Radiare dall’ordine dei medici il sindaco di Sulmona!

La notizia, se vogliamo, non è una novità. Nel senso che non stupisce che l’ennesimo politico italiano, in quota PdL, se ne esca con teorie mediche sull’omosessualità, bollandola come “deviazione genetica”. Prima di Fabio Federico, attuale sindaco di Sulmona, pensieri simili hanno albergato i crani – vuoti di originalità, sapere e onestà intellettuale – di altri politici di centro, destra e sinistra.

Tutto ciò potrebbe essere bollato con un unico termine: ignoranza.

La cosa che però dovrebbe far riflettere è un’altra. Il primo cittadino dell’amena località sciistica abruzzese non è un uomo qualsiasi. È sindaco, per cui rappresenta diverse tipologie di cittadini e cittadine, per cui anche quelle persone GLBT che tanto disprezza.

In più: è pure medico. E questo è gravissimo. Perché?

Un tempo si consideravano “aberrazioni” anche i mancini. Nella mia terra, in Sicilia, se nascevi coi capelli rossi eri visto come una sorta di creatura demoniaca. Verga, con il suo Rosso Malpelo, docet. In certi paesi, attualmente, se nasci albino vieni visto come una magica creatura da uccidere per fare pozioni e incantesimi.

La scienza ha il nobile ruolo di distruggere la superstizione, foss’anche quella che cresce all’ombra dei crocifissi, per restituire ogni fenomeno studiato al concetto di verità.

Non è vero che se hai i capelli rossi sei figlio del diavolo.
Non è vero che se sei albino sei un ingrediente per pozioni magiche.
Non è vero che se sei mancino c’è qualcosa che non va.

In tutti e tre i casi, è vera un’altra cosa: sei un essere umano e hai diritto al rispetto.

Quest’ultima verità vale anche per gay e lesbiche, almeno dal 1990, quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità – non un qualsiasi circuito ricreativo di qual si voglia associazione gay – ha depatologizzato l’omosessualità.

Vi faccio una domanda: voi andreste da un medico che tutt’ora crede che un mancino sia sbagliato e un rosso sia demoniaco? Domanda retorica, lo so. Gli permettereste di esercitare la professione, se dipendesse da voi? Gli dareste in mano, se candidato, l’amministrazione politica e sociale, cioè una fetta di futuro e di felicità, di migliaia di cittadini/e?

La risposta è scontata, lo so.

Per questa ragione credo che questo signore, accidentalmente sindaco di un comune italiano, e laureato in medicina, dovrebbe non solo smettere a fare il sindaco, ma essere radiato dall’ordine dei medici.

Perché nessuno vorrebbe essere curato da chi è ammalato di ignoranza. Un’aspirina o un trattamento chemioterapico si prescrivono solo se ce n’è effettivo bisogno. E possibilmente da un medico che sa distinguere tra scienza, leggende metropolitane e pregiudizio.

Ne converrete.

***

pubblicato su Gay.tv

Annunci