Froci di professione

billydolldetailOgni tanto, quando faccio notare alcune evidenze al gay renziano standard – quello che, per intenderci, parla per slogan ricopiandoli dai tweet del presidente del Consiglio – partono gli insulti.

Discutevo con uno di loro su un fatto molto semplice. Si chiedeva giustamente il nostro: come mai se insulto un ebreo è antisemitismo, se insulto un nero è razzismo, ma quando si tratta di offendere le persone LGBT è libertà di opinione?

Gli ho fatto notare che sta in un partito che sulla questione degli hate speech si è mosso così:

  • poteva fare una legge anti-omofobia con SEL e M5S, ma ha preferito salvare le larghe intese e quindi il ddl è stato riscritto con i centristi. Cattolici, per altro
  • quei centristi non erano semplici parlamentari: erano omofobi. La legge è stata fatta con la regia di Paola Binetti e votata da Buttiglione, per capire di cosa e di chi stiamo parlando
  • il ddl sosteneva che rientrano nella libera opinione le affermazioni di un certo tipo in luoghi quali scuole, sindacati, partiti, chiese, ecc. Ad esempio, se un prof di religione dice che i gay sono malati o depravati, rientra nella sua facoltà di pensiero
  • il ddl non è mai passato – nonostante il suo relatore, tale Ivan Scalfarotto, forse vivendo in una dimensione parallela pensi il contrario – ma a livello culturale ha sdoganato l’omofobia come opinione.

Ne è venuto fuori che il mio problema è un’aggressività con radici psicologiche non ancora ben chiare (e l’accusa di isteria, se ricordate, è tipica del pensiero maschilista rispetto l’universo femminile) e che è costume dei “froci di professione” come me reagire così, di fronte a certi argomenti.

Adesso, io non so cosa ci voglia per essere annoverati in tale categoria. So però che come lavoro non faccio il “frocio”, bensì l’insegnante. E la scuola che mi ha assunto non mi paga in virtù del mio orientamento, ma per quanto fatto in classe.

Precisato questo, credo sia importante mettere in chiaro anche un altro aspetto della questione: se mi dite dov’è che pagano i gay in quanto tali, io presento il curriculum. Che lo stipendio di un prof non è proprio a cinque cifre e di questi tempi, converrete, avere un po’ di denaro in più non fa male.

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Vile denaro

Sembra brutto se dico al prossimo genitore che rimpiange la mia dipartita dal mondo della scuola, che ho un dottorato e un master e guadagno come un commesso?

In verità i genitori dei miei allievi si lamentano col sistema perché verrò licenziato e vorrebbero che restassi per tutto il percorso di studi dei loro figli. E mi succede in ogni scuola: colleghi e genitori vorrebbero che io rimanessi. Il ministero mi licenzia ogni anno senza curarsi di cosa sarà di me. E quando va bene sono 1300 euro al mese (a cui va tolta poi l’Irpef di giugno e l’anno scorso lo Stato si è sucato “solo” 2500 euro di tasse).

Con un’aggravante: a parità di stipendio rispetto a mestieri “altri” – tutti lodevoli, non ne faccio una questione di eventuale prestigio sociale, sia ben chiaro – ho un carico di stress dovuto alle conseguenze penali che il mestiere di insegnante si porta con sé. E credetemi, si può finire di fronte a un giudice per molto poco: avete presente quando ci si dondolava sulle sedie e i prof scleravano? Succedeva (e succede) perché se cadi e ti fai male passi i guai.

È chiaro perché ho lo schifo?