Pegasi d’oro e mediazioni al ribasso

Avrei voluto scrivere un piccolo reportage sul mio recente tour in Turchia, ma gli ultimi avvenimenti politici sono decisamente succulenti, al punto tale che mi occuperò di alcuni di essi riportando al dopo il piacere dei ricordi di viaggio.

Tra i temi che mi solleticano molto, c’è quello del prossimo congresso di Arcigay. Premetto da subito che non ho letto le due mozioni – ero in vacanza fino a ieri, capirete… – ma mi riprometto di farlo in tempi brevissimi e di dire la mia. Non do, per altro, adesioni sulla fiducia, anche se devo ammettere che quella che si profilerebbe come la mia “fazione” non mi ha mai fatto pressioni in tal senso.

Rimandando a poi, quindi, la valutazione sui contenuti, vorrei parlare della polemica per ora in corso tra i due schieramenti contrapposti “Liberiamo l’uguaglianza” (LlU) e “Uguaglianza e Libertà” (UeL). Questi ultimi attaccano Patanè, attuale presidente e ricandidato per la prima mozione, per aver assegnato il Pegaso d’oro a Iva Zanicchi.

Il Pegaso d’oro, per intenderci, è una sorta di oscar per frociare doc. Patanè avrebbe assegnato il prestigioso cavallino alato a una politica omofoba, visto che l’aquila di Ligonchio, in quota PdL, ha firmato un documento contro il matrimonio egualitario.

Concordo con la mozione UeL. Patanè ha fatto un errore. E aggiungo: un’associazione seria non ha bisogno di pseudo-telegatti in salsa di finocchio. Un’associazione seria fa politica. Sic et simpliciter. Per cui augurandomi che la signora Zanicchi venga destituita del rango di frociara, cosa che a quanto pare è preoccupazione urgente degli amici di UeL – basta vedere lo spazio dato alla notizia su sito apposito e profilo Facebook – mi auguro che premi del genere smettano di esistere.

Accanto a questo, faccio notare ai due candidati di UeL – Flavio Romani e Michele Breveglieri – che tra le firme dei loro sostenitori spuntano ben due nomi: Alessandro Zan e Franco Grillini. Nomi storici per il movimento, è vero, nonché militanti di partiti a me simpatici, quali SEL e IdV. Eppure, questi due signori ai quali auguro comunque di entrare in parlamento e di fare gli interessi della comunità LGBT, hanno fatto un grosso passo falso: una petizione di legge popolare per le unioni civili. Non il matrimonio, ma le unioni civili. L’ennesima contrattazione al ribasso per far contenti, in vista delle future alleanze, partiti e maggiorenti. Ne parlai in un post apposito.

Bene, i candidati di UeL, così attenti alla questione del matrimonio, dovrebbero chiedere a Zan e Grillini di ritirare il loro appoggio a quella proposta di legge. Perché se è grave che Zanicchi firmi un documento contro il matrimonio, è altrettanto inaccettabile che due militanti storici gay partino da una mediazione al ribasso che ha tanto sconcertato il movimento rainbow italiano.

Mi si concederà, infatti, di affermare che se è grave che una frociara indegna si tenga una statuetta di cui nessuno ha memoria, è ancora più grave che chi dovrebbe lottare per la piena parità si accontenti di mediazioni al ribasso. Fosse anche a cominciare dal nome.

Per il resto, la gara è aperta e vinca il migliore.

Se non hai un articolo su Gaiaspia non sei nessuno…

Ed io che pensavo di non contare niente! Se ho un articolo dedicato su Gaiaspia, allora vuol dire che anch’io rientro nella schiera di quelli importanti, dei “nemici” da temere! Nemico di chi è facilmente intuibile, ma visto che i miei fans di quel blog preferiscono l’anonimato, li asseconderò nella loro commiserabile auto-damnatio memoriae.

Per chi non conoscesse i nostri eroi, riporto le parole del pregevole articolo di Dabliu:

Non vi sarà sfuggito che ultimamente nel mondo frocio italiano, sarà la primavera, è tutto un fiorire di siti pseudogiornalistici, blog, tumblr che invocano trasparenza su quel bilancio o su quel finanziamento. Questi siti, che nascono e muoiono nel tempo di una scorreggia [...] sono particolarmente (da leggere pure “stranamente” ed  ”esclusivamente”) interessati alle vicende del Circolo Mario Mieli e dell’attuale dirigenza nazionale di Arcigay. E non esattamente perché altrove non ci siano domande da fare.

In altre parole, sono dei fake che in vista dell’imminente congresso di Arcigay cercano di screditare l’attuale presidente e di mettere in cattiva luce le associazioni a lui vicine. E siccome Einstein due cose considerava infinite, ovvero l’universo e la stupidità umana, nutrendo qualche dubbio solo per il primo, per dar man forte ad Albert, i nostri eroi hanno addirittura creato profili Facebook con volti di modelli brasiliani…

L’articolo che mi cita, come la quasi totalità delle cose riportate su quel blog, lascia intendere cose inesatte. Non sono mai stato un no Tav – per quanto io sia tutt’ora schierato dalla parte dei manifestanti in Val di susa – ho militato sì in Open Mind, di cui non rinnego passata appartenza e percorsi politici, ma me ne sono allontanato quando l’associazione è passata da un impianto pluralista a uno più antagonista, nel quale non mi sono riconosciuto.

I miei stessi amici dell’area di sinistra radicale e antagonista quando leggeranno quelle affermazioni si faranno grasse risate.

Per tacere della foto che hanno scelto per rappresentarmi. Chiunque mi conosca sa bene che certe ideologie non mi appartengono. Utilizzare certi simboli per colpire me – e se non querelerò è solo perché mi rifaccio direttamente alle parole di de Magistris alla Santanché quando gli diede del mafioso – è un insulto verso chi, per quell’ideologia, ha sofferto un prezzo indicibile. Belle merde, insomma!

Il comunicato da loro citato, per altro, non è nemmeno scritto da me, ma, appunto, dall’Open Mind nel 2006, per la manifestazione “Orgoglioso Antifascismo” dopo che Forza Nuova aveva bloccato il pride catanese di quell’anno. Dopo quella data l’associazione, grazie anche al lavoro mio e di altri soci, cominciò una collaborazione con Arcigay Catania proprio nel tentativo di superare le divergenze a livello locale che di certo non hanno lavorato per il bene della comunità GLBT: i non meglio identificati “giornalisti” di Gaiaspia hanno chiaro il concetto di unità? Pare proprio di no…

Ancora,quel post sostiene che la mia lettera, da loro riportata, sarebbe una reazione a un loro post sulla presunta e mai verificata egemonia dei black block sul pride romano del prossimo giugno – ragazzi, siamo seri, i black block al Roma Pride!

In tutta sincerità, quella lettera riguarda percorsi politici personali ed è diretta a persone specifiche, di cui non voglio, tuttavia, fare il nome. Chi doveva capire ha capito.

Agli amici di Gaiaspia dico solo: non datevi un’importanza che non avete. Sarebbe come dire – a mero titolo di esempio – che siccome ieri ho avuto la colite, adesso i vostri raffinati cervelli hanno partorito l’articolo che mi riguarda. Il che sottolineerebbe anche un plausibile legame qualitativo tra ciò che si può produrre nelle viscere umane e ciò che sgorga dalla vostra penna, ma si dà il caso che sia solo un caso. Nulla di più.

Concludo ribadendo, ancora una volta, che sono contento di questa citazione: fino ad adesso ho visto nominate, su Gaiaspia, solo persone di un certo rilievo mediatico dentro il movimento GLBT. Ripeto, vuol dire che non sono poi così anonimo… mi spiace, tuttavia, per certi big del movimento, romano e nazionale mai nominati, neppure per errore. Non vorrei che il loro astro stesse definitivamente tramontando. Anche se ce ne faremo una ragione.

Le coppie gay sono “famiglia”: anche la Cassazione dice sì

Leggendo il Corriere on line: la Cassazione, oggi, ha stabilito che

Le coppie omosessuali, se con l’attuale legislazione ”non possono far valere il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio celebrato all’estero”, tuttavia hanno il ”diritto alla vita familiare” e a ”vivere liberamente una condizione di coppia” con la possibilità, in presenza di ”specifiche situazioni”, di un ”trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”.

Repubblica ci fa sapere, per altro, che «il verdetto è arrivato a conclusione di un iter giudiziario avviato da una coppia gay della provincia di Roma che si era sposata all’Aja, in Olanda, e chiedeva la trascrizione dell’atto di nozze in Italia».

Ottima notizia, direi.

Paolo Patanè, presidente di Arcigay, spiega le ragioni per cui questa sentenza è storica e cioè:

• le coppie omosessuali, secondo la Corte, hanno il diritto di essere considerate famiglia a pieno titolo sotto il profilo culturale e giuridico;
• tali coppie possono ricorrere ai giudici per richiedere i diritti che il Parlamento non vuole ancora dare;
• il matrimonio non è una prerogativa esclusiva degli eterosessuali.

Mi limito a far notare che – dopo la sentenza 138 della Corte Costituzionale del 2010 e il voto del Parlamento Europeo di qualche giorno fa – nuovamente il mondo del diritto allarga la legittimità giuridica all’amore tra le persone dello stesso sesso.

Si mettano il cuore in pace sua santità, la chiesa tutta e i suoi galoppini in Parlamento e dentro i partiti e in particolar modo Casini, Giovanardi, Buttiglione, Bindi, Alfano, Bersani, D’Alema, ecc.

Questa gente deve capire una verità evidentissima: il mondo va avanti e riconosce i diritti alle minoranze, tutte. In Italia – patria di ogni ritardo culturale – chiesa, UdC, PdL e i cattopiddini rimangono ancorati al Levitico.

La società civile prenda atto di tale evidenza, di questo bivio tra progresso e barbarie.

Gay in TV: suore e soubrette all’arrembaggio

Ho visto la puntata speciale del programma di Lucia Annunziata, riguardo al tema dell’omofobia. Per chi non lo avesse visto, può andare sul link del podcast. La parte riguardante i gay comincia dal minuto 31.

Al di là di questi dettagli tecnici, dico subito che il programma mi ha lasciato abbastanza indifferente. Le cose dette dai rappresentanti delle associazioni erano abbastanza condivisibili. La conduttrice si è attenuta a una scaletta politicamente corretta, non arretrando dalle sue posizioni – con diversi ammiccamenti alla sua stessa infelicissima battuta, a Dalla e alla sua omosessualità mai pubblicamente dichiarata – senza mai entrare davvero nel cuore del problema ovvero la mancanza di diritti a parità di doveri, affrontata, ma di fretta, da Paola Concia e gli altri ospiti.

Mentre questo avveniva, ai funerali di Dalla, Marco Alemanno dava il suo tributo all’amico, artista e maestro manifestando un dolore tale che in molti hanno pensato a un sentimento più forte dell’amicizia sostenuta e “benedetta” niente di meno che da Pierferdinando Casini (ma di questo parlerò domani su Gay’s Anatomy).

A Così è la vita, invece, si interveniva sempre sulla tematica gay chiamando quelli che in RAI pensano essere gli esperti del settore: esponenti della chiesa. Una suora, interpellata da Lorella Cuccarini, ha chiosato:

Non è un fatto naturale; è una scelta che può essere indotta da attegiamenti della famiglia; è una trasgressione assoluta.

E siccome le disgrazie non arrivano mai da sole, la conduttrice, già non nuova a squallide posizioni in merito, ha difeso il “diritto” della suora di offendere milioni di persone LGBT.

Chiederei alla religiosa cosa ne sa lei di trasgressioni declinate nel loro valore più estremo: sarebbe interessante avere una posizione da parte di chi vive la propria esperienza terrena lontana dal mondo dei fatti reali, a cominciare dall’esercizio della sessualità.

Ma non è nemmeno quest’ennesimo scempio alla conoscenza che mi fa specie. Viviamo in Italia, un paese che, contrariamente a quanto detto dai rappresentanti delle associazioni LGBT, è omofobo. Esattamente come l’America degli anni cinquanta era razzista e come la Germania degli anni trenta era antisemita.

Suore e soubrette che sproloquiano di ciò che non sanno è il segno forse tragicomico dell’assurdità del presente.

La cosa che mi fa riflettere è che si è riprodotto in uno studio televisivo ciò che Annunziata ipotizzava a Servizio Pubblico. Una persona ha riproposto un luogo comune, offensivo, su una minoranza. La conduttrice di Così è la vita ha messo in pratica quanto asserito dalla sua collega di In 1/2 h: ha difeso, cioè, il diritto di dire scempiaggini, alimentando ignoranza e pregiudizio.

Ne consegue che chi non si è indignato per le parole della ex presidente della RAI da Santoro adesso dovrebbe difendere, a spada tratta, il diritto della suora di dire che siamo sostanzialmente maiali.

È la libertà di pensiero e di parola. Ci piaccia o no.

Concludo questo post riportando un tweet di Daniele Nardini che sintetizza bene la giornata televisiva di ieri:

Cuccarini su trasgressione, Casini su Dalla, Annunziata che non si scusa. Un week end così non lo ricordavo dai tempi del governo Santanché.

Concorderete sull’efficacia della sintesi.

Autonomi e uniti si vince (il mio intervento a Radio Popolare Roma)

Ecco il podcast del mio intervento del 10 gennaio a Radio Popolare Roma, a TimesQueer, la splendida trasmissione di cultura GLBT di Andrea Maccarrone:

http://radiopopolareroma.it/node/5289

Ospite di TimesQueer questa settimana Dario Accolla, presidente onorario di Arcigay Catania, attivista e blogger. Approfondiamo assieme i rapporti tra movimento e partiti, le ragioni degli scarsi risultati legislativi ottenuti dal movimento lesbico gay e trans italiano e quali strategie possono risultare vincenti per il futuro.

Paolo Patanè, presidente di Arcigay, affronta in collegamento il caso dell’assessore leccese Giuseppe Ripa, costretto alle dimissioni dopo le frasi omofobe rivolte a Nichy Vendola.

Altre notizie: Giovane capitano di freagata genovese, rimosso dalla Marina Militare Italiana per delle foto su siti gay, reintegrato nel ruolo dal TAR ligure. Poste inglesi dedicano francobollo celebrativo ad Alan Turing matematico omosessuale  inglese, che decrittò il codice Enigma.

Notiziegay.com e il giornalismo da dildomattanza

Oggi la mia giornata, un po’ grigia a causa del lavoro e un po’ malinconica, per una costante dell’anima che mi contraddistingue, si è colorata con le tinte, tutt’altro che lievi, del riso amaro al cospetto di un articolo apparso su NotizieGay.com, sull’ultima riunione del 10 dicembre, in vista del prossimo pride nazionale del 2012, che si terrà a Bologna.

Prima di addentrarmi nel fatto, mi sembrano doverose tre precisazioni.

1. Sono dell’idea che i pride vadano fatti sia nella capitale sia nelle città che vogliono averne uno.

2. Lo strumento del pride deve essere seriamente riconsiderato, nei modi, nelle forme, nelle dinamiche, nei contenuti.

3. Un pride di rilevanza nazionale deve svolgersi necessariamente nella capitale, come viene “naturalmente” in tutti i paesi civili che, guarda caso, hanno ottenuto più diritti di noi.

Detto questo, mi sento di poter bollare serenamente l’articolo in questione come uno sfogo di pancia, un reflusso gastro-esofageo di firme sconosciute – o pseudonimi di coraggiosi – più utile a rigurgitare bile che a fare informazione.

Tralasciando, va da sé, il cospetto ortografico-stilistico e la caterva di insulti che elevano, al confronto, certe testate berlusconiane alla stregua di riviste settecentesche animate dal più fervente illuminismo.

Se poi vogliamo parlare dei contenuti, mi sento di dire, in quanto testimone oculare, quanto segue.

La parte che riguarda Andrea Maccarrone è oggettivamente falsa. Egli ha portato, infatti, valutazioni politiche, non si è messo a fare il paciere inascoltato tra bande rivali che si sgozzavano senza ascoltarlo nemmeno.

Il volto di Paolo Patanè, attuale presidente di Arcigay, è stato abbastanza sereno per tutta la durata della riunione alla quale io ho presenziato (fino alle 15:30 circa) e non mi pare ci sia stato, dalla parte dell’assemblea, una volontà di sconfessare chicchessia.

Taccio sugli epiteti di gusto stilnovista lanciati a Rossana Praitano, del CCO Mario Mieli, (sulla quale pure io nutro non poche critiche) che una parte, e una soltanto, ha etichettato – in un momento di alta e raffinatissima analisi politica – con il termine “stronza”.

A me sembra che dietro certo pseudo-giornalismo da “dildomattanza” ci sia una regia ben precisa mossa da interessi uguali a quelli, presunti, che si vogliono addossare al “duo” Patané-Praitano. La voglia di protagonismo del e nel movimento, per altro, è un male che non risparmia altri figuri (sempre in modo presunto) più o meno loschi, più o meno impresentabili, più o meno inutili della “cosiddetta” altra parte della barricata.

Poi, di fronte alla farsa, emerge l’evidenza della tragedia. Infatti al prossimo gay picchiato, insultato, licenziato per omofobia, non chiederanno se sta dalla parte di Arcigay, del Mieli o di eventuali associazioni ad personam. Gli daranno del frocio. Indistintamente.

Qualcuno lo dica a Notiziegay.com. Magari tra un articolo sui reality e un altro in cui si insultano persone – che possono pure essere criticate, questo è ovvio – magari ci scappa un momento di informazione costruttiva.

Nasce Equality Italia. Ma ce n’era bisogno?

Non so voi, ma io mi chiedo sinceramente a che pro far nascere Equality Italia quando esistono già altre associazioni di respiro nazionale e visto che buona parte del suo gruppo dirigente proviene dalle file di Arcigay e del partito democratico.

Così com’è impostata adesso sembra un tentativo da parte dei rappresentanti della mozione uscita sconfitta dal precedente congresso di Arcigay di ricrearsi un ambito politico d’azione che non debba dar conto alla nuova dirigenza Patanè.

Non vorrei, per altro, che i timori di Giovanni Dall’Orto si rivelassero fondati: creare cioè una sponda da dare al pd per giustificare una piattaforma politica ultra-moderata che prevederà una legislazione inadeguata e limitata a disegni di legge come quelli dei DiCo.

D’altro canto, dentro questa nuova realtà associativa trovo nomi di persone egregie, cosa che mi spinge ad augurare loro la riuscita di un percorso politico proficuo verso la realizzazione della piena uguaglianza delle persone GLBT e di altre categorie discriminate, secondo quella che è la mission di Equality.

Per cui, per ora, non resta che augurare un buon lavoro agli amici e alle amiche di questa nuova realtà. Per la valutazione dei risultati dovremo aspettare ancora un po’, invece.

Il pd contro i baci gay

Giornata Mondiale contro l’omofobia. Le varie associazioni italiane impegnate nella lotta alle discriminazioni e per la conquista dei diritti civili mettono in piedi una serie di campagne di sensibilizzazione su un fenomeno che fa ancora molta presa nelle coscienze e nei cervelli, incredibilmente piccoli, di centinaia di migliaia di individui. D’altronde si sa, scandalizza meno che i mafiosi siedano in parlamento di una coppia di donne o di uomini che hanno in comune un progetto di vita. Per tacere delle schifezze di cui sono capaci le varie pretaglie e che all’italiota medio(cre) vanno più che bene.

Tra queste iniziative quella portata avanti da Arcigay Udine non è andata proprio giù. Innanzi tutto a quei gran simpaticoni della Destra, il partito di Storace e, un tempo, della Santanché, la stessa che oggi sostiene la necessità della privacy dei boss mafiosi. In secondo luogo del partito democratico, che ha approvato «a larga maggioranza» denuncia il neopresidente Paolo Patanè «una mozione contro la campagna anti-omofobia diffusa da Arcigay nella città.»

Le ragioni? Continua Patanè: «è scritto a chiare lettere che la nostra campagna avrebbe una “dimensione provocatoria” perché “turberebbe la sensibilità di molti cittadini”.»

In altre parole, per i cittadini di Udine, secondo il pd, vedere due uomini che si baciano – come da foto – sarebbe una provocazione ai danni della sensibilità collettiva. Faccio notare che la campagna veicola un messaggio positivo: tra i prodotti del Friuli, accanto a vino e formaggi, ci sarebbe (il condizionale adesso è d’obbligo) il rispetto verso l’amore e verso le diversità.

Arcigay si scandalizza. Com’è giusto che sia. O come da copione, per i più critici. Io mi chiedo che cosa ci si aspetta ancora da un partito che ha al suo interno persone palesemente omofobe tutto l’ex apparato democristiano (e anche molto di quello catto-comunista).

Io non ci vedo niente di diverso da quella che è la cifra politica del partito in tema di lotta all’omofobia e diritti civili. Il pd di Udine è stato coerente con quanto fatto dalla Bindi ai tempi dei DiCo – per lei eravamo coppie da raccomandata, non famiglie – e da Veltroni quando ha affossato il registro delle unioni civili a Roma quando era sindaco. O coerente con le parole di D’Alema, quando ha dichiarato che i gay pretendendo il matrimonio offendono il sentimento religioso di milioni di italiani. O Fassino, che spergiurava davanti a Vespa, con la Melandri accanto, che il pd era contrario al matrimonio gay. E potrei continuare…

La cifra politica del pd, in temi come la questione GLBT, è proprio l’omofobia. Portata avanti, esibita, rivendicata (ricordate la Binetti?) e posta come conditio sine qua non per portare avanti qualsiasi progetto di equiparazione delle coppie di fatto a quelle sposate: basti pensare alla filosofia che animava i già citati DiCo.

Il pd si dimostra, per l’ennesima volta, come il partito che nega la dignità dei sentimenti di milioni di gay e lesbiche. Non mi pare che negli anni precedenti, fino a ieri, si sia andati lontani da questa evidenza. Capisco il disgusto. Ma dovremmo averci fatto il callo. I suppose