Il carrello della spesa (lettera aperta a Finocchiaro e Marini)

Gentile senatore Marini, gentile senatrice Finocchiaro, le cronache di questi giorni vi vedono rispettivamente come possibili candidato e candidata per la Presidenza della Repubblica, la più alta carica dello Stato. A quanto pare, Renzi in una sua intervista vi giudica poco rappresentativi – per non dire impresentabili – per una serie di ragioni.

Lei, senatore, è stato trombato alle ultime elezioni e per di più, a sentire il sindaco di Firenze, farebbe leva sulla sua appartenenza religiosa per avallare la sua candidatura. Cosa che, appunto, accade solo in paesi come l’Iran. Lei reagisce sdegnato, perché, sempre secondo quanto apprendiamo dai giornali, non ha mai fatto leva sulla sua fede per ottenere incarichi.

Lei, senatrice, è stata beccata da Ikea con le guardie del corpo le quali sono state impegnate a contenere gli eccessi di un pericolosissimo carrello della spesa, dovendolo evidentemente spingere ai fini della sua sicurezza. Per tali ragioni, si è sentita in dovere di apostrofare come miserabili le parole di Renzi.

Or bene, a siffatte argomentazioni, vorrei farvi notare quanto segue:

1. esibire la qualifica di “cattolico” come indicativa di un’identità politica, senatore Marini – e lei lo ha sempre fatto –, significa esattamente utilizzare la propria fede per far carriera nelle istituzioni. Non so se ci ha mai pensato… (poi un altro conto è che questo sia avvenuto per lei, come per molti altri, dentro il gioco democratico, Renzi incluso);

2. se quando ho fatto il dottorato di ricerca il mio tutor mi avesse mandato a fare la spesa da Ikea, cara senatrice, si sarebbe parlato di baronie, di gerontocrazia, di demansionamento del mio ruolo. Mutatis mutandis, la inviterei a riflettere su questo esempio (e sul fatto che magari, per far spingere quel carrello al suo bodyguard, hanno tolto i soldi a qualche ente di ricerca dove altri dottori di ricerca come me non verranno mai assunti, per le ben tristi condizioni della nostra economia).

Adesso io non sono mai stato un fan di Renzi – non l’ho votato alle primarie – così come non ho mai votato il vostro partito, grazie anche alla presenza di personaggi istituziolmente lugubri come voi due, egregi Marino e Finocchiaro, ma posso garantirvi che un domani, se ci fossero nuove primarie e semmai Renzi dovesse essere candidato premier, forse il mio appoggio l’avrebbe.

Sarà “populista” (accusa tutta da dimostrare), sarà di “destra” (ma gli inciuci con Berlusconi li avete fatti pure voi, e anche meglio), ma almeno sa capire che la spesa al supermercato non è un affare di stato. E di questi tempi non è poco. Davvero.

Il Quirinale e l’anima del M5S

Scrive Andrea Scanzi, sul suo profilo Twitter:

#quirinarie. 10 (bei) nomi di sinistra o certo non di destra. Quelli che “il #M5S è fascista” possono (devono) vergognarsi. Serenamente.

La rosa di nomi che i sostenitori e le sostenitrici del partito di Grillo hanno scelto per presentare il loro candidato alla Presidenza della Repubblica dimostra, in effetti, un’anima profondamente orientata più a sinistra che alla peggiore destra di tutti i tempi (e di tutti i luoghi, eccezion fatta per le dittature militari sudamericane).

Vediamo chi sono le personalità indicate dal Movimento 5 Stelle (in ordine alfabetico):

– Bonino Emma
– Caselli Gian Carlo
– Fo Dario
– Gabanelli Milena Jola
– Grillo Giuseppe Piero detto Beppe
– Imposimato Ferdinando
– Prodi Romano
– Rodotà Stefano
– Strada Luigi detto Gino
– Zagrebelsky Gustavo

nomi come quello di Zagrebelsky, Rodotà e Prodi, tra gli altri, danno un colore politico specifico al partito grillino. Ed è confortante che compaiano due nomi di grande spessore istituzionale e culturale al femminile, quali Bonino e Gabbanelli, anche se ancora, pur nei movimenti anti-sistema, la politica è pensata per lo più al maschile.

Ma torniamo al commento di Scanzi: il M5S ha dato prova, con quella lista, di essere culturalmente e politicamente progressita e non certo populista, conservatore e laido come lo schieramento guidato da Berlusconi & co. Ma andrebbe aggiunta, e Scanzi questo non lo fa, un’ulteriore considerazione: se l’anima del M5S è di sinistra, risulta ancora più incomprensibile il no a un governo con il Pd e Sel.

Oggi su Gay’ Anatomy: “Al Quirinale voglio…”

In questi giorni convulsi, in cui non si vede uno spiraglio certo per la sorte del governo Bersani, destinato a navigare a vista nei tempestosi mari del Senato, la più alta carica dello Stato fa gola a molti, a cominciare da quel Berlusconi che già grida al golpe, perché secondo la sua lettura della Costituzione non sarebbe possibile una tripletta tutta a “sinistra”, insieme alla presidenza delle due camere già assegnate a Grasso e Boldrini.

Ignora, re Silvio, che ci sono diversi precedenti che assegnano alla maggioranza di governo non solo Montecitorio e Palazzo Madama, ma anche il Quirinale. Sarebbe il caso che qualcuno glielo ricordasse. Anche perché sarebbe gioco facile, per il PdL, sostenere adesso il Pd, ottenere la presidenza della Repubblica, ribaltare il tavolo, tornare a votare e fare l’en plain, tra esecutivo e altri palazzi, una volta tornati al governo. Per non parlare del fatto che un presidente in quota PdL farebbe passare qualsivoglia “porcata” di un futuro governo berlusconiano. E, in caso di governo Bersani, rallentare la sua azione con continui rimandi alle camere.

In questo quadro così complesso, perché scegliere Emma Bonino come futuro presidente della Repubblica? Scoprilo su Gay’s Anatomy.