Lobby vaticana e preti omosessuali

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Chiamiamo le cose col loro nome, per favore. In queste ore sta divampando la notizia che in Vaticano esisterebbe una potentissima “lobby gay” la cui presenza avrebbe impresso sgomento in Ratzinger, a tal punto da accelerare le sue dimissioni, e viva preoccupazione nei pensieri di Bergoglio.

Adesso voi non vi stupirete se dirò che la cosa non suscita nessuno stupore. Che oltre Tevere esistano omosessuali e per di più ai più alti ranghi dell’ultima monarchia assoluta europea è cosa ampiamente risaputa nei secoli dei secoli. Basta aver letto Dante al liceo.

La cosa preoccupante è, invece, la costruzione della notizia da parte dei media. Innanzi tutto se quello che scrive il Fatto è vero, non aiuta per niente l’accostamento operato dall’attuale pontefice tra la corruzione di certi vescovi e la loro presunta omosessualità. Per capire l’enormità di questo accostamento è come affermare che nell’Italia di Tangentopoli l’eterosessualità della classe politica di allora era strettamente connessa con gli scandali che quel periodo produsse. A quanto pare il papa che tanto piace a laici e gay cattolici non si è lasciato scappare un’occasione per gettare l’ennesima ombra sull’essere omosessuali, che diviene così sinonimo di comportamenti illeciti. Di “corruzione”, appunto.

Secondo poi, il nostro sistema di comunicazione non è da meno. La locuzione “lobby gay” tanto agitata e gridata in molti siti è un falso. Per due ragioni.

La prima: essere “gay” ha un valore politico diverso dall’essere semplicemente omosessuali. Nel primo caso il gay è anche attivista per la causa di liberazione dell’omosessualità e dell’omosessuale. Vivere alla luce del sole il proprio essere, avanzare e godere di diritti garantiti al resto della popolazione, lottare affinché questo avvenga. La “lobby gay” presente in Vaticano mira forse a queste finalità? C’è da dubitarne.

Il secondo punto della vicenda va ricondotto alla composizione di quel gruppo di pressione. Sono sacerdoti, assurti ai vertici del loro cursus honorum. Sono anche omosessuali, e si badi non gay, che sublimano – per citare don Gallo – col potere politico-economico il fatto di non poter vivere liberamente la propria sessualità. Se non fossero cattolici e preti la loro vita sarebbe diversa. Quindi non è l’essere gay, anzi, omosessuali il cuore del problema ma non poterlo essere perché preti! Quindi se lobby è, è una lobby religiosa che per fatti terzi – la mancata libertà sessuale – accumula potere. Ci sarebbe da chiedersi a questo punto se i preti eterosessuali sfuggano in automatico da questa sublimazione di una sessualità repressa.

Per cui basta usare aggettivi e categorie politiche a sproposito. Parliamo di lobby vaticana semmai. Fatta da preti sessualmente repressi. Capisco anche che l’analfabetismo del giornalismo italiano si presta bene a queste generalizzazioni ma l’ignoranza non è mai stata una giustificazione plausibile.

Essere gay è comunque un’altra cosa. Significa lottare per ottenere una società più giusta nel segno dell’autodeterminazione. I nostri media lo imparino una volta per tutte.

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Andiamo a litigare col parroco…

Riporto dal sito dell’UAAR:

Lo sbattezzo, visto dalla parte della Chiesa, si chiama apostasìa. Se da un punto di vista dottrinale è un peccato mortale, per il diritto penale della Chiesa, applicabile a tutti i battezzati, rappresenta invece un «delitto» (Codice di diritto canonico, can. 1041).

Quindi se ho ben capito, se non mi dichiaro cattolico sono peggiore dei pedofili che questi signori nascondono nelle loro chiese.

Per questa ragione durante il 24 dicembre, proprio in occasione del Natale, decisi di regalarmi la cancellazione dai registri parrocchiali, sia perché lo dovevo a me stesso e all’alta considerazione che ho di me in quanto cittadino onesto e laico, sia perché non posso più permettere a questi signori di battere cassa allo Stato italiano, in un momento di crisi come questo, in virtù del fatto che mi considerano un loro credente, con quella truffa chiamata otto per mille.

Ebbene, a distanza tre mesi e oltre, non ho ancora ricevuto nessuna notifica da parte di questi gentili signori che per legge sono obbligati a trasmettermi, attraverso raccomandata, l’avvenuta cancellazione dagli elenchi della parrocchia.

Vorrà dire che per Pasqua, dentro l’uovo, troverò una bella lite (con tanto di denuncia penale da parte mia) col parroco della chiesa in cui sono stato battezzato.

E tanti auguri!