Boldrini, folgorata sulla via della Conciliazione

La mia amica Clara Comelli, attivista di Certi Diritti, mi ha recentemente fatto presente queste parole, prelevate direttamente dal profilo Facebook di Laura Boldrini e da lei personalmente scritte:

“Custodire” è l’unico modo oggi credibile per esercitare il potere. E’ stato emozionante ascoltare questa mattina in piazza San Pietro le parole di Papa Francesco; la sua insistenza sulla necessità di custodire la vita, la bellezza del creato, i più fragili, coloro che vivono ai margini; la sua capacità di toccare il cuore di credenti e non credenti. Parole che il Papa ha rivolto con particolare forza a chi di noi si trova ad esercitare ruoli di responsabilità pubblica, e che oggi ancor di più deve concepire se stesso come “custode” della comunità alla quale presiede e dei beni che si trova ad amministrare. Assieme alla profonda condivisione dei contenuti del messaggio di Papa Francesco, esprimo la speranza che egli voglia presto venire alla Camera dei Deputati. Sarà un grande onore poter ascoltare il suo messaggio in quella che vogliamo sia sempre più la “casa della buona politica”.

Premetto subito che mi piace il profilo istituzionale della nuova presidente della Camera, arrivata alla terza carica dello Stato per i suoi meriti nell’associazionismo e per l’impegno civile.

E ammetto anche che trovo legittimo che una sensibilità religiosa possa trovar spazio nella dimensione umana di un individuo, per ragioni e fatti che magari possono sfuggire a un non credente ma che, in quanto espressioni della libertà umana, devono comunque essere rispettate.

Detto questo, credo che la dichiarazione di Boldrini sia del tutto fuori luogo, per una semplice ragione: non sono le parole di un rappresentante delle istituzioni di fronte a tutta la società che rappresenta, bensì si rifanno a una sola parte di quella società: quella più confessionale, legata a valori e stili di vita che, qualora imposti, sarebbero lesivi della libertà di ognuno/a di noi.

Nessuno nega a un cattolico di stile binettiano di infliggersi pene gratuite. E sappiamo fin troppo bene quanto spazio hanno oggi i credenti alla Bindi, Casini, Giovanardi, Buttiglione, ben noti per le loro posizioni discriminatorie contro le persone LGBT, tanto per ricordare gli unici fatti per cui passeranno alla storia.

Ebbene, poiché tale pensiero è ampiamente rappresentato sui media e nelle istituzioni, l’auspicio boldriniano sulla “custodia” doveva essere, per forza di cose, confezionato secondo i dettami di una più genuina laicità. La laicità, a ben vedere, è il DNA della nostra democrazia in cui tutti possono (o potrebbero) realizzare se stessi e l’idea che hanno del proprio io. Come si coniuga tale libertà in quelle parole che si rifanno, a loro volta, alla visione clericale e confessionale della vita?

Come pensa Boldrini, folgorata anche lei sulla via della Conciliazione, di garantire la piena libertà per i non credenti, per i rappresentanti delle altre religioni, per chi, pur dichiarandosi “cattolico” vive una condotta sicuramente legittima e onesta, ma al di fuori del messaggio di santa romana chiesa cattolica?

Credo anch’io che “custodire la vita, la bellezza del creato, i più fragili, coloro che vivono ai margini” siano delle priorità, ma tali urgenze dovrebbero trovare spontaneamente luogo non solo nella politica tout court, ma in particolar modo nelle politiche della sinistra alla quale Boldrini appartiene a pieno titolo. Ma sposare la dottrina cattolica sull’esistenza non solo non garantisce quella “custodia”, ma molto spesso sortisce l’effetto contrario: stiamo pur sempre parlando di un’organizzazione che pratica la discriminazione del sesso femminile, che non tutela l’infanzia a dovere, proteggendo invece quei sacerdoti che si macchiano di crimini contro i minori (a cominciare dagli abusi sessuali), che non rispetta la fragilità di situazioni di disagio, a cominciare dall’omofobia ben nutrita da quelle stesse gerarchie e da quel papa che la presidente della Camera loda come nuovo salvatore della patria.

Ebbene egregia e gentile presidente, credo che le sue parole siano offensive per il concetto di rappresentanza, perché lei ha dimenticato, volutamente o meno, tutti quei settori della società che ancora oggi scontano le angherie della chiesa o che più semplicemente non si riconoscono in essa. E credo che lei si sia mostrata inadeguata per il ruolo istituzionale che ricopre, accorrendo come suddita e non come cittadina di un paese libero, alla corte di un monarca assoluto adottandone acriticamente il pensiero.

Speriamo solo sia uno scivolone momentaneo e che il senno che ci si aspetterebbe da un politico serio ritorni al più presto nelle corde più consone al ruolo che ricopre. Non fa parte di un fan club o di un gruppetto di coccinelle. Lei rappresenta una parte fondamentale della nostra democrazia e la democrazia è tale non quando abbraccia appetiti, mode e furori della maggioranza, bensì quando fa attenzione – proprio con quel sentimento di protezione da lei tanto apprezzato – alle necessità di tutti e di tutte, a cominciare proprio dalle minoranze.

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Orgoglio gay, Bergoglio e (nessun) pregiudizio

Michela Murgia, scrittrice che ho tanto apprezzato per Accabadora, scrive sul suo blog – lamentandosene – della situazione della stampa italiana, dei media e del relativo pubblico, sulla capacità di creare false notizie e di generare credulità collettiva sulle bufale direttamente indirizzate ai danni dell’attuale nuovo pontefice.

Il discorso di Murgia è così sintetizzabile: hanno detto che era pro-dittatura e non è vero. Gli hanno attribuito frasi misogine che si sono poi rivelate mai dette o pensate. Ok, è omofobo ma da un papa non ci si può aspettare un’apertura sui diritti civili.

Premetto di essere uno di quelli che hanno “abboccato” da subito alle illazioni di cui sopra. Murgia, insieme al coro degli entusiasti di Bergoglio, dovrebbe tuttavia riflettere su un dato incontrovertibile: la gente ci crede subito, a certe “sparate”, perché ritiene possibile che la chiesa cattolica romana sia capace di tali nefandezze. Non bisogna essere nemmeno poi tanto anticlericali. Basta aver studiato storia in modo corretto al liceo, per farsi un’idea in merito.

Non si tratta, quindi, di nutrire un pregiudizio o di essere semplici di intelletto. Semmai significa di essere abbastanza disincantati rispetto a un’istituzione che ha ancora molto, oggi e temo anche in futuro, da farsi perdonare.

C’è poi un secondo dato che riguarda il rapporto tra fedeli e gerarchie. Due frasi di quell’articolo ci aiutano a capire la reale dimensione del dramma. Le riporto, qui di seguito:

Resta in piedi solo l’accusa di aver affermato che il matrimonio gay è “la distruzione del piano di Dio”, ovvero di essere d’accordo con l’ortodossia cattolica in fatto di ordine familiare naturale.

[…] è pieno di gente sinceramente sorpresa che il conclave non abbia eletto papa un attivista dei diritti lgbt.

Evidentemente anche per l’autrice, l’onta dell’omofobia è uno dei mali minori di una chiesa che, in quanto tale, ha sviluppato una propensione nel disprezzare gay e lesbiche, per la quale si ha un atteggiamento di passiva accettazione. Un “sai com’è fatto” che se applicato a una lettura del nazismo, dell’apartheid in Sud Africa o al razzismo della Lega, risulterebbe irricevibile per chiunque. Mentre i “bergoglioboys” lo giustificano, pur non condividendolo.

Mi chiedo: ma è forse questa una giustificazione? Si vuole far passare per caso l’idea che ci sono ambiti di inevitabilità per il pregiudizio verso qualcuno, solo perché rientra nel DNA di una religione? O non dovrebbero, forse, i fedeli partire dall’assunto opposto, ovvero che è intollerabile – per una chiesa che riesce a manipolare centinaia di milioni di coscienze – l’esistenza di sentimenti di odio contro una categoria sociale specifica?

Siamo un paese che si scandalizza per un saluto mancato di una deputata grillina a una parlamentare cattolica (e pure non proprio rispettosa verso le persone LGBT) ma lo stesso, poi, accetta passivamente che la chiesa sia omofoba.

La stortura del rapporto tra base e gerarchia sta proprio in questo corto circuito culturale. Fino a quando i fedeli, se realmente convinti dei loro sentimenti di inclusione e di rispetto di tutte le differenze, non pretenderanno una moralità diversa da parte dei loro capi spirituali – e la chiesa ha il dovere di cambiare, altrimenti saremmo ancora ai tempi dei roghi a eretici e streghe (gli omosessuali non si bruciano più, si aspetta solo che finiscano all’inferno) – tutti i loro discorsi sulla diversità tra ecclesia e gerarchia saranno solo pallidi desiderata senza alcuna giustificazione e presupposto reale.

Concludo ricordando che su Dagospia è uscita la notizia di una certa apertura del papa verso le unioni gay. Se il discorso di Murgia è valido, ci troveremmo di fronte la terza bufala. Se invece quella notizia dovesse rivelarsi vera, vi invito a leggere oltre il trionfalismo dilagante su Francesco I: non ha (o avrebbe) mai detto di essere a favore dei diritti, ma di optare per le unioni civili proprio per non approvare nessuna legge sul matrimonio. Invece dei diritti pieni, diritti a metà. Un po’ come i DiCo, insomma, che tutti e tutte noi abbiamo tanto osteggiato, a suo tempo. Non vorrei che adesso qualcuno li tirasse fuori, magari portandoli in trionfo sulle note di YMCA.

Habemus papam. Sed dubium?

Giusto per raffreddare gli entusiasmi e tornare sul piano della realtà.

Ratzinger nella gioventù hitleriana. Wojtyla pappa e ciccia con Pinochet. Bergoglio coi dittatori argentini… Solo belle persone in Vaticano, eh?

Quest’ultimo poi è omofobo tanto quanto gli altri due. Adesso, io capisco davvero che, per citare Mengoni, mentre il mondo cade a pezzi si sente l’esigenza di punti fermi. Ma se invece di abbandonarci agli istinti dell’anima e alle sue paure più ancestrali, che ci portano a credere in amuleti, santoni e preti di ogni risma e sorta, cominciassimo a coltivare la cura dell’intelletto?

Se invece di esultare per il trionfo dell’ennesimo spazio di assolutismo, monarchico, maschilista e antidemocratico, partissimo dalla celebrazione del dubbio?

A cominciare da una domanda: qualche sera fa i social network si scandalizzavano di fronte al servizio de Le Iene sul silenzio dei cardinali di questo conclave in merito alla pedofilia interna alla chiesa.

Ebbene, questo papa è stato scelto proprio da quella gente lì. Siamo sicuri che ci siano proprio tutte le condizioni per essere felici dell’elezione di Francesco I?

Ecco, io partirei proprio da qui.

Sposi gay a Sanremo. Molto bene, con un ma…

Avrei voluto parlare di Stefano e Federico, i due ragazzi che andranno a sposarsi a New York il 14 febbraio e il cui video sulla loro storia sta spopolando nel web, proprio per il 14 febbraio, in occasione del loro matrimonio (e lo farò comunque). Ma sono andati a Sanremo e la cosa è storica quasi quanto le dimissioni di un papa. Per cui vale la pena spenderci due pensieri a caldo.

Il primo, buono: si parla, finalmente, di matrimonio. Non di generiche unioni alla tedesca. Non dei balbettamenti di Bersani e della bava alla bocca di Rosy Bindi, tra una bugia e l’altra, da perfetta cattolica, sulla Costituzione. No. Loro vogliono sposarsi, non basta la convivenza (quella esiste di per sé). È l’adesione a un simbolo che li scaglia, così e semplicemente, nell’universo dei “normali”. Con buona pace di Ratzinger che, forse, poteva aspettare qualche giorno in più per dar fiato alle trombe, ormai prive di ghost writer almeno fino a metà marzo, dei Giovanardi e dei Casini di turno.

Il secondo, un po’ meno: il video originale conteneva un paio di riferimenti al sesso. E attenzione, non al sesso consumato in fretta, agito, vissuto da subito. Bensì si alludeva al sentimento dell’attesa, al momento in cui l’amore si sarebbe realizzato anche nella sua dimensione fisica, nella fusione dei corpi, nel linguaggio della passione. Niente di pornografico. Semmai il suo esatto opposto. Ma l’Ariston ha preferito tagliare questa dimensione, tutta squisitamente umana. E ancora, nessun bacio è stato permesso e men che mai si è concessa loro un’ultima parola, non scritta su un cartello, ma detta a voce. Una realizzazione vocale di due esistenze che invece, per paradosso in un festival di canzoni, sono state raccontate nel silenzio.

Per farla breve: quella di stasera è una vittoria, ma è una vittoria all’italiana. È un po’, a ben vedere, nel segno di quella concezione, tutta piddina o se vogliamo “cattocomunista”, sui diritti civili: ok, ne parliamo, ma un passo alla volta, senza concedere troppo, non coprendo tutti gli spazi delle possibilità. Secondo una logica per cui noi chiediamo di sposarci, ma nel programma c’è scritto unioni civili.

Poi va da sé, la cosa in sé è un bene. E il pubblico ha applaudito. Ma la piena democrazia, in casi come questo, è un’altra cosa e fa rima con piena uguaglianza. Lasciatemelo dire.

Wojtyła, sette anni dopo

Sette anni fa moriva Karol Józef Wojtyła, meglio conosciuto come Giovanni Paolo II. A commento di questa notizia, porterò tre commenti trovati su Twitter.

Il primo, di Tommaso Bucciarelli:

Leggo di persone che odiano il Vaticano per poi parlare con termini entusiastici di un uomo che l’ha guidato per 27anni. Trova l’errore.

Il secondo, di Davideddu, che recita:

7 anni fa moriva papa #Wojtyla…a me piace ricordarlo così:

E, infine, la risposta di Miss Tuzzica, che chiosa:

…a me invece… così!

Per quel che mi compete, taccio sulle cure da lui riservate ai sacerdoti accusati di abusi su minori.

Per il resto, riposi in pace.

La blasfemia di Gheddafi, il silenzio di chiesa e politica

 

La visita di Gheddafi a Roma è una pagliacciata sulla quale si gioca, a sentire gli analisti e gli esperti di settore, un giro di affari di oltre quaranta miliardi di euro. Non sono bruscolini, tautologico dirlo, e il mondo degli affari e della finanza è ben disposto a tollerare certe uscite che, sebbene siano state retrocesse al rango di folklore dal nostro amato premier, hanno il sapore, decisamente sgradevole, della blasfemia e dell’insulto.

Non sono un cattolico, nel senso che non sono un credente. Affermazioni come quelle del colonnello libico rientrerebbero in una normale dialettica “democratica” qualora supportate da credibili paracadute scientifici e proferite da un uomo che ammette, all’interno del suo paese, il libero dibattito, la critica del potere e la libertà religiosa. Purtroppo per tutti noi ciò non è vero e affermazioni quali l’Islam deve diventare la religione di tutta l’Europa o altre, «ma lo sapete che al po­sto di Gesù hanno crocifisso uno che gli somigliava?» (detto durante la visita del 2009), sembrano per lo più provocazioni e nemmeno gratuite. Mi limiterei a bollarle come questioni interne tra “fanatici” oppure come un incidente tra credenti di fedi diverse se tali parole non avessero un peso politico e diplomatico enorme, in Italia e soprattutto a Roma. Per non parlare dei danni che subisce il concetto stesso di coerenza.

Viviamo in un paese, infatti, nel quale un governo di centro-sinistra è caduto sulla legge sui DiCo per le pressioni fatte proprio dalla chiesa cattolica al potere politico. E diciamocelo chiaramente: una leggina degna del calibro della Bindi, più attenta a normatizzare le differenze tra coppie di fatto e coppie sposate, è ben poca cosa rispetto a chi dice, nella città che ospita il papa, che occorre convertirsi a una fede “rivale” e che sulla croce c’è un impostore. Mi sarei aspettato, già da novembre, uno sbarramento di fuoco con annessa scomunica per un governo il cui presidente è responsabile morale di tale “bestemmia”.

Stupisce infatti che le alte sfere religiose si siano limitate a qualche mal di pancia e nulla più, pronte come sono, in altre occasioni, a impedire l’esposizione di rane crocifisse, gridando al sacrilegio.

Così come stupisce che la Lega, ferocemente anti-islamica, sia disposta ad accontentarsi di tenersi un paio di colichette quando è invece pronta a scatenare crociate contro venditori di collanine, “culattoni” più o meno arrapati (con tanto di auspicio di applicazione di ogni sharìa padana), meridionali e tutto ciò che non parla il glorioso dialetto di questa o quella valle la cui grammatica non è mai stata nemmeno ipotizzata.

In questo tripudio di cafonaggine e ipocrisia a corrente alternata, ci sarebbe pure da dire che ingaggiare cinquecento hostess per accogliere un tirannucolo che ha la fortuna di vivere sopra milioni di ettolitri di petrolio è un insulto alla democrazia e alla dignità delle donne tutte, dalla Carfagna alla Bindi, passando per ogni velina possibile fino ad arrivare all’Olimpo abitato da persone del calibro della Montalcini e via discorrendo. Ma il berlusconismo, a ben vedere, si nutre di questo disprezzo per le regole, per le persone, per intere categorie sociali.

Da oggi il berlusconismo è indice anche di una rozzezza, a dire il vero nuova quanto il Family Day e certe notti passate da certi suoi esponenti a base di sesso e cocaina ma più evidente: quella che sacrifica la coerenza, seppur becera, di alleati vecchi e nuovi, dentro il palazzo e oltre Tevere, di fronte alla ragion di stato, ai miliardi alla negazione della dignità dell’uomo. Da non credente dico solo che Gesù Cristo si starà rivoltando nella tomba. E non è poco.

Scandalo pedofilia: negli USA crolla la fiducia verso il papa

Proprio una Pasqua di passione per sua santità:

In un sondaggio realizzato dalla CBS la fiducia dei cattolici USA nel papa crolla drasticamente, un calo che dura ormai da quattro anni: coloro che l’apprezzano esplicitamente sono scesi dal 40% al 27%, mentre gli sfavorevoli sono saliti dall’1% all’11%. Sullo scandalo dei preti pedofili, il 55% dei cattolici ritiene che il papa stia facendo un pessimo lavoro, contro il 20% che lo giudica positivamente. Unica buona notizia, il fatto che la percentuale di americani che giudica favorevolmente il papa è salita dal 14% al 15%: ma coloro che lo giudicano negativamente sono anch’essi saliti dal 4% al 24%, e coloro che pensano che non stia facendo un buon lavoro sulla questione-pedofilia sono saliti sono oltre i due terzi del campione (il 69%).
Pessime notizie per il papa anche dall’Inghilterra dove il capo della Chiesa anglicana, Rowan Williams, in un’intervista alla BBC ha sostenuto che la Chiesa cattolica irlandese ha ormai perso “ogni credibilità” in seguito allo scandalo-pedofilia, da lui definito un “trauma colossale”.

Fonte: GayNews24

Cominciamo bene?

Il papa: «La pace comincia dal rispetto di chi è diverso.»
Gay, lesbiche e trans inclusi/e?

Botti di Capodanno, nessun morto quest’anno. I feriti si contano sulle dita di una mano. Dito più, dito meno… (presa dallo stato di Facebook di Enrico).

(Che poi a ben pensarci, Enrico è pure bellino.)

Per il resto.

La festa di ieri è stata un po’ noiosetta. Con cretina inclusa.
Poi si è optato per quattro salti in discoteca. Bottino di guerra: cubo e palco ormai conquistati.
(Chi è che ha memoria del CCCP?)

A proposito di.

La Adry ha una fidanzata fighissima, bellissima e parecchio stronza. Ho adorato il suo sapiente prender per il culo praticamente chiunque dandogli l’illusione di entrare a far parte di un universo in cui la sua esperienza umana fosse centro d’attenzione.

Che poi, per scrivere quello che ho appena scritto, ho pure bruciato qualche neurone, con tanto di tic a palpebra nell’occhio sinistro.
Succede quando vai a dormire alle sette del mattino e mammina, radiosa, ti sveglia alle dieci e mezza portandoti il caffè a letto. Per cui, se a un certo punto leggerete cose del tipo vfvvvfvfhiscdjac, vorrà dire che sono crollato miseramente sulla tastiera, per narcolessi da sfinimento.

Ad ogni modo, il 2010 è cominciato ma, non so perché, a me gli anni pari non piacciono. Preferisco quelli dispari. Non è un caso, per altro, se tutte le apocalissi finora predette cadono in un anno divisibile per due. Speriamo di essere smentiti…

Nell’attesa di passare questi ultimi giorni in Sicilia, e quindi del mio rientro a Roma, non posso che rinnovare elfici auguri a tutti e a tutte. Purché meritati, ça va sans dire.