Oggi su Gay’s Anatomy: “Bandes de femmes – Fumetti al femminile”

In questo periodo dell’anno il Pigneto aumenta la sua magia. Per chi non fosse di Roma, stiamo parlando di un quartiere a ridosso della stazione Termini, dopo Porta Maggiore, disegnato nella sua forma triangolare dalla Casilina e dalla Prenestina e incastonato tra San Giovanni e i quartieri popolari di Roma est. Ed è qui che, superato il cinema Aquila e intrufolandosi in una qualsiasi delle viuzze laterali, dimentichi di essere a Roma, quella fatta per turisti almeno, e subentri in una realtà che ti abbraccia totalmente, con il suo mercato rionale, con la biblioteca cittadina, i comizi politici, le feste di strada per i bambini. Non sembra la Roma delle cartoline o dei TG, appunto. Eppure è una delle zone più belle e più vere della Capitale.

In questo contesto, nella centralissima Isola Pedonale, cinque ragazze hanno dato vita ad un esperimento, la libreria Tuba, un «negozio gestito da donne e pensato per le altre donne […] un bar, un bazar erotico e una libreria», e proprio qui, oggi, comincia “Bandes de femmes – 4 giorni dedicati al fumetto”, dall’11 al 14 giugno.

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Si trasloca…

https://i2.wp.com/www.baobabroma.org/wp-content/uploads/2011/04/viandante.gif…non dal blog, ma dal Pigneto.

Ricordo quando scrissi questo post qui. Se penso ad allora e mi guardo indietro vedo come ogni cosa sia cambiata. Eppure, siamo sempre allo stesso punto. A svegliarsi la mattina con un perché che coincide con la nostra anima.

Credo che parta tutto da lì. Ma racconterò ancora di queste suggestioni. Adesso mi aspettano valigie da riempire, scatoloni in cui conservare due anni di vita e qualcosa da buttare via, come vestiti vecchi, oggetti estinti e amori di bassa qualità.

A presto!

On air: Tracy Chapman, Franco Battiato, Carmen Consoli, Rihanna (ebbene sì, concedetemi un po’ di sfrantaggine).

Scontrini e scale mobili

Ieri sera sono andato alla pizzeria sotto casa. Ci vado per due ragioni: la pizza è davvero buona e costa poco, le persone che ci lavorano sono molto simpatiche. Fino a ieri, almeno. Perché quella simpatia si è frantumata, senza pietà alcuna, sul loro mancato civismo. Raramente, infatti, fanno lo scontrino. E a volte succede che, per uno o due euro, lasci anche correre. Anche se so che non si fa. Anche perché io lo chiedo sempre…

Ieri sera, stanco della mia ignavia e del loro evadere le tasse, ho chiesto, dunque, il fatidico pezzo di carta. Il ragazzo al bancone mi ha guardato, ha sorriso e mi ha dato la ricevuta della bilancia elettronica. Costernato, perché quando succedono queste cose io non riesco a reagire al momento, me ne sono andato a casa. Montando rabbia. Ho preso il telefono, una volta arrivato a casa, e gli ho detto che non possono prendere in giro così impunemente le persone e che avrei chiamato la guardia di finanza se la cosa fosse ricapitata.

Ovviamente, non andrò più. E sto considerando l’idea di fare un articolo delatorio, con tanto di prove, sui locali del Pigneto che non rilasciano scontrini fiscali. Moltissimi dei quali gestiti anche (ma non solo) da italiani (tanto per non far credere che è un problema di cinesi, secondo la vulgata razzista più alla moda al momento).

Quindi oggi sono andato in terapia e sono andato fino a Termini, per prendere la metro A. Dopo Londra e la sua organizzazione non ho potuto fare a meno di notare che la gente, turisti e non, usano le scale mobili – mi si permette una parolaccia? – col culo. La regola, eppure, è semplice: a destra se non cammini. E la sinistra libera, per chi ha fretta.

L’ho fatto notare a una signora che mi ostruiva il passaggio, come se spostarsi per farmi passare le comportasse fastidio. E lei mi ha detto: «ci sono le scale, per andare a piedi».

Vi risparmio il cazziatone, ma vi lascio immaginare i suoi balbettamenti. Eppure tutto questo mi ha fatto capire perché il nostro paese sta naufragando: non siamo in grado di far valere i nostri diritti e non siamo in grado di rispettare anche le più semplici regole di convivenza.

È normale che poi mandiamo in parlamento la feccia che fino a oggi ha fatto il bello e il cattivo tempo. Ma, per quello che mi riguarda, io ho chiuso il rubinetto. Quello della sopportazione, in primo luogo.

2765

I sette colli.
Il Tevere, da cui prende il nome.
La città di Romolo e Remo.
La lupa capitolina.
Il ratto delle Sabine.
La repubblica. E poi l’impero.
SPQR.
Le invasioni barbariche, di ieri e di oggi.
La donazione di Costantino.
L’arco di Costantino…
Il Colosseo.
Il fontanone. E Fontana di Trevi. Dove basta una monetina e la magia è sempre quella.
Trinità dei Monti e piazza di Spagna.
Trastevere.
I gatti di Torre Argentina.
E il Pigneto, che è un po’ casa.
La città in cui ho capito cos’è l’amore.
Che mi ha abbracciato, che mi protegge.
Anche se a volte…

La città eterna, appunto.

Pigneto Town 2.0

Prendo i cornetti sotto casa e trovo una trans dietro il bancone e quattro gay al mio cospetto, più signore del bar in perfetta armonia.

Poi i quattro gay escono fuori dal bar, io passo loro davanti, si guardano e uno dice agli altri: «dovemo venì a vive ar Pigneto… è pieno de froci.»

Capite perché amo questo posto?

In Pigneto town

All’inizio è sempre difficile. Almeno da qualche tempo a questa parte. Sicuramente, perché sto invecchiando. Ma converrete che non è facile il salto da quella che era casa tua, la casa dove sono nate le speranze d’amore e le migliori cene con i tuoi amici di sempre, alla stanza da riempire, con la tua sola presenza, a casa degli altri. Dove tutto ciò che è appeso alle pareti, per quanto bello, non ti assomiglia per niente.

E allora, ogni volta, mi ci devo riabituare. Devo imparare il colore delle piastrelle della cucina, gli odori che provengono dal pozzo luce e dalle scale, quel profumo di quotidianità che, per un crudele paradosso, ti fa sentire ancora più estraneo.

E forse il discrimine è questo, tra giovinezza e ciò che viene dopo. Prima sai ogni cosa di te, anche nell’errore. Dopo, tutto diventa incerto, labile, invisibile. E non è la cosa più facile del mondo vedere che il tuo percorso è come l’andare sulla battigia, con l’onda del caso pronta a cancellare tutto e, ogni volta, ricominciare come se fosse la prima volta. Ma questa è la vita che il fato e gli dèi mi hanno concesso. Sempre meglio che rimanere imprigionati in una rupe a farsi mangiare il fegato da rapaci volgari.

Tutto questo per dire che da qualche giorno ho preso casa nuova. Al Pigneto, un quartiere etnico nel cuore di Roma. Un po’ un village “de noantri”, per dirla nell’idioma locale. Devo aggiustare il disordine della mia stanza. E siccome credo alla magia, lo aggancerò al disordine della mia vita. Chissà che, applicando il principio della regula nel caos, non scaturisca un nuovo universo.

Intanto il cielo è benevolo, la mia finestra dà su una stradina alberata e nonostante la bevuta di ieri non ho mal di testa e il nuovo giorno sa della pizza di Mustafà e del caffè col miele di castagno.

Poi mettici pure un cd nello stereo del bagno e la tua coinquilina che ti guarda con occhi curiosi, perché da sempre lei credeva che quel lettore non funzionasse e invece la musica va. E allora capisci che è un segno, perché le cose forse non si aggiustano mai da sole ma non è detto che siano del tutto rotte.