Coriandoli renziani

gli effetti benefici degli ottanta euro? Non pervenuti

Adesso non per fare quello che dice “io l’avevo detto”, ma io l’avevo detto: «gli ottanta euro non cambieranno di una virgola la vita degli italiani e delle italiane che li percepiranno». Perché se lo fai per rilanciare l’economia, non sarà il potenziamento del tuo potere d’acquisto di 2,66 euro al giorno a fare la differenza. Sempre per chi ne ha percepiti ottanta, nella sua totalità: perché chi prende stipendi inferiori, non arriva a quella cifra ma a somme ben più modeste. Ma per i dettagli tecnici, potete vedere il blog di Phastidio.

Insomma, non ci vuole una laurea in economia a capire una cosa molto logica: io guadagno milleduecento euro al mese in media. Se mi aumenti lo stipendio con manco tre euro al giorno, posso al massimo fare colazione al bar. Oppure li conservo e con 640 € a dicembre compro un volo per qualche meta esotica. Ovviamente, poiché viviamo in un paese che crede più ai miracoli – saranno le nostre matrici cristiane? – che all’analisi della realtà, mi è stato detto nell’ordine che sono snob, fascista, prevenuto, ideologico, che non capisco cosa significa essere di sinistra, che merito la fame (quella vera), che sono un gufo (maddai?) e amenità similari.

No, miei cari e mie care. Il fatto è molto più semplice: se devo tappezzare una stanza con la carta da parati, non è lanciando coriandoli in aria per casa che risolvo il problema. Lo capirebbe anche un criceto dentro la sua ruota.

E insomma, oggi Repubblica – e non il Fatto Quotidiano – annuncia ciò che era evidente: gli ottanta euro non stanno rilanciando un bel niente. Il commercio è fermo al dato di aprile e in generale si segna un arretramento rispetto all’anno scorso. Magie del renzismo.

Ricapitolando: il nostro premier ha comprato il voto degli italiani, l’economia stagna e con quel 40,8% low cost sta distruggendo la democrazia nel nostro paese. E a quanto pare non riesce nemmeno a porre rimedio alla ragione per cui sarebbe arrivato a Palazzo Chigi in corsia preferenziale: risolvere la crisi.

Ma avanti così, dopo tutto democrazia è anche dare rappresentanza alla stupidità del nostro popolo.

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Ottanta euro, il prezzo della democrazia

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Renzi ci comprerà per 80 euro?

Ho un problema con una parte del fan club di Matteo Renzi. Un problema di democrazia. Nel senso che non li tollero, i suoi supporter, e faccio pubblica confessione di questo.

Mi sembrano la derivata prima dei berlusconiani della prima (e ultima) ora in quanto a tendenza idolatrica del leader, nonostante l’evidenza della bolla di sapone che rappresenta. E hanno la stessa affezione al rispetto per gli altri del grillino medio, solo che non usano parolacce. Solo il metodo. Se non fai parte del gruppo, se non concepisci la politica come asservimento tout court alle parole del capo, sei una merda. Solo che non hanno  il coraggio di dirtelo.

Ammetto di essere fumantino, non ho problemi a cancellarti da Facebook, a defollowarti da Twitter, a dirti che se te la bevi tutta e non sei disposto a mettere in discussione nulla del verbo del tuo leader, per me sei un collaborazionista. Mi si accusa perciò – in ordine casuale – di “fascismo”, di insulto, di subire l’onta della lesa maestà. Mai un dubbio sul fatto che tu possa avere idee del cazzo, tuttavia. Per ipse dixit. Egli lo ha detto, sei tu (cioè io) che ti ostini a pensare.

Due fatti, per dare l’idea di quanto sia degradato e degradante il dibattito politico: più volte, parlando con renziani/e più o meno celebri, mi sono sentito dire frasi del tipo “non capisco come tu possa fare l’insegnante”, o più esplicitamente “tu non meriti di fare l’insegnante”. Si mette in dubbio la mia professionalità sul luogo di lavoro per le mie idee politiche. Roba da ventennio, ma da parte di esponenti e militanti di un partito che si chiama “democratico”. Lo stesso che ha votato una norma (renziana, si ricordi) che permette di dire nelle scuole che essere froci è una malattia, ma che poi si scandalizza per un vaffanculo in mezzo a una discussione concitata.

Ancora, la questione degli ottanta euro. Non si concepisce che si possa pensare che riscuotere venti centesimi l’ora, di fronte agli squilibri permanenti, gli sprechi di denaro pubblico e i privilegi della casta, sia un insulto. E si pretende che chi denuncia la stortura esibisca una moralità maggiore di chi invece ha deciso di accontentarsi del sistema criticato. Tradotto: in molti mi hanno chiesto di rinunciare all’aumento in busta paga. Come se avessi suggerito di rifiutarli, quei soldi. Come se il prezzo per poter criticare un’azione che reputo demagogica ed elettorale (e non solo io) fosse di manco tre euro al giorno. “Sempre meglio di niente”, questa è l’analisi, raffinata e sofferta, che mi si oppone. E si pretende dimostrazione di onestà intellettuale. Da me.

Per cui, rilancio, quando diciamo che questo paese è uno schifo in merito ai diritti civili per coerenza ce ne dovremmo andare in massa oppure ce lo dovremmo far piacere così com’è. Lo suggerì pure Rosy Bindi, a suo tempo. E lo disse di noi gay.

Oppure, secondo la stessa logica, dovremmo accogliere con una certa gratitudine la già citata legge Scalfarotto sull’omofobia: rispetto al niente di prima è pur sempre qualcosa, no? Anche se non è molto. Anche se ci offende.

E vorrei davvero che mi si rispondesse in merito – anche se poi i renziani non rispondono, se interrogati – fosse non altro per sapere quanta coerenza devo dimostrare a chi non è disposto a tollerare che si possa avere un’idea al riguardo.

E vi dirò di più, amici e amiche pro-Renzi, questa idea la potete lasciare a costo zero. Perché la democrazia non si compra e non si vende. Al massimo, qualche volta, la si può accompagnare con qualche parola di troppo. Per quella facoltà, garantita dalla Costituzione, che si chiama libertà di pensiero. O almeno così si spera.

L’elemosina di Renzi a venti centesimi l’ora

Matteo Renzi

Se voi chiedeste condizioni di vita migliori – ovvero, trovare un lavoro e possibilmente mantenerlo, poter svolgere la professione che più vi fa sentire realizzati, avere reali possibilità di ascesa sociale, potersi sposare con chi si ama, avere servizi di qualità, ecc – se voi chiedeste tutto questo, dicevo, e vi dessero in cambio una monetina da venti centesimi all’ora, come la prendereste?

E se chi vi lancia quella monetina, ora dopo ora, fa parte di un partito che non fa nulla e mai nulla ha fatto per redistribuire davvero la ricchezza del paese, che sperpera capitali pubblici in aerei militari inutili, che non fa pagare l’IMU alla chiesa, che chiude gli occhi sui miliardi buttati nel gioco d’azzardo, che finge di togliere le tasse per cambiarne solo il nome, che non garantisce a tutti i cittadini e a tutte le cittadine la stessa dignità affettiva e quindi lo stesso diritto alla progettualità di vita comune (con ricadute anche economiche), di fronte a tutto questo come vi sentireste?

Perché non so se è chiaro, ma ai renziani entusiasti dell’aumento degli stipendi da parte del loro leader faccio notare che con 2,76 euro al giorno in più al massimo puoi farci colazione al bar, comprando anche la bottiglietta d’acqua minerale. Non si cambia di una virgola le condizioni di vita dei cittadini e delle cittadine, dei loro effettivi bisogni, della qualità dei servizi. Non ci paghi il mutuo, per intenderci. Forse le bollette e manco per intero.

Ci lamentammo, noi di sinistra, della berlusconiana questione dell’abolizione della tassa sulla prima casa come specchietto per le allodole. Poi arrivò Renzi, con le sue slide (per altro pure scritte male). Forse le persone meriterebbero qualcosa in più dell’elemosina del cialtrone di turno.