Quando pensavo che quello fosse l’amore

rockfordQuando ero bambino c’era la pubblicità di un profumo, di cui ricordo una sola scena: una coppia passeggiava, il tempo era uggioso e da dietro – forse in un molo o in un ponte – il mare si frangeva e creava un’onda alta. Loro non si scomponevano, ma andavano avanti come se nulla fosse. Di lui ricordo che sembrava elegante, forse indossava un maglione di cachemire. Era una scena pacata, mi dava sicurezza. Nonostante la bufera e il mare arrabbiato.

Da bambino pensavo che quello fosse l’amore. Andare oltre tutto, intendo. Trovare sostegno, come quando lui se la prendeva in spalla, per giocare con la sua forza. Sono passati molti anni da quell’immagine. Una parte di me lo crede anche adesso.

(Mannaggia a me che mi sveglio nel cuore della notte con queste suggestioni anni ’80).

Oggi sul Fatto: “Unioni civili: se anche le marche diventano gay-friendly”

Renzi farà davvero le unioni civili?

E oggi sul Fatto Quotidiano si parla di unioni civili e pubblicità gay-friendly.

«…il costume è cambiato e le industrie non affiderebbero mai le proprie sorti economiche a una pubblicità che eleva a modello ciò che viene considerato come oggettivamente sbagliato. Insomma, l’Italia si sta svegliando e il cambiamento sta venendo innanzi tutto dal basso, grazie all’azione delle associazioni e al quotidiano di milioni di persone Lgbt che vivono, lavorano, producono, offrono servizi e pagano le tasse in mezzo a quella maggioranza che impara poco a poco che non c’è nessun mostro in agguato pronto a mangiare bambini (come un tempo gli iscritti al Pcus), imporre divorzi forzati alle coppie regolarmente sposate e a fare il lavaggio del cervello agli/lle adolescenti tra i banchi di scuola per invertirli e convertirli – a seconda del genere, pardon, del “gender” – al lustrino o alla chiave inglese.»

Buona lettura!