Ancien régime

Era da un po’ che ci riflettevo, camminando per le strade di Roma e vedendo i suoi cartelloni elettorali.
E il dilemma è il seguente: ma lo stile della Polveri non è da lesbica d’ancien régime?

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Sulle coppie di fatto, Polverini non sa quel che dice

«Sono favorevole a normare le unioni di fatto a patto di non produrre un matrimonio di serie B.»

Vorrei sapere dalla Polverini, autrice di questa frase che non significa nulla, pappagallescamente ripetuta a memoria – e identica alle dichiarazioni di numerosi esponenti del pd, a cominciare dalla creatrice dei DiCo, Rosy Bindi – cosa intenda dire con queste parole.

Perché la questione delle unioni civili è semplicissima: significa concedere, a una coppia convivente, un insieme di diritti che la equiparino, su specifiche questioni, a una coppia sposata. Ad esempio: gli sgravi fiscali, il diritto di assistere il compagno in carcere o in ospedale, la reversibilità della pensione. Come avviene in Francia, in Austria, in Finlandia e in ogni altro paese civile. E, trattandosi di coppia convivente, che non vuole sposarsi, non si tratta di matrimonio tout court. Ovviamente nei paesi civili questi diritti sono estesi sia alle coppie di eterosessuali, sia di omosessuali. Le quali vengono riconosciute pubblicamente come nuclei affettivi.

Poi c’è il matrimonio, sia quello tra persone di sesso diverso sia quello di persone dello stesso sesso. Va da sé che quest’ultima categoria non chiede affatto un matrimonio di serie B, ma un matrimonio vero.

Oppure, terza ipotesi, sta rispolverando la filosofia dei DiCo: quella di concedere diritti generici a chi vive in coppia di fatto purché tale normativa non riconosca la coppia come nucleo affettivo e purché la sfera dei diritti sia più ristretta e discriminatoria.

Per cui delle due l’una: o la Polverini non sa di cosa sta parlando, confondendo il riconoscimento delle coppie di fatto con la questione del matrimonio gay, oppure è in malafede. E, in entrambi i casi, ciò dimostra quanto sia inadatta a governare.
P.S.: in tutto questo a Roma nel municipio della Garbatella è fallito il progetto di istituire il registro delle unioni civili.

Polverini teocon (ecco perché i cattolici, in politica, sono d’intralcio a una società più giusta)

I benefici effetti dell’alleanza tra il PDL e l’UDC in Lazio non tardano a manifestarsi. In una recente dichiarazione, infatti, la candidata alla regione Renata Polverini ha sentenziato che: «l’unica famiglia è quella tra uomo e donna». Non contenta della solita banalità in salsa teodem, ha rincarato: «vita, famiglia, questioni etiche sono per noi idee, valori importanti e fondanti. Concetti diversi che mi distinguono da Emma Bonino». E siccome al peggio non c’è mai fine, ha chiamato un sacerdote a benedire il suo comitato elettorale.

In questa parabola a precipizio verso lo squallore va segnalato il fatto che la candidata del centro-destra – siamo l’unico paese nel mondo in cui la destra radicale e xenofoba che ci governa viene accompagnata con l’epiteto di “centro” – ha fatto produrre un cartellone in cui si accompagna con un uomo. Lo slogan: per una regione normale. Il riferimento a Marrazzo e a certe sue frequentazioni tiene ancora banco a quanto pare.

La Polverini, in altre parole, agisce su due strade tra loro strettamente collegate. Da una parte ammicca ai cattolici, solleticandone i pruriti che più li eccitano su temi quali sessualità, diritti civili e testamento biologico. Dall’altra, cerca di far esplodere le contraddizioni del pd che ha appoggiato la Bonino e che qualche mal di pancia all’ala integralista del partito l’ha fatto venire.

Da queste evidenze dovrebbe partire una riflessione: l’apertura all’elettorato cattolico, in questo paese, porta  a un oggettivo imbarbarimento del panorama politico. La tangente ideologica che la Polverini sta pagando all’UDC è quella della negazione della dignità delle persone GLBT per non parlare di certo leccaculismo filoclericale.

Il problema non si porrebbe qualora questo male fosse tutto interno alla destra. Ricordiamoci infatti che in alcune regioni il pd si alleerà con Casini, a cominciare dalla Puglia. A questo punto, azzardo una previsione: alle primarie di coalizione vincerà Boccia, anche perché se non ricordo male la Puglia è quella terra magica dove in una sezione di cento iscritti del pd si vota in duecento per questo o quel candidato alla guida del partito, come è successo alle ultime primarie.

In caso di mandato, Boccia utilizzerà un linguaggio che farà tanto piacere all’elettorato moderato e cattolico – gli elettori democratici saranno troppo occupati a farsi piacere convintamente l’avversario di Vendola per avere un sussulto di dignità e trascinare in pubblica piazza i dirigenti locali e nazionali del pd – e che sarà sostanzialmente uguale a quello della Polverini. Forse solo meno rozzo e popolano. Non daranno mai del “frocio” a Vendola, in altre parole, ma lo penseranno. Con la erre moscia, ovviamente.

In entrambi i casi, quello reale e quello probabile, ciò dimostra che la presenza dei cattolici – dentro il pd e/o dentro la coalizione di centro-sinistra – è solo motivo di intralcio e non certo una ricchezza per ripensare, in meglio, a un nuovo modello di società inclusiva, democratica che, accanto al giusto riconoscimento della libertà religiosa, ci dia spazio al giusto riconoscimento della libertà di chi religioso non lo è e non vuole esserlo.

Ai posteri l’ardua sentenza.