Il “buono” della legge Scalfarotto

Premesso che non andrebbe chiamata legge contro l’omofobia, perché di fatto la tutela – ammesso che tu sia prete, deputato dell’UdC, primario ospedaliero iscritto a Comunione e Liberazione, ecc – possiamo vedere alcuni aspetti di questo ddl che potremmo utilizzare, noi persone LGBT, a nostro vantaggio.

Il primo: noi delle associazioni gay potremo dire, ad esempio, che i leghisti sono creature inferiori e che non possono sposarsi perché i bimbi meritano di meglio.

E poi ancora: e poi ancora, io personalmente quanto docente, ma membro di un’associazione politica che svolge la sua missione anche dentro le scuole, potrò divulgare tra i miei allievi l’idea che essere cristiani è una patologia mentale.

Ricordioci infatti ciò che recita la legge fortemente voluta dal Partito democratico e dai teodem dell’UdC, che recita:

Non costituiscono discriminazione le opinioni assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attivita’ di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni

quindi, poiché la nostre associazioni si muovono nell’ambito della Costituzione, potremo tutti e tutte noi dire, da oggi in avanti, che agli omosessuali iscritti a partiti come il Pd dovrebbe essere vietato di sposarsi, un giorno, perché è evidente che vivono male la loro condizione personale.

Per fortuna di Ivan Scalfarotto e di molti e molte dentro il suo partito, noi delle associazioni LGBT non siamo come lui e come i suoi amici in parlamento, a cominciare da Paola Binetti che ha voluto questa legge così com’è e che alla fine l’ha pure votata.

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La morte di Welby e la morte della civiltà

Cinque anni fa si spegneva Piergiorgio Welby.

La sua morte, da allora, non ci ha insegnato nulla. La componente cattolica di questo paese – quelli come Casini, per intenderci, che candidano mafiosi al parlamento, o come Ratzinger e Giovanni Paolo II, che hanno coperto i casi di pedofilia all’interno della chiesa – ha creato, nel frattempo, una legge che ci obbliga a morire tra atroci tormenti.

Da notare come tra i nomi autorevoli di questi nuovi signori del dolore spicca una certa Paola Binetti, creatura politica di Francesco Rutelli, ex senatrice del partito democratico, premiata da Veltroni per la sua omofobia e ricandidata alla Camera dei Deputati e poi passata all’UdC. Proprio Binetti è musa ispiratrice di tale legge.

Tutto questo per ricordare che la destra fa il suo mestiere, e lo fa bene. E che quando certa sedicente sinistra tenta di copiarla, crea mostri e si rende complice della morte culturale, democratica e civile di questo paese.

Fine vita e voto cattolico: vivi per forza

(Josef Mengele)

Mi stupisce sempre vedere la doppia morale dei nostri parlamentari. Siamo di fronte all’allarme rosso: la disoccupazione galoppante, il potere d’acquisto degli italiani sempre più alle corde, la situazione finanziaria pronta ad esplodere, la scarsa credibilità etica di un governo più presente nelle aule dei tribunali che nei consessi internazionali. Eccetera.

Di fronte a tutto questo i nostri rappresentanti trovano il tempo di leggi ulteriormente liberticide – sulla scia della legge 40 – come quella appena approvata sul (mancato) trattamento di fine vita.

Curioso, se facciamo attenzione, per tutta una serie di ragioni.

In tempi meno critici, infatti, cioè nel biennio 2006-2008, la questione omosessuale veniva bollata come secondaria, non prioritaria rispetto ai temi dell’economia. Di PaCS e unioni civili era meglio non parlarne, per riprendere l’argomento dopo la soluzione di urgenze maggiori quali appunto la mancanza di lavoro, la crisi, lo scioglimento dei poli e qualsiasi meteorite diretto sul pianeta Terra da allora ai successivi mille anni.

Adesso che tutto brucia e rischia di essere ridotto in cenere, e sto parlando del mondo occidentale così come lo conosciamo, il tandem Binetti-Gasparri, con la complicità di tutto il centro-destra e col finto scandalo dei cattolici del partito democratico, trova il tempo di creare una legge che vieta, di fatto, il testamento biologico.

La legge appena varata, in altre parole, non tiene conto delle volontà del paziente. Scrivere il proprio testamento biologico sarà un esercizio letterario, in punto di morte, ma l’ultima parola sarà data al medico che potrà decidere di non tener conto, appunto, del volere del malato.

Idratazione e alimentazione saranno obbligatorie, a discapito del dolore fisico che sondini e apparati medici provocheranno a chi, nella fase finale della propria esistenza, magari vorrebbe decidere altrimenti.

Qualificante, a tal proposito, l’intervento di Paola Binetti, a cui si deve un grazioso emendamento:

L’alimentazione e l’idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, devono essere mantenute fino al termine della vita, a eccezione del caso in cui le medesime risultino non più efficaci nel fornire al paziente in fase terminale i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo. Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento

In pratica: si potrà sospendere l’alimentazione solo a certe tipologie di malati di cancro allo stomaco o all’intestino. Tutti gli altri verranno nutriti e idratati contro voglia e con molto dolore. Alla cattolica Binetti – creata dal trasformista Rutelli e voluta fortemente dal democratico Veltroni, eletta con i voti degli ex PCI-PDS-DS e poi, con quei voti, confluita in un partito cattolico-integralista quale l’UdC – nulla importa della sofferenza umana.

Ma stiamo parlando di chi per dare un senso alla propria esistenza si infligge punizioni corporali. Una persona, in altre parole, che tutti vorremmo in casa nostra a dispensare consigli su come vivere, su come esercitare la nostra sessualità ed educare i nostri figli. Sarete sicuramente d’accordo con me.

Questa legge, infine, rischia di seguire lo stesso decorso della legge 40 sulla maternità assistita. Prima al vaglio delle urne, col referendum abrogativo – e domani come allora di certo la chiesa pretenderà di avere l’ultima parola in merito – quindi nelle aule dei tribunali dove basterà una diffida del paziente a fermare la mano di medici fin troppo pietosi e altrettanto spietati.

Da qui ad allora scorrerà molto sangue invisibile, quello di chi, in punto di morte, non avrà la sufficiente forza di ribellarsi e nemmeno il diritto di morire in pace. Ma alla Binetti, al suo partito di cattolici iraniani, alla destra di governo e ai mandanti politici di questa legge criminale cosa può mai importare? I fatti rispondono egregiamente a questa domanda.