I vip votano Raggi. Caro Pd, due domande me le farei

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Claudio Santamaria, sosterrà il M5S a Roma

Leggo sui social un vago scandalo per le dichiarazioni di Sabrina Ferilli, Fiorella Mannoia e Claudio Santamaria , ecc, che hanno dichiarato di votare Raggi per le amministrative di Roma. «Allora meglio non votare» commentano i seguaci di Renzi. Premesso che io non voterei mai la signora in questione (così evitiamo, si spera, la patente di grillino), vi faccio notare due cose, semplici semplici:

  1. il voto di persone che si sono sempre dette a sinistra non è appannaggio della volontà o delle aspettative degli iscritti al Partito democratico
  2. fossi in tutti voi, se arrivano endorsement spontanei per la candidata del M5S dal mondo dello spettacolo, due domande me le farei…

Poi certo, ci sarebbe qualche commento da fare sulla democraticità del pensiero “o voti me o non votare”, ma stiamo parlando del Pd. Un partito che deve ancora capire cosa significa quell’aggettivo messo lì in mezzo al suo nome.

Genitori gay? Per il Pd meno degni dei mafiosi

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Partiamo da un’evidenza: il Pd, con le unioni civili, vorrebbe ricucire a sinistra. Poi però in quel progetto di legge spunta un emendamento che, nell’ordine:

  • congela la genitorialità di gay e lesbiche per due anni
  • in un secondo momento, se il giudice vuole, si accede alla stepchild.

Per il Pd, dunque, se sei omosessuale devi dimostrare più degli altri di essere un buon genitore. Di contro non chiede le stesse garanzie a mafiosi, assassini, “coppie dell’acido”, ecc.

Ritorniamo a quanto detto all’inizio: con le unioni civili, il Pd vorrebbe ricucire a sinistra. Magari con lo scopo di ottenere il voto (anche LGBT) per le amministrative. Io penso che subito dopo l’approvazione di questa legge-apartheid (che siamo pure costretti a difendere), sempre se verrà mai approvata, dovrebbe partire una campagna delle associazioni per indicare quali partiti non votare alle prossime comunali. Il Pd dovrebbe essere sul podio degli invotabili. Per l’intrinseca omofobia che anima anche quei provvedimenti che, nell’ignoranza del simpatizzante renziano medio, vorrebbero essere friendly.

In tutto questo la manovalanza gay del partito piagnucola, auspicando pazienza e comprensione – il tenore è: meglio questo che niente, d’altronde siamo “froci” cosa possiamo pretendere di più? – o raglia, accusando di solito gufismo chi, giustamente, si indigna. Del senso della propria dignità, invece, nemmeno l’ombra.

Froci di professione

billydolldetailOgni tanto, quando faccio notare alcune evidenze al gay renziano standard – quello che, per intenderci, parla per slogan ricopiandoli dai tweet del presidente del Consiglio – partono gli insulti.

Discutevo con uno di loro su un fatto molto semplice. Si chiedeva giustamente il nostro: come mai se insulto un ebreo è antisemitismo, se insulto un nero è razzismo, ma quando si tratta di offendere le persone LGBT è libertà di opinione?

Gli ho fatto notare che sta in un partito che sulla questione degli hate speech si è mosso così:

  • poteva fare una legge anti-omofobia con SEL e M5S, ma ha preferito salvare le larghe intese e quindi il ddl è stato riscritto con i centristi. Cattolici, per altro
  • quei centristi non erano semplici parlamentari: erano omofobi. La legge è stata fatta con la regia di Paola Binetti e votata da Buttiglione, per capire di cosa e di chi stiamo parlando
  • il ddl sosteneva che rientrano nella libera opinione le affermazioni di un certo tipo in luoghi quali scuole, sindacati, partiti, chiese, ecc. Ad esempio, se un prof di religione dice che i gay sono malati o depravati, rientra nella sua facoltà di pensiero
  • il ddl non è mai passato – nonostante il suo relatore, tale Ivan Scalfarotto, forse vivendo in una dimensione parallela pensi il contrario – ma a livello culturale ha sdoganato l’omofobia come opinione.

Ne è venuto fuori che il mio problema è un’aggressività con radici psicologiche non ancora ben chiare (e l’accusa di isteria, se ricordate, è tipica del pensiero maschilista rispetto l’universo femminile) e che è costume dei “froci di professione” come me reagire così, di fronte a certi argomenti.

Adesso, io non so cosa ci voglia per essere annoverati in tale categoria. So però che come lavoro non faccio il “frocio”, bensì l’insegnante. E la scuola che mi ha assunto non mi paga in virtù del mio orientamento, ma per quanto fatto in classe.

Precisato questo, credo sia importante mettere in chiaro anche un altro aspetto della questione: se mi dite dov’è che pagano i gay in quanto tali, io presento il curriculum. Che lo stipendio di un prof non è proprio a cinque cifre e di questi tempi, converrete, avere un po’ di denaro in più non fa male.

Allearsi col pd? E perché?

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(foto da: Il Giornale)

Non capisco l’appello di Pisapia, Zedda e Doria alla sinistra, per allearsi col pd. Il partito che ha schifato l’elettorato progressista, trasformando la stessa parola “sinistra” in insulto. E poi: allearsi con Renzi per non consegnare il paese alle destre? Il pd è destra! Becera, confessionale, illiberale. Pensate solo a jobs act, “buona” scuola e unioni civili.

Mi fa per altro notare il mio amico Gwydion, in un commento su Facebook, che «da quando i sindaci sgraditi al capo del partito si rimuovono, non avrebbe senso allearsi col PD neppure se il candidato fosse degnissimo».

Ecco, per tutte queste ragioni anche no. Grazie.

Ditelo a Poletti

Conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri

Giuliano Poletti – Foto di Fabio Cimaglia

Ditelo a Poletti: mi sono laureato a 28 anni – per fatti di natura privata, c’è stato un blocco nel mio percorso – con 110 e lode e ho sempre lavorato dopo la laurea.

All’inizio con piccoli contratti a tempo determinato. Con collaborazioni e borse di studio. Nel frattempo ho pure preso un master, una specializzazione e ho fatto un dottorato, recuperando gli anni “persi” e rimettendomi in carreggiata con le persone della mia età. Oggi ho una professione che mi soddisfa pienamente, anche se io voglio sempre andare oltre.

Nel corso della mia vita ho avuto lavori per lo più gratificanti, altri li ho fatti fuori dal mio percorso di studio. Poi altri ancora, anche se non mi piacevano. Ma ho lavorato. E contrariamente a quello che mi suggerivano in molti, senza dire grazie a nessuno. Perché non si deve dire mai grazie quando qualcosa ti appartiene di diritto, o lo depotenzi.

Tutto ciò senza  l’ombrello di un partito che, magari, prima mi fa gestire una coop e poi mi assegna un dicastero strategico con un semplice diploma di perito agrario. Perché quando si studia e si lavora davvero, non si ha il tempo di maturare l’arroganza tipica dell’uomo di potere, lontano dalla strada e ben protetto dai palazzi che, strano a dirsi, risultano sempre più invisi alla gente per bene di questo paese. Ditelo al ministro.

Nasce l’ennesima Sinistra italiana. Prepariamoci ad un glorioso 0,4%

6843500404_4d16f9817d_bQuindi, ricapitolando: dopo SEL, Possibile e lo spettro di Rifondazione, abbiamo il quarto partito di sinistra “unita”. Guidato – squillo di trombe – nientepopodimeno che da Fassina. Quello che se vai al mercato e chiedi chi è ti rispondono un tipo di legno per mobili da giardino, per capirsi. Si chiama, per il momento, Sinistra italiana: ennesimo partito nato dentro il palazzo e fuori dalla società civile. Prepariamoci ad un glorioso 0,4%.

Consideriamo anche due o tre fatti importanti, quali:

  • il pd è in calo in tutti i sondaggi (strano, dopo tutto quello che ha fatto contro per lavoratori, insegnanti, persone LGBT, sindacati, sanità, ecc)
  • queste formazioni nascono alla sinistra del pd, per cui eroderanno quella base elettorale arrivando tra il 3 e il 4% tutte insieme
  • si abbassa la distanza con il M5S, che risulta avvantaggiato dalla disgregazione della sinistra e dall’indebolimento del partito di Renzi (si riduce la distanza per il ballottaggio, per dirne una)

è probabile che la vittoria del movimento di Grillo non sia così lontana. Improbabile forse, ma non impossibile. E stiamo parlando del partito delle scie chimiche e delle sirene, per capirsi. Poi non sono tra quelli che demonizzano i pentastellati, ma alcune follie dovrebbero essere semplicemente rimosse per una formazione che vuole governare un paese, prima tra tutte quella di affidare scelte strategiche e fondamentali agli iscritti ad un blog.

E insomma, solo belle cose, tanto per cambiare. Sotto il cielo di una fu sinistra che ha perso la sua identità (a tal punto da amalgamarsi con la peggiore destra di Verdini, Alfano, ecc) e di una vecchia sinistra che non riesce ad andare oltre la scissione molecolare per avere una sigla, un simbolo, quattro elettori e nulla più.

P.S.: esisteva già un partito che aveva come sigla “SI”. Erano i Socialisti italiani. Sappiamo che fine hanno fatto.

Lo “scherzetto” di Scalfarotto a Marino, che offende gay e lesbiche che si sposano all’estero

Ivan Scalfarotto

Ivan Scalfarotto

Qualcuno mi ha fatto notare, fino a poco tempo fa, la mia predisposizione ad avercela con la categoria dei gay renziani, magari considerandola un po’ eccessiva. Qualche appartenente alla specie in discussione, invece, ha puntualizzato la stessa cosa ma includendola nella sfera delle patologie mentali. Stesso procedimento, a ben vedere, che fanno i detrattori dell’omosessualità cercando di medicalizzare il fenomeno. In altre parole, secondo queste persone, se non ami Renzi qualsiasi cosa lui faccia – perché qualsiasi cosa lui faccia è a fin di bene – sei pazzo. Basterebbe, perciò, questo tipo di considerazione dell’avversario politico per qualificare la persona LGBT filogovernativa, ma siccome non ci facciamo mai mancar nulla, la farsa assume il sapore della tragedia.

Parliamo di Ivan Scalfarotto: o perché costretto dalla sua appartenenza politica o perché sinceramente ispirato – o ancora perché avvicinandosi Halloween ha ben pensato, incerto tra “dolcetto e scherzetto”, di regalarci una chicca dal vago sapore horror – ha cavalcato il processo di discredito ai danni di Ignazio Marino, scrivendo un lungo e verboso post in cui cerca di dimostrare il fallimento politico dell’ex sindaco, tanto inviso al suo premier. Tra le peripezie argomentative del nostro, il fatto che un’azione politica, una legge, un’iniziativa non è mai buona o cattiva di per sé, ma va prima valutata in base a una serie di circostanze. E quindi, se non scontenta il popolo, se non dà fastidio i poteri forti, è buona politica. Altrimenti non si fa.

Quindi il sottosegretario enuclea tutti gli errori fatti dall’ex primo cittadino. In questa galleria degli orrori, lo sventurato lettore si trova di fronte la seguente dichiarazione:

Trascrivere i matrimoni delle coppie gay e lesbiche è giusto? Bene, andiamo avanti. E se poi il Papa in persona, cioè la figura planetariamente riconosciuta come la più carismatica e popolare del momento, mi prende a pesci in faccia, pazienza. Un giorno me ne sarà grato pure lui.

Per Scalfarotto, Marino non doveva trattare allo stesso modo le famiglie LGBT a quelle etero, semplicemente per il fatto che il capo di stato di un paese straniero può risentirsi. Un sottosegretario del governo italiano si dimostra così più attento al favore di una casta religiosa che al benessere dei cittadini e delle cittadine del paese che dovrebbe rappresentare. E questa è la classe dirigente di un partito che dovrebbe approvare le unioni civili…

Scalfarotto si scaglia contro le trascrizioni

le parole di Scalfarotto sulle trascrizioni

Ritornando alla categoria del “gay renziano”: guardando la vicenda politica del sottosegretario (e di qualche altro/a dentro il partito), potremmo definire tale tipologia (anche) come “colui o colei che utilizza la sua omosessualità per favorire e avvantaggiare la sua carriera politica dentro il partito”. Dopo tali dichiarazioni, non si vorrebbe arricchire la definizione aggiungendo: “e colui o colei che, una volta consolidata la sua posizione dentro il partito, utilizza la sua carriera per rendere svantaggiosa l’omosessualità degli altri”. Perché questa è la sensazione, almeno dalla famigerata legge sull’omo-transfobia in poi.

In aggiunta a tutto ciò, invito a riflettere su un’altra definizione, quella di collaborazionismo, che recita, dizionario alla mano: “disponibilità a svolgere lavoro politico, organizzativo e di sostegno ideologico a favore del nemico”. Non so se si può applicare a certe esternazioni, forse fatte per compiacere il proprio leader. Di sicuro, certe parole dispiacciono, e non poco, a quei gay e a quelle lesbiche per bene che ancora non hanno diritti, anche grazie al partito in cui militano i gay renziani stessi. E feriscono un po’ tutti/e noi se si pensa che sono dette o scritte per prendere le parti del capo di una chiesa che ci tratta da invertiti, da persone che stanno fuori dal progetto di Dio e che per questa ragione non meritevoli di avere le stesse possibilità delle persone eterosessuali. Scalfarotto, qualcuno lo avverta, ha fatto esattamente questo.

Dimissioni di Marino: il sindaco ne esce pulito, il pd annaspa nel fango

un manifesto contro il pd

un manifesto contro il pd

Ho appena visto la conferenza stampa di Ignazio Marino. La mia opinione non vale nulla, lo so benissimo. Ma all’ex sindaco di Roma va tutta la mia solidarietà di cittadino, di militante LGBT, di essere umano. Credo inoltre che Marino stia venendo fuori da questa incresciosa vicenda in modo dignitoso. Matteo Renzi e il suo partito, nella sua interezza, stanno annaspando nel fango che, a quanto pare, sta diventando l’habitat naturale di tale formazione politica. I cittadini e le cittadine della capitale faranno le loro giuste valutazioni in cabina elettorale sperando che la democrazia, una volta ristabilita, non assuma i connotati della farsa e del dramma. Aggiungo, ancora, che non sono tra gli elettori e i fan del sindaco dimissionario, ma credo – pur tra gli errori che ha commesso – che abbia tentato di portare un po’ di pulizia nella capitale, nella sua amministrazione, nella sua politica. Per questo si è scatenato un vero e proprio linciaggio mediatico ai suoi danni. Mauro Orrico, su Facemagazine, lo spiega bene.

Di fatto, oggi a Roma si consuma definitivamente la scelta di fronte a un bivio: c’è chi ha l’amaro in bocca, per come sono andate le cose. E chi gioisce. C’è, come sempre, chi ha a cuore la legalità e chi invece non ha problemi a tollerare che nella propria città ci siano fatti come i funerali di Casamonica, l’inchiesta “mafia capitale” e altre manifestazioni che non si addicono alle “persone per bene”. Ognuno poi, liberamente, scelga dove collocarsi.

Concludo con una considerazione su cosa è diventato il partito democratico (almeno in questo blog, lo scrivo in minuscolo), citando Gilioli in un suo recente articolo: «Ora, come ho già detto altrove, Marino ha certamente fatto errori – specie di vanità e di comunicazione – e pure pasticci. Ma questa cosa di fare passare un’umiliazione per una gentile concessione del principe dà la misura di cosa è oggi il Pd renziano. Un misto di arroganza, boria e bullismo. Proporzionale peraltro alla storica contaminazione con i più fangosi poteri di Roma».

Questo partito è quello che ha l’ardire di governarci, l’arroganza di cambiare il nostro sistema democratico-istituzionale senza aver ricevuto un mandato elettorale legittimante di tale percorso, che pensa di “concederci” (Boschi dixit) i diritti civili in quanto coppie (ma non famiglie, si badi!) gay e lesbiche. Questo partito sta riconsegnando Roma a un sistema di potere che l’ha devastata. Ricordiamocelo sempre. E ricordiamolo quando domani dovremo andare a votare, per il destino delle nostre città e del nostro disgraziato paese.

Diritti LGBT tra giudici “sentinelle”, premier in ostaggio e politica complice

Cerchiamo di fare il punto sulla situazione, in Italia, circa i diritti delle persone e delle famiglie LGBT.

1. Il parlamento non riesce a legiferare sulle blande – e offensive – unioni civili, che così come previste sanciscono una discriminazione tra coppie gay e coppie etero.

2. Il pd, ostaggio della sua falange cattolica, non solo ha snaturato il ddl Cirinnà, trasformando le nostre famiglie in “formazioni sociali specifiche”, ma pensa pure a fare una legge per mandare in prigione quei genitori arcobaleno che si recano all’estero per praticare la surrogacy.

3. Il governo tace sulla questione dell’uguaglianza, Renzi nulla dice sulle “sue” civil partnership già promesse in campagna elettorale per le primarie, e Alfano ordina, nonostante le sentenze dei tribunali a favore, che le trascrizioni dei matrimoni di omosessuali contratti all’estero vengano annullate dai prefetti.

4. Il consiglio di Stato dà ragione ad Alfano e nel frattempo si scopre che la sentenza emessa è il prodotto di una fervente sentinella in piedi (sembra scritta da Adinolfi in persona) e che il presidente del consiglio stesso è dell’Opus Dei.

5. Il movimento LGBT italiano si sveglia solo oggi – e in questo siamo tutti/e responsabili, per non aver vigilato prima – e la gay community si scandalizza e alcuni chiedono la rimozione del giudice per il suo essere “cattolico” (quando il problema, semmai, è che molto probabilmente non è stato imparziale, ma questo è un altro discorso), mentre i gay interni al pd non muovono foglia  (o perché attenti a preservare le loro carriere o per facilitarle o perché oggettivamente incapaci di essere determinanti dentro il loro partito) o si limitano a qualche sfogo su Twitter.

Conclusioni: di fatto abbiamo un governo che si prodiga per rendere la vita impossibile alle persone LGBT di questo paese, grazie al suo membro di minoranza, l’Ncd, che tiene in scacco Renzi e il suo intero partito. E a leggere il recente articolo di Matteo Winkler, pare che nemmeno Mussolini si era mai spinto fino a tanto. Il pd, lo abbiamo già visto, è incapace di legiferare anche su una legge dequalificante prima di tutto per chi la propone. Non solo, trasformando le unioni civili in “formazioni specifiche” determina, culturalmente, un regresso contribuendo a veicolare un messaggio di discriminazione: la gay community non è destinataria di uguali diritti ma di trattamenti “a parte”. Apartheid giuridico, quindi. Molte persone LGBT hanno per altro favorito questo processo scagliandosi contro chi esprimeva legittimi dubbi su quanto si stava consumando di fronte ai nostri occhi, agitando la solita accusa di “gufismo”.

Comincerei a riflettere quindi su questi tre aspetti: irrilevanza delle persone LGBT (e complicità di parte di loro con chi ci discrimina) dentro e fuori i partiti, volontà discriminatoria da parte del governo e incapacità (o addirittura non volontà) del maggior partito del paese di creare una cultura del rispetto. Il quadro che si profila non depone bene per la tenuta democratica del nostro paese e per la qualità della vita di una sua minoranza interna (che si risolverà, a lungo andare, nel peggioramento delle condizioni di tutti e tutte). Occorre, lo penso davvero, partire da qui.

I cattolici del pd vogliono mandare in galera i genitori arcobaleno?

EMMA FATTORINI

Emma Fattorini, cattolica del pd

Occasionalmente vengo bloccato da questo o quell’esponente del pd, solo perché faccio domande scomode. L’ultima in ordine di tempo – non faccio nomi, non mi interessa puntare il dito sulla persona bensì stigmatizzare il comportamento – deve aver ceduto sull’evidenza che il suo partito non ha approvato, come aveva promesso, le unioni civili entro il 15 ottobre almeno al Senato, ma si è limitato a incardinare la legge, producendo l’ennesimo rinvio sui diritti delle persone LGBT. Mi rendo conto che di fronte alle menzogne non si regge il confronto con la realtà dei fatti, ma bloccare l’interlocutore per tali ragioni è da persone che non dovrebbero fare politica, ma al massimo lavare le scale dei palazzi di potere (con il dovuto rispetto, si intende, a chi questo mestiere lo fa davvero). Ma come si dice in ambienti filogovernativi: ce ne faremo una ragione.

La persona in questione si è lamentata accusandomi di un comportamento omogeneo a quello di Adinolfi, in quanto anche gli omofobi hanno chiesto conto della mancata approvazione del ddl. Io e le sentinelle saremmo uguali perché facciamo le stesse domande, insomma. Provo a schematizzare qui la differenza d’approccio, evidentemente oscura:

  1. Adinolfi & co. non vogliono che si approvi alcunché a favore della gay community (e usano la scusa del rinvio per dare forza alla loro posizione, per cui si facciano i conti su chi rafforza chi)
  2. io ed altri chiediamo riscontro sulle mancate promesse del premier e del suo partito perché invece vorremmo un trattamento congruo e rispettoso

ma ribadisco: capisco che rispondere alla domande scomode è difficile. Prendo atto della fuga e vado avanti per la mia strada.

“Pensate piuttosto agli omofobi, invece di attaccare il pd”, questa la critica finale. Ebbene, il fatto è che puntualizzando su questi fatti – date disattese, diritti a metà, promesse mai mantenute, ecc – si fa esattamente questo: si pensa agli omofobi.

L’ultima chicca del partito democratico (io non riesco a scriverlo in maiuscolo, il più delle volte) sta infatti nella presunta legge che i cattolici interni stanno concordando con il Nuovo Centrodestra per rendere universalmente illegale la gestazione per altri. Quindi, se vai a fare un figlio in Canada, col consenso della gestante e in modo totalmente gratuito, rischi di finire in prigione in Italia. Il deus ex machina di questa legge che ricorda i peggiori anni del nazi-fascismo è Emma Fattorini, la stessa che si è inventata la formula “formazione socialmente specifica” per degradare le famiglie di gay e lesbiche e non nominarle come tali. Soluzione bene accolta proprio da gay e lesbiche pro-Renzi che, come al solito, hanno cominciato a insultare chi poneva obiezioni in merito. Poi ci lamentiamo di Grillo, però.

Lo scopo di questa operazione? Colpire le famiglie arcobaleno. Ignorando, per altro, che fanno ricorso alla GPA per lo più le famiglie eterosessuali.

Faccio notare a questo proposito, e come mi suggerisce per altro la mia amica Caterina Coppola, che se questa legge dovesse mai passare favorirebbe il cosiddetto “utero in affitto” proprio a discapito di quelle donne sfruttate in quei paesi dove non ci sono tutele. Il proibizionismo, infatti, alimenta “mercati neri” e situazioni di invisibilità. Ma questo sembra non interessare i cattolici dem. L’importante è negare ai genitori LGBT di esser tali. Mandandoli in galera, appunto. Non so se voi vedete l’enormità della cosa.

Ecco, se la militante lesbica e renziana in questione non mi avesse bloccato chiederei qualcosa in merito a questa ennesima pagliacciata organizzata da settori del suo partito che a quanto pare hanno non poca influenza anche dentro le loro file. Purtroppo questo interrogativo rimarrà senza destinatari specifici e lasciato alle coscienze delle persone di buona volontà che potranno interrogarsi sull’enormità di provvedimenti come questo, per altro discriminatori e disumani.

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