Piuttosto che indossare una maschera

Oggi abbiamo fatto Pirandello. Sei stato citato da una studentessa che in privato mi ha detto che a volte è più facile mettersi dietro una maschera piuttosto che accettare se stessi. Allora le ho chiesto se aveva in mente qualcuno e lei mi ha detto che aveva apprezzato la tua chiarezza e il tuo essere diretto.

Le ho chiesto, ovviamente, a cosa si riferiva e lei mi ha guardato come fossi uno scemo. E mi ha confidato: «Secondo me il prof era omossessuale e ha avuto motlo più coraggio nell’essere se stesso, piuttosto che indossare una maschera!».

Queste parole mi sono state appena affidate da un docente di una scuola in cui ho lavorato in passato: la ragazza di cui si parla si riferiva a me e al percorso fatto insieme, nella sua classe.

Mi ha fatto molto piacere sapere che il mio lavoro e la mia umanità hanno lasciato un seme, germogliato proprio in queste parole e nella confidenza del mio collega. A volte non ci rendiamo conto del potere che abbiamo tra le mani, un potere di enorme responsabilità, in grado di far volare la mente dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze.

Aggiungo che se questo è potuto accadere è perché ho sempre lavorato nella scuola pubblica, per definizione plurale, democratica, aperta alle diversità sociali, etniche, religiose, sessuali, ecc. In scuole private e confessionali non mi sarebbe stato permesso.

A distanza di una settimana dalle parole dirette di una mia allieva, quelle a distanza di una mia ex studentessa arrivano in una giornata che ha avuto, ancora, qualche piccolo risvolto pesante. Credo fermamente nei segni. L’universo mi ha mandato un messaggio: quello di non scoraggiarmi e di non arrendermi mai. E lo ha fatto ancora le parole, acerbe ma vere, di chi ha costruito qualcosa insieme a me.

Di questo sarò sempre grato ai miei studenti e alle mie studentesse.

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Madonna al Superbowl o la fine dell’occidente

Ieri notte Twitter era impazzito. La ragione? La partecipazione di Madonna al Superbowl, ad Indianapolis.

Manco a dirlo, questi sono i “rischi” – sono ironico, eh! – dell’avere una list fatta principalmente da amici e conoscenti gay. Non mi stupisce l’amore incondizionato per l’icona di turno – seppur, a onor del vero, il turno di lady Ciccone duri da trent’anni – semmai mi ha impressionato un’isteria di massa, una sorta di ola virtuale in cui tutti i fan della cantante hanno prodotto mosse, clic, sentimenti e commenti, praticamente tutti uguali, nello stesso momento.

Dalla considerazione sui costumi, alle critiche per aver “citato” un po’ troppo – così leggo – Kylie Minogue (e diciamoci la verità, questi sì che sono problemi).

Per vedere lo spettacolo, ho letto sulla Stampa, i più fanatici sostenitori del Superbowl, ma credo anche diversi fan della cantante, hanno pagato fino a sedicimila dollari per un bliglietto… in tempo di crisi, sarete d’accordo, un vero schiaffo alla miseria. Di chiunque.

Alcune considerazioni conclusive su questo momento di fanatismo mediatico sono praticamente d’obbligo.

1. Basta vedere il video dell’evento per rendersi conto di trovarci di fronte all’ennesimo caso di “umorismo” pirandelliano. Cambiano i tempi, gli attori e il contesto, ma c’è sempre una donna incapace di arrendersi all’età e al tempo che passa e si rende ridicola di fronte a un pubblico, letterario ieri, mediatico oggi.

2. Il fatto che il pubblico non si renda conto di tale evidenza è il segno, abbastanza evidente, della fine della società occidentale.

3. In realtà Madonna ha copiato, sic et simpliciter, She-ra, la principessa del potere e sorella di He-man. E nessuno di voi se ne è accorto. Bravi!

4. Se i gay italiani medi (e mediocri) fossero così uniti per i diritti come lo sono nell’adorazione per Madonna o Lady Gaga, avremmo pure il papa maritato, a quest’ora.

E invece.

Buon compleanno, Italia

In effetti, a un primo sguardo, non ci sarebbe molto da festeggiare e di cui esser fieri. Basta vedere chi c’era ieri all’Altare della Patria, con la sua voce a grattugia, mentre fingeva che quei fischi non lo riguardassero.

O basterebbe rendersi conto che chi ci governa assomiglia sempre di più a uno di quei vecchietti da panchina, di paese, che dice sempre le stesse cose, che se la prende coi comunisti e fa la mano morta, appena possibile.

No, non c’è gusto ad essere italiani, controparafrasando Valentino Rossi, a vedere questa gente qui.

Eppure.

L’Italia, mi hanno insegnato, non è stata solo fascismo e tangentopoli.
Un paio di premi Nobel (e anche di più) li abbiamo pure noi, tra Pirandello e la Montalcini solo per citarne due.
Abbiamo fatto la Resistenza, da popolo, mentre una classe politica intera si appoggiava alle più feroci dittature d’Europa. Siamo italiani e italiane anche solo per quello.
Abbiamo avuto l’esempio di persone come Falcone e Borsellino.
Abbiamo fatto nascere l’Unione Europea e continuiamo a dare al mondo il nostro genio nella musica, nella scienza, nell’arte e nella letteratura.

Dobbiamo riappropriarci del concetto di patria, accostandogli quello di matria. Terra di uomini e donne che insieme formano un corpo sociale. E questo corpo sociale, da oggi, deve essere nuovo. Non deve più servire per giustificare guerre coloniali, tirannidi, azioni di guerra chiamate ipocritamente col nome di missioni di pace.

L’Italia è come una nave. Noi ci siamo sopra. I primi centocinquant’anni sono stati quello che sono stati, nel bene e nel male. Se rifiutiamo di dirigere il timore, i prossimi  saranno improntati su quello che è il disegno di chi – tra residuati della prima repubblica, fan club delle mafie, nostalgici del fascismo, emuli in salsa padana del Ku Klux Klan e “sicariato” clericale – sta mettendo in atto questa politica che tanto ci fa orrore.

Facciamo della nuova Italia il paese della ritrovata legalità, dei diritti, dell’accoglienza, della rinascita sociale, umana e civica. Io potrei sentirmi molto fiero di essere un italiano siffatto. Il mio buon compleanno va a ciò che di buono c’è stato e a ciò che di buono dovrà esser fatto. Non c’è altra strada.