Genitori gay? Per il Pd meno degni dei mafiosi

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Partiamo da un’evidenza: il Pd, con le unioni civili, vorrebbe ricucire a sinistra. Poi però in quel progetto di legge spunta un emendamento che, nell’ordine:

  • congela la genitorialità di gay e lesbiche per due anni
  • in un secondo momento, se il giudice vuole, si accede alla stepchild.

Per il Pd, dunque, se sei omosessuale devi dimostrare più degli altri di essere un buon genitore. Di contro non chiede le stesse garanzie a mafiosi, assassini, “coppie dell’acido”, ecc.

Ritorniamo a quanto detto all’inizio: con le unioni civili, il Pd vorrebbe ricucire a sinistra. Magari con lo scopo di ottenere il voto (anche LGBT) per le amministrative. Io penso che subito dopo l’approvazione di questa legge-apartheid (che siamo pure costretti a difendere), sempre se verrà mai approvata, dovrebbe partire una campagna delle associazioni per indicare quali partiti non votare alle prossime comunali. Il Pd dovrebbe essere sul podio degli invotabili. Per l’intrinseca omofobia che anima anche quei provvedimenti che, nell’ignoranza del simpatizzante renziano medio, vorrebbero essere friendly.

In tutto questo la manovalanza gay del partito piagnucola, auspicando pazienza e comprensione – il tenore è: meglio questo che niente, d’altronde siamo “froci” cosa possiamo pretendere di più? – o raglia, accusando di solito gufismo chi, giustamente, si indigna. Del senso della propria dignità, invece, nemmeno l’ombra.

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I cattolici del pd vogliono mandare in galera i genitori arcobaleno?

EMMA FATTORINI

Emma Fattorini, cattolica del pd

Occasionalmente vengo bloccato da questo o quell’esponente del pd, solo perché faccio domande scomode. L’ultima in ordine di tempo – non faccio nomi, non mi interessa puntare il dito sulla persona bensì stigmatizzare il comportamento – deve aver ceduto sull’evidenza che il suo partito non ha approvato, come aveva promesso, le unioni civili entro il 15 ottobre almeno al Senato, ma si è limitato a incardinare la legge, producendo l’ennesimo rinvio sui diritti delle persone LGBT. Mi rendo conto che di fronte alle menzogne non si regge il confronto con la realtà dei fatti, ma bloccare l’interlocutore per tali ragioni è da persone che non dovrebbero fare politica, ma al massimo lavare le scale dei palazzi di potere (con il dovuto rispetto, si intende, a chi questo mestiere lo fa davvero). Ma come si dice in ambienti filogovernativi: ce ne faremo una ragione.

La persona in questione si è lamentata accusandomi di un comportamento omogeneo a quello di Adinolfi, in quanto anche gli omofobi hanno chiesto conto della mancata approvazione del ddl. Io e le sentinelle saremmo uguali perché facciamo le stesse domande, insomma. Provo a schematizzare qui la differenza d’approccio, evidentemente oscura:

  1. Adinolfi & co. non vogliono che si approvi alcunché a favore della gay community (e usano la scusa del rinvio per dare forza alla loro posizione, per cui si facciano i conti su chi rafforza chi)
  2. io ed altri chiediamo riscontro sulle mancate promesse del premier e del suo partito perché invece vorremmo un trattamento congruo e rispettoso

ma ribadisco: capisco che rispondere alla domande scomode è difficile. Prendo atto della fuga e vado avanti per la mia strada.

“Pensate piuttosto agli omofobi, invece di attaccare il pd”, questa la critica finale. Ebbene, il fatto è che puntualizzando su questi fatti – date disattese, diritti a metà, promesse mai mantenute, ecc – si fa esattamente questo: si pensa agli omofobi.

L’ultima chicca del partito democratico (io non riesco a scriverlo in maiuscolo, il più delle volte) sta infatti nella presunta legge che i cattolici interni stanno concordando con il Nuovo Centrodestra per rendere universalmente illegale la gestazione per altri. Quindi, se vai a fare un figlio in Canada, col consenso della gestante e in modo totalmente gratuito, rischi di finire in prigione in Italia. Il deus ex machina di questa legge che ricorda i peggiori anni del nazi-fascismo è Emma Fattorini, la stessa che si è inventata la formula “formazione socialmente specifica” per degradare le famiglie di gay e lesbiche e non nominarle come tali. Soluzione bene accolta proprio da gay e lesbiche pro-Renzi che, come al solito, hanno cominciato a insultare chi poneva obiezioni in merito. Poi ci lamentiamo di Grillo, però.

Lo scopo di questa operazione? Colpire le famiglie arcobaleno. Ignorando, per altro, che fanno ricorso alla GPA per lo più le famiglie eterosessuali.

Faccio notare a questo proposito, e come mi suggerisce per altro la mia amica Caterina Coppola, che se questa legge dovesse mai passare favorirebbe il cosiddetto “utero in affitto” proprio a discapito di quelle donne sfruttate in quei paesi dove non ci sono tutele. Il proibizionismo, infatti, alimenta “mercati neri” e situazioni di invisibilità. Ma questo sembra non interessare i cattolici dem. L’importante è negare ai genitori LGBT di esser tali. Mandandoli in galera, appunto. Non so se voi vedete l’enormità della cosa.

Ecco, se la militante lesbica e renziana in questione non mi avesse bloccato chiederei qualcosa in merito a questa ennesima pagliacciata organizzata da settori del suo partito che a quanto pare hanno non poca influenza anche dentro le loro file. Purtroppo questo interrogativo rimarrà senza destinatari specifici e lasciato alle coscienze delle persone di buona volontà che potranno interrogarsi sull’enormità di provvedimenti come questo, per altro discriminatori e disumani.

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Ci chiamano diversi: il film

È finalmente uscito – ed io lo attendevo da tanto – il film di Vincenzo Monaco:

«Ci chiamano diversi è un itinerario nella coscienza collettiva e nelle vite private di chi si racconta. Storie troppo spesso ferite da parole ingiuste e dal pregiudizio, ma tutte straordinariamente capaci di generare un finale inaspettato, più bello e positivo rispetto a quella promessa di chi aveva sentenziato per loro una condanna all’infelicità.

Per capire che l’umanità, in qualsiasi sua declinazione, non è mai uno scarto dalla norma, ma qualcosa che semplicemente accade, in tutta la sua dignità. Anche laddove il “senso comune” non pensava di poterla trovare o accogliere. Per comprendere che solo quando siamo in grado di abbracciare ciò che appare lontano rispetto a noi, siamo davvero persone libere.»

Per chi volesse saperne di più può visitare il sito ufficiale o la pagina su Facebook. Io non vedo l’ora di andare a vederlo.

Eterologa? Bergoglio sussurra il suo no alle famiglie gay

Bergoglio tuona contro l’eterologa

Sull’importanza della caduta del divieto alla fecondazione eterologa ho già scritto e non mi ripeterò.

Faccio notare, a commento di quanto già detto, due ulteriori aspetti.

Innanzi tutto, arriva allarmata la reazione vaticana. Bergoglio e la sua corte non si capacitano, con ogni evidenza, del fatto che l’Italia possa avere organi giuridici capaci di decidere autonomamente al di là delle ristrette – e disumane – categorie del peccato. E allora il “simpatico papa Francesco” tuona, ma sempre a modo suo, con quel fare soft e l’accento alla Diego Armando Maradona, che rassicura, ok, ma fa passare aberrazioni come queste: «Ferma opposizione a ogni diretto attentato alla vita, specialmente innocente e indifesa. Il nascituro nel seno materno è l’innocente per antonomasia.»

Peccato che nessuno attenti alla vita di nessun altro e, semmai, si permette a nuova vita di venire alla luce. O Bergoglio preferirebbe che alcuni bambini non nascessero?

Faccio notare ancora, soprattutto a certe mie amicizie LGBT che definisco “bergogliose”, che forse è arrivato il momento dei bruschi risvegli. Il pontefice infatti, coerentemente col “chi sono io per giudicare, è scritto tutto nel catechismo” – e nel catechismo, cari gay credenti, è scritto che siete un’aberrazione – ha ribadito il suo no non solo alla fecondazione eterologa ma soprattutto alle coppie omogenitoriali. Contenti/e voi.

Il secondo aspetto, a proposito di peccato, consiste in questa considerazione: ora ditemi voi chi è quel genitore sano di mente che affiderebbe un figlio a una fede che lo vede già corrotto al momento della nascita. Questo perché il nascituro è l’innocente per antonomasia, sia ben chiaro. Solo che ha, appunto, la colpa di nascere. E milioni di persone – per lo più eterosessuali – affidano a questa filosofia la felicità futura dei loro figli e delle loro figlie. Poi però il problema sono le adozioni ai gay.

Ma ribadisco, contenti/e voi.

Gli omofobi hanno Povia, i premi nobel tifano gay

Costanza Miriano

Cerchiamo di tracciare il punto del dibattito pubblico italiano e mondiale sulla questione dei diritti delle persone LGBT.

Sabato scorso a Roma c’è stato il raduno delle associazioni omofobiche riunite nella sigla Manif pour tous. Poche centinaia di attivisti e qualche curioso a piazza del SS. Apostoli, a dire il vero… Alla manifestazione hanno aderito personalità del calibro politico di Carlo Giovanardi, Giorgia Meloni e Eugenia Roccella. Animatrice della kermesse, la giornalista Costanza Miriano, nota alle cronache per i suoi libri dai titoli rassicuranti, Sposati e sii sottomessa, per essere a favore delle leggi omofobiche in Russia e per aver recentemente proferito frasi del tipo: «Una donna incinta deve essere costretta a partorire». Tanto per avere la dimensione della pacatezza di chi appoggia certe iniziative.

Nel frattempo, in evidente crisi di notorietà – che i piccioni siano volati via e i bambini abbiano smesso di stupirsi di fronte alla banalità dei suoi testi? – sulla sua pagina Facebook, Povia tuona contro le adozioni da parte delle coppie omosessuali.

Angelino Alfano, intanto – quello che per intenderci ha votato provvedimenti che vogliono Ruby Rubacuori nipote di Mubarak e che ha fatto estradare la moglie di un dissidente politico kazako – minaccia di far cadere il governo, ribadendo la sua contrarietà ai “matrimoni gay”. Come se la cosa fosse in agenda…

Ian McKellen

Tuttavia, siccome viviamo anche in un mondo che sa essere bello e buono, vi faccio notare quanto segue.

Fiorella Mannoia, in aperta polemica con l’autore di Luca era gay, gli ricorda che i gay non esistono. Esistono gli esseri umani. E se c’è amore, c’è sempre dignità, legittimità e, in una parola soltanto, famiglia.

Nel Regno Unito, sir Ian McKellen – per chi non lo conoscesse, è l’attore che ha interpretato il ruolo di Gandalf ne Il signore degli anelli – ha avviato una petizione contro la legge antigay di Vladimir Putin. A questo appello hanno aderito ben ventisette (27) premi nobel, nel campo della scienza e delle arti.

Cos’altro dire? Il fronte dei diritti umani ha dalla sua parte persone, prima ancora che personaggi, che hanno dedicato (e dedicano) la loro vita all’arte e alla ricerca. Dall’altra parte, l’omofobia ha come sponsor quattro sgallettati, un cantante che, quando gli va bene, si vede solo a Sanremo e un residuato del berlusconismo.

Direi che la pratica è chiusa.

Gasparotti e le “colpe” delle associazioni LGBT

Rispondo, con questo post, a Giuliano Gasparotti, renziano poi passato a Scelta Civica, per la quale è stato candidato alle scorse elezioni del 2013. Gasparotti mi ha taggato su Twitter il suo articolo sull’Huffington Post in cui sostiene, e riporto sinteticamente, tre posizioni:

  • il clima attuale è culturalmente favorevole all’apertura verso i diritti delle coppie omosessuali, basta vedere le recenti aperture di Bergoglio verso l’omogenitorialità
  • Renzi ha fatto depositare in Senato un avanzatissimo disegno di legge sulle Civil Partnership di tipo inglese
  • di fronte a tanta abbondanza, a mettersi contro sono i soliti cattivi. Non solo i Casini, i Giovanardi, gli Alfano e le Binetti del caso, ma anche le associazioni LGBT, che invece di ringraziare per il dono ricevuto fanno i capricci e si mettono contro, alleandosi di fatto con i settori più retrivi del paese.

Credo che questo articolo – del quale consiglio la visione – contenga diverse inesattezze, che vorrei affrontare punto per punto.

1. Innanzi tutto inviterei Gasparotti e gli altri filopapisti entusiasti a leggere davvero cosa ha detto il pontefice circa i gay e l’omogenitorialità. Il famoso “chi sono io per giudicare?”, che egli cita, è seguito da un richiamo a rifarsi a quanto scritto nel catechismo circa la cura delle persone LGBT. E quanto scritto in quel documento, a cui Bergoglio appunto rimanda, non lascia molto spazio a interpretazioni. Lo riporto per chi ha memoria troppo breve:

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Sulle famiglie omogenitoriali, il pontefice ha semplicemente ribadito che l’esistenza di questa realtà pone sfide nuove, ha fatto presente che ci sono migliaia di bambini che rischiano (secondo la sua visione) di rimanere lontane dal dettato di Cristo – e quindi, concretamente, dal controllo della chiesa – per poi sottolineare un caso di omogenitorialità problematica, la “triste” esperienza della bambina che non si sentiva amata dalla compagna della madre.

Se io dicessi: non ho mai bevuto vino, devo cominciare a relazionarmi con la cultura enologica anche per capire cosa ha portato quel pover’uomo di mia conoscenza a diventare alcolista, non sto proprio dando un’immagine positiva del fenomeno.

2. Sul ddl renziano mi sono già espresso in passato. E rimando a quella lettura (per cui Gasparotti stesso mi diede dell’incoerente, quando non era altro che la ripresa di posizioni espresse in più articoli nel corso degli ultimi mesi).

3. Sulle associazioni LGBT va fatto un discorso ancora più articolato. Chi mi conosce bene, sa quanto io abbia additato il movimento come responsabile degli errori di strategia degli ultimi anni, circa il riconoscimento dei diritti civili. Che ci siano fatti di cui rispondere è innegabile. Ma è assolutamente falso sostenere che i palazzi del potere non legiferano per l’ostilità delle associazioni! Ne è una riprova la recente legge sull’omofobia, osteggiata – in quanto permissiva verso l’omofobia stessa – da tutto il movimento e da tutta la gay community (miracolo scalfarottiano senza precedenti, l’aver riunito un associazionismo praticamente diviso su tutto) e passata al Senato proprio grazie al voto dei cattolici integralisti (e omofobi, guarda caso).

Gasparotti, per altro, invita a cogliere l’attimo ricordando che i numeri a Palazzo Madama non ci sono. Se ne deduce, di conseguenza, che il momento forse non è così favorevole, se non ci sono i voti necessari per fare le Civil Partnership. Anche se, andando a contare il numero dei senatori e delle senatrici (attraverso il sito ufficiale del Senato) emerge che tra parlamentari del Pd (108) di SEL (7), del MoVimento 5 Stelle (50), senza contare qualche potenziale sì dalle file del Gruppo misto e dei senatori a vita, si arriva alla soglia di 165 parlamentari. La maggioranza, forse, ci sarebbe…

O forse l’esponente di Scelta Civica sa benissimo di non poter contare proprio su quanti della sua coalizione e del Pd sono di matrice cattolica, i cosiddetti teodem, che fino a ora hanno fatto fallire qualsiasi tentativo di miglioramento delle condizioni di vita delle persone LGBT italiane. Il problema, in pratica, non sta fuori dal parlamento – in Arcigay o nel Mario Mieli – ma proprio al suo interno e nei ranghi del centro cattolico reazionario, portato alle camere proprio con Scelta Civica alle ultime elezioni.

Farebbe bene Gasparotti, che ringrazio per la sollecitudine con la quale mi invita a leggere i suoi articoli, a rintracciare i veri colpevoli del nulla di fatto attuale sul fronte dei diritti civili: i suoi colleghi di partito, quegli integralisti religiosi di cui fino a oggi il Pd è stato (e pare rimanere) succube. Il movimento ha altre responsabilità, è innegabile, ma nel caso specifico sta facendo l’unica cosa per cui è nato: chiedere la piena uguaglianza. In una democrazia è quello il fine a cui tendono le minoranze tutte.

Civil partnership: da scettico dico sì

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Ho letto il ddl sulle civil partnership presentato ieri al Senato dai parlamentari di Scelta Civica e dal Pd. Premesso che sono e resto per la totale uguaglianza, formale e sostanziale, e considerando che credo che le parole creino realtà concrete, per cui è fondamentale arrivare alla parola “matrimonio” da inserire nel codice civile anche per le persone dello stesso sesso, sono dell’idea che questa legge, qualora dovesse arrivare al voto finale così com’è, andrebbe sostenuta (salvo ulteriori miglioramenti, va da sé).

Credo che vada sostenuta, a livello di movimento, per una serie di ragioni.

È, al momento, il testo più avanzato (se si escludono i testi sul matrimonio già presentati in passato) dopo i vari DiCo, Cus, DiDoRe e paccottiglia giuridica varia. Istituisce una parità sostanziale in termini di diritti economici. Tutela le migliaia di situazioni affettive già esistenti. Istituisce l’adozione della prole da parte del partner.

Verrà, per tutte queste ragioni, osteggiato con il solito terrorismo ideologico da parte delle destre reazionarie e da parte degli estremisti religiosi di questo paese. Approvare questo testo costituirebbe una vittoria sul piano concreto e morale su quel tipo di pensiero che non solo ci vuole giuridicamente disuguali, ma anche inesistenti sul piano umano.

Riguardo all’istituzione del matrimonio, il preambolo dice chiaramente che nel panorama sociale ci sono nuove realtà familiari. Che queste realtà vanno tutelate anche in relazione a un contesto europeo avanzato. Dice che siamo famiglie. E afferma che la materia è in costante evoluzione. E qui sta la chiave lessicale di tutta la questione. Stiamo parlando di un provvedimento che nelle sue premesse apre a sviluppi futuri. Sancendo l’uguaglianza sostanziale sul regime patrimoniale, include la possibilità di quella formale.

Il movimento dovrà essere vigile, perché altre volte in passato siamo stati prima illusi, poi insultati. E questo non deve accadere mai più. Per questo dico: fiato sul collo dei partiti, sostegno vigile, nessuno sconto su questo testo così com’è. Ma sostegno.

Per aprire un varco nelle mura dell’omofobia di questo paese bello ma disgraziato. Per essere noi persone LGBT, con le nostre istanze, tra i protagonisti e le protagoniste del recupero democratico dell’Italia. Per renderla più accogliente, per noi e per chiunque. E quindi, un po’ meno fondamentalista, meno reazionaria, meno razzista, meno omofoba.

Civil partnership: cinque passi verso la credibilità

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In un comunicato rilasciato ieri dai firmatari della proposta di legge sulle civil partnership, pare che il modello proposto da Pd e Scelta Civica ricalchi il più avanzato modello tedesco: diritti economici uguali a quelli del matrimonio, adozione della prole da parte del partner. Un punto di partenza che, se orientato verso la piena uguaglianza, porterebbe un sostanziale cambiamento per migliaia di famiglie LGBT in Italia.

Tuttavia, premesso sempre che l’obiettivo finale è il matrimonio con i pieni diritti legati alla genitorialità, piaccia o meno ai cattolici (la cui sensibilità, chissà perché, si risveglia solo quando c’è da impedire il quieto vivere delle famiglie di omosessuali), a parer mio occorrerebbero alcuni passaggi preliminari e intermedi per rendere credibile (e quindi fattibile) l’intera operazione. Vediamo quali.

1. Approvazione della legge contro l’omofobia. E che sia davvero contro, senza la tutela delle affermazioni omofobe dentro le scuole, i partiti, le associazioni, come piacerebbe ai cattolici e a qualche gay parlamentare compiacente. Visto che è in Senato che si gioca la partita, vediamo se la camera alta riuscirà a emendare il testo e a renderlo così come era previsto originariamente. Va da sé che questo processo prevede l’esclusione di parlamentari compromessi dall’iter legislativo.Da quanto leggo sui social, confermato dai commenti al mio post precedente, mi pare che la legge sulle unioni civili avrà credibilità maggiore se si tiene Scalfarotto ben lontano dal DDL. Il quale potrà sempre votare a favore del testo finale, se ha davvero a cuore le sorti della sua comunità. Sarebbe un bel gesto, soprattutto dopo le recenti offese dei mesi scorsi in direzione del movimento LGBT.

2. Uso del linguaggio. Evitare formule quali “per non offendere la sensibilità di nessuno”. Perché i diritti delle persone LGBT dovrebbero essere visti come offensivi, potenziando i sentimenti omofobi di questo paese? Se qualcuno si sente offeso dalla piena democrazia, forse è quel qualcuno a essere in torto. Meglio usare formule quali “provvedimento ampiamente condiviso”, o “largamente condivisibile” o meglio ancora “in direzione della richiesta di democrazia di questo paese” o “di tutela di chiunque, maggioranza e minoranze”. Il cambiamento sociale nasce dal buon uso del linguaggio.

3. Disinnescare il terrorismo dei cattolici estremisti. Magari facendo notare loro che se da un lato si contano numerose iniziative contro matrimoni ugualitari e legge antiomofobia, dall’altro mai si è vista da parte di questi gruppuscoli eversivi (chi vuole impedire la democrazia è eversivo) una manifestazione contro i crimini di pedofilia interna alla chiesa o una marcia di protesta sul fatto che il Vaticano protegge tuttora i prelati macchiati di reati contro i minori. Se si pretende credibilità bisogna prima dimostrare di averne. E i cattolici integralisti di credibilità ne hanno ben poca. Ricordiarglielo non sarebbe un male.

4. Coinvolgimento delle realtà associative. Penso alle grandi realtà nazionali come Arcigay, Agedo e Famiglie Arcobaleno. Ma anche quelle locali importanti come il Mieli a Roma, ma anche le realtà di Torino, Napoli, ecc. Creare un team, un parlamentino consultivo, un gruppo di lavoro che dovrebbe essere di supporto all’azione parlamentare. È chiaro che qui si gioca anche la nostra credibilità come movimento, di fronte un’occasione così importante.

5. Descrizione dell’utile sociale. Ci verrà detto che ci sono provvedimenti più urgenti da fare. Garantire pieni diritti alle coppie e alle persone LGBT e alle coppie non sposate in generale è nell’interesse di tutti/e, perché abbatte i costi sociali ed economici dell’omofobia, perché dà tutela economica a migliaia di famiglie, potenzia il potere d’acquisto (moltissime coppie, gay e non, potranno accedere ai mutui facendo respirare il mercato immobiliare), ecc. Perché una società con meno discriminazioni è una società più sana, coesa, più forte anche a livello di salute psichica collettiva (tradotto: meno aggressioni, meno suicidi, meno casi di rifiuti in famiglia, più benessere diffuso).

Tutti questi passi sono fondamentali, a parer mio, perché il provvedimento sulle unioni civili nasca sotto il migliore degli auspici. Poi starà a noi del movimento LGBT essere in prima linea per l’avanzamento delle richieste. Le quali, ricordiamoci, non si limitano al matrimonio e all’adozione, ma includono i diritti alla salute, alle tutele nel mondo del lavoro, alla questione trans e a tutto quanto possa migliorare le condizioni di vita in questo paese. Nell’interesse di chiunque.

Lettera aperta a Cristiana Alicata sulle civil partnership

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Cara Cristiana,

questo post è un tentativo di dialogo, per una volta non arrabbiato (sai quanto mi feriscono certe questioni), che ha lo scopo di spiegarti perché non credo al progetto delle civil partnership proposte da Renzi.

Lo farò articolando il discorso su due piani, uno sostanziale e uno formale.

In primo luogo: la proposta di regolamentare i progetti affettivi delle persone LGBT con un istituto parallelo e dedicato non è uguaglianza ma equivalenza. Vuol dire che verremo trattati non da pienamente uguali ma da diversamente tali. Quando Rosa Parks non si alzò dal posto in autobus di fronte all’arroganza di un bianco, non inaugurò una lotta per l’equivalenza, ma protestò per potersi sedere negli autobus esattamente come i bianchi. Fai le dovute sostituzioni e capirai (anche se so che la pensiamo allo stesso modo) cosa voglio dire.

Dal punto di vista formale, mi si dice: il meglio è nemico del bene. O si addita chi come me vuole la piena uguaglianza, di essere un ostacolo oggettivo contro l’affermazione di diritti di base. Personalmente non ho incarichi di potere, non sono iscritto a nessun partito, non faccio la corte ai potenti (anche perché sono tutti decisamente poco sexy) e non ho mai deciso di votare sì o no rispetto a un provvedimento qualsiasi. Da libero cittadino sono un elettore che sceglie quale partito mandare in parlamento (e alle recenti elezioni ho votato una coalizione capeggiata dal Pd) e che si fa un’opinione in base a ciò che vede attorno a sé.

Ciò che ho visto fino ad adesso non lascia ben sperare. Ho visto Veltroni, già sindaco di Roma, far fallire il progetto delle unioni civili nella capitale votando con Storace.
Ho visto D’Alema, Bindi e altri alti dirigenti insultare le persone LGBT. Ho visto tuoi compagni di percorso a cui ho anche dato il voto alle primarie del 2005 (parlo di Ivan) prima dialogare con personaggi e forze politiche che ci dipingono come malati mentali o potenziali pedofili (hai presente Paola Binetti, vero?) ottenerne il plauso pubblico e poi insultare (a quanto pare è una moda) il movimento di cui faccio parte, perché reo di volere pari dignità giuridica a parità di doveri (le tasse le pago anch’io esattamente come Giovanardi).

Anche in questo caso siamo stati descritti come coloro che fanno fallire i percorsi parlamentari, quando mi pare evidente che questi si concepiscono pronti per essere abortiti non certo per colpa nostra ma forse di chi fa in modo che non abbiano il dovuto sostegno, sia dentro il parlamento sia fuori dai palazzi.

Adesso Renzi sta parlando di civil partnership alla tedesca, che è un po’ come dire una parmigiana alla francese o un tiramisù all’etiope. Suona male, con buona pace delle gastronomie dei paesi scomodati nell’esempio. Ed è un caso di sciatteria linguistica che getta poca chiarezza sulle reali intenzioni del Pd.

Leggo già, sul tuo profilo dove mi hai postato il tweet di Renzi o su Twitter, che “il meglio è nemico del niente”, mentre qui non si tratta di scegliere il più o il meno, ma l’uguale, appunto.

Anche perché questi discorsi poi diventano la strada maestra per proporre il peggio travestito da ottimale. Tipo quella legge che doveva proteggere le persone LGBT dai crimini d’odio e invece rende legali gli insulti contro di noi detti in chiesa o nei dibattiti politici. Anche lì ci dissero che il meglio era nemico del bene. E per non sbagliare hanno votato il peggio.

Sono stato cresciuto in un contesto sociale che mi ha insegnato il valore della dignità umana, valore che cerco di trasmettere ai ragazzi e alle ragazze a cui insegno. Faccio politica in un movimento che ha molte responsabilità per non essere stato un abile gruppo di pressione, ma le persone con cui io ho lavorato e lavoro non si sono mai arricchite con l’associazionismo, non ne hanno fatto un trampolino di lancio per carriere di sorta. Vedono il volontariato come un valore elevato, assoluto. Con queste persone ho appreso che c’è dignità solo se c’è piena uguaglianza. La politica del tuo partito, fino a ora perseguita, non va in questa direzione invece. Così come quella di tutta la politica italiana, per essere onesti fino in fondo (a parte qualche lodevole eccezione).

Mi pare che in Italia ci siano tre fazioni che si agitano di fronte alla questione LGBT: chi fa finta che i diritti di gay, lesbiche e trans non esistano; chi li tratta come capricci di cui ridurne la portata; di chi, come il mio movimento, crede nell’articolo 3 della Costituzione.

La proposta delle civil partnership non rispetta l’articolo in questione, ma crea cittadini più uguali degli altri e costruisce ghetti giuridici per noi che abbiamo la “colpa” di innamorarci di persone del proprio sesso. Questo lo trovo iniquo.

A questo aggiungiamoci il già visto. Promettere qualcosa, accordarsi per il peggio, non fare nulla.

Per cui mi perdonerai se ci credo poco, anzi, se non ci credo affatto. Spero ovviamente di essere smentito dai fatti, ma le magnifiche sorti progressive sui diritti civili le abbiamo già viste, magnificate e mortificate, da Prodi, Veltroni e Bersani. Perché con Renzi dovrebbe essere diverso?

Poi va da sé, un provvedimento che desse tutti i diritti delle coppie sposate con tutela dell’omogenitorialità almeno per quei figli già presenti nelle coppie gay e lesbiche, sarebbe sicuramente un punto di partenza.
Discutibile, per le questioni di forma e sostanza di cui ti ho parlato, ma in larga misura accettabile. A patto che sia, appunto, l’inizio di qualcosa di nuovo che vada verso la totale parità e dignità delle persone LGBT.

E poiché credo di essere una persona intellettualmente onesta e mi prendo la responsabilità delle cose che dico, sono disposto a offrirti una cena qualora venisse approvato un istituto equivalente con diritti uguali al matrimonio.

Perché per una volta mi piacerebbe scoprire di esser stato smentito. Fino a quel momento preferisco non credere. Perché quando arriverà la delusione sarò già abituato a quel sapore. In caso contrario, ti aspetto da Necci. O a casa mia. Scegli tu.

Confronto Pd sui diritti civili: vince Civati, ma…

Ho visto i tre candidati a confronto per la segreteria del Pd, su Cielo. Per ovvie ragioni, mi si sono drizzate le antenne quando i tre candidati alla segreteria del partito hanno parlato di diritti civili delle persone LGBT. Riassumendo molto velocemente:

civatiCivati: è per la piena eguaglianza. Sì al matrimonio egualitario, si alle adozioni, sì all’affido, sì alla tutela dell’omogenitorialità. Per una questione di democrazia e di cultura. Richiama la riflessione che già esiste sul piano internazionale e a quella si rifà. Ma non cita la questione trans. Voto: nove.

Cuperlo: posizione moderata. Non dice quasi nulla su cosa fare, accenna a generici diritti e doveri delle coppie, dicitura che ci ricorda i famigerati DiCo. Soluzione bersaniana, in cui si promettono formule vaghe e poco trasparenti. Qualche accenno buonista sull’omogenitorialità. Voto: cinque meno.

Renzi: ammette di avere la posizione più timida, buttandola sul pietismo dell’ipotetico bambino x che rischia di perdere entrambi i genitori (dello stesso sesso) dipingendo la questione delle adozioni nel senso di labilità e urgenza, quando invece la genitorialità dovrebbe essere una promessa di vita e di futuro. Poi cita l’orripilante legge sull’omofobia, rilanciando il ddl Scalfarotto (quel provvedimento, per intenderci, che tutela le espressioni omofobe dentro i partiti, le chiese, le scuole, ecc). Sulle unioni è per un modello segregazionista per le coppie gay e lesbiche, dichiarando tra le righe che nel suo partito non si può fare nessuna legge sul matrimonio perché non ne ha la forza. Voto: quattro.

Insomma, sarebbe scontato votare Civati alle prossime primarie. Se solo questi fosse in un partito di cui ci si può fidare. Particolare, quest’ultimo, non trascurabile. Non se sei un gay, una lesbica, una persona bisex o trans nell’Italia di oggi.