Le regionali, i gay russi e i leader di casa nostra

Il pride a Mosca (foto di Repubblica.it)

Il pride a Mosca (foto di Repubblica.it)

Sfogliando i giornali, vengo a sapere che anche quest’anno il “mini-pride” degli attivisti russi è finito con le solite aggressioni e i soliti arresti. Non che da Putin e il suo regime ci si potesse aspettare qualcosa di meglio. Ma vi invito a vedere i volti di chi viene massacrato di botte e quelli di chi fa violenza. Giusto per capire che non è poi così automatico lo stile di vita che possiamo permetterci qui in Italia (tra mille se e ma) e più in generale in occidente. E che dovremmo difenderlo. Anche qui, a casa nostra.

Credo a questo proposito, ed è una mia personale suggestione, che nelle piattaforme politiche dei nostri pride dovrebbe esserci una voce che solidarizza con chi, tra comunità in Russia e in altri paesi, lotta contro questo tipo di violenze.

Ricordo inoltre che oggi ci sono le elezioni regionali. Salvini, considerato l’antagonista principale del Pd, ha detto di essere un estimatore di Putin e lo ha detto più volte. Se qualche persona LGBT pensa di dare il voto ai suoi candidati, guardi prima le foto e poi si faccia due domande. Non è un esercizio mentale difficile. Basta chiedersi, per cominciare: “è questo che voglio per me?”.

Dopo di che votate in libertà. Ma votate, anche, nel nome di essa.

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Il cristianesimo contemporaneo, nuovo nazismo

Yoweri Museveni, presidente ugandese

“Finalmente” – diranno gli omofobi (ma non esplicitamente, perché in fondo sono dei vigliacchi) – in Uganda è legge la normativa che prevede l’ergastolo per le persone omosessuali.

Le motivazioni filosofiche di questo provvedimento, a sentire il presidente Yoweri Museveni, sono le seguenti: l’occidente vuole imporre i propri valori, in una sorta di dittatura relativista, ai sani principi dei popoli africani. Con questo pretesto, inoltre, USA e Europa vogliono corrompere le giovani generazioni ugandesi, “convertendole” all’omosessualità.

l’organizzazione omofoba “Manif pour tous Italia”

Argomentazioni molto simili a quelle di Manif pour tous e delle sfere religiose locali. Non puntano il dito contro gli Stati Uniti, perché qui da noi certa gente è sì diversamente intelligente, ma fino a un certo punto. Eppure la sostanza è quella.

D’altronde, sono proprio le chiese locali e di matrice cristiana, in Uganda, a perorare la nascita di legislazioni antigay. Così come è giù successo in Russia, a ben vedere: il neo-nazionalismo putiniano si fonda proprio sull’alleanza con la chiesa ortodossa che ha preteso, e ottenuto, la limitazione dei diritti civili per le persone LGBT.

Ovviamente non è un problema solo di cultura cristiana. Basti pensare a cosa succede in Nigeria, dove la sharìa ha esteso la pena di morte ai gay. Così come in Iran, Arabia Saudita, Sudan, ecc. Fa specie, tuttavia, che le realtà cristiane – le stesse che tanto si scandalizzano (e giustamente) quando l’integralismo religioso islamico fa strage tra i cristiani stessi – poi facciano sponda con gli altri monoteismi quando è il momento di rendere la vita impossibile a omosessuali, bisessuali e trans.

Vladimir Putin e il patriarca ortodosso russo

Sembra che credere in un unico dio non lasci spazio al valore delle differenze e al rispetto per l’individuo. La storia dell’uomo è piena di questi orrori: ieri a danno di ebrei, neri e donne. Oggi le vittime sacrificali sono le sessualità “non normative”. In un contesto planetario in cui, proprio dentro la cultura occidentale, specialmente quella di tipo cattolico-romano, nascono movimenti contro i matrimoni e le leggi antiomofobia e di fronte al sostanziale silenzio del vescovo di Roma, che mai ha condannato la violenza omo-transfobica, limitandosi a ricordare semmai che il giudizio sulle persone LGBT è già stato scritto sul catechismo: il testo ufficiale della chiesa di Roma che bolla l’omosessualità come grave perversione da ostacolare ad ogni modo.

Adesso il cristianesimo contemporaneo, tramite i suoi capi e i propri fedeli, sta lavorando alacremente per il contenimento delle libertà della gay community: laddove può, provvede con l’eliminazione fisica. Dove non può, si limita a imporre il divieto all’eguaglianza giuridica. Il tutto sotto il simbolo della croce. Non uncinata, siamo d’accordo. Ma gli effetti sono gli stessi di un periodo storico che speravamo fosse finito del tutto. E invece.

L’Ucraina e gli amici di Putin

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gli scontri a Kiev

Un paio di dati e una riflessione sull’attuale crisi ucraina.

I numeri: oltre cento morti a Kiev, quasi cinquecento i feriti, pub, negozi e magazzini trasformati in obitori e luoghi di primo soccorso. Una ragazza ha scritto un tweet, dopo essere stata colpita alla gola: “Muoio”. La situazione, purtroppo, è destinata a peggiorare.

La riflessione: voi che inorridite per i fatti di Kiev, ricordate che gli stronzi della situazione sono amici di Putin. Sì, quello delle leggi antigay. Tanto per capire di cosa stiamo parlando.

Diritti LGBT: verso la russificazione italiana

Roma, le associazioni sventolano il rainbow

Roma, le associazioni sventolano il rainbow

Non sono tempi buoni, questi, per le persone LGBT italiane. Ieri sera, alle 20:00 le sigle romane, il Circolo Mario Mieli, Arcigay e il DGP, si sono date appuntamento in via Gaeta per protestare pacificamente di fronte l’ambasciata russa. La ragione della manifestazione stava nell’arresto di Vladimir Luxuria a Sochi, per i fatti che tutti/e conosciamo. Rilasciata, le associazioni hanno deciso di confermare l’appuntamento per lanciare un messaggio simbolico al presidente Putin, contro le sue politiche ai danni della gay community del suo paese.

Arrivato al luogo dell’appuntamento, ho avuto la sgradevole sorpresa di trovarmi di fronte a una situazione surreale. La polizia italiana, rappresentate in quel momento dello Stato a cui pago le tasse, ha impedito a me e ai/lle manifestanti, di posizionarci di fronte la sede diplomatica per esporre il rainbow.

La manifestazione si è allora spostata in via di Castro Pretorio dove si è bloccato il traffico in risposta a questo atto antidemocratico. L’occupazione è terminata solo quando ci si è accordati, grazie anche alla mediazione della parlamentare di SEL, Ileana Piazzoni, per mandare una delegazione di fronte gli uffici diplomatici russi.

Non mi risulta che fossero presenti gli altri partiti, a parte Sinistra Ecologia e Libertà. Praticamente assente il Pd, con l’unica eccezione di Aurelio Mancuso (credo a titolo personale). Un centinaio in tutto i manifestanti. Non sono mancati momenti di tensione con le forze dell’ordine ed è volato anche qualche spintone.

La polizia era in evidente imbarazzo, ma ha seguito quelle direttive che di fatto hanno trasformato, per quelle ore, il nostro paese in una dependance del Cremlino. È assurdo, infatti, che si impedisca  ai cittadini e alle cittadine onesti/e di questa repubblica di attraversare il suolo pubblico, in territorio italiano, per manifestare il proprio pensiero.

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il sit in di NCD a sostegno dei marò

Tanto più grave se consideriamo il fatto che è stata permessa ai militanti del NCD di Alfano di fare un’iniziativa analoga – del tutto legittima – a favore dei marò detenuti di fronte l’ambasciata indiana. Dobbiamo forse pensare che manifestare per i diritti LGBT sia inammissibile, nel nostro paese? Perché ciò che ieri è successo in via Gaeta si configura come un atto pubblico contro la comunità omosessuale.

Qual è la differenza, a questo punto, tra il nostro paese e ciò che accade all’ombra del Caucaso e degli Urali?

Personalmente, credo che sia doveroso pagare le tasse al paese per stipendiare anche quegli agenti, che dovrebbero avere lo scopo di difendermi dai pericoli e mantenere l’ordine pubblico. A tal proposito, posso affermare che ieri la polizia ha reso un grande servizio. Peccato che lo abbia reso a chi i gay li manda in prigione. E questa è un’ulteriore ferita ai danni di milioni di cittadini e cittadine per bene, delle rispettive famiglie e delle persone a esse solidali.

Gli omofobi hanno Povia, i premi nobel tifano gay

Costanza Miriano

Cerchiamo di tracciare il punto del dibattito pubblico italiano e mondiale sulla questione dei diritti delle persone LGBT.

Sabato scorso a Roma c’è stato il raduno delle associazioni omofobiche riunite nella sigla Manif pour tous. Poche centinaia di attivisti e qualche curioso a piazza del SS. Apostoli, a dire il vero… Alla manifestazione hanno aderito personalità del calibro politico di Carlo Giovanardi, Giorgia Meloni e Eugenia Roccella. Animatrice della kermesse, la giornalista Costanza Miriano, nota alle cronache per i suoi libri dai titoli rassicuranti, Sposati e sii sottomessa, per essere a favore delle leggi omofobiche in Russia e per aver recentemente proferito frasi del tipo: «Una donna incinta deve essere costretta a partorire». Tanto per avere la dimensione della pacatezza di chi appoggia certe iniziative.

Nel frattempo, in evidente crisi di notorietà – che i piccioni siano volati via e i bambini abbiano smesso di stupirsi di fronte alla banalità dei suoi testi? – sulla sua pagina Facebook, Povia tuona contro le adozioni da parte delle coppie omosessuali.

Angelino Alfano, intanto – quello che per intenderci ha votato provvedimenti che vogliono Ruby Rubacuori nipote di Mubarak e che ha fatto estradare la moglie di un dissidente politico kazako – minaccia di far cadere il governo, ribadendo la sua contrarietà ai “matrimoni gay”. Come se la cosa fosse in agenda…

Ian McKellen

Tuttavia, siccome viviamo anche in un mondo che sa essere bello e buono, vi faccio notare quanto segue.

Fiorella Mannoia, in aperta polemica con l’autore di Luca era gay, gli ricorda che i gay non esistono. Esistono gli esseri umani. E se c’è amore, c’è sempre dignità, legittimità e, in una parola soltanto, famiglia.

Nel Regno Unito, sir Ian McKellen – per chi non lo conoscesse, è l’attore che ha interpretato il ruolo di Gandalf ne Il signore degli anelli – ha avviato una petizione contro la legge antigay di Vladimir Putin. A questo appello hanno aderito ben ventisette (27) premi nobel, nel campo della scienza e delle arti.

Cos’altro dire? Il fronte dei diritti umani ha dalla sua parte persone, prima ancora che personaggi, che hanno dedicato (e dedicano) la loro vita all’arte e alla ricerca. Dall’altra parte, l’omofobia ha come sponsor quattro sgallettati, un cantante che, quando gli va bene, si vede solo a Sanremo e un residuato del berlusconismo.

Direi che la pratica è chiusa.

La Russia bandirà i gay?

Putin e il patriarca russo

La chiesa ortodossa russa vuole proporre un referendum per bandire le relazioni omosessuali. In un paese ad elevato tasso di omofobia dove già vige una legge che vieta la libertà di associazione e di espressione per le persone LGBT.

A riprova che quando la religione nuoce alla democrazia, la libertà religiosa non è un valore.

La nostra cultura, democratica e occidentale, è molto chiara su questo punto. La “libertà” religiosa non è un valore assoluto, ma va sottoposto alle leggi vigenti. Se le leggi sono buone, cioè orientate al rispetto della comunità, minoranze incluse, si può essere liberi di praticare la fede che più piace. Se le leggi sono disumane, si crea questa commistione tra legge e un certo tipo credenze, le quali trascendono in dogmatismo, integralismo e fondamentalismo.

La storia dell’Europa è attraversata da una tensione che porta le società a liberarsi da questo tipo di giogo. Non a caso le società più libere (e liberali) sono quelle laiche, che pongono paletti costituzionali alle istanze della fede.

In parole più povere: puoi credere in Allah, in Gesù o in un feticcio precolombiano, ma non puoi infibulare le donne, pensare che siano inferiori agli uomini (o pensare che gay e lesbiche siano meno meritevoli di diritti rispetto agli eterosessuali) o praticare sacrifici umani.

Per tale motivo alla libertà religiosa, che è un “falso valore” poiché inapplicabile, preferisco la verità della ragione che è l’essenza della democrazia.  Lo capissero anche in Russia, forse farebbero un passo in avanti verso il concetto di civiltà. Perché dopo zarismo, stalinismo e l’era di Putin stanno veramente messi male, all’ombra degli Urali.

Miriano: bene Putin contro gay, le donne partoriscano anche con la forza

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Donne da far partorire anche contro la loro volontà. I gay alla stregua di prodotti OGM, versione post-moderna del più tradizionale “contro natura”. Putin eroe assoluto, proprio perché ha fatto leggi che incarcerano le persone LGBT.

Abbiamo appena trasmesso “l’invasata del giorno”. Alias: Costanza Miriano, giornalista cattolica integralista, ai microfoni della trasmissione che più di tutte si prodiga per diffondere idee omofobe nella nostra società: la Zanzara.

Faccio presente che la signora Miriano ha scritto libri sulla sottomissione della donna, richiamandosi a Saulo di Tarso, in arte san Paolo.

Farei notare a questa signora che se applicassimo alla lettera la predicazione del suo beniamino, dovremmo anche obbligarla a tacere. E visto che auspica, di fatto, la galera per partorienti e omosessuali, chissà magari l’auspicio di un trattamento analogo le farebbe capire la dimensione delle boiate da lei proferite ai microfoni dell’orrido Cruciani.

Putin e Francesco, pappa e ciccia

La mia solidarietà oggi va agli amici e alle amiche di Trieste, per dover sopportare l’orripilante prensenta di Putin.

Ai miei amici e alle mie amiche pro-Bergoglio, quelli/e che “lui è un papa gay-friendly”, oltre a invitarli di nuovo a rileggere davvero le dichiarazioni dell’attuale pontefice in merito all’omosessualità, faccio invece notare che durante la sua visita a Roma se lo è ricevuto con tutti gli onori del caso.

Putin. Quello che ha fatto le leggi antigay in Russia. E che di recente ha reso illegale pure l’interruzione di gravidanza. E Bergoglio. Quello che ti sussurra, con fare simpatico, che l’omosessualità è oggettivamente una schifezza. Ma poi chi è lui per giudicare? Già tutto scritto nel catechismo. Per ricordarvi sempre a chi dedicate il vostro tifo religioso, giusto per sentirvi accolti in una casa che ha bisogno del vostro sangue – e di quello delle donne – per poter sopravvivere.

Più vicini alla Russia di Putin

Lo scorso anno scolastico ho parlato della Giornata mondiale contro l’omofobia nelle mie classi. Come faccio sempre, perché insegno anche educazione civica e mi sembra giusto dare valore all’articolo 3 della nostra Costituzione. Alcuni genitori si lamentarono della cosa, perché «a scuola di queste cose è meglio non parlarne» – questa fu la motivazione ufficiale, in una lettera di protesta alla presidenza dell’istituto in cui prestavo servizio – e perché sarebbe stato opportuno informare le famiglie rispetto alla proiezione di video che potevano urtare la loro sensibilità in virtù delle loro idee e della loro fede.

Dissi al mio dirigente scolastico che avevo tutte le carte in regola per fare quella lezione: era legata a una parte del programma ministeriale, c’era l’avallo del ministero, i video erano assolutamente idonei a un pubblico di minori – e solo dover giustificare questo fu per me abbastanza umiliante, in quanto si fecero associazioni mentali con materiale non adatto, come se avessi fatto vedere film a luci rosse – e che così non mi ero curato della “sensibilità” di certe famiglie su temi come la Giornata della Memoria e la Giornata internazionale della Donna, non vedevo il motivo di pormi il problema dell’eventuale omofobia di padri e madri che hanno paura che si possa insegnare ai loro figli e alle loro figlie il concetto di pieno rispetto altrui.

Ieri è stata approvata alla Camera una legge che se da una parte dice di punire comportamenti lesivi contro gay, lesbiche, trans, ecc, dall’altra dà la possibilità agli omofobi di esprimere il loro disgusto contro tutti e tutte noi nelle chiese, nelle strutture sanitarie, nelle associazioni, nei partiti e, appunto, nelle scuole.

Mi chiedo: con questa legge, cosa accadrà il prossimo 17 maggio? Avrò la libertà di fare quello che ho sempre fatto o dovrò dare diritto di rappresentanza a chi vorrà dire, ad esempio, che va bene, i gay non vanno picchiati, ma che devono comunque rimanere ai margini della società perché così c’è scritto in qualche versetto biblico? Perché così come appare, e sempre se verrà approvato anche al Senato, il ddl in questione permetterà questo tipo di affermazioni da parte di un docente di religione o di una collega di lettere dell’Opus Dei.

C’è una profonda amarezza in quella che dovrebbe essere una giornata di festa. La sensazione dell’ennesima sconfitta storica, di fronte alla pressione di poteri che la politica non solo non riesce a contrastare, ma che vuole a tutti i costi compiacere. Perché di questo si è trattato ed è l’ora di dirlo in modo chiaro e forte: la legge “contro” l’omofobia è stato il banco di prova della tenuta delle larghe intese, sul quale si sono sacrificati i diritti civili e a danno specifico delle persone LGBT; ed è stato l’ennesima concessione alle sfere religiose, di cui questo Pd è succube.

La legge ha evidenziato in modo chiaro che, contrariamente a quanto ci dicono i vari militanti, sicuramente in buona fede, il Partito democratico non è l’unica forza con la quale otterremo dei diritti. È, invece, il principale ostacolo affinché questi si affermino nella loro interezza e in nome della piena dignità delle persone LGBT. Nel nome di quel pieno rispetto che cerco di inculcare nelle mie classi.

Per non parlare del fatto che l’intero decorso di questa norma è e rimane un magistrale esempio di omofobia istituzionale, proprio per come è stata condotta: continui rimandi, sudditanza culturale alle destre, totale sordità alle richieste del movimento e dei partiti che erano disposti a votare l’estensione alla legge Mancino, gioco al ribasso, ecc. E perché tutto questo? Perché si trattava di un provvedimento per “froci”, nella cultura giuridica di buona parte di quell’aula.

Mi chiedo come faranno quei deputati – e relativi supporter – che hanno decretato questa sconfitta umana, prima ancora che politica, a presenziare serenamente ai prossimi pride o alle iniziative del movimento LGBT. Personalmente, non vorrei più vederli a utilizzare le nostre giornate per farne strumento di autopromozione. Se politica e movimento non riescono a incontrarsi, prendiamone atto: meglio fuoco sotto la cenere, in attesa di tempi più opportuni, che annacquati nella fanghiglia dei compromessi di palazzo.

Mi chiedo, ancora, se queste sono le premesse sul minimo sindacale – svilito e reso inutile proprio da chi avrebbe dovuto rappresentarci – della legge “contro” l’omofobia, cosa mai potranno partorire questi individui su futuri provvedimenti sulle unioni civili. Forse è meglio fermarsi un attimo e riflettere: è giusto dare ancora credibilità a un partito che da sempre, da quando è nato a oggi, si è dimostrato non all’altezza, per non dire complice di quello che nel sentire comune è stato visto e vissuto come l’ennesimo tradimento?

Una critica va fatta anche al movimento: anni di divisioni e personalismi ci hanno condotto a questi risultati. Ritrovare unità e strategia. E colpire duro – nei margini della lotta democratica – chi ci vuole le persone LGBT insultate, discriminate, picchiate o addirittura morte.

Doveva essere una giornata di gioia, per cui festeggiare l’ingresso reale nell’Europa dei diritti. E invece ci siamo avvicinati di un passo, e pure importante, alla Russia di Putin. Vedo solo molta rabbia da parte della gente comune, mentre nei palazzi si recita il mantra “dell’unica legge possibile”, per cui meglio una schifezza che niente.

A scuola il mio professore di filosofia ci diceva che tra niente e pseudoniente era preferibile il primo. Su quello puoi sempre costruire qualcosa. Sulle rovine del diritto puoi solo aspettarti il peggio. Oggi il peggio è arrivato.

Russia e diritti LGBT: una cartina al tornasole per la civiltà

Il vento della Siberia colpisce la comunità LGBT in Russia. Una proposta di un parlamento locale della regione siberiana di Novosibirsk è stato inviato e approvato dalla Duma e che prevede che qualsiasi atto di “propaganda” dell’omosessualità, dal parlarne ai minori fino ai gay pride, verrà punito con multe salate, con l’arresto e la prigione. La legge dovrà essere ancora discussa e votata in aula altre due volte, ma il primo sì dei deputati è stato schiacciante.

Tutto questo avviene mentre nel mondo il presidente americano Obama, nero e democratico, si appresta a varare norme a favore della gay community. E Obama, ricordiamolo, è quel presidente che sta cercando di costruire una forma di stato sociale nel suo paese, di dare più diritti alle classi disagiate e di far ricadere le spese di questi costi sociali sui ricchi.

Tutto questo avviene mentre in Francia il socialista Hollande sta cercando di rendere il matrimonio non più un privilegio per le coppie eterosessuali, ma un diritto di tutti e di tutte, scatenando le rappresaglie delle confessioni monoteiste, cristiani ed ebrei in prima linea.

La Russia di Putin, invece, si riallaccia al suo passato fatto di tirannide e di disprezzo per i diritti umani. Le argomentazioni del partito putiniano sono le stesse di certi nostri rappresentanti locali, da Albertini a La Russa, passando per le immancabili Bindi & Binetti: la salvaguardia delle giovani e future generazioni, il concetto “sacro” e/o “naturale” di famiglia, la condanna del vizio e della perversione e via discorrendo. Il tutto con la benedizione del pope di turno (o del papa di turno, se guardiamo a noi).

Tra poco in Italia ci saranno le elezioni. La scelta per i candidati al parlamento dovrebbe seguire, tra i vari criteri, anche lo spartiacque storico degli eventi che ci stanno davanti agli occhi: scegliere, cioè, quei politici che più si avvicinano, nella loro prassi e nelle loro idee a personaggi quali i presidenti americano e francese. E non votare quelle persone che vorrebbero l’Italia, Berlusconi in testa, fosse un paese più simile a quello del suo amico Vladimir. È una questione di civiltà. E la questione omosessuale è una delle sue tante cartine al tornasole.