Le dieci regole d’oro per star bene… (per chi ci riesce)

Durante il mio soggiorno in Veneto ho beccato un libro sull’alimentazione, Prevenire i tumori mangiando con gusto, di Anna Villani e Giovanni Allegro. Il libro contiene tutta una serie di consigli e di ricette per mangiare in modo appetitoso, mantenersi in forma e evitare di ammalarsi.

Sfogliandolo, mi sono imbattuto in dieci regole d’oro che riporto qui di seguito – opportunamente modificate, visto che ad esempio si parla di allattamento ai figli, cosa che escludo di fare a prescindere dell’averli o meno (e per inciso: non li voglio) – perché penso che siano ideali per uno stile di vita ottimale.

Vediamo quali sono:

1. Mantenersi snelli per tutta la vita.
2. Fare attività fisica tutti i giorni.
3. Limitare il consumo di alimenti ad alta densità calorica ed evitare le bevande zuccherate.
4. Basare la propria alimentazione prevalentemente su cibi di provenienza vegetale.
5. Limitare il consumo di carne rossa e evitare quelle conservate.
6. Limitare il consumo di bevande alcoliche.
7. Limitare il consumo di sale e di cibi conservati sotto sale. Evitare cibi contaminati da muffe.
8. Variare l’alimentazione.
9. Non fumare.
10. Osservare queste regole sia da sani, sia da malati.

Orbene, considerando che: da bambino ero grasso e ora sono sovrappeso; ho la voglia di fare sport esattamente come quella di avere un’influenza; mamma mi ha fatto le crepes alla nutella durante il mio soggiorno al nord; mangio poche verdure e a volte le friggo pure; consumo insaccati e bevo cocktail – avete presente il quattrobianchi alla fragola? Ecco… – per non parlare del fatto che mi piace mangiare saporito; la mia alimentazione è varia come la trama di Beautiful; ho smesso di fumare da poco…

Considerando tutto  questo, forse sono un po’ in ritardo. Ma visto che ho promesso a me stesso che devo perdere tre chilogrammi prima del Pride di Bologna – che coincide con la mia conferenza sul Post-femminismo e devo entrare nel vestito prescelto – e conto di arrivare a -6 per il World Pride londinese,  è il caso che mi dia una mossa. Decisamente.

Anche per ispregio a qualche amico che invece di Elfo Bruno ha cominciato già da un po’ a chiamarmi “lontra rosa”…

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Essere umani al 100%

La campagna di promozione per il prossimo Pride nazionale, che si terrà a Bologna nella settimana del 9 giugno, riporta l’immagine di Rosa Parks.

Il manifesto lancia lo slogan “tutto comincia con l’orgoglio” e quindi ci ricorda chi era quella donna, che nel 1955 osò sfidare l’obbligo di cedere, in autobus, il suo posto a un bianco, come prevedeva la legge (atto che le costò la prigione). Rosa Parks, infatti, disse no e non lo disse tanto a un uomo la cui pelle era diversa dalla sua, bensì rifiutò di perorare, con il suo assenso, una discriminazione.

Perché molto spesso è così che le ingiustizie trionfano sulle e nelle nostre quotidianità. Facendo finta di nulla. Lasciando che accadano.

Ricordo, ancora, che il movimento nero, in America, non si accontentò di mediazioni sul concetto di eguaglianza. I neri, a un certo punto, decisero che erano persone al 100%. Esseri umani al 100%. E se si è tali, si devono avere tutti i diritti, a parità di doveri. Non si accontentarono di sedersi nei posti riservati ai bianchi solo per poche ore al giorno, per intenderci, con qualcuno che diceva loro “è già qualcosa”. Vollero tutto e lo ottennero.

La stessa cosa dovrebbe valere con le rivendicazioni del popolo arcobaleno: se siamo esseri umani, abbiamo diritto ad accedere a quegli istituti che valgono per tutti e per tutte. A cominciare dal matrimonio. Ogni mediazione in tal senso va vista come un esercizio limitato di umanità, nello stesso modo in cui inorridiremmo se dicessero che due neri o due ebrei non possono sposarsi, ma solo pacsarsi o avere diritti individuali senza che venga riconosciuta la coppia (i DiCo, per intenderci).

Essere umani al 100% significa, in altri termini, pretendere che non vi siano più sedili per bianchi o istituti giuridici riservati alle maggioranze. E fino a quando non diremo no all’ennesima discriminazione non saremo poi così diversi da chi ha portato Rosa Parks in galera, solo perché si era ribellata a un’ingiustizia.