Ahi serva Italia…

B2etylNIIAAgTkZ.jpg-largeL’immagine che vedete è estratta da un inserto del Corriere della Sera. Ed ecco cosa siamo diventati: il paese che ha la metà e oltre del patrimonio artistico mondiale e che fu patria del Rinascimento è divenuto un ricettacolo di cavernicoli (basta vedere come ha votato e come continua a votare il nostro elettorato, da Berlusconi ai due mattei).

Vorrei far notare anche che siamo un paese in cui le “radici giudaico-cristiane” sono viste come valore culturale imprescindibile per decifrare e comprendere la nostra società tutta.

Ed è così che ci siamo ridotti: un luogo abitato da gente che interpreta il mondo per pregiudizi, stereotipi e luoghi comuni. Siamo un popolo di ignoranti. E questo spiega il fatto che se vedi le Femen ad AnnoUno realizzi che i/le giovani presenti in studio si incazzano perché criticano il potere clericale e lanciano preservativi al pubblico (meritate Giovanardi, ve l’ho già detto?). Questo chiarisce come mai fenomeni come “Manif pour tous” e “Sentinelle in piedi” – che in qualsiasi consesso civile andrebbero bollati come raduni di balordi che hanno fatto dell’omofobia un momento di visibilità politica e una scusante esistenziale – siano ritenuti interlocutori politici. Questo spiega il Nuovo Centrodestra al governo. O le leggi del solito Pd che invece di punire l’omofobia l’avallano. Questo spiega come mai abbiamo un esecutivo popolato da “avanzi da oratorio” (cit). E tutto il resto.

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Gay in TV: suore e soubrette all’arrembaggio

Ho visto la puntata speciale del programma di Lucia Annunziata, riguardo al tema dell’omofobia. Per chi non lo avesse visto, può andare sul link del podcast. La parte riguardante i gay comincia dal minuto 31.

Al di là di questi dettagli tecnici, dico subito che il programma mi ha lasciato abbastanza indifferente. Le cose dette dai rappresentanti delle associazioni erano abbastanza condivisibili. La conduttrice si è attenuta a una scaletta politicamente corretta, non arretrando dalle sue posizioni – con diversi ammiccamenti alla sua stessa infelicissima battuta, a Dalla e alla sua omosessualità mai pubblicamente dichiarata – senza mai entrare davvero nel cuore del problema ovvero la mancanza di diritti a parità di doveri, affrontata, ma di fretta, da Paola Concia e gli altri ospiti.

Mentre questo avveniva, ai funerali di Dalla, Marco Alemanno dava il suo tributo all’amico, artista e maestro manifestando un dolore tale che in molti hanno pensato a un sentimento più forte dell’amicizia sostenuta e “benedetta” niente di meno che da Pierferdinando Casini (ma di questo parlerò domani su Gay’s Anatomy).

A Così è la vita, invece, si interveniva sempre sulla tematica gay chiamando quelli che in RAI pensano essere gli esperti del settore: esponenti della chiesa. Una suora, interpellata da Lorella Cuccarini, ha chiosato:

Non è un fatto naturale; è una scelta che può essere indotta da attegiamenti della famiglia; è una trasgressione assoluta.

E siccome le disgrazie non arrivano mai da sole, la conduttrice, già non nuova a squallide posizioni in merito, ha difeso il “diritto” della suora di offendere milioni di persone LGBT.

Chiederei alla religiosa cosa ne sa lei di trasgressioni declinate nel loro valore più estremo: sarebbe interessante avere una posizione da parte di chi vive la propria esperienza terrena lontana dal mondo dei fatti reali, a cominciare dall’esercizio della sessualità.

Ma non è nemmeno quest’ennesimo scempio alla conoscenza che mi fa specie. Viviamo in Italia, un paese che, contrariamente a quanto detto dai rappresentanti delle associazioni LGBT, è omofobo. Esattamente come l’America degli anni cinquanta era razzista e come la Germania degli anni trenta era antisemita.

Suore e soubrette che sproloquiano di ciò che non sanno è il segno forse tragicomico dell’assurdità del presente.

La cosa che mi fa riflettere è che si è riprodotto in uno studio televisivo ciò che Annunziata ipotizzava a Servizio Pubblico. Una persona ha riproposto un luogo comune, offensivo, su una minoranza. La conduttrice di Così è la vita ha messo in pratica quanto asserito dalla sua collega di In 1/2 h: ha difeso, cioè, il diritto di dire scempiaggini, alimentando ignoranza e pregiudizio.

Ne consegue che chi non si è indignato per le parole della ex presidente della RAI da Santoro adesso dovrebbe difendere, a spada tratta, il diritto della suora di dire che siamo sostanzialmente maiali.

È la libertà di pensiero e di parola. Ci piaccia o no.

Concludo questo post riportando un tweet di Daniele Nardini che sintetizza bene la giornata televisiva di ieri:

Cuccarini su trasgressione, Casini su Dalla, Annunziata che non si scusa. Un week end così non lo ricordavo dai tempi del governo Santanché.

Concorderete sull’efficacia della sintesi.

La calda estate dell’omofobia: ci si mette pure Repubblica!

Il titolo è chiaro: gay, solo e ha tradito l’America. Perché nella società d’oggi la solitudine una colpa e l’omosessualità, ça va sans dire, pure. Con l’aggravante, però, di essere anche un peccato che porta al male, alla rovina, alla tragedia finale.

L’articolo odierno di Federico Rampini su Repubblica on line segue grosso modo questa falsariga. Si parla di Bradley Manning, il soldato americano che ha violato gli archivi del Pentagono pubblicando su WikiLeaks dossier segretissimi che grande scalpore hanno fatto in tutto il mondo non solo per la notizia in sé, ma per la stessa conduzione della guerra in Afghanistan made in USA.

Adesso è venuto fuori che Manning è gay. E Rampini ci fa sapere che questa sua condizione lo ha condannato alla solitudine, relegato alla marginalità sentimentale – l’unico amore della sua vita sarebbe una drag queen – e condotto, inevitabilmente, al crimine.

Forse un’informazione più corretta, anche intellettualmente parlando, avrebbe evitato certe semplificazioni e certe imprecisioni che solo un ignorante o un deputato dell’UDC avrebbe potuto concepire.

Perché non è la condizione di esser gay che relega automaticamente alla solitudine: è l’omofobia che isola le persone, in nome di una normalità che deve ancora essere dimostrata, e a volte le picchia e le uccide pure. Questo forse doveva essere messo maggiormente in evidenza.

Così come non significa nulla affermare che l’accettazione sociale è «la stessa molla che due anni fa lo spinse nelle braccia di una drag queen, una storia d’amore impossibile». La drag queen è una categoria artistica: un po’ come essere mimi, clown, ballerini e via dicendo. C’è dietro, in altre parole, la stessa coerenza logica di chi vorrebbe affermare che l’eterosessualità di Raimondo Vianello ha spinto il comico a cercare affetto da Sbirulino.

In altre parole, l’intera redazione di Repubblica dovrebbe vergognarsi per il pressapochismo di questo articolo.

La calda estate dell’omofobia è pure questo: non sapere di cosa si sta parlando, ma fare in modo che certi pregiudizi, non importa se utilizzati come muse ispiratrici o morali finali della favola di turno, restino saldamente in piedi.

E se queste sono le elaborazioni culturali dell’élite intellettuale del nostro paese, poi non dobbiamo stupirci se ieri, dopo la presa di posizione dei finiani a favore delle unioni gay è seguita la solita manfrina delle suore mannare di turno capeggiate dall’immancabile Binetti, che ai gay deve tutta la sua fortuna politica e parlamentare.

Rientra tutto, a ben vedere, in una logica ferrea. Per quanto tragica.