Di Gesù, del sushi e della libertà di non credere

12513767_10153353495955703_6523537835753238717_oHo pubblicato un’immagine in cui si gioca con la parola “resushitato”, e con l’immagine di Cristo, a cui si sovrappone un gamberetto in un dipinto sulla passione. Ho ricevuto commenti perplessi e giudizi di valore, con tanto di inviti all’umiltà. E allora scusate il pippone di sabato sera, ma:
1. si chiama ironia. Capisco che la desacralizzazione del potere (e il conseguente dissacrare l’autorità) non è alla portata di tutti, ma si chiama ironia ed è una forma di libertà
2. aderire a un credo e esibirne tutta l’egemonia culturale non rientra proprio in quello che reputo un esercizio di accoglienza dell’altro da sé
3. credo, comunque, in quello che ho scritto. Poi se quanto da me pubblicato arreca offesa, c’è sempre il tasto defollow. Pratica che accetto con umiltà
4. andare di matto appena si prende in giro la fede è, mutatis mutandis, lo stesso procedimento mentale che poi, se portato alle estreme conseguenze, porta qualche esaltato a mettere bombe in aerei e stazioni metro. E poi magari vi scandalizzate e vi chiedete come si può arrivare a tanto
5. essere cattolici non vi rende depositari di alcuna verità. Basta aver studiato la storia della religione alla quale dite di aderire per vederne tutte le contraddizioni, le brutture e le miserie umane. E dubito lo abbiate mai fatto.
Detto ciò e ricordando che tra le libertà religiose c’è anche quella di non credere, buone festività. Assolutamente laiche, viziose e pienamente umane. E, proprio per questo, di certo meno noiose.
Annunci

Perché non dobbiamo essere cristiani (e men che mai cattolici)

Diciamocelo chiaramente: il cristianesimo tutto, a cominciare dalle parole del suo caposcuola è un’immensa infinita mistificazione.

Ci riflettevo in queste festività di Pasqua. Cos’è questo messaggio se non un tentativo estremo di rinnegare il dolore di vivere? E come avviene questo tentativo di superamento? Attraverso un processo psicoanalitico continuo e costante di negazione e rimozione.

In primo luogo: noi ci rifacciamo a una cultura dalla quale oggi prendiamo, nei fatti, le distanze. La cultura semitica mediorientale di tipo abramitico, dalla quale discendono sia l’ebraismo, che è il capostipite delle tre religioni monoteiste, sia l’islam. L’uomo occidentale ha sempre avuto orrore di queste due culture eppure poi ha costruito un sistema di valori, sempre costantemente disattesi, proprio su quell’insieme di credenze. Non c’è differenza culturale tra il tentativo di lapidazione dell’adultera e le esecuzioni che oggi abbiamo in certo mondo musulmano. C’è un’assoluta continuità logica e storica tra la leggenda di Sodoma e Gomorra e la smania tutta giudaica della perpetuazione della specie, da una parte, e della riduzione della sessualità a procreazione da parte dell’attuale cultura cattolica.

Siamo uguali, nel nostro DNA culturale, a quelle civiltà che di fatto poi – in quanto “bianchi” – detestiamo, per ragioni storiche e politiche precise. E poi ci si chiede come mai l’occidente sia popolato da un così alto numero di spappolati mentali.

Secondo poi: ma davvero continuate a vivere nell’illusione che il messaggio di Cristo sia davvero di amore e di pace? Se quello che dicono i Vangeli è vero, Gesù di Nazaret ha semplicemente preso atto della violenza dei suoi tempi, condannandola. Ma questo non è amore, questa semmai è logica. “Storicamente” parlando era un personaggio scomodo, interno a quel sistema, poiché rabbino, e quindi fatto fuori per bestemmia e eresia (sosteneva di essere il messia). Ma il suo stesso messaggio non era di superamento di quel mondo, bensì di rassegnazione, in previsione di qualcosa di migliore che, guarda caso, non poteva essere tangibile se non in una dimensione auspicata.

Di fatto, poi, la fede che ne è scaturita si basa sull’apologia di un sacrificio umano, cruento e crudele, per salvare un’umanità viscida. Stiamo parlando di una religione che “mangia” il suo dio, che si basa sulla simbologia della carne e del sangue e pretende lo stesso sacrificio dai suoi fedeli. Potremmo sintetizzare il tutto con: sei degno di “pace” solo se prima soffri come un cane. In quest’ottica anche un’aspirina è bestemmia ma non mi risulta che nessun cristiano che si rispetti (e anche molti che non andrebbero nemmeno salutati) rinunci all’anestesia dal dentista.

Il cristianesimo, in altri termini, è irrealizzabile proprio perché consustanzialmente ipocrita: predica ciò che l’uomo non vuole. E le ragioni della sua irrealizzabilità stanno proprio in quel doppio processo di negazione – non vogliamo soffrire, ma non riusciamo a trovare la soluzione del problema del male del mondo – e di rimozione – si proietta tutto quel male su uno solo, con l’illusione che quell’uno paghi per tutti, costruendo un sistema di valori su una cultura che però aborriamo, intimamente.

Poi certo, qualcuno obietterà che almeno lessicalmente parlando nella predicazione di Gesù c’era spazio per termini quali “misericordia”, “speranza”, “pace”, ecc. Ma signori mie e signore mie, non vi viene il dubbio che l’anelito per un mondo migliore – dove appunto si soffre di meno e si gode di più – non sia altro che un bisogno primario dell’uomo e che quel signore non abbia inventato proprio niente di nuovo?

Il mondo è pieno di fulgidi esempi di generosità e di gentilezza. Ma se ci costruissimo una religione, per ognuno di questi, avremmo più templi e chiese che piastrelle per marciapiedi. E le chiese che abbiamo già sono abbastanza ingombranti. È innegabile. Questo almeno.

Andiamo a litigare col parroco…

Riporto dal sito dell’UAAR:

Lo sbattezzo, visto dalla parte della Chiesa, si chiama apostasìa. Se da un punto di vista dottrinale è un peccato mortale, per il diritto penale della Chiesa, applicabile a tutti i battezzati, rappresenta invece un «delitto» (Codice di diritto canonico, can. 1041).

Quindi se ho ben capito, se non mi dichiaro cattolico sono peggiore dei pedofili che questi signori nascondono nelle loro chiese.

Per questa ragione durante il 24 dicembre, proprio in occasione del Natale, decisi di regalarmi la cancellazione dai registri parrocchiali, sia perché lo dovevo a me stesso e all’alta considerazione che ho di me in quanto cittadino onesto e laico, sia perché non posso più permettere a questi signori di battere cassa allo Stato italiano, in un momento di crisi come questo, in virtù del fatto che mi considerano un loro credente, con quella truffa chiamata otto per mille.

Ebbene, a distanza tre mesi e oltre, non ho ancora ricevuto nessuna notifica da parte di questi gentili signori che per legge sono obbligati a trasmettermi, attraverso raccomandata, l’avvenuta cancellazione dagli elenchi della parrocchia.

Vorrà dire che per Pasqua, dentro l’uovo, troverò una bella lite (con tanto di denuncia penale da parte mia) col parroco della chiesa in cui sono stato battezzato.

E tanti auguri!

Il sapore che resta – Lettera a Gesù Cristo nell’anniversario della sua morte

Caro Gesù, diciamo che oggi per te è un anniversario importante. Quasi duemila anni fa, infatti, cominciava il tuo calvario: ti avrebbero messo in croce, avresti assolto tutti i peccati del mondo e, secondo il mito, sarebbe cominciata la nuova era, la fine dei tempi, l’inizio del regno di Dio.

E invece.

Venti secoli dopo il mondo non è migliore rispetto a quello che avevi immaginato. La società non crede più in troppe divinità, ma in una sola. Il potere. E questo ci ha reso, tutti e tutte, molto meno liberi di un tempo. Poi qualcuno, quel potere, lo chiama Dio, qualcun altro denaro, altri ancora conciliano egregiamente tutte e tre le cose – hai presente il concetto di trinità, no? – ma la sostanza non cambia.

Il popolo che preferì Barabba a te è sempre lo stesso. D’altronde, discendiamo dai nostri antenati. Non si è ben capito perché dovremmo essere migliori di chi ci ha preceduto, soprattutto quando la psicoanalisi ci insegna che riproduciamo, in modo più o meno conforme, i modelli che ci hanno educato. Ognuno è ciò che mangia, se vogliamo usare una metafora.

Certo, qualcosa è cambiato: non schiavizziamo più i neri in tuo nome. Le donne possono sedere a consesso con gli uomini nonostante i divieti di san Paolo. Pensa, se studiano e cercano di essere libere pensatrici non le si brucia nemmeno! Ma tanto per non perdere il vizio, siamo ancora razzisti – dal Ku Klux Klan alla Lega Nord, sai quanto orrore, caro Gesù? – siamo sessisti (hai mai guardato un reality o la pubblicità delle mozzarelle?) e, soprattutto, della Bibbia abbiamo dimenticato molte cose, a cominciare dal tuo invito alla povertà più pura – sei mai stato in Vaticano? – però Sodoma e Gomorra ce le teniamo ben strette e allora ce la prendiamo contro al frocio di turno. Di recente, nel Regno dei Cieli, avrai conosciuto persone come Matthew Shepard o Daniel Zamudio. Uccisi, entrambi, perché gay.

Ma se vogliamo, queste sono bazzecole, almeno di fronte ad altre chicche dell’umanità, come le guerre, la distruzione sistematica dell’ambiente in cui viviamo, il costante calpestare i diritti di miliardi di uomini e donne, con le dittature, il mercato, l’indifferenza…

Come facciamo a vivere, di fronte a tutto questo? Basta poco. Nel mio paese, ad esempio, è sufficiente appendere nelle scuole e negli uffici pubblici una statuetta di te, morente – dimmi tu se questo non è cattivo gusto – fare la comunione una volta l’anno e continuare a fottersene bellamente di tutto il resto. La coscienza ne vien fuori integra e pulita, almeno all’apparenza. Ma l’anima?

Per questo mi chiedo, io che non credo, ma che ho abbastanza stima di te da pensare che, anche qualora fossi solo un mito e non un personaggio realmente esistito, hai detto cose abbastanza fighe e rivoluzionarie per i tempi che hai vissuto, se ne è valsa la pena. Se ogni chiodo e ogni tortura che ti hanno attraversato il corpo non siano state un prezzo troppo oneroso, di fronte all’ipocrisia di chi oggi protegge criminali pedofili, va a braccetto con le dittature, vuol tenerci attaccati contro voglia a un respiratore e ci impedisce di amare al meglio delle nostre facoltà. E non sto parlando solo del tuo fan club. Se guardi bene, ho già scomodato tirannidi e distruzione di uomini e donne, animali, pianeti interi.

Era questo che volevi, quando hai deciso di affrontare il supplizio di una croce che ci assomiglia sempre di più? Perché a volte ho l’impressione di assomigliarti maggiormente io, gay, “peccatore” (se mai tale parola dovesse avere un significato qualsiasi), imperfettissimo e ferito dalle circostanze e da un’incontenibile bisogno di assoluto e di verità, che tutti coloro che dicono di parlare a nome tuo.

E allora, mi chiedo ancora: ma davvero sei morto e risorto e lasciare tutto in mano a certa gente, senza intrometterti più, senza dare un segno di disapprovazione, senza far capire che davvero da duemila anni a questa parte hanno sbagliato ogni cosa? No, perché davvero, io ci crederei pure in quella storia dell’amore e del suo abbraccio ad ogni creatura che c’è. Ma il tuo silenzio, in tutto questo tempo, e scusami se te lo dico, mi sa davvero di una prova troppo evidente per convincermi del fatto che forse sei una bella favola: dolce, tragica, senza speranza. E nulla più. Perché è questo il sapore che alla fine resta in bocca.

Per cui, anche se a me non piace, perché mi piace avere sempre ragione, se volessi smentirmi, ecco… per una volta non mi offenderei. Lo prometto. E ti prego di credermi.

Ecce homo

Qualche anno fa a Catania è stata presentata la mostra di Elisabeth Ohlson, Ecce homo che rappresentava la vita di Cristo in chiave GLBT. Per queste ragioni molte delle opere esposte sono state sfregiate – prima che arrivassero in città – perché ritenute blasfeme.

Il messaggio dell’artista è molto chiaro e, a mio modo di vedere le cose, del tutto condivisibile.
Se oggi Cristo dovesse tornare sulla terra starebbe con i nuovi paria, e cioè con i transessuali, i malati di AIDS e con quelle persone a cui viene negato il pieno diritto di cittadinanza.

Credo che, visto il giorno che è oggi, sia giusto dare voce anche all’espressione di un’artista che veicola con queste immagini la sua fede. Una fede che include, esattamente secondo lo spirito del messaggio cristiano, chi oggi è costretto a vivere ai margini.

Credo che le immagini che seguono – sicuramente molto forti ma che, almeno a me, danno una profonda sensazione di pace – siano una risposta possibile per chi, nel mondo GLBT, sente bisogno di una sincera adesione alla fede.

L’annunciazione.
Due compagne ricevono il seme dall’arcangelo Gabriele. L’amore è sempre fecondo.

La natività.
Due famiglie omosessuali e i loro amici accolgono Gesù bambino al mondo.

Il battesimo di Cristo.
Le due persone ritratte erano due amici di Elisabeth.
Entrambi sieropositivi e morti di AIDS.

La trasfigurazione.
Riprende l’estetica leather.

L’ingresso a Gerusalemme.
Questa foto è stata scattata durante un gay pride di Amsterdam.

L’ultima cena.
Uno dei capolavori della mostra. Gesù ha i tacchi a spillo e il piumino per la cipria invece del pane.
Giuda è una drag queen sulla destra, con le banconote nel reggicalze.
In luogo degli apostoli ci sono persone transessuali.

Il bacio di Giuda.
Manifesto antiborghese della mostra.

Il calvario.
Anche in questo caso, il protagonista dell’immagine è un malato terminale di AIDS.
L’uomo in basso, a sinistra, regge in mano le pillole che occorrono al modello per poter rimanere in vita.
Gli altri protagonisti sono i familiari del ragazzo.



La crocifissione.
Subito dopo La pietà l’immagine più inquietante e di elevato contenuto simbolico.
Un giovane gay è appena stato ucciso da picchiatori nazi. Sul corpo esanime del ragazzo si proietta l’ombra del sacrificio di Cristo.

La pietà.
L’uomo che veste i panni di Gesù morente è in fase terminale.
Morirà di AIDS pochi giorni dopo aver posato per questa immagine.

La resurrezione.
All’uscita del sepolcro le Marie danno il bentornato al Cristo risorto.

Il cielo.
La mostra chiudeva con questa immagine, bianca e rasserenante.
Sotto la gigantografia c’era scritto “Non abbiate paura, Dio è amore”.

Scandalo pedofilia: negli USA crolla la fiducia verso il papa

Proprio una Pasqua di passione per sua santità:

In un sondaggio realizzato dalla CBS la fiducia dei cattolici USA nel papa crolla drasticamente, un calo che dura ormai da quattro anni: coloro che l’apprezzano esplicitamente sono scesi dal 40% al 27%, mentre gli sfavorevoli sono saliti dall’1% all’11%. Sullo scandalo dei preti pedofili, il 55% dei cattolici ritiene che il papa stia facendo un pessimo lavoro, contro il 20% che lo giudica positivamente. Unica buona notizia, il fatto che la percentuale di americani che giudica favorevolmente il papa è salita dal 14% al 15%: ma coloro che lo giudicano negativamente sono anch’essi saliti dal 4% al 24%, e coloro che pensano che non stia facendo un buon lavoro sulla questione-pedofilia sono saliti sono oltre i due terzi del campione (il 69%).
Pessime notizie per il papa anche dall’Inghilterra dove il capo della Chiesa anglicana, Rowan Williams, in un’intervista alla BBC ha sostenuto che la Chiesa cattolica irlandese ha ormai perso “ogni credibilità” in seguito allo scandalo-pedofilia, da lui definito un “trauma colossale”.

Fonte: GayNews24