Irlanda e renziani: istruzioni per l’uso

image2Cari gay renziani (o piddini più in generale) che state festeggiando il (probabile) sì in Irlanda al matrimonio egualitario, vi ricordo che in Italia il vostro partito:
1. non sa produrre niente di meglio di una legge che tutela l’omofobia a scuola (ddl Scalfarotto)
2. non sa produrre niente di meglio di un ddl ghetto per le coppie gay e lesbiche (quello sulle unioni civili)
3. non riesce a votare nessuno dei due provvedimenti (uno arenato, l’altro continuamente rimandato).

Adesso capisco pure che, come un cane di Pavlov qualsiasi, siete portati a esultare in automatico laddove intravedete la prospettiva di una vittoria, non importa quale essa sia o chi ne siano i protagonisti: lo avete già fatto con Tsipras, considerandolo un “Renzi greco”. Poi pazienza se l’uno sta all’altro come Falcone sta alla mafia. Giusto per ricordare anche il giorno che è oggi.

Oggi però non siete titolati a gioire. La gioia oggi è di chi vuole tutto, senza mediazioni al ribasso. Dove tutto significa piena dignità, senza l’inutile elemosina del vostro leader-padrone.
La gioia è di chi non ha paura a chiamare le cose col loro nome. A cominciare da quello di “matrimonio”.
La gioia è di chi non è mai stato nello stesso partito che ha ospitato o ospita ancora gente come Paola Binetti e Mario Adinolfi o Rosy Bindi e Beppe Fioroni, che dettano la linea su certi temi (ricordiamoci ancora la legge sull’omofobia, a tal proposito).
La gioia è di chi sceglie l’uguaglianza e non chiede a nessuno il permesso di essere, vivere e amare. Chiaro?

Un paese migliore

newstricoloreMi sono allontanato dall’Italia per qualche giorno. Ero a Lisbona, per un “week-end” anomalo (da sabato a lunedì). E quindi, in viaggio vengo a sapere che:

  • ha chiuso la Croce, il giornale di Adinolfi incentrato su originali e mai sufficientemente approfonditi concetti quali “i gay vogliono distruggere la famiglia” e “Dio ci salvi dalla dittatura del gender”
  • a Roma, in autobus, una signora ha insultato con epiteti razzisti una bimba del Camerun e le persone a bordo hanno difeso la piccola, intimando alla donna di lasciare il mezzo.

Ok, mi lamento spesso del fatto che il nostro sia un paese omofobico e razzista. In questo caso ho avuto due piacevoli smentite rispetto a quanto credo. Se l’avete fatto per farmi tornare, vi rassicuro: era solo una vacanza. Ma se serve, posso chiedere un’aspettativa di un anno. Magari torno con un governo migliore, una buona legge sul matrimonio e un’altra contro l’omofobia. E chissà, Salvini spedito in gita permanente in Russia.

Basta dirlo, ecco.

I baci gay, il Concertone e il rispetto

Ho scritto questo articolo sulla figuraccia che sindacati e organizzatori hanno fatto al Concertone del primo maggio, non facendo salire sul palco le tre coppie – etero, gay e lesbica – per promuovere la campagna #LoStessoSì. Ne ho scritto sul Fatto Quotidiano, dove i soliti troll travestiti da esseri umani pensanti hanno lasciato commenti del tipo:

Non so tu, ma a me se mi trovassi in autobus e vedessi due che si mettono a palpeggiarsi, pomiciare e trombare a fianco a me la cosa mi darebbe fastidio. Soprattutto se fossi in compagnia dei miei figli piccoli.

Baciassero chi gli pare, ma non voglio vederlo sul palco che celebra il lavoro. Sono fatti loro.

Si ma il primo maggio e’ la festa dei lavoratori quindi che senso ha il bacio gay o etero che sia?! Questo tipo di polemiche non giova alla causa (della liberta’ di orientamento sessuale)

Devono convincerci a tutti i costi che sia bello vedere due uomini che si baciano.

una continua rivincita con il mondo …..ma basta ……scopatevi ma non rompete i co………alla societa’ e ai bambini

Quindi una campagna per il matrimonio egualitario ridotta, da una manica di cavernicoli digitali, a una sorta di permesso di scoparsi in silenzio. E il solito mantra de “i bambini, chi pensa ai bambini” (e poi magari lasciarli davanti al televisore a vedere scene di violenza e schifezze simili).

Lascio a voi le valutazioni del caso. Io posso solo dire quanto segue: buongiorno a quanti ancora non hanno capito che dicendo “nulla contro i gay, ma i baci in tv no per una questione di rispetto” sembrano solo gas intestinale.

Vestirsi da omosessuali

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Prima vennero Dolce & Gabbana con i loro bambini sintetici. Poi in mezzo, mettici un/a qualsiasi Adinolfi, Miriano o ex comici falliti e altra voce a caso che dicono cose senza senso contro gay, lesbiche e trans. Alla fiera della boiata, infine, arriva lui: Giorgio Armani. Il quale, in un momento di evidente poca lucidità, proferisce: «Un omosessuale è un uomo al 100%. Non ha bisogno di vestirsi da omosessuale».

Al di là del fatto che dovrebbe spiegarci come si veste un gay – di solito vado in giro così come si abbigliano i miei colleghi eterosessuali, a volte sono più elegante e a volte più sciatto – c’è da chiedersi a quale tasso di mascolinità si rifà nella valutazione su ciò che deve o non deve mettere un maschio da considerarsi tale. Anche perché, se guardiamo alcune delle sue sfilate, non ne esce certo il modello “old Sparta”.

Detto questo, direi a questo gentile signore che più che i vestiti da omosessuale eviterei quelli disegnati da persone che fanno ancora discorsi da analfabeti civili. E che cavalcando certi stereotipi ci hanno fatto i miliardi.

A priori e a posteriori dell’omofobia italiana

no_omofobiaHo scritto un articolo, sul mio blog nel Fatto Quotidiano, sulle orrende leggi dell’Indiana, che permettono a esercenti e ristoratori di discriminare le persone LGBT non servendole nei loro locali, per questioni religiose. Rimandandovi alla lettura dell’articolo, segnalo il commento di un lettore:

Chiamala col suo nome: obiezione di coscienza.
Loro hanno la loro, voi la vostra.
Voi boicottate commercialmente chi è contro i gay, perchè non ne parliamo?
Ti tocca farci i conti, le tue ragioni le dici, le loro ragioni le dicono, entrambi sono sordi l’un l’altro.
Per farti più sereno ti regalo un gelatino portandotelo a domicilio anche s’è m’è un po’ scomodo venire in Sicilia.

Ho fatto notare a chi ha scritto queste parole che non pretendo che il fornaio sotto casa sia gay-friendly o che il titolare del supermercato dove faccio la spesa finanzi il pride. Semplicemente, non me ne curo. Dopo di che, se qualcuno fa considerazioni che vanno contro la mia dignità, ne prendo atto. È una cosa a posteriori. Questi commercianti americani, invece,  chiedono di discriminare a priori. Vogliamo farglielo fare? Benissimo. Non si lamenti poi qualche cattolico se verrà buttato fuori da qualche scuola a maggioranza protestante o da un cinema gestito da ebrei. Toccherà che ci faccia i conti, con certe inoppugnabili ragioni.

Aggiungo, come commento personale, che è sconfortante il grado di analfabetismo politico e culturale di questo paese. Anche perché sembra essere non genuino, ma di ritorno. Ennesimo lusso che la società italiana non può davvero permettersi.

P.S.: Ho infine detto al mio interlocutore che non accetto gelati da sconosciuti, sebbene ne apprezzi il pensiero. Potrà farne l’uso che reputerà più opportuno.

La sensibilità dei cattolici

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…che coincide, almeno dalle mie parti, con il concetto di istigazione alla violenza.

Nulla di nuovo, per carità! Millenni di storia del cristianesimo ci hanno insegnato che certe fedi hanno bisogno di sangue e vittime per poter prosperare. Gli epigoni del Cristo in croce non fanno differenza. Ma almeno gettassero la maschera. A partire da quella la cui guancia viene utilizzata per “sopportare” la reiterazione dell’offesa.

Mi aspetto inoltre che le orde dei giovani gay sensibili alla sensibilità dei cattolici reagiscano con la stessa determinazione, possibilmente al netto della solita stupidità dimostrata per il caso del Cassero, nel condannare questo tipo di abusi. Che avallare l’omofobia e violenze annesse dovrebbe esser cosa contraria alla sensibilità dell’essere umano.

Fonte: Angelerrimo, su Twitter.

Quanto je rode ai catto-omofobi se parli di donne…

Il mio articolo sull’otto marzo, pubblicato ieri sul Fatto Quotidiano, ha fatto svalvolare i troll catto-omofobi. Bene così. È divertente insultarli. Fosse non altro perché è sufficiente anche solo coniugare bene i verbi.

Uno di loro mi chiede cosa c’entri la “festa della donna” con le tematiche LGBT. La festa della donna, nulla – gli ho risposto. La Giornata internazionale della Donna vi rientra nella misura in cui le lotte comuni tra rivendicazioni femminili e LGBT sono omogenee, in relazione alla demolizione del potere patriarcale che, guarda caso, è misogino e omofobico. Parole al vento, lo so. Ma uno ce prova.

Per il resto, riporto un’allegra carrellata di luoghi comuni e di livore.

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Giusto per allietare anche la vostra giornata.

Se proprio volete essere trattati da froci…

«Svegliarsi con la consapevolezza che, quando si è circondati da puttanelle di regime e frocetti a identità limitata, la tua superiorità non è una scelta, ma l’unica strada possibile». Stamattina ho scritto questo, su Twitter. In reazione a uno scazzo sui social, per cui arriva sempre il solito gay di partito – guarda caso renziano – che a un certo punto ti dice che, anche se le unioni civili non fossero come dovrebbero essere, ci dovremmo comunque accontentare.

Perché non si può avere tutto e subito.
Perché negli altri paesi si è fatto così.
Perché pretendere da subito la piena uguaglianza è una cosa da comunisti brutti e cattivi. O da estremisti tipo Isis.
E amenità del genere.

Peccato che il “non tutto e subito” lo si insegua almeno dagli anni novanta e che non è vero che negli altri paesi si è fatto così (tipo Spagna e Sud Africa, per citarne solo due). Ma questo è un problema di cultura di base, che evidentemente qualcuno non ha.

Ovviamente, poi, è emerso anche che la colpa del nulla di fatto in merito ai diritti LGBT sarebbe di gente come me, con questa fissa dell’uguaglianza di fronte alla legge. E quindi, dopo l’ennesimo scazzo e un paio di defollow – dovuti al fatto che mi si dice di “scendere dal piedistallo” quando dico semplicemente che qualsiasi testo di legge che non comprenda gli stessi diritti del matrimonio, secondo il ddl Cirinnà che per altro sarebbe anche quello del Pd – ho scritto quanto riportato su.

Si badi: non è diretto a persone specifiche, ma ad un atteggiamento diffuso. So che il linguaggio si presta a proteste su “sessismo” et similia, ma è voluto proprio per dimostrare come un certo approccio determina, appunto, quel tipo di sensazione nella mentalità collettiva. Se per primo non affermi con forza, appartenendo a una minoranza, che hai gli stessi diritti di chiunque proprio perché fai parte di un gruppo minoritario – e attenzione: non nonostante, ma “proprio per il fatto di” come sta scritto sulla Costituzione – ti tratti da solo da “frocio”. E se lo fai per arrivismo politico, è “prostituzione”.

E ancora, sul discorso che occorre chiedere parità di trattamento “proprio per il fatto di”: esso rientra in un processo che ha già accomunato, nel passato, neri, ebrei, donne, altre minoranze. Le quali non protestavano “nonostante” fossero diverse, ma perché quella diversità doveva essere trattata così come si trattava l’identità degli uguali. Ma appunto, questo è un discorso di cultura. C’è chi ce l’ha e c’è chi invece si limita a dire sì a qualunque scempiaggine propinata dal partito per cui milita. Anche contro se stessi.

Ovviamente c’è stato chi non ha tenuto conto di tutta questa faccenda, nella sua complessità: io non dovevo usare certi termini. La forma invece della sostanza. Con richiami a eventuali similitudini con Adinolfi. Peccato che chi poi lavora alacremente dentro questo o quel partito affinché si venga trattati da ortaggi e non da esseri umani – così come pretende l’Adinolfi già citato – non sia stato criticato di una virgola. Ma appunto, il mio è puntiglio da comunista che strizza l’occhio all’Isis. Ce ne faremo una ragione.