Bloccati da Lorella

E dopo bloccati da Gasparri:

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perché per quelli di “giù le mani dai bambini”, il rispetto delle opinioni altrui vale solo se la pensi come loro. E poi dicono agli altri…

Ad ogni modo, gentile signora Cuccarini, ribadisco quel che ho scritto: i bambini e le bambine hanno diritto ad avere genitori meno ignoranti, soprattutto in certe questioni. Pensi a cosa accadrebbe se un giorno uno dei suoi figli scoprisse di essere gay. Si troverebbe una madre che ha dato ragione a quelli del Family Day. Tutto qui.

Omofobi e LGBT? Ecco le differenze

differenzaGli omofobi hanno bisogno di dire bugie per far valere le loro ragioni, noi persone LGBT ci limitiamo ai fatti oggettivi.

Loro hanno bisogno di odiare le diversità, noi siamo portatori di un messaggio per cui tutte le differenze hanno pari dignità.

Loro si inventano il fantasma del gender per attaccare le leggi contro l’omofobia o le unioni civili, noi facciamo i percorsi di educazione alle differenze a scuola.

Loro organizzano il Family Day attaccando la gay community.
La gay community, intanto, si organizza per aiutare le persone migranti bisognose alla stazione Tiburtina.

Il CCO Mario Mieli, infatti, e si fa promotore di una raccolta di beni di prima necessità presso la sua sede (Via Efeso 2A). Potete portare il vostro contributo da lunedì 22 a venerdì 26 giugno dalle 9:00 alle 18:00.

Il resto lo potete leggere qui. E questa è la differenza tra noi e loro.

Bullismo e omofobia a scuola: il dibattito

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Il logo del Roma Pride

Direttamente dal sito del Pride Park di Roma:

Dibattito sul tema “Bullismo, sessualità e omofobia nel mondo della scuola”, con il Prof. Federico Batini, autore del libro Identità sessuale: un’assenza ingiustificata. Ricerca, strumenti e informazioni per la prevenzione del bullismo omofobico a scuola (Loescher, 2014), Dario Accolla, docente e autore del libro Omofobia, bullismo e linguaggio giovanile (Villaggio Maori, 2015). All’evento interverrà la Rete degli Studenti medi del Lazio. Modera Andrea Pini, docente ed ex presidente del C.C.O. Mario Mieli.

E sarà importante esserci.
Per capire come è fatto il “mostro” del bullismo.
Per vedere come si innesca.
Per evitare che chiunque, a prescindere dal proprio orientamento sessuale, sia vittima di discriminazioni e vessazioni.

  • Dove: Eutropia, Città dell’altra economia – Largo Dino Frisullo, Roma
  • Quando: Martedì 9 giugno 2015, ore 18:00

AnnoUno: the day after (e non solo)

Giulia Innocenzi, conduttrice di AnnoUno

E quindi ricapitolando: la puntata di ieri di AnnoUno è stata più brutta di una messa in onda di “Uomini e donne”, ma con lo stesso spessore culturale, Aldo Busi ha fatto il suo solito show di gay d’ancien régime, si sono messe sullo stesso piano le acquisizioni della comunità scientifica internazionale e le boiate di chi vuole curare i gay, si è fatto pontificare il prelato di turno che ha detto che non ci darà i figli manco morto – e qui scatta l’unica considerazione possibile: non è che sei tu che non ce li dai, siamo noi che non ti chiediamo alcun permesso in merito – si è dato spazio al leghista di Neanderthal che non è omofobo, ma che schifo i figli per i froci, è passato il messaggio che i gay sono tutti ricchi e comprano i bambini negli USA, si è fatto il solito paragone con la pedofilia e, last but not least, non c’era nessuno in grado di rispondere alle cretinate proferite in studio da questo o quell’opinionista. Perché poi, non è che uno ci gode a dire “io l’avevo detto”, ma io l’avevo detto

Aggiungo inoltre: drammatiche certe testimonianze giovanili, sia pro sia contro, che testimoniano come la TV sia vista non tanto come luogo di confronto, ma come specchio sul quale riflettere il proprio autocompiacimento.

Dopo che tutto questo si è consumato sotto i nostri occhi esterrefatti, si sappia, oggi la ministra Giannini ha cancellato la lotta all’omofobia dalla lista degli interventi educativi dentro le scuole del paese e questo dimostra – oltre il fatto che piove sempre sul bagnato – l’inutilità di militanti, dirigenti, parlamentari e sottosegretari gay nel Pd.

Poca rappresentanza, narrazione di noi stessi/e in modo macchiettistico sui media, azione politica ai limiti della segregazione, mancanza di una strategia comune da parte delle associazioni di settore, ancora troppo timide nei confronti dell’azione governativa. La situazione in Italia, oggi, è questa.

Vogliamo avviare una serena e pacata discussione – vaffanculo compresi – sul fatto che occorre agire, e di gran corsa, anche in modo critico nei confronti di una classe dirigente e un sistema di potere (anche mediatico) che ci usa per tornaconto elettorale e per lo share? O vogliamo continuare a fare gli zerbini di partito o a prendercela con chi dentro un documento politico inserisce tutte le differenze possibili e che al pride fa vedere una chiappa di troppo, magari mentre si sta comodamente seduti da casa a non fare un bene amato cazzo per la propria comunità di riferimento e a pensare che una stellina su Twitter sia un atto decisamente rivoluzionario? No, giusto per saperlo.

Le regionali, i gay russi e i leader di casa nostra

Il pride a Mosca (foto di Repubblica.it)

Il pride a Mosca (foto di Repubblica.it)

Sfogliando i giornali, vengo a sapere che anche quest’anno il “mini-pride” degli attivisti russi è finito con le solite aggressioni e i soliti arresti. Non che da Putin e il suo regime ci si potesse aspettare qualcosa di meglio. Ma vi invito a vedere i volti di chi viene massacrato di botte e quelli di chi fa violenza. Giusto per capire che non è poi così automatico lo stile di vita che possiamo permetterci qui in Italia (tra mille se e ma) e più in generale in occidente. E che dovremmo difenderlo. Anche qui, a casa nostra.

Credo a questo proposito, ed è una mia personale suggestione, che nelle piattaforme politiche dei nostri pride dovrebbe esserci una voce che solidarizza con chi, tra comunità in Russia e in altri paesi, lotta contro questo tipo di violenze.

Ricordo inoltre che oggi ci sono le elezioni regionali. Salvini, considerato l’antagonista principale del Pd, ha detto di essere un estimatore di Putin e lo ha detto più volte. Se qualche persona LGBT pensa di dare il voto ai suoi candidati, guardi prima le foto e poi si faccia due domande. Non è un esercizio mentale difficile. Basta chiedersi, per cominciare: “è questo che voglio per me?”.

Dopo di che votate in libertà. Ma votate, anche, nel nome di essa.

Irlanda e renziani: istruzioni per l’uso

image2Cari gay renziani (o piddini più in generale) che state festeggiando il (probabile) sì in Irlanda al matrimonio egualitario, vi ricordo che in Italia il vostro partito:
1. non sa produrre niente di meglio di una legge che tutela l’omofobia a scuola (ddl Scalfarotto)
2. non sa produrre niente di meglio di un ddl ghetto per le coppie gay e lesbiche (quello sulle unioni civili)
3. non riesce a votare nessuno dei due provvedimenti (uno arenato, l’altro continuamente rimandato).

Adesso capisco pure che, come un cane di Pavlov qualsiasi, siete portati a esultare in automatico laddove intravedete la prospettiva di una vittoria, non importa quale essa sia o chi ne siano i protagonisti: lo avete già fatto con Tsipras, considerandolo un “Renzi greco”. Poi pazienza se l’uno sta all’altro come Falcone sta alla mafia. Giusto per ricordare anche il giorno che è oggi.

Oggi però non siete titolati a gioire. La gioia oggi è di chi vuole tutto, senza mediazioni al ribasso. Dove tutto significa piena dignità, senza l’inutile elemosina del vostro leader-padrone.
La gioia è di chi non ha paura a chiamare le cose col loro nome. A cominciare da quello di “matrimonio”.
La gioia è di chi non è mai stato nello stesso partito che ha ospitato o ospita ancora gente come Paola Binetti e Mario Adinolfi o Rosy Bindi e Beppe Fioroni, che dettano la linea su certi temi (ricordiamoci ancora la legge sull’omofobia, a tal proposito).
La gioia è di chi sceglie l’uguaglianza e non chiede a nessuno il permesso di essere, vivere e amare. Chiaro?

Un paese migliore

newstricoloreMi sono allontanato dall’Italia per qualche giorno. Ero a Lisbona, per un “week-end” anomalo (da sabato a lunedì). E quindi, in viaggio vengo a sapere che:

  • ha chiuso la Croce, il giornale di Adinolfi incentrato su originali e mai sufficientemente approfonditi concetti quali “i gay vogliono distruggere la famiglia” e “Dio ci salvi dalla dittatura del gender”
  • a Roma, in autobus, una signora ha insultato con epiteti razzisti una bimba del Camerun e le persone a bordo hanno difeso la piccola, intimando alla donna di lasciare il mezzo.

Ok, mi lamento spesso del fatto che il nostro sia un paese omofobico e razzista. In questo caso ho avuto due piacevoli smentite rispetto a quanto credo. Se l’avete fatto per farmi tornare, vi rassicuro: era solo una vacanza. Ma se serve, posso chiedere un’aspettativa di un anno. Magari torno con un governo migliore, una buona legge sul matrimonio e un’altra contro l’omofobia. E chissà, Salvini spedito in gita permanente in Russia.

Basta dirlo, ecco.

I baci gay, il Concertone e il rispetto

Ho scritto questo articolo sulla figuraccia che sindacati e organizzatori hanno fatto al Concertone del primo maggio, non facendo salire sul palco le tre coppie – etero, gay e lesbica – per promuovere la campagna #LoStessoSì. Ne ho scritto sul Fatto Quotidiano, dove i soliti troll travestiti da esseri umani pensanti hanno lasciato commenti del tipo:

Non so tu, ma a me se mi trovassi in autobus e vedessi due che si mettono a palpeggiarsi, pomiciare e trombare a fianco a me la cosa mi darebbe fastidio. Soprattutto se fossi in compagnia dei miei figli piccoli.

Baciassero chi gli pare, ma non voglio vederlo sul palco che celebra il lavoro. Sono fatti loro.

Si ma il primo maggio e’ la festa dei lavoratori quindi che senso ha il bacio gay o etero che sia?! Questo tipo di polemiche non giova alla causa (della liberta’ di orientamento sessuale)

Devono convincerci a tutti i costi che sia bello vedere due uomini che si baciano.

una continua rivincita con il mondo …..ma basta ……scopatevi ma non rompete i co………alla societa’ e ai bambini

Quindi una campagna per il matrimonio egualitario ridotta, da una manica di cavernicoli digitali, a una sorta di permesso di scoparsi in silenzio. E il solito mantra de “i bambini, chi pensa ai bambini” (e poi magari lasciarli davanti al televisore a vedere scene di violenza e schifezze simili).

Lascio a voi le valutazioni del caso. Io posso solo dire quanto segue: buongiorno a quanti ancora non hanno capito che dicendo “nulla contro i gay, ma i baci in tv no per una questione di rispetto” sembrano solo gas intestinale.