Cous cous alla norma

11717489_10152881473850703_4625307803713115277_oÈ estate, hai scritto un post sul Fatto e al solito i troll prezzolati (o presunti tali) ti tediano con i loro commenti pavloviani? Fuori fa troppo caldo e non te la senti di dissolverti al sole, mentre il resto della family si crede lucertola da scoglio? Vuoi fare un figurone coi tuoi – a cui hai pure promesso che cucini per loro – e impiegare in modo creativo il tempo, senza perder tempo dietro subumani da social network e altri minus habens? Vuoi infine fare in modo che il gender entri anche in cucina, con buona pace di ogni “family day” possibile? La ricetta di oggi in cucina si chiama cous cous alla norma.

Ingredienti

  • semola di cous cous
  • mezza cipolla calabrese
  • una melanzana
  • pomodorini ciliegini o datterini
  • basilico quanto basta
  • olio extravergine di oliva
  • un dado vegetale da cucina
  • ricotta salata
  • capuliato di pomodorino (facoltativo)

11053612_10152881474475703_7948454137836969643_oCome procedere

1. Preparare il cous cous secondo la ricetta prevista nella confezione. Adesso voi direte “così son bravi tutti”, e invece no, non siete bravi per niente fino a quando farete una semola appiccicaticcia e raggrumata. Il mio segreto è questo: verso un cucchiaio d’olio nel cous cous in crudo, mescolo per bene, poi faccio il brodo col dado vegetale e verso sulla semola fino a quando il tutto non sarà assorbito in modo uniforme. Quindi sgrano il cous cous con una forchetta e metto in un recipiente a parte finché non si raffredda. Poi voi fate un po’ come vi pare, ma non dite che non vi avevo avvertito.

2. Preparare le verdure in crudo. Tritare il basilico, anche in modo grossolano, dividere in quattro i pomodorini e tagliare finemente la cipolla. Salare poco, mescolare con altro olio d’oliva e mettere a riposare, affinché i sapori si sposino tra loro. E se ve lo state chiedendo, sì, è una ricetta poliamorosa. Poco indicata quindi ai soliti moralisti de noantri.

3. Preparare la dadolata di melanzane. Se non volete che risulti amara o dal saporaccio da mocio Vileda, tagliatela a fette e lasciatela riposare in acqua e sale per un’oretta almeno. Strizzate il tutto, asciugate per bene, fate a dadini e friggete. La cottura deve essere dorata, perché ricordatevi sempre – nonostante i governi che avete votato negli ultimi vent’anni e passa – che proveniamo da nobile stirpe. Gastronomia e sapori devono suggerire una superiorità culturale che pochi possono dominare del tutto (e non è un caso, appunto, che questa ricetta ve la stia proponendo io).

11698888_10152881477240703_6687159108197653495_o4. Prendete una formina e cominciate a stratificare semola, verdure in crudo e melanzane, fino ad arrivare al bordo superiore (sì, lo so, qualcuno dirà che mescolare crudo e cotto è contro natura, ma come preannunciato questa è una ricetta gender). Quindi ricoprite con la ricotta salata grattugiata e foglie di basilico fresco. Se vi è avanzata la dadolata o se siete particolarmente golosi e volete farlo lo stesso, mettete a parte, sempre sul piatto, un po’ di melanzana con un cucchiaino di capuliato sopra. Togliere la formina et voilà, la pappa l’è pront!, come direbbero a Caltanissetta.

5. Frittura a parte, il piatto è abbastanza leggero, estivo ed è l’ideale se volete fare qualcosa di scenografico, ad effetto sicuro, e che sia anche la gioia del palato. Poi, se avete un babbo come il mio, vi sentirete fare il migliore dei complimenti: «E questo dolce da dove viene fuori?». Ecco, ho detto tutto.

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Tra pride normali, diversi e divertiti

normalitàDopo secoli di azioni di vario tipo – manifestazioni, marce, convegni, flash mob, fiaccolate, ecc –, qualcuno in data 13 giugno 2015 ore 11:59, mi ha scritto in privato le magiche parole “pride normale”. Ancora. Ora, tralasciando il fatto che in momenti come questo spero che certa gente rinasca figlio di Adinolfi, vorrei porre la questione su un piano più squisitamente linguistico.

Normale deriva da norma, ovvero da una regola imposta. Un bel giorno qualcuno si sveglia e dice cosa è giusto e cosa no. Il concetto di norma, tuttavia, è vario e molteplice: si struttura su questioni “naturali”, “numeriche”, “consuetudinarie”, ecc. Ovvero: se una cosa esiste in natura è normale, se in tanti la seguono è normale, se esiste da sempre è normale.

Tutto semplice, quindi? Basta l’evidenza? No. Si incappa, infatti, in storture di sistema. E cioè:

1. In certe specie naturali è normale che l’atto sessuale sia di tipo stuprativo. Per non parlare dell’incesto. Vogliamo allora dire che violentare qualcuno/a o sposarsi i propri genitori rientri nella normalità delle cose?
2. Per secoli neri e donne hanno vissuto in regime di subalternità rispetto al maschio bianco. Secondo il concetto di “consuetudine”, Hillary Clinton e Barack Obama sarebbero una perversione rispetto alla regola standard.
3. E ancora, sempre seguendo questa falsariga: i cinesi sarebbero i più normali tra gli esseri umani. Seguirebbero i musulmani. E la vedrei molto male, invece, per gli abitanti di micro-stati come il Principato di Monaco e la Città del Vaticano.

La definizione di norma – e la classificazione di ciò che è normale – sfugge quindi all’aggancio col dato reale (e all’evidenza delle cose) e la realtà si qualifica, conseguentemente, come insieme di varianti. Ovvero, come mix di diversità le quali dovrebbero, a rigor di logica, avere tutte lo stesso status.

Diverso, a ben vedere, si configura come l’esatto contrario di normale. Ciò che non segue il “verso giusto” (la norma) lo “di-verte”, cioè lo fa deragliare. E dovrebbe essere chiaro che l’ordine precostituito se è “naturale” e si basa su usi e costumi millenari, accetta anche tutta la violenza implicita nella natura e nelle consuetudini umane. Conseguentemente se possiamo scindere tra ciò che ci piace e ciò che non riusciamo ad accettare da ciò che è “normale”, allora la costruzione della norma è un processo culturale e quindi “artificiale”.

Tutto questo per dirvi, cari fautori e care fautrici di ciò che è normale e ciò che non lo è, che siete vittime non solo della vostra ignoranza, ma anche figli di un sistema che vi fa fare ragionamenti del cazzo.

Concludo con un’altra evidenza, rigorosamente semantica. Norma ci porta al termine normalità, e abbiamo visto il delirio che si nasconde dietro questo termine. Il “non normale” è il diverso e da questo termine ne nasce un altro: “divertimento”. Per questo, tornando al discorso di partenza, ai pride ci si diverte. Per questo amiamo le baracconate, le carnevalate, i culi e le tette. Perché siamo liberi e libere. Perché al concetto di reputazione – ovvero, le etichette degli altri – abbiamo sostituito quello di autodeterminazione. Alla norma calata dall’alto (e dall’altro), la nostra facoltà di dire sì o no. Perché possiamo decidere quando è il momento di sculettare e quando è il caso di esser più seri. Voi potete dire lo stesso?

Per cui, e vi lascio con questa riflessione, quando fate certi discorsi già obsoleti ai tempi di Odoacre, pensate di essere liberi, emancipati, portatori di qualsiasi tipo di avanguardia, o state solo recitando pappagallescamente un codice di “norme” che nulla hanno da spartire con la complessità del reale?

Detto questo, vi auguro un buon week end. Io mi preparo per andare al Roma Pride.