La nostalgia di una vita che non c’è

la-malinconia-a23070048È un po’ questa la mia vita.

Il rumore della pioggia, là fuori.
Il fumo della tisana, sul comodino.
Le risate degli altri, che non mi appartengono mai del tutto.
Questo chiudere i pugni. Tremando, a volte.
Il suono della pioggia, là fuori.
La lealtà di Brainie, che adesso dorme nel mio letto.
La voglia di innamorarsi. E sapere di non riuscirci, perché troppo grandi sono i demoni che ti popolano da dentro.
Mangiare troppo, per riempire il vuoto (sempre dentro).
La rabbia del cielo, che tu solo sai quanto ti somiglia.
E le parole, come tuoni.
Il ricordo e il sapore della sottrazione.
(Sempre aspro).
I pensieri, come ombre nella notte.
Le mie tazze bellissime.
Non sapere che ne sarà di me.
Tutte le paure.
La nostalgia di una vita che non c’è.
Tutte le cose che potrei ancora scrivere e invece…
Aspettare che ci sia di nuovo il sole e dissipare i fantasmi.

Come fa Mercurio contro le nuvole, col caduceo, nella Primavera di Botticelli: con la stessa leggerezza, ma più per istinto.

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Tutto il resto

Ogni tanto la vita ha il sapore delle cose dette da lontano e in quei momenti sei spaventosamente vicino a ciò che più c’è di vero in te.
Quando sai che le distanze, in quel punto segreto e vibrante della tua anima, non hanno nessun significato apparente.
Ogni tanto la vita ha lo stesso sapore di un venticello serale, che richiama l’autunno, i sogni inespressi, le aspirazioni, il tremare in solitudine, di quella felicità un po’ stramba che magari non ha tanto senso eppure dà un significato inesprimibile a ogni cosa.
Quel sapore che ti lascia abbracciare la quotidianità, che ti porta a chiamare le persone a cui vuoi bene, con cui parli delle cose che vorresti e di quelle che ti feriscono accidentalmente.
E ti lasci travolgere dai saluti notturni, dalle strade percorse su un motorino, dalla presenza rassicurante di chi sta lì per farti compagnia, senza mai giudicarti ma pronto a dirti, quando occorre, che magari anche basta con le solite cazzate. E tu sai che è così che deve essere.
Ogni tanto un sorriso spontaneo e le parole consuete rendono tutto meno pesante. Tra una sigaretta di troppo, un negroni proibito, le promesse che stasera non si fa tardi e basta bere che poi al risveglio sembriamo morti con una coscienza e il mal di testa.
Ogni tanto mettiamo sul tavolo il nostro dolore, le sconfitte, quella rabbia per chi non ha capito qual è la reale essenza con cui ci hanno impastato davvero.
Riusciamo a essere come stelle in un cosmo profondo, blu cielo, riusciamo ad essere una notte avvolgente, che protegge e include. Per questo dopo le labbra serrate e i porcatroia di rito lasciamo fluire tutto il resto. Perché è imprescindibile scegliere la vita, anche quando ci taglia, ci rompe le ossa e ci brucia la pelle. Dentro o fuori.
Sono grato alla mia vita per avermi dato la capacità di poter descrivere tutto ciò, anche se tutto è sempre molto confuso e inafferrabile. Mi lascia credere di rimanere aggrappato ai miei sogni, all’amore, alla voglia di continuare. Anche se a volte è difficile. Ma non vedo altra soluzione.

Dedico queste parole alle persone che stanno con me in questo percorso. E a quelle che ieri – cioè a Simone, Barbara, Sonia e Giada – mi hanno fatto ridere e sorridere. Di me. E di tutto il resto.