Il rovescio della medaglia

Facciamo l’errore di pensare che le persone ci saranno per sempre. E non per hybris, sappiamo di non essere immortali. Ci aspetta, a turno, o la solitudine o il silenzio, ne siamo coscienti. Quel posto a tavola che fino a qualche giorno prima era riempito e adesso non più. E poi un altro e un altro ancora. Fino a quando conti i tuoi anni non solo sui giorni che passano, ma anche in base ai processi di sottrazione. Al vuoto che diventa sempre un po’ più grande. All’inevitabile smarrimento. E sai che non può essere altrimenti, è una legge alla quale chiunque deve obbedire. Sebbene questo la rende solo più ingiusta, non certo più accettabile.

E poi c’è il rovescio della medaglia. Sai già che ci saranno cose nuove, città mai viste prima. Una ricetta che non hai mai provato, il cuore che batte ancora, forse per uno sconosciuto. Ci saranno le cose abituali, il Natale come tutti gli anni e i regali da scartare. Le attenzioni dei tuoi familiari. Ci saranno momenti di gioia, di luce incontenibile. Le carezze alle gatte. Il profumo della pioggia. La poesia della strada che percorri quando vai nel tuo mare d’inverno. Quella strada in cui anche il grigio della tempesta esplode come un colore. Sai già che ci saranno ancora pugni battuti sul tavolo, le vene che pompano sangue alle tempie. L’abbraccio di un’allieva che non trova altro modo per farti capire che ti vuol bene. Gli amici e le amiche di sempre. Le abitudini di casa. Le persone nuove, quelle che ancora non conosci, ma che il destino ha già prescelto come tue alleate.

Tutto questo è lì, in un miscuglio di presente e futuro. E come ogni luce, dietro ad essa e alle cose che illumina, deve esserci l’ombra. Anche questo sai. Ti fa amare la vita, questa certezza. Ma non ti fa smettere certo di essere arrabbiato con lei. Perché è così che è. Perché non c’è alternativa.

Annunci

Ombre d’agosto

L’estate non è solo il tempo della luce. Perché per quanto possa essere luminosa, una stella, genera ombre. E tanto più forte è il chiarore, tanto più spesse le tenebre, alle sue spalle.

Credo, o almeno così ho imparato, da solo, che crescere significhi cedere pezzi di te destinati a portare sofferenza, inazione, circoli viziosi. Tagliare i rami secchi. Amputare gli arti andati a male. Sostituire organi che non funzionano più.

Cesoia. Un volo che richiede più sforzo. Dolore alle ali. Bisturi. Il rimedio non è mai indolore.

Ma come sempre accade, di fronte a una malattia che ti mette alla prova, per affrontare il taglio, i punti, la sutura, la riabilitazione, pensi a quello di buono che c’è. Pensi alle cose belle della tua vita. Pensi al bene che, da solo, sei in grado di creare. Di donare agli altri. Anche se non sempre, tutti se ne accorgono. E come dico sempre, in questi casi, se il vaso non è in grado di contenerlo, non è certo colpa del fiume.

 Aspetterò, allora, che il sole si faccia meno arrogante. Per respirare meglio e profondamente. Per rendere le ombre meno dure. Per andar oltre, rispetto alla vita di chi non mi vuole. Per appropriarmi, in pieno, della mia.