La trave nell’occhio tra Halloween, i gay e l’evasione fiscale

Come ogni anno in questo periodo, la chiesa cattolica si lancia nella sua solita crociata contro Halloween, la cui colpa, secondo i porporati d’oltre Tevere, è quella di deviare i fanciulli e i ragazzi di oggi dalla dottrina cattolica della festa dei santi e dei defunti, per farli approdare verso le sponde di un orrorifico neopaganesimo. Il fatto che ogni hanno si ripeta questo mantra sostanzialmente idiota lascia intuire, con ogni evidenza, quanto sia fallimentare questa battaglia culturale. Che poi quest’anno si voglia osteggiare il “consumismo” legato a questa ricorrenza con un altro tipo di business che scomoda addirittura padre Pio, la dice lunga sulla reale natura del problema…

La chiesa, per altro, evita di dire, a questo riguardo, che il copyright della festa in questione non è di certo cristiano ma, per l’appunto, pagano. Gli antichi celti, infatti, festeggiavano nella notte tra il 31 ottobre e il primo novembre il proprio capodanno.

Del resto, le stagioni calde lasciano il passo a quelle fredde. La natura si colora con le tinte del sonno, dell’ibernazione, del buio. I campi sono vuoti, le spighe torneranno col bel tempo. Questo passaggio tra la vita e la morte, tra estate e inverno, segna l’origine della festa di Halloween. E il mito era così antico e autorevole che i primi cattolici, non potendolo estirpare, lo assorbirono cambiandone il nome.

In buona sostanza quando sua santità o i suoi rappresentanti in terra si scagliano contro questa festività bisognerebbe ricordar loro che sono degli impostori. Sic et simpliciter.

Certo, verrebbe da dire che con tutti i mali che affliggono il fan club di Gesù Cristo le festività pagane dovrebbero essere l’ultimo dei problemi a cui interessarsi. Corruzione interna, un grado di moralità più vicino ai pozzi petroliferi che ai cieli dell’Empireo, lo scandalo della pedofilia che ormai è cronaca quotidiana in tutto il mondo, scandali finanziari, istigazione all’odio per le persone GLBT, appoggio alle peggiori dittature del mondo… qualcos’altro a cui pensare, insomma, ce l’avrebbero.

E siccome chi va con lo zoppo lo emula alla perfezione, non è un caso che anche i rappresentanti politici di questo tripudio del nulla guardino più alla pagliuzza nell’occhio del vicino. L’immancabile Rocco Buttiglione, cattolico e esponente di punta dell’UDC, ormai assurto a fama per essere uno dei maggiori maitre à penser della sodomia italiana (che forse un filosofo, o presunto tale, avrebbe altro a cui dedicarsi), ha paragonato l’omosessualità all’evasione fiscale. Per Buttiglione l’amore tra due uomini o il sesso tra adulti consenzienti è come un reato.

Certo, è pure comprensibile. Buttiglione appartiene a un partito che ha fatto eleggere in Senato un tale Totò Cuffaro, ex governatore siciliano, condannato per aver favorito la mafia. Un partito che non sa distinguere tra chi è degno di sedere in parlamento e un criminale è normale che sia affidato a chi non sa discernere tra amore e delinquenza comune.

Buttiglione dovrebbe tenerlo bene a mente. E se qualcuno dei nostri rappresentanti in parlamento glielo ricordasse, non sarebbe affatto male. Ne converrete.

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