Movimento LGBT: cosa fare, subito!

un momento del Roma Pride 2013

«Ok Dario, la critica l’hai fatta e l’analisi pure. Ma la sintesi qual è?»

Questa la domanda che mi ha fatto un amico, dopo il mio post di ieri sulle prospettive che ci attendono con Renzi e i suoi al governo. Proverò a rispondere a quella domanda, procedendo per punti su cosa andrebbe fatto secondo me.

1. Unità del movimento

So che sembra un mantra che dovrebbe prenderci per sfinimento, ma è il punto imprescindibile di partenza. Il movimento LGBT italiano vive due mali. Uno è quello dello scollamento con la comunità, l’altro è la sua parcellizzazione interna. Tanto per capirci, abbiamo qualcosa come cinque o sei associazioni nazionali (quando ne basterebbe una soltanto). Accanto a queste, e spesso in polemica con esse, una miriade di associazioni territoriali.

Premetto che sono convinto che la presenza di molte realtà sia una manifestazione di fermento e quindi di ricchezza. Ma una cosa è la pluralità, un’altra è la balcanizzazione. Occorre fare uno sforzo per trovare una formula confederativa, in cui c’è una grande realtà nazionale – rappresentativa di tutti e col mandato di tutti – che dialoga o si oppone con le istituzioni.

Credo sia stato un errore (uno dei tanti) quello di aver incontrato il 26 febbraio a Roma i deputati del Pd – da parte di Arcigay, Arcilesbica, Famiglie Arcobaleno, Agedo, Certi Diritti, Mit ed Equality – senza aver concordato una linea comune con le altre realtà territoriali. Anche perché occorre ricordare che queste “piccole” realtà – faccio un solo esempio: il Mario Mieli sarà territoriale, ma credo abbia più iscritti e più rilevanza di certe associazioni nazionali – le piccole realtà, dicevo, sopperiscono al vuoto associativo soprattutto in zone di provincia. Vogliamo fare alcuni nomi? Stonewall GLBT a Siracusa (per anni unica realtà della zona), Iken ad Avellino. Disconoscere questo lavoro significa fare un torto non solo alle associazioni in questione, ma alla nostra stessa comunità. E questo ci lacera e ci rende più vulnerabili.

Un secondo passaggio dovrebbe essere quello del recupero con la base. Percorso più lungo, ma ugualmente imprescindibile. Una proposta potrebbe essere quella della creazione di assemblee permanenti, città per città, funzionali al dialogo tra militanti e membri della comunità. Per ascoltarsi, per trovare un accordo su varie questioni, per abbattere la diffidenza che si sta creando anche sull’associazionismo LGBT. Percorso meno immediato e con rischi incalcolabili, ma necessario.

2. Mobilitazione continua

Ci si scanna per la sede e la data di un pride, da celebrare in estate. Abbiamo l’occasione di fare una serie di manifestazioni, sia nella capitale sia nelle rispettive città di appartenenza. Dobbiamo farlo in tempo brevi, perché il tempo è poco. Va da sé che le manifestazioni della capitale assumono rilevanza nazionale non perché le associazioni romane siano più importanti di altre, ma perché – piaccia o meno – a Roma ci stanno le istituzioni.

Arcigay ha la forza di mobilitare migliaia di iscritti e di iscritte. I circoli romani indipendenti altrettanto. Si pensi al pride di Palermo e a quello capitolino, per capirci. Si costruisca un percorso politico, anche insieme a partiti e altre associazioni, per manifestare in migliaia e chiedere garanzie democratiche ben precise.

Occorre altresì trovare alleati. Bisogna far capire, come già accennato, che la lotta per i diritti LGBT è un anello di una lotta più ampia. Non si può combattere per le nostre rivendicazioni se non viviamo in uno stato che garantisca l’individuo nella gestione della sua felicità. Lavoro, educazione, libertà individuali, diritto alla salute, autodeterminazione, gestione dei corpi sono aspetti imprescindibili che si legano tra loro.

Si diventi massa critica, si recuperi lo spirito genuino della stagione delle fiaccolate. Il fatto che non ci scappi il morto non rende la situazione meno urgente. Stanno cercando di decidere per il nostro futuro, mettendoci un bel freno a mano. Se vi sembra poco… a me sembra troppo. Troppo pericoloso.

3. Creazione di una cultura critica

Per mobilitazione non intendo solo la piazza, ma anche la creazione di uno spazio di riflessione. Università, scuole, sindacati, sedi di partito sono i luoghi deputati per discutere della questione LGBT. Occorre parlare alla gente, far capire la bontà della nostra lotta politica che è una lotta per tutti e per tutte (noi sì che siamo pour tous!), perché la questione dei diritti civili è un giro di perle e se spezzi il filo della collana, verranno via man mano tutte le altre.

Nelle scuole va fatta una campagna contro l’omo-transfobia sociale – prima che venga approvata la legge Scalfarotto, che renderà vane proprio questo tipo di iniziative – nelle università vanno organizzati convegni sullo stato del diritto, sul linguaggio, sulle ricadute sociologiche ed economiche delle discriminazioni contro le persone LGBT. Abbiamo belle teste pensanti, nel movimento – un nome per tutti: Rete Lenford – e allora usiamo questi talenti per fare cultura contro l’ignoranza e la rozzezza culturale del fronte omofobo.

Fondamentale il ruolo dei media. Invece di smuovere il galoppino di turno per scrivere trafiletti in cui far comparire lodi alle gaye baronie di pertinenza, usiamo i contatti con la stampa per proporre la bontà delle nostre rivendicazioni, per raccontarle col nostro linguaggio, per informare su ciò che vogliamo davvero a vantaggio non di una minoranza, ma della collettività democratica e civile.

4. Dialogo con le istituzioni

L’unità politica dovrebbe creare un programma definito e una comunanza di intenti. Credo che il movimento debba richiedere senza sconti ulteriori la pienezza dell’uguaglianza giuridica. Poi starà agli attori istituzionali spiegare perché non si vuole arrivare a quel traguardo. Ad ogni modo, il dialogo con le istituzioni è fondamentale, sia a livello locale (e qui rientra il discorso dell’importanza di tutte le realtà associative), sia a livello nazionale.

Dialogo non vuol dire compromesso al ribasso. E mediazione non vuole dire amputazione dei principi inderogabili dell’uguaglianza. Essere uguali, in quanto minoranze, è una prerogativa che descrive la democrazia. La qualifica come tale. Il Partito democratico, a dispetto del suo nome, sembra incapace di concepire questo assunto. Compito del movimento è porlo di fronte a queste contraddizioni e cercare di ottenere il massimo, a livello di confronto. Poi cosa accadrà nelle stanze del potere – considerando il grado di affidabilità delle persone coinvolte dentro i partiti – non può dipendere dalla volontà delle associazioni. Ma il tentativo deve essere fatto.

5. Considerazioni finali

Se non fosse chiaro siamo in guerra. Il fronte omofobo italiano è bene organizzato, armato fino ai denti, finanziato dall’otto per mille, che la chiesa rigira a questa o quella organizzazione. Poi ci sono le carnevalate tristi alla Manif pour tous, ma il problema sta altrove.

Abbiamo il dovere morale, per noi ma anche per la società tutta, di pretendere che questo paese sia migliore. E dobbiamo operare seriamente – cioè, facendo le persone serie e lavorando fattivamente al progetto – affinché ciò avvenga. Altrimenti non avremmo più scusanti. E sarà difficile, se non impossibile, non dar ragione alla rabbia di chi ci dice che il movimento è uguale a quelle caste che hanno affamato il paese. Economicamente e sul fronte della giustizia sociale. Io non voglio essere complice di questo sistema. Io voglio cambiarlo, con la democrazia, per la democrazia.

Con il popolo studentesco!

Ragazzi/e, viste le cose che stanno accadendo in questo paese, vista la nobiltà di cuore di gente come Gasparri e La Russa e visti gli attacchi contro quello che è il futuro della nazione, si è pensato con un gruppo di colleghi di fare una petizione a favore del movimento studentesco.

Per aderire cliccare qui.

ISTRUZIONI:

SEI UN INSEGNANTE? Aderisci alla petizione aggiungendo la tua firma tra i commenti. Puoi inoltre stampare la petizione, farla firmare ai tuoi colleghi e spedirla al MIUR.

NON INSEGNI MA VUOI ADERIRE UGUALMENTE? Basterà cliccare su “mi piace” o lasciare, ugualmente, un commento.

L’unione fa la forza!

NOI STIAMO CON GLI STUDENTI!

Le scelte scellerate di questo governo, nel segno di una continuità politica con quelle dei precedenti esecutivi, anche di diverso colore ideologico, stanno mettendo in discussione uno dei pilastri fondamentali della democrazia italiana: l’istruzione pubblica.

Scuola e università sono stati concepiti, nella costruzione dell’Italia libera, laica, democratica e repubblicana, come fucine di menti, di creatività, di intelligente e di potenzialità da mettere al servizio di tutti i cittadini e di tutte le cittadine.

Secondo la Costituzione, infatti, l’istruzione deve essere pubblica, gratuita, aperta a tutti/e.

Il popolo studentesco, di fronte alle scelte del ministro Maria Stella Gelmini, è divenuto motore primo di una protesta civile, pacifica e vitale. La democrazia, a ben vedere, è proprio questo: capacità di criticare quello che nel potere non va.

Le migliaia di ragazzi e di ragazze che stanno protestando in questi giorni sono trattati dai media compiacenti e filo-governativi alla stregua di delinquenti che si dilettano a compiere atti vandalici.

La protesta davanti al Senato, che ha visto i manifestanti tentare di entrare nell’edificio seguendo il metodo della pacifica occupazione, strumento di protesta tipico del mondo studentesco, è stato spacciato per quello che non è: un attacco alle istituzioni.

La solidarietà del presidente della Camera, Gianfranco Fini, al presidente del Senato  Renato Schifani appare come strumentale e di convenienza: si vuole supportare un insieme di scelte che hanno portato all’esasperazione sociale. Vergognoso, in realtà, non è ciò che succede nelle piazze, vorremmo ricordare al presidente della Camera, ma quello che succede dentro i palazzi.

Di fronte allo scempio in atto ai danni della scuola e dell’università pubbliche e di fronte al coraggio di migliaia di giovani che scendono in piazza in nome del loro futuro, della democrazia, dell’istruzione e del pluralismo, non possiamo rimanere in silenzio.

Siamo posti perciò di fronte a una scelta: sostenere il disegno di demolizione dell’istruzione così come concepito dalla Costituzione o stare accanto a chi, come gli studenti, protesta per il bene comune.

Noi stiamo con i nostri ragazzi!

Rumore contro l’omofobia

Promemoria utile e necessario: oggi è la Giornata Mondiale contro l’omofobia. Avvertite gli stronzi…

Per chi poi volesse pure rendersi utile e militante, c’è questa iniziativa di We have a dream:

Rumoros* contro il silenzio!

Il 17 maggio 2010 si celebra la sesta giornata mondiale contro l’omofobia e la transfobia (IDAHO International Day Against Homophobia and Transphobia).

La data ricorda il 17 maggio 1990 quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso anche l’omosessualità ego-distonica dall’elenco delle malattie mentali.

Il Parlamento Europeo si è già pronunciato il 18 Gennaio 2006 con una Risoluzione sull’omofobia in Europa nella quale condanna con forza ogni discriminazione fondata sull’orientamento sessuale ed è tornata a parlarne con la risoluzione del 26 aprile 2007 per ricordare la necessità che la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale in tutti i settori sia vietata completando il pacchetto legislativo contro la discriminazione basato sull’articolo 13 del trattato CE, indicendo il 17 maggio di ogni anno quale Giornata internazionale contro l’omofobia (per le istituzioni europee parlare di omofobia equivale a parlare anche di transfobia).

Ancora oggi, nel 2010 alle sollecitazioni del Parlamento Europeo lo Stato Italiano risponde con l’indifferenza e il silenzio e continua a evitare di promulgare una legge che riconosca i reati di Omofobia e di Transfobia.

Al silenzio istituzionale si unisce quello sociale. Entrambi favoriscono non solo la violenza fisica, ma anche la discriminazione a scuola, sul posto di lavoro, nei luoghi di aggregazione per le persone lesbiche, gay, trans gender, bisessuali, queer e intersessuali.

L’omofobia e la transfobia si subiscono ogni giorno, anche nei piccoli gesti della vita quotidiana, per questo vi invitiamo a scendere in piazza per farci sentire, in maniera pacifica, colorata e chiassosa!

Portate in piazza i vostri ‘strumenti’ per essere rumorosi contro il silenzio delle Istituzioni: strumenti musicali, fischietti, pentole, coperchi, campane, cellulari e tutto quanto troviamo nelle nostre case per squarciare il silenzio che circonda l’omofobia e la transfobia.

Vi aspettiamo Lunedì 17 maggio dalle ore 19 in poi, davanti la piazza di Montecitorio

– Leggeremo una sintesi della risoluzione europea contro l’omofobia, per conoscere ciò che succede attorno a noi e ciò che ancora non succede in Italia.

– Ognuno di noi potrà leggere le dichiarazioni omofobiche e transfobiche, esplicite o velate, di personaggi pubblici, politici e prelati che contribuiscono a diffondere questo clima di odio sociale. Vi invitiamo a portare dichiarazioni, articoli, brevi scritti estratti da qualsiasi pubblicazione che ognuno di noi potrà leggere in piazza.

– Sulla scia della mobilitazione, della rottura del silenzio e dello spirito di solidarietà, alla fine imbracceremo tutti i nostri ‘strumenti’ e contribuiremo a costruire una chiassosa, ma pacifica orchestra rumorosa contro il silenzio!

puoi farti un’idea qui http://www.youtube.com/watch?v=HpEOQEjrjpM&feature=related