Per una nuova identità politica a sinistra: la questione GLBT

Le elezioni si avvicinano, tutto lo lascia pensare. A distanza di cinque anni dalle primarie del 2005, anno in cui Prodi parlò di unioni civili, niente è stato fatto su quel versante e, nel 2011, niente di concreto si dirà, con ogni probabilità.

Vero è che i cittadini GLBT dovrebbero votare come tutti gli altri cittadini, cioè a prescindere dalla questione omosessuale. E questo non perché essa non sia importante, ma perché, seppur con forme diverse, dovrebbe essere acquisita da una destra e da una sinistra moderne. Il problema, invece, è che la questione suddetta è terreno politico di massacro sociale sulla nostra pelle e, in prospettiva, sul nuovo assetto della società. Una società che i poteri forti immaginano:

a. sottomessa, economicamente, al “nuovo” dogma neoliberista
b. regolata, eticamente, dal tradizionale dogma cristiano-cattolico di tipo vaticano.

Negli ultimi anni si è attaccata la nuova frontiera del diritto: quella che mette in discussione ruoli sociali (uomo-donna, uomo-uomo, donna-donna) e identità psicologiche e sessuali (vedi la questione trans). Se si vince su questo nuovo fronte, poi si potrà andare a ritroso con vecchie conquiste, quali divorzio e aborto.

Un altro fronte su cui si sta avviando la stessa offensiva è quello dell’autodeterminazione del e sul corpo: il caso Englaro è paradigmatico.

Ne consegue che, a livello socio-filosofico, la strada per il futuro dei nuovi diritti passa per la liberazione delle identità, delle scelte, dei percorsi affettivi. In Europa si è capito da almeno vent’anni. In Italia si sta ancora dietro a Bertone, a cominciare da Veltroni, da qualche giorno tornato malamente in auge.

Il problema ha ricadute politico-partitiche e economiche rilevanti, soprattutto dentro quel partito democratico che, come ha ammesso Reichlin, non ha un’idea di società. Quest’idea può venire solo se si guarda in faccia il presente, per capirne le urgenze e gli elementi di modernità. Metodo che, per altro, dovrebbe esser preso in considerazione da tutta la sinistra, da Rifondazione all’Italia dei Valori.

Mentre gli altri partiti hanno un atteggiamento timido o insufficiente, sulla questione GLBT Il pd si ostina a inseguire l’identità cattolica a discapito di un’identià più forte, più dinamica, democratica e libera: l’identità europea.
L’identità cattolica ha come scopo l’affermazione di un’ideologia di parte e faziosa, basata sulle Scritture e sull’idea che in certi quartieri di Roma ci si è fatti di quelle. Capirete da soli quando angusta possa essere questa visione.
L’identità europea è aderente al cosmopolitismo, alla valorizzazione delle diversità, alla compresenza di esse nel rispetto di tutti, ai valori legati allo stato di diritto, alla dignità dell’uomo che non coincide, come i cattolici vorrebbero farci credere, con la preservazione acritica dalla morte, ma con il benessere sociale e dell’individuo, col rispetto delle sue scelte, con l’allontanamento del dolore.

Tradotto in termini pratici: l’identità europea permette a tutte le diversità di coesistere nel pieno rispetto delle scelte individuali. In Francia, Spagna, Germania e Svezia (cito quattro paesi a caso) è facoltà dei cattolici di non abortire e di preservarsi puri prima del matrimonio così come ai gay di sposarsi, alle lesbiche di adottare, agli atei di non credere. È un sistema che prevede e tutela ogni forma di diversità, maggioritaria e non.

I sistemi cattolico-vaticani, come l’Italia, non prevedono la libertà di coscienza delle scelte individuali, ma solo l’obiezione di coscienza rispetto a specifiche conquiste sociali.

Quando il pd rinuncerà al voto cattolico per abbracciare il voto dei cattolici (che è cosa diversa) in una dimensione europea avrà riaperto le porte a larghe fette di elettorato che non si riconoscono in certa politica.

Il resto della sinistra, radicale e ambientalista, se si riconoscerà in questo nuovo corso legato alla novità del sistema sociale europeo e occidentale, legato anche alla sfera dei diritti individuali, accanto a quella dei diritti legati alla solidarietà sociale, vero DNA dei partiti progressisti, potrà automaticamente aggregarsi in una nuova formazione che abbia come centro il cittadino e il suo benessere.

Ovviamente, per fare questo occorrerà liberarsi di determinate zavorre ideologiche legate a una concezione vetero-ottocentesca dell’agone politico. Abbracciare il voto cattolico, d’altra parte, significa connotare la propria azione di governo in senso neoconservatore. Se oggi la scuola è messa come è messa è anche perché buona parte dei finanziamenti pubblici va a scuole private confessionali.

La questione GLBT diventa perciò la cartina al tornasole di una questione più ampia e che investe la libertà di coscienza, da poter garantire a tutti, anche a chi non ha intenzione di esercitarla. Il discrimine sta, appunto, nel tutelarla. Oggi, in virtù dell’ideologia cattolica, si tutelano le deroghe senza aver definito e determinato le regole.

Per garantire lo sviluppo di questa libertà di coscienza occorre, di pari passo, comprendere che la soluzione alla questione GLBT sta nel pieno riconoscimento di una dignità sociale che ponga sullo stesso piano non tanto la facoltà di operare certe pratiche sessuali – ed è questo il vero tabù psicologico collettivo che dovremmo estirpare dalla mente degli italiani, tabù alimentato proprio dalle reprimende ecclesiastiche – quanto la possibilità di poter sviluppare a pieno progetti di vita basati sull’affetto e sulla condivisione di responsabilità.

Tradotto: se si è disposti ad accettare che gay, lesbiche e trans provano gli stessi sentimenti degli eterosessuali, perché le realizzazioni affettive che ne conseguono non dovrebbero prevedere le stesse tutele legali in tutti gli ambiti del vivere civile?

La risposta, in negativo, è viziata dalla prevalenza dell’aspetto sessuale della vicenda nella psicologia collettiva. Eppure qui stiamo parlando di affetto e di progetti di vita che prevedono, ma non sono dominati, la componente (omo-trans)sessuale.

La cultura occidentale basata sui valori “cristiani” ha sessualizzato l’amore, come dimostra egregiamente Umberto Galimberti nel suo saggio I miti del nostro tempo, convincendo che c’è vero amore solo dove può esserci procreazione. Non ci stiamo rendendo conto che tutta la società è stata ridotta al rango di laboratorio, gestito da sfere ecclesiastiche che ci trattano come panda che devono per forza accoppiarsi per riprodursi pena l’estinzione. E questo accade, appunto, perché si interpreta la complessità sociale nel tentativo di ridurla alla “verità” espressa dalle scritture, che però è di parte. D’altronde, la libertà di coscienza sulla pratica delle relazioni GLBT, aspetto sessuale incluso e non predominante, non impediscono, di fatto (ma anche in teoria), la libera procreazione di chi decide in tal senso.

Rinunciare all’identità cattolica, perciò, è il primo passo di modernizzazione in senso europrogressista della sinistra, troppo a lungo imprigionata nelle maglie del catto-comunismo.

Ne consegue che il problema è, per l’appunto, fortemente identitario. D’altronde, se non si sa ciò che si è, come si sa dove si vuole arrivare?