Oggi su Gay’s Anatomy: “Glielo spiego io, onorevole Bindi”

Ho scritto a Rosy Bindi:

La politica dei passi avanti portata dal suo partito non rientra nella filosofia di un avanzamento verso la piena equiparazione tra coppie sposate da una parte e coppie gay e lesbiche dall’altra. I vostri sforzi sembrano, al contrario, orientati nella direzione di fare di tutto affinché tale uguaglianza non venga raggiunta e questo non tanto per convinzioni personali o per la miseria umana che potrebbe nascondersi dietro ad esse – ogni riferimento a persone come Massimo D’Alema e Paola Binetti è voluto, sia ben chiaro – fatto grave di per sé, bensì per compiacere una casta sacerdotale che legittima la sua presenza in parlamento e da cui trae linfa elettorale per fare gli interessi non del popolo italiano, ma di uno stato straniero, il Vaticano. E questo stato, nella figura del suo massimo rappresentante, uno dei pochi monarchi assoluti ancora viventi su questo pianeta, ha già fatto sapere in più di un’occasione cosa pensa di noi persone LGBT. E ciò che pensa rientra pienamente nella definizione che l’UE dà di omofobia.

Il resto, potete leggerlo e commentarlo su Gay’s Anatomy.

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Di Pietro e Lega a favore del manganello facile

Il popolo indica la luna e il governo guarda al dito. Quello della mano che tiene il manganello, per altro.

Sabato scorso a Roma ci sono state centinaia di migliaia di persone pacifiche che sono state vittime, assieme alla democrazia di cui sono stati capaci, dell’assalto di poche centinaia di delinquenti da strada e dell’impreparazione delle forze di polizia che non hanno saputo garantire l’incolumità dei cittadini.

Roberto Maroni, se fosse stato il ministro degli interni di qualunque paese europeo e occidentale, sarebbe stato costretto alle dimissioni alla velocità di un neutrino, con tanto di comunicato di compiacimento della Gelmini o chi per lei.

Invece si evacano leggi da Sud America degli anni settanta.

Questa cricca di notabili senza arte né parte, a cui anche la Lega appartiene a pieno titolo, ancora una volta non riesce a capire i bisogni concreti della gente. Sabato l’Italia ha detto a PdL e Lega che se ne devono andare dai luoghi del potere, che sono indegni del ruolo che ricoprono, che questa crisi non può essere gestita ancora con leggi ad personam e a colpi di fiducia.

Il governo deve dare risposta a queste critiche che vengono direttamente dalla pancia della società. Non può pensare di nascondersi ancora dietro il terrorismo psicologico suscitato da un’emergenza per altro affrontata in modo pedestre, inadeguato, vergognoso.

Maroni farebbe prima a prendere bagagli, cartellette, i suoi ridicoli occhiali e nascondersi nella nebbia di una delle valli da cui proviene. Nessuno ne sentirebbe la mancanza.

Grave, poi, che Di Pietro sia la sua musa ispiratrice. Da un politico di “cosiddetta” sinistra ci si aspetterebbe un minimo di buon senso, non l’ennesima boutade in salsa molisana. La politica è roba seria, dovrebbe averlo capito anche l’ex pm di Mani Pulite.

7 luglio 2010: prove tecniche di fascismo

Oggi a Roma.

Protestano gli aquilani, per la valanga di bugie che questo governo ha detto sul dopo terremoto in Abruzzo. Vengono manganellati dalla polizia. Come da foto…

In parlamento, intanto, si discute di una legge per il finanziamento delle comunità giovanili, voluta dal ministro Meloni. Barbati, dell’Italia dei Valori, critica il progetto di finanziamento. Dai banchi della maggioranza alcuni deputati del PdL lo aggrediscono, prendendolo a pugni. Adesso è in ospedale.

Questo è il berlusconismo. Questa è la destra italiana al potere.
Mi sa che è così che cominciano le dittature.

Contro la legge-bavaglio!

Questo governo è fascista.
E questo è un problema serio, perché io, se non si fosse capito, non riesco a stare zitto molto a lungo…

(tanto lo sappiamo che non vuoi che si sappiano le schifezze che fai, ma tanto lo sappiamo che sei un uomo orrido, arrogante, umanamente finito e pure vecchio, dentro e fuori)