Autonomi e uniti si vince (il mio intervento a Radio Popolare Roma)

Ecco il podcast del mio intervento del 10 gennaio a Radio Popolare Roma, a TimesQueer, la splendida trasmissione di cultura GLBT di Andrea Maccarrone:

http://radiopopolareroma.it/node/5289

Ospite di TimesQueer questa settimana Dario Accolla, presidente onorario di Arcigay Catania, attivista e blogger. Approfondiamo assieme i rapporti tra movimento e partiti, le ragioni degli scarsi risultati legislativi ottenuti dal movimento lesbico gay e trans italiano e quali strategie possono risultare vincenti per il futuro.

Paolo Patanè, presidente di Arcigay, affronta in collegamento il caso dell’assessore leccese Giuseppe Ripa, costretto alle dimissioni dopo le frasi omofobe rivolte a Nichy Vendola.

Altre notizie: Giovane capitano di freagata genovese, rimosso dalla Marina Militare Italiana per delle foto su siti gay, reintegrato nel ruolo dal TAR ligure. Poste inglesi dedicano francobollo celebrativo ad Alan Turing matematico omosessuale  inglese, che decrittò il codice Enigma.

Ma il “signorina” a Vendola offende in primis le donne

Le dichiarazioni di tal Giuseppe Ripa, assessore alla mobilità del Comune di Lecce, su Nichi Vendola – apostrofato come “signorina per la sua omosessualità e considerato, per la stessa, politicamente inefficace – vanno oltre l’omofobia, volgare e crassa del personaggio e in linea con la cifra culturale dell’intero progetto politico berlusconiano.

C’è, innanzi tutto, il sessismo. Essere accostabili al sesso femminile è ritenuto esecrabile, soprattutto se si è maschi per cui si rispolvera la superiorità del maschio – creatura, dunque, sempre migliore – sulla femmina.

E quindi, di conseguenza, attacca la condizione personale – secondo quanto recita l’articolo 3 della nostra Costituzione – del governatore pugliese che non viene criticato per i suoi presunti demeriti politici, ma perché è in un certo modo.

Un atteggiamento, questo, spiccatamente nazi-fascista. Quella cultura, infatti, valuta uomini e donne non per ciò che fanno, ma per cosa sono a priori, stilando caste di eletti e schiere di reietti.

Il signor Ripa, dunque, non fa solo uno sgarbo ai milioni di omosessuali presenti nel territorio italiano quando utilizza l’equazione “gay = femminuccia”. Offende il Dettato Costituzionale, sul quale ha giurato. Offende metà della popolazione del nostro paese, di sesso femminile. Offende l’intelligenza e l’educazione, qualità evidentemente poco apprezzate dentro il partito di Berlusconi, se premia certi individui aprendo loro le porte della carriera politica.

Concludo con una domanda: siamo sicuri che un politico rimasto fermo a certe semplificazioni interpretative (ricalcate, a onor del vero, da esponenti dell’intero arco parlamentare attuale) sia capace di affrontare la complessità delle sfide del presente? Il dilemma è retorico. La realtà che descrive, assai tragica per l’Italia tutta, anche quella che non guarda con simpatia agli omosessuali e ai loro diritti.

Vendola al 70%. D’Alema sconfitto per sempre

Le primarie di ieri in Puglia ci danno pochi dati certi e incontrovertibili. Vendola è al 72%. Le scelte del gruppo dirigente sono state messe alla berlina dagli elettori e questo dimostra il totale scollamento tra i vertici del partito e la società. Bersani, in qualità di segretario, ne esce a pezzi: Casini impone i suoi diktat, D’Alema si comporta di conseguenza e il leader del pd si limita a formalizzare ciò che è stato scelto altrove, sbagliando tutto per altro. In un paese normale e civile avrebbe già rassegnato le dimissioni.

Un ultimo pensiero va a lui, ad ogni modo, all’ex leader della Quercia: credo infatti, dopo la disfatta di ieri, che Massimo D’Alema possa prendere serenamente in considerazione l’ipotesi di cambiare lavoro. La politica italiana e la sinistra tutta hanno bisogno di persone valide, non di collezionisti di sconfitte elettorali e fallimenti politici.

Cannoli e primarie

Una cosa che mi fa esser fiero del mio esser siciliano è che non sono come molti altri siciliani. A cominciare dalla cabina elettorale. Luogo dove il mio problema, semmai, è quello di entrare senza eccessivo senso di nausea per chi non votare. Di fatto, tuttavia, c’è, e questo è incontrovertibile, che non ho mai votato a destra e, soprattutto, questa destra che, in Sicilia come in Italia, presenta personaggi discutibilissimi.

Uno di questi è Totò Cuffaro, proveniente dalla DC e oggi nell’UDC. Governatore della mia regione per ben due mandati. Contro di lui, qualche anno fa, venne scelta grazie alle primarie una persona del rango morale di Rita Borsellino. Personaggio politico osteggiato dal pd siciliano – che oggi è al governo della regione con Lombardo e Micciché, e credo di aver detto tutto – e che ha raccolto un terzo delle preferenze dell’elettorato, contro un abbondante 60% dei miei corregionali che scelsero di mandare al governo un aiutante della mafia.

Quel 60% dei miei corregionali, ricordo, è lo stesso che assieme ad altri popoli d’Italia, quali veneti e lombardi, permette al berlusconismo di distruggere l’Italia, la sua democrazia e il suo diritto.

Cuffaro è ben noto alle cronache giudiziarie perché, condannato a cinque anni di reclusione per aver favorito le cosche mafiose, ma senza il reato di concorso esterno, festeggiò la sentenza offrendo cannoli a tutti, in regione. Ciò ci dimostra, per altro, non solo l’arroganza del personaggio politico, ma anche l’assoluta mancanza di stile.

Adesso, invece, è stato condannato in appello a sette anni per avere agevolato la mafia e per rivelazione di segreto istruttorio. Una gran bella personcina, a ben vedere. E lui, Totò, poiché rispetta la sentenza, ha deciso di rinunciare a ogni incarico all’interno del suo partito. Tenendosi ben stretto il seggio al Senato.

Cuffaro, in altri termini, deciderà sul destino di milioni di onesti cittadini italiani – alcuni anche un po’ stupidi, per il fatto di averlo votato – nonostante lo Stato riconosca che sia un delinquente.

Tutto questo per ricordare che oggi in Puglia si vota per le primarie di coalizione per le elezioni regionali. Lo scontro tra l’attuale governatore e Boccia non è solo uno scontro di visione politica, ma anche sulle alleanze che verranno. Casini, leader UDC che stima Cuffaro, non vuole Vendola. Il pd, oggi, è chiamato a scegliere tra il senso della decenza e l’alleanza con chi manda in parlamento i delinquenti che aiutano cosa nostra. La scelta dovrebbe essere ovvia. Le conseguenze un po’ meno.

Polverini teocon (ecco perché i cattolici, in politica, sono d’intralcio a una società più giusta)

I benefici effetti dell’alleanza tra il PDL e l’UDC in Lazio non tardano a manifestarsi. In una recente dichiarazione, infatti, la candidata alla regione Renata Polverini ha sentenziato che: «l’unica famiglia è quella tra uomo e donna». Non contenta della solita banalità in salsa teodem, ha rincarato: «vita, famiglia, questioni etiche sono per noi idee, valori importanti e fondanti. Concetti diversi che mi distinguono da Emma Bonino». E siccome al peggio non c’è mai fine, ha chiamato un sacerdote a benedire il suo comitato elettorale.

In questa parabola a precipizio verso lo squallore va segnalato il fatto che la candidata del centro-destra – siamo l’unico paese nel mondo in cui la destra radicale e xenofoba che ci governa viene accompagnata con l’epiteto di “centro” – ha fatto produrre un cartellone in cui si accompagna con un uomo. Lo slogan: per una regione normale. Il riferimento a Marrazzo e a certe sue frequentazioni tiene ancora banco a quanto pare.

La Polverini, in altre parole, agisce su due strade tra loro strettamente collegate. Da una parte ammicca ai cattolici, solleticandone i pruriti che più li eccitano su temi quali sessualità, diritti civili e testamento biologico. Dall’altra, cerca di far esplodere le contraddizioni del pd che ha appoggiato la Bonino e che qualche mal di pancia all’ala integralista del partito l’ha fatto venire.

Da queste evidenze dovrebbe partire una riflessione: l’apertura all’elettorato cattolico, in questo paese, porta  a un oggettivo imbarbarimento del panorama politico. La tangente ideologica che la Polverini sta pagando all’UDC è quella della negazione della dignità delle persone GLBT per non parlare di certo leccaculismo filoclericale.

Il problema non si porrebbe qualora questo male fosse tutto interno alla destra. Ricordiamoci infatti che in alcune regioni il pd si alleerà con Casini, a cominciare dalla Puglia. A questo punto, azzardo una previsione: alle primarie di coalizione vincerà Boccia, anche perché se non ricordo male la Puglia è quella terra magica dove in una sezione di cento iscritti del pd si vota in duecento per questo o quel candidato alla guida del partito, come è successo alle ultime primarie.

In caso di mandato, Boccia utilizzerà un linguaggio che farà tanto piacere all’elettorato moderato e cattolico – gli elettori democratici saranno troppo occupati a farsi piacere convintamente l’avversario di Vendola per avere un sussulto di dignità e trascinare in pubblica piazza i dirigenti locali e nazionali del pd – e che sarà sostanzialmente uguale a quello della Polverini. Forse solo meno rozzo e popolano. Non daranno mai del “frocio” a Vendola, in altre parole, ma lo penseranno. Con la erre moscia, ovviamente.

In entrambi i casi, quello reale e quello probabile, ciò dimostra che la presenza dei cattolici – dentro il pd e/o dentro la coalizione di centro-sinistra – è solo motivo di intralcio e non certo una ricchezza per ripensare, in meglio, a un nuovo modello di società inclusiva, democratica che, accanto al giusto riconoscimento della libertà religiosa, ci dia spazio al giusto riconoscimento della libertà di chi religioso non lo è e non vuole esserlo.

Ai posteri l’ardua sentenza.

Far fuori Vendola per allearsi con Cuffaro

«Perché alla fine non lo vogliono più? Perché Casini, che pure gli testimonia grande stima personale, non vuole Vendola? Perché è gay? Perché è comunista? Oppure perché non vuole privatizzare l’acquedotto pugliese, magari al gruppo Caltagirone?»

Forse per tutto questo messo assieme. Casini è il leader di un partito omofobo, ultraconservatore e che candida delinquenti in parlamento. Questo, per altro, ci dimostra come mai per tanti anni l’UDC è stata l’alleato più fedele di Berlusconi.

Ciò che si capisce meno è perché sia D’Alema a volere un alleato siffatto. Vendola è comunista, proprio come lo è stato per la maggior parte della sua vita l’ex leader del PDS. E se, come cercano di convincermi, non riuscendoci per altro, i dalemiani (esatto corrispettivo post-comunista dei sostenitori senza se e senza ma del berlusconismo) D’Alema vuole un pd che sia sempre più di sinistra, dovrebbe appoggiare la ricandidatura del governatore della Puglia.

Forse, una cosa che dimentica di dire Curzio Maltese nell’editoriale citato in apertura, la vicinanza di certi leader diessini all’Opus Dei e la conseguente convergenza di interessi di banche cattoliche e di coop rosse, renderanno il pd una “sinistra” disposta a tutto pur di mantenere saldi i propri interessi. Proprio a tutto: come perdere le elezioni un po’ in ogni dove e sacrificare un governatore che ha amministrato bene in una Puglia i cui indicatori di crescita, per citare ancora Maltese, ci suggeriscono che «è seconda alla sola Lombardia».

In tutto questo c’è da chiedersi se Bersani non si vergogni del fatto di essere relegato al rango di burattino di corte. E se i piddini non si rendano del tutto conto che stanno continuando a lavorare per un progetto che mira a distruggere la sinistra, la laicità e lo stato di diritto in Italia. E tutto questo, pensa un po’, per fare alleanze con Cuffaro.

Il partito senza volto

Seconda riflessione sulla telenovela tutta piddina riguardo alle regionali. A distanza di due mesi dalle elezioni il partito di Bersani non garantisce alcuna certezza su quali esponenti candidare in regioni chiave come la Puglia e il Lazio. In Umbria, dove il pd potrebbe fare man bassa, c’è una faida in corso. In Calabria ci sono addirittura quattro nomi attorno ai quali si sono scatenate altrettante fazioni in guerra.

Ora, a parte la Bresso per il Piemonte – candidata che, per altro, hanno tentato di far fuori – il pd non è in grado di esprimere personalità di prestigio. In Lazio solo la mossa della Bonino (Radicali Italiani) sta velocizzando le cose. In Puglia è Casini (UDC) a porgere ultimatum a danno di una figura di primo piano, decisa dal popolo e non dall’apparato, come Vendola (SEL).

Bonino e Vendola, in pratica, sono candidati carismatici rispetto ai quali il maggior partito d’opposizione non è in grado di esprimere un nome che non richiami al grigiore delle burocrazie e dei bizantinismi di palazzo.

Leggendo un articolo di Michele Serra su Repubblica di oggi, si capisce il perché di questa situazione: il pd non ha una linea politica, non ha un progetto che non sia quello di tenere a galla i vari D’Alema e i vari baroni d’apparato. Persino la rustica personalità di un Di Pietro sembra un’alternativa culturalmente valida, al di là del suo pregevole tentativo di salvaguardare le libertà repubblicane.

In altre parole: non hanno idee, non hanno charme politico e in tutto questo il neosegretario pare assolutamente assente dalla scena politica nazionale.

E non per essere odioso, e anche se lo pensate sopravviverò lo stesso, ma io è da tre anni almeno che lo dico: un partito che nasceva con l’ambizione di essere “nuovo” dalle mani di Fassino e Rutelli, e coi voti degli ex comunisti a un progetto neodemocristiano, non poteva produrre niente di buono. I fatti lo dimostrano egregiamente. Purtroppo e per tutti e tutte noi.

Partito a vocazione peggioritaria

Vendola silurato, accordi con l’MPA e con l’UDC e l’omofoba Rosy Bindi come icona femminile. Il 2009 finisce all’insegna del peggio, in casa Bersani. Il dramma è che loro non se ne rendono conto. O forse sì.

Cominciamo dalla Puglia. Vendola governa bene ed è pure cattolico. Ma è gay. E all’UDC questo non piace. Il pd gli schiera contro il sindaco di Bari, tale Emiliano, gradito a Casini. Durante quella che doveva essere la cerimonia di investitura del nuovo candidato alla presidenza della regione, decisa dall’alto e con un secco niet alle primarie di coalizione, un drappello di sostenitori di Vendola occupa la sala della riunione e rende impossibile l’acclamazione di Emiliano, il quale commenta: roba da fascisti, camorristi, da Achille Lauro. Complimenti per i toni sereni. Ma decidere dall’alto chi sarà il candidato della regione senza consultare il popolo delle primarie, su cui si basa l’attività politica del pd, che metodo è?

Andiamo poi in Sicilia. Varata la nuova giunta Lombardo. Nel nuovo esecutivo c’è anche “Mario Centorrino, docente di economia all’università di Messina, considerato di area Pd, sebbene i democratici neghino di avere segnalato alcun nome”. Avranno fatto come Nicola La Torre, in quella famosa puntata di Omnibus a La7: glielo avranno scritto in un biglietto.

Ultima nota di gossip. Il Corriere on line stila una classifica delle donne più rappresentative del 2009. Accanto a persone del calibro di Noemi Letizia e Elisabetta Canalis, passando dalla D’Addario, spunta il nome di Rosy Bindi. Il pezzo su di lei recita: diventata icona femminista italiana da quando a Berlusconi che le diceva «lei è più bella che intelligente» ha risposto «non sono una donna a sua disposizione». Icona femminista… Quindi per capire un po’ meglio: la destra crea il modello Carfagna, donna assurta agli onori di ministro per i suoi meriti estetici, e la presunta sinistra, invece, riesce a contrapporre una donna che ha l’unico merito di non essere sessualmente gradita al premier. La mia domanda è: a quando una donna che, oltre a non essere a disposizione dei premier in carica, sia in grado di far politica? Possibilmente non al servizio dei vescovi, se non chiedo troppo.

De italica stronzagine

Poi non se la prendano con me gli amici del piddì se dico loro che fanno parte di un partito di geni. Per far contenti quelli dell’UDC, Michele Emiliano, il  sindaco di Bari (piddino), si schiera contro Vendola e, visti i tempi che corrono a sinistra, col rischio che questa operazione faccia perdere regione e comune… un po’ come è successo a Roma nell’aprile del 2008 nell’era Veltroni. D’altronde Casini lo aveva detto: se il pd vuole allearsi con il suo partito, per le regionali si dovevano far fuori il governatore della Puglia e la Bresso, in Piemonte. Domandina: quanto scommettiamo che vince uguale Berlusconi?

Siccome poi viviamo in un paese di stronzi, accade che sul Corriere on line, in merito all’omicidio della transessuale trovata morta nel canneto vicino Roma, ti ritrovi titoli come questo:

peccato che poi, nell’articolo, si parli, appunto, di trans… allora cari signori del Corriere, il fatto che sia un semplice blogger a farvi una lezione di lessico elementare non è che getti una luce eccelsa sulle vostre già sfolgoranti carriere, ma la distinzione è semplice semplice: se pensi di cambiar sesso, tipo da maschio a femmina come la Luxuria, sei transessuale. Se pensi invece di metterti le paillettes per fare la drag, come Platinette, sei un travestito, termine per altro abbastanza desueto.

Ulteriore precisazione: se la persona che fa il percorso del cambio di sesso è biologicamente maschio, ma vuol diventare donna, è una trans. In caso contrario, invece, si usa il maschile. Non mi sembra un concetto così difficile…

E che Dio, o chi per lui, abbia pietà della vostra ignoranza.