voi a leggere i documenti in questione, sebbene mi renda conto quanto sia poco ferragostana questa vicenda che poteva essere cristallina e si è invece trasformata nell’ennesima grottesca puntata della storia dei diritti civili in Italia targata Pd.

Io mi limiterò a far notare che l’onorevole Scalfarotto, la cui elezione avevo pure salutato con favore, sta determinando la situazione paradossale per cui oltre a ricevere il plauso di Paola Binetti & Co. (e questo dovrebbe farlo riflettere e non poco) e le critiche di parte del movimento LGBT, quello più coraggioso almeno (e questo dovrebbe far riflettere noi, ancora largamente incapaci di saper dire “no!” al potente di turno), sta portando in aula un provvedimento che permetterà ai Buttiglione e alle Bindi di turno di poter continuare a dire che l’omosessualità è una perversione, un errore o un peccato. Argomenti su cui si fondano poi tutte le violenze, psicologiche e fisiche, conseguenti.

Contemporaneamente, se da un lato garantisce agli omofobi il diritto di manifestare il loro odio verbale, pardon, la loro “opinione” su milioni di gay, lesbiche e trans, dall’altro querelerà chi lo considera corresponsabile in fatti che vedono giovani adolescenti suicidarsi per il clima di odio alimentato dalla componente cattolica del suo partito.

Scalfarotto dà prova di non amare le critiche (e reprimerle) da parte dei suoi avversari, tradendo il concetto stesso di democrazia; e di tollerare e seguire il plauso dei suoi nemici, tradendo il movimento delle cui istanze di cui si era fatto portatore. La sindrome di Stoccolma in tutto questo permane, ed è evidente, ma forse andrebbero rivisti i termini della sua attribuzione.

Andiamo a litigare col parroco…

Riporto dal sito dell’UAAR:

Lo sbattezzo, visto dalla parte della Chiesa, si chiama apostasìa. Se da un punto di vista dottrinale è un peccato mortale, per il diritto penale della Chiesa, applicabile a tutti i battezzati, rappresenta invece un «delitto» (Codice di diritto canonico, can. 1041).

Quindi se ho ben capito, se non mi dichiaro cattolico sono peggiore dei pedofili che questi signori nascondono nelle loro chiese.

Per questa ragione durante il 24 dicembre, proprio in occasione del Natale, decisi di regalarmi la cancellazione dai registri parrocchiali, sia perché lo dovevo a me stesso e all’alta considerazione che ho di me in quanto cittadino onesto e laico, sia perché non posso più permettere a questi signori di battere cassa allo Stato italiano, in un momento di crisi come questo, in virtù del fatto che mi considerano un loro credente, con quella truffa chiamata otto per mille.

Ebbene, a distanza tre mesi e oltre, non ho ancora ricevuto nessuna notifica da parte di questi gentili signori che per legge sono obbligati a trasmettermi, attraverso raccomandata, l’avvenuta cancellazione dagli elenchi della parrocchia.

Vorrà dire che per Pasqua, dentro l’uovo, troverò una bella lite (con tanto di denuncia penale da parte mia) col parroco della chiesa in cui sono stato battezzato.

E tanti auguri!

Vasco Rossi fa chiudere Nonciclopedia: web in rivolta

Le cose sono andate più o meno così: Vasco Rossi ha fatto chiudere Nonciclopedia, l’enciclopedia satirica che faceva il verso alla più nota Wikipedia. La pagina a lui dedicata era stata ritenuta offensiva dal cantante che ha dato mandato al suo legale per chiedere i danni.

I curatori del sito hanno fatto sapere che avevano detto al legale che erano disposti a rimuovere le parti ritenute offensive, ma dall’avvocato di Vasco nessuna risposta in merito. Il resto della querelle lo si può leggere sulla home di Nonciclopedia.

A tutto questo va aggiunto, per quel che mi riguarda:

1. Vasco Rossi ha fatto come qualsiasi potente, tronfio e pieno di sé. Si sa che la satira è feroce, quando è buona, e non fa sconti a nessuno. Chi accetta la satira viene però di fatto umanizzato e quindi gradito alla gente. Basti pensare a D’Alema. Quando la Guzzanti lo imitava era addirittura simpatico. Adesso, invece, risulta amabile come una peritonite.

2. La chiusura del sito e il comunicato che ne consegue hanno il solo effetto di metterlo ancora più in ridicolo, descrivendolo come un uomo inadeguato al tempo presente, che poi è il tempo del web.

3. Vasco Rossi si è ostinato a costruirsi questa figura di sessantenne che vuol fare il giovane ad ogni costo, per poi dimostrare, quando avrebbe dovuto dar prova di una certa duttilità mentale, di essere l’equivalente umano di uno scheletro di dinosauro.

4. Ciò che ha veramente leso la sua immagine è stata quest’azione legale contro un sito molto amato dai giovani. Il web protesta vibrantemente, su Twitter il trend #vascomerda sta esplodendo – è il terzo al mondo, in questo momento – e c’è chi lo ha ribattezzato “mito di cartapesta”.

Credo che avrebbe fatto molto meglio a farsi una risata.