Ancora sul liceo di Perugia: una “lezione” contro l’omofobia

I miei post sul controverso caso del liceo perugino, in cui un docente di religione ha somministrato un questionario omofobo ai suoi studenti, ha provocato una reazione di massa di diversi commentatori di matrice culturale cattolica, sguinzagliati non si sa bene se da un fervente anelito per il martirio – e mi riferisco a quello a cui è stata sottoposta la pazienza mia e di chi ha letto il loro profluvio di inesattezze – o dall’integralismo tipico di chi pretende di possedere la verità in tasca.

Tralascio i vari casi in cui sia io sia i lettori e le lettrici di questo blog siamo stati invitati/e, senza esclusione alcuna, a ritrovare rette vie, incontri con Gesù, il senso del pentimento e amenità analoghe. Trovo molto violento questo voler imporre la propria visione della fede a chi con quella fede non vuole averci niente a che fare.

Ma al di là degli aspetti folkloristici della vicenda, ho riscontrato da parte di questi trolls – travestiti da opinionisti – una serie di costanti argomentative che vi sottopongo, per capire quali sono le strategie che mettono in atto queste persone per falsificare la realtà, sia quella effettiva, sia quella raccontata da altri per avallare la loro visione dell’omosessualità come condizione sfavorevole.

Mi rifarò a uno dei tanti – e sempre rigorosamente anonimi – che procede attraverso diversi canali che analizzo qui di seguito. Lettura un po’ lunga, ne sono consapevole, ma a mio parere necessaria. Ma andiamo per punti.

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1. Rovesciamento della questione

Il primo tentativo, solitamente, è quello di sminuire la portata della cosa. Nel questionario proposto ciò che non è andato giù a me e a molte altre persone è stato l’inserimento di condizioni personali e scelte di vita, insieme a comportamenti poco leciti e a reati veri e propri. Penso sia molto offensivo sentirsi accomunare a stupratori e assassini in quanto gay, divorziati o conviventi. Il nostro eroe così ribatte a questa obiezione:

«Dunque anche gli atei, o i tanti giovani che convivono dovrebbero essere scandalizzati da questo questionario e gridare allo scandalo. Chiaramente così non è.»

Si cerca, dunque, di limitare la gravità oggettiva del fatto a una protesta di una categoria e una soltanto. Siamo noi gay che stiamo protestando, non gli altri. La maggioranza delle persone rimane silenziosa di fronte a questo presunto scandalo. Siamo noi, persone LGBT, tanto per cambiare, i soliti esagerati. La questione, in tal senso non solo viene sminuita, ma addirittura rovesciata.

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2. Ragionamento oppositivo

Continua ancora, il nostro eroe:

«Il questionario resta quello che è: una provocazione e un invito a dei giovani diciottenni a ragionare con la loro testa, senza annichilirla ascoltando in continuazione il lavaggio del cervello che ultimamente i media stanno facendo a favore delle comunità LGBT. Ragionare con la propria testa significa saper discernere il bene dal male.»

Si separano due fenomeni, perciò: la propaganda dei media, indicati come pro-omosessuali, e l’azione del docente perugino. Il docente, secondo la visione proposta, invita a ragionare con la propria testa, in opposizione ai sistemi di comunicazione che fanno “il lavaggio del cervello”. Il questionario del prof di religione, contrariamente ai media, aiuta a discernere il bene – ciò che egli dice – dal male, ovvero ciò che propongono i media. Ma i media, si è appena detto, sono dalla parte dei gay e con essi alleati per plagiare le giovani menti. Ne consegue che il bene sta tutto da una parte (il prof, appunto, e il suo questionario) e, quindi, il male nell'”omosessualismo” dominante. Si diceva la stessa cosa degli ebrei, organizzati in non meglio precisate lobbies messe ad arte per la conquista del mondo. Si sa come è andata a finire.

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3. Gerarchizzazione

Per difendere l’inserimento dell’omosessualità in mezzo a crimini e peccati, il nostro afferma:

«Nel caso specifico della parola “omosessualità” ciò vuol dire sapere che l’omosessualità non è una colpa, né un peccato. Ma sapere anche che l’omosessualità può portare a colpe e a peccati esattamente come ogni altra condizione umana.»

Affermare “che anche l’omosessualità può portare a colpe e peccati” suggerisce che l’essere gay o lesbiche vada considerato in un gradino più in basso rispetto alla “naturale” norma dell’eterosessualità. Ma se dovessimo ragionare con tali categorie interpretative, ribaltando a nostra volta i termini della questione, andrebbe ricordato che soprattutto l’eterosessualità può portare a malefici effetti per tutti e tutte: fino a ora questa condizione ha garantito all’umanità quasi il 100% delle “colpe” descritte in quel foglio, a cominciare da guerre, stupri e soprattutto dagli infanticidi, tipico male delle famiglie composte da padri e madri, sposati o meno.

Per fortuna il pensiero del movimento LGBT non ha bisogno di questi stratagemmi retorici per affermare la bontà delle proprie posizioni.

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4. Vittimismo cristiano

Messo alle strette sull’effettivo infelicissimo contenuto di quel test, l’autore del commento in questione sbotta:

«Io trovo un insulto alla mia libertà il non poter esprimere le mie idee. Ho letto altri tuoi messaggi pochi minuti fa, e sei tra coloro che mi imprigionerebbe per le mie idee. Mi fai paura, e come te molti altri attivisti LGBT.»

Mi fa sorridere il fatto che questo individuo si senta minacciato e offeso per la mancanza di spazi in cui poter esporre le proprie convinzioni: ma se contiamo il numero degli interventi qui su questo blog, tra questo articolo e altri, mi sembra che egli abbia approfittato di molte occasioni di dire la sua senza che nessuno gli abbia impedito di farlo.

Tale vittimismo, per altro, è lo stesso che utilizzò a suo tempo il Vaticano quando si oppose alla depenalizzazione dell’omosessualità voluta dall’ONU, sostenendo per mezzo dei suoi diplomatici che vietare di mandare in prigione un gay era discriminatorio per la libertà di quei paesi che prevedevano sanzioni contro l’omosessualità stessa…

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5. Catastrofismo

Come ogni produzione letteraria di stampo religioso che si rispetti, anche il commento che stiamo analizzando si conclude con un’apocalisse:

«Ricordatevi cosa è stato dell’uomo ogni volta che è stato privato della sua libertà per ideologie: le crociate, il comunismo, il nazismo… L’ideologia del gender è sempre più proiettata verso simili aberrazioni. E questo fa paura!»

Strategia che già conosciamo, perché utilizzata – tra tanti – proprio da Berlusconi nel suo ventennio contro i rischi di chissà quale invasione sovietica, nonostante il muro di Berlino fosse già caduto nel 1989. La cosa si commenta da sé. Ma per il nostro autore evidentemente non fa mai male dipingere i suoi avversari come portatori di “miseria, terrore e morte”.

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Conclusioni

Commenti come quello appena riportato dimostrano, in buona sostanza, che essere cristiani in una certa ottica significa poter esprimere impunemente i propri pregiudizi a danno delle minoranze. Temo che queste persone non siano abbastanza coscienti del ridicolo in cui cadono con questo tipo di atteggiamento. Ma contente loro!

Adesso, si trattasse solo di suggerire a menti obnubilate da certo integralismo religioso un doveroso senso della vergogna, la cosa toccherebbe solo le coscienze di chi decidesse di cimentarsi in un’impresa tanto titanica quanto inutile. Il dramma è che questo tipo di argomentazioni sono proposte come verità vibrante dai piani alti del potere religioso per poi ricadere, in forme varie e diverse, sulla società tutta a cominciare proprio dalle scuole.

Lì ragazzi e ragazze LGBT subiscono questo tipo di “suggestioni” a danno della loro serenità mentale e della loro integrità fisica e morale. E va da sé che chi è veramente interessato/a al bene collettivo, non può essere contento di questo stato di cose.

Il questionario di quel docente ricalca, in linea di massima, questo tipo di atteggiamento che può fare del male a chi ancora è troppo fragile per poter avere un’identità solida, in un senso o nell’altro, in un mondo strutturato sul pregiudizio. Per questo quel documento diventa irricevibile e, in buona sostanza, anche parecchio pericoloso.

Liceo Mariotti: gli allievi difendono il prof di religione

Per completezza di informazione: mi ha scritto Francesca Saccomandi, una studentessa del liceo di Perugia di cui si è parlato, e molto, ieri su tutti i media per il famigerato questionario sulle “colpe” dell’uomo. Riporto integralmente la sua lettera:

A nome della classe 3b, del liceo classico A. Mariotti.

Di recente sul web si è scatenato un putiferio mediatico dovuto ad una foto, pubblicata su un social network, che mostrava un questionario sottoposto alla nostra classe durante l’ora di religione. A fare scandalo è stata proprio la consegna del questionario, che recitava: “Attribuisci un voto da 0 a 10 in ordine di gravità sulle principali colpe di cui ci si può macchiare” e che citava in elenco, fra “omicidio” ed “infedeltà coniugale” anche le discutibili voci “omosessualità” e “metodi contraccettivi”.
Da qui, Omphalos Perugia ha deciso di diffondere, nel mondo virtuale e non, l’idea che nella nostra scuola si utilizzino metodi educativi impregnati di omofobia, antiquati e discriminatori.
Il fatto in sé sembrerebbe più che legittimo, se non che a nessuno è venuto in mente di verificare cose fosse effettivamente successo in classe: il questionario è sì stato distribuito, ma con tutt’altro scopo.
Pur essendo noi d’accordo riguardo l’incredibilità di una consegna del genere, del tutto inapplicabile e straripante di pregiudizi, vorremmo fare presente i reali obbiettivi del questionario. Quest’ultimo viene distribuito in Terza liceo (e cioè all’ultimo anno di superiori) proprio perché ci si aspetta un approccio maturo e distaccato anche riguardo alla forma (sbagliata) in cui viene espresso.
Il professore di religione ha infatti subito specificato che il compito non era che l’estratto di un’indagine sociologica di anni ed anni or sono. Ci ha tenuto a precisare come la voce “omosessualità” non fosse giustificabile. Ma soprattutto, non richiedeva nient’altro che un confronto diretto su temi come l’aborto o il suicidio, anch’essi presenti nella lista.
L’esercizio era infatti mirato a provare, in una classe in cui giustamente convivono le opinioni più disparate, che pur vivendo secondo un pensiero relativista vi sono e saranno sempre dei livelli che nessuno di noi saprebbe valicare.. per fare un esempio, si è riscontrato che l’intera classe ha considerato l’infanticidio una colpa gravissima, a prescindere dalle inclinazioni culturali di ciascuno.
Non era dunque che una semplice discussione sul concetto di “bene” e “male”, non secondo la morale cristiana, ma l’etica personale.
Il fatto è che, probabilmente con troppa leggerezza, una copia della fatidica lista è stata resa pubblica su facebook, ed ha catturato l’attenzione di numerosi bloggers, giornalisti e gestori di pagine web contro l’omofobia.
Quello che ci lascia basiti non è tanto la risonanza della foto pubblicata, che estrapolata dal suo contesto farebbe infervorare chiunque, ma le invenzioni dei giornalisti a scopo di creare polemica. Sono infatti continue le supposizioni e le illazioni quasi diffamanti rivolte alla nostra scuola, dove, senza ombra di dubbio, non siamo formati a questo tipo di schietto e povero giudizio su temi tanto importanti.
Al Liceo classico Mariotti non si insegna l’omofobia.
Ci dispiace che associazioni che dovrebbero svolgere un lavoro costruttivo per la comunità, come Omphalos Perugia, ritengano che sia necessario questo genere di esagerazione e continua rincorsa allo scandalismo per operare in favore dei diritti per gli omosessuali.
Ci piacerebbe far sapere loro che nel piccolo ambiente in cui viviamo, sta diventando difficile trovare chi si ostina a perpetuare una mentalità omofoba.
Siamo in un liceo classico. L’amore fra Patroclo e Achille è programma di quarto ginnasio.

La giovane allieva si lamenta, perciò, della “semplificazione” giornalistica e mediatica per cui il suo insegnante sarebbe stato accusato e ingiustamente di omofobia. Ho risposto così a Francesca e alla sua classe:

“Cari studenti e care studentesse del Liceo Mariotti,

adesso io non metto in discussione che la finalità del progetto fosse altra rispetto a quella che si può desumere dalla lettura di quel test. Ma permettetemi di farvi notare che il linguaggio – come voi fate notare in questo spazio – non è qualcosa che va trattato con leggerezza.

Innanzi tutto, viviamo in un tempo tecnologico, per cui si poteva benissimo cambiare il questionario, magari eliminando le voci ritenute controverse dal vostro stesso insegnante.

In secondo luogo, il problema non sta solo nella presenza della parola omosessualità, ma anche in altre voci, ugualmente discriminatorie.

Il test parla chiaro: c’è un novero di colpe e tra quelle c’è l’omosessualità. Forse il vostro insegnante non vuole farvi arrivare a questa semplificazione ma di fatto vi ha sottoposto un documento in cui essere omosessuali o hiv positivi è visto alla stregua di uccidere bambini e stuprare donne.

Cosa avrebbe detto un ebreo se avesse letto, in quell’elenco, la dicitura “essere giudei”? E un africano come avrebbe reagito di fronte a un “essere neri”?

Forse le intenzioni del vostro docente non sono cattive e infatti ho cambiato, come mi è stato richiesto, il titolo del mio articolo per correttezza nei vostri confronti. Ma gli effetti sono quelli di disseminare, anche a livello inconscio, il pregiudizio per cui in una rosa di peccati e reati esistono tipologie di persone destinate a esser viste e raccontate con le categorie del “male”.

Forse al vostro professore sarà dispiaciuto che un aspetto della sua vita – il suo insegnamento – sia stato banalizzato e tacciato di omofobia di fronte a un documento a dir poco controverso, ma adesso forse sa qual è il trattamento che la sua chiesa riserva, con le stesse identiche dinamiche seppure invertite, a chi viene accusato di “omosessualità”.

Rifletterei su queste questioni, prima di difendere un atteggiamento considerato solo troppo leggero. Io credo che ci sia della pesantezza in tutto questo e l’aspetto gravoso della vicenda sta proprio nel fatto che da quell’elenco non siano state tolte le voci che richiamano determinate condizioni personali e le scelte individuali, confondendole con crimini e reati.”

Ora di religione: un questionario mette insieme omosessualità e reati

La denuncia parte dall’associazione Omphalos di Perugia:

“Attribuisci un voto da 0 a 10, in ordine di gravità sulle principali colpe di cui ci si può macchiare” è la consegna affidata da un docente di religione del Liceo Classico Mariotti di Perugia, durante le ore curriculari, nella propria classe. Il lungo elenco chiuso, fornito ai discenti menziona l’omosessualità tra diciture quali: “fare la guerra”, “omicidio”, “evadere il fisco”, “metodi contraccettivi”, “esperienze prematrimoniali” e “infettare con l’AIDS”.

Potete riscontrarlo agevolmente nell’immagine che segue:

test religione

Niente di nuovo sotto il sole. Che durante le ore di religione si insegni che l’omosessualità rientri tra i comportamenti da evitare è la “norma” alla quale sono sottoposti milioni di studenti e studentesse ogni anno nel nostro paese. Pazienza, poi, che professori come quello che ha proposto questo test siano pagati dallo Stato italiano, ma siano scelti dai vescovi e mandati nelle scuole pubbliche italiane dove vanno anche ragazzi LGBT o figli, a loro volta, di genitori gay e lesbiche.

Basterebbe solo questo foglietto per rimettere in discussione il concordato, visto che i “colleghi” dell’ora di religione vanno contro il dettato costituzionale e, nella fattispecie, contro l’articolo 3. Purtroppo lo Stato tollera e finanzia pure.

Al di là dell’aspetto squisitamente politico, c’è anche quello del linguaggio e della comunicazione.

Educare una società all’esistenza del peccato è già di per sé un procedimento poco costruttivo, nel senso che non aiuta a mettere insieme un corpo sociale libero dalle maglie del senso di colpa. Una società più giusta dovrebbe, invece, partire proprio dal concetto di responsabilità individuale e collettiva.

Ma ai cattolici, con ogni evidenza, non interessa liberare l’uomo (e men che mai la donna) e porlo di fronte alle conseguenze dei suoi comportamenti. È più importante distinguere tra buoni e cattivi, sotto la spada di Damocle di una colpa transitoria pronta a trasformarsi in dannazione eterna (Schopenhauer insegna, a proposito). A questa gente lo Stato affida la gestione della propria spiritualità. Poi però ci stupiamo dei ragazzini che si lanciano dai balconi perché presi per froci…

Al di là di questo, è singolare vedere come per il prof di religione non esiste una differenza sostanziale tra peccato e reato. Per il signore di cui sopra convivere col partner, essere omosessuali, essere persone sieropositive (descritte addirittura come “nuovi untori”) è assimilabile all’abuso di minori, all’evasione fiscale, all’assassinio e via discorrendo.

L’associazione Omphalos ha «già presentato una denuncia all’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni del Ministero per le Pari Opportunità» e chiede «con forza anche l’intervento della Regione». Ci si chiede, dentro l’associazione «se è questa la libertà d’espressione che l’onorevole Verini (PD) insieme all’onorevole Gitti (SC) hanno voluto preservare con i loro emendamenti. Quegli emendamenti danno protezione proprio a comportamenti come questi, che non solo sono fuori da ogni pratica di buona istruzione, ma creano ancora più solitudine e emarginazione tra i nostri giovani.»

Una domanda che andrebbe posta ai creatori della recente legge sull’omofobia, che di fatto tutela la condotta di questo insegnante. Ma sappiamo – consci dello stile di chi è responsabile di quello scempio – che non arriveranno risposte che non siano nel segno del convincere se stessi e possibilmente anche gli altri, o peggio ancora dell’autocelebrazione.

Concludo facendo notare come questo tipo di fatti costituisce, nella sua essenza, una violenza vera e propria contro chi cerca di vivere la propria vita nel segno della dignità. Essere etichettati e narrati alla stregua di stupratori e assassini non gioca a favore dell’inclusione e della dialettica tra diversità, che dovrebbe essere il primo obiettivo di qualsiasi istituzione scolastica.

Chissà se la legge – voluta sappiamo bene da quali attori politici su cui ricadrà la responsabilità morale di quanto accadrà da oggi in poi nelle scuole e nelle strade del nostro paese – proteggerà questo tipo di violenze, si chiedono a Perugia. Dubbio legittimo, che si pongono in tanti e in tante. Dubbio che lascia propendere per una risposta, ahinoi, affermativa.

Pensieri sparsi sull’assoluzione di Amanda e Raffaele

Giusto qualche pensiero sulla vicenda di Amanda Knox e Raffaele Sollecito:

1. se è vero che sono innocenti, e la verità processuale conferma questo, vuol dire che due ragazzi sono stati chiusi in carcere per quattro anni e le loro vite sono rovinate per sempre

2. se è vero che sono innocenti è anche vero che c’è un omicida a piede libero

3. Meredith Kercher, insieme alla sua famiglia, aspetta ancora che giustizia sia fatta

4. coloro che gridano allo scandalo dovrebbero capire che nei tribunali si accerta la verità, non si insegue la vendetta. Un tribunale può (e deve, in certi casi) anche assolvere. Si chiama Stato di diritto

5. i processi mediatici sono l’equivalente della gogna che tanto orrore ci farebbe oggi. Prima che la tv vi dia in pasto il prossimo fatto di cronaca nera, pensateci mille volte prima di esprimere un giudizio

6. i processi mediatici sono uno dei tanti aspetti della berlusconizzazione sociale e programmi come Porta a porta et similia andrebbero chiusi proprio perché fanno leva sui sentimenti di pancia dell’opinione pubblica, ridotta a popolo linciante

7. nessuno di noi era lì, quando l’omicidio è stato commesso per cui abbiamo il dovere di rispettare la sentenza, anche quando i dubbi ci inducono a credere a tutt’altro.

E adesso che scenda il giusto oblio su questa orribile vicenda.