La bellezza di Rosy

La notizia: Cathy La Torre, consigliere comunale e capogruppo di SEL a Bologna, commenta così, su Facebook, la querelle Bindi-Vendola sul matrimonio egualitario

Ma perchè l’affermazione di Nichi Vendola che chiede il diritto di sposare chi ama desta tanto scalpore?! Fosse stata Rosi Bindi a dire mi voglio sposare avrei capito tanto stupore!!!

Adesso, lasciando stare l’uso creativo della punteggiatura, che sul social network se vogliamo ci sta pure, la cosa che colpisce davvero è la reazione sdegnata dei soliti solidali del Pd che bollano l’affermazione di La Torre come “gaffe” e “battuta infelice”. L’esponente di SEL, visto il clamore, sente di giustificarsi dichiarando

«Le mie presunte gaffe chiedono una precisazione: Rosy Bindi ha annunciato di aver rinunciato alla propria vita sentimentale e sessuale molti anni fa e lo ha fatto a mezzo stampa (rendendo pubblici aspetti molto personali) dunque il mio stupore sarebbe nello scoprire che ha cambiato idea al punto di volersi sposare! Capisco che le battute sono interpretabili ma perché le interpretazioni tendono troppo spesso alla malizia?»

Semplicemente perché dentro il Pd, con ogni evidenza, si è sensibili a due aspetti abbastanza evidenti:

1. l’impossibilità di criticare i loro capi o di fare ironia su essi
2. la consapevolezza della mancata avvenenza del personaggio in questione.

Adesso, io sono pure d’accordo che non bisogna attaccare chicchessia per le sue caratteristiche fisiche – ma cominciassero a farlo, anche a sinistra, sul proprio linguaggio, che ha dato per anni del “nano” a Berlusconi, se proprio vogliamo essere del tutto coerenti, o del “sugna” a De Michelis e via discorrendo – ma se ad ogni obiezione che si indirizza a Bindi subito i suoi sostenitori fanno un’equazione con la sua condizione estetica, forse il problema sta nelle menti di questi ultimi. No?

Con la situazione, tragica e pirandelliana, che per difendere Bindi da attacchi di tipo “berlusconiano” non si fa altro che rimarcare quella situazione, anche quando nessuno l’ha messa sul piatto dell’agone politico. Che dire, complimenti, davvero. Campioni anche in quello.

Se poi gli stessi fautori dello scandalo si accorgessero che la loro paladina riesce a essere molto più violenta con oppositori politici e, soprattutto, contro la componente gay del suo partito e del paese – immaginate il casino, se un politico di qualsiasi partito avesse intimato agli ebrei o ai neri di lasciare il paese per divergenze d’opinione? – saremmo tutti un gradino più avanti sul piano della civiltà. E invece.

 

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Ma il “signorina” a Vendola offende in primis le donne

Le dichiarazioni di tal Giuseppe Ripa, assessore alla mobilità del Comune di Lecce, su Nichi Vendola – apostrofato come “signorina per la sua omosessualità e considerato, per la stessa, politicamente inefficace – vanno oltre l’omofobia, volgare e crassa del personaggio e in linea con la cifra culturale dell’intero progetto politico berlusconiano.

C’è, innanzi tutto, il sessismo. Essere accostabili al sesso femminile è ritenuto esecrabile, soprattutto se si è maschi per cui si rispolvera la superiorità del maschio – creatura, dunque, sempre migliore – sulla femmina.

E quindi, di conseguenza, attacca la condizione personale – secondo quanto recita l’articolo 3 della nostra Costituzione – del governatore pugliese che non viene criticato per i suoi presunti demeriti politici, ma perché è in un certo modo.

Un atteggiamento, questo, spiccatamente nazi-fascista. Quella cultura, infatti, valuta uomini e donne non per ciò che fanno, ma per cosa sono a priori, stilando caste di eletti e schiere di reietti.

Il signor Ripa, dunque, non fa solo uno sgarbo ai milioni di omosessuali presenti nel territorio italiano quando utilizza l’equazione “gay = femminuccia”. Offende il Dettato Costituzionale, sul quale ha giurato. Offende metà della popolazione del nostro paese, di sesso femminile. Offende l’intelligenza e l’educazione, qualità evidentemente poco apprezzate dentro il partito di Berlusconi, se premia certi individui aprendo loro le porte della carriera politica.

Concludo con una domanda: siamo sicuri che un politico rimasto fermo a certe semplificazioni interpretative (ricalcate, a onor del vero, da esponenti dell’intero arco parlamentare attuale) sia capace di affrontare la complessità delle sfide del presente? Il dilemma è retorico. La realtà che descrive, assai tragica per l’Italia tutta, anche quella che non guarda con simpatia agli omosessuali e ai loro diritti.

Una chiesa inadatta alla democrazia

Le ultime dichiarazioni di monsignor Babini su Vendola e la sua omosessualità dovrebbero essere bollate come noiose e ripetitive, indice del fatto che la chiesa cattolica non solo non sa adeguarsi ai tempi, ma è incapace di leggere la realtà se non attraverso lo sguardo di un testo epico-religioso scritto migliaia di anni fa.

Sarebbe, poi, ancora meglio ignorare il vescovo emerito di Grosseto che ha capito – al pari di Buttiglione, Giovanardi, Adinolfi e di altre tristi primedonne dell’omofobia – che basta produrre dichiarazioni di un certo tenore per aver assicurate prime pagine di giornali, testate on line, blog e via dicendo.

Quello che però salta agli occhi, questa volta, non è la condanna morale di un modo di essere da parte di un’istituzione in costante crisi di credibilità nel suo ruolo, autoproclamato, di “agenzia etica” della società contemporanea.

Babini ha messo a confronto due cose tra loro non paragonabili. Da una parte una condizione personale – l’omosessualità del governatore della Puglia – e dall’altra le pratiche sessuali del nostro presidente del consiglio.

Essere gay può essere ancora, nel mondo dei cavernicoli e nei corridoi vaticani (purché irrorati dalla luce del sole e di fronte a un microfono acceso) un disordine mentale o un’aberrazione della natura. Ma non è un crimine, almeno per il nostro codice penale e fino a quando l’Italia, secondo quello che pare essere il disegno dei vescovi, non assomiglierà all’Iran o all’Arabia Saudita.

Le notti hard del premier, invece, hanno una doppia conseguenza sul valore etico e penale. In primo luogo perché, se è vero quel che si dice, si usa il corpo della donna e la sua mercificazione per avviare intere carriere politiche. In secondo luogo perché andare con prostitute minorenni è reato.

Monsignor Babini, nella sua ansia di rinverdire le sue fortune mediatiche o nella sua missione di radere al suolo ogni moderna Sodoma, non riesce a distinguere tra comportamenti personali e crimini. Occorrerebbe ricordargli, per altro, che le legislazioni democratiche non riconoscono il peccato, ma valutano la liceità dei comportamenti personali sul piano del diritto.

Questa semplice evidenza lo rende, assieme all’istituzione che lo foraggia, poco credibile e inadatto su qualsiasi piano della vita pubblica e civile di un paese europeo, moderno e democratico.

SEL 2010: rinasce la Sinistra italiana (con qualche se e qualche ma)

Finalmente un leader che dice delle cose di sinistra. E dice cose che non hanno niente a che fare con D’Alema, il suo grigiore e la sua vicinanza culturale e politica all’Opus Dei. A cominciare dalle famiglie gay e lesbiche. Laddove D’Alema le insulta, Vendola spende parole a loro favore.

«Cosa vi ha ferito e vi ferisce, due persone dello stesso sesso che si amano, o le politiche liberiste che hanno impoverito la famiglia?»

Parole parziali – che a onor del vero Bersani non saprebbe nemmeno come pronunciare – ma pur sempre di tono diverso dell’ex leader diessino che, sempre facendo leva sul sentimento religioso di questa Italietta berlusconiana, le invitava a non emulare il matrimonio per non offendere il sacramento cristiano. Quanto meno, Vendola, in questo caso, non ha peccato di ignoranza e di squallore intellettuale.

Ma non è tutto. Il neopresidente di SEL, acclamato all’unanimità al congresso che si è appena svolto, ha parlato di grandi temi sociali e politici. Ha parlato di lavoro, ha ricordato Moro e ha suggerito a certi partiti, che si ostinano a pensare di poter interpretare i bisogni del paese ma incapaci di darne una lettura concreta – e in questo sta la loro ugualità (per cui definire identici pd e PdL non è qualunquismo, è analisi del vero) – che anche il leader democristiano avrebbe capito la piazza della FIOM.

Diritti civili e diritti sociali portati sullo stesso livello. Questa è sinistra. E la sinistra è rinata, in un partito piccolo che fa leva su un leader carismatico, altra grave mancanza di ciò che rimane di quella sinistra italiana che giace sulle macerie di un cattocomunismo che ha permesso il ventennio berlusconiano.

Vendola, per fortuna, ha il carisma che manca al soporifero Bersani e una visione politica che farebbe (e di fatto fa) invidia a quei generali che conquistano solo brucianti sconfitte quali il già citato D’Alema o l’inutile e dannosissimo Veltroni.

Tutto questo lascia ben sperare.

Certo, il discorso del governatore della Puglia ha le sue ombre. Troppo morbida, quasi compiacente, la sua affezione per i cattolici. Secondo me ha fatto male a prestare il fianco ai cattolici. Il clericalismo da lui citato si combatte proprio con l’anticlericalismo. È ora di abbattere i privilegi della chiesa, non dare corda a un’istituzione che per metodi e effetti sociali ricorda sempre di più una riproposizione in chiave pseudo-spirituale di fascismi e mafie varie, i quali non si sono combattuti e non si combattono con il dialogo, ma eliminandone le certezze economiche e le influenze politiche.

Che poi, dietro questo disegno, ci sia della buona fede (nel senso che Vendola, secondo me, crede davvero di intrecciare un’alleanza programmatica con certi personaggi) e alte finalità politiche è abbastanza evidente. Peccato, tuttavia, che se ti allei con gli esponenti di una élite che pare sia culturalmente più vicina al tradimento di Giuda che al sacrificio di Cristo, alla fine ci rimani fregato. La storia dovrebbe insegnarlo.

Al di là di queste ombre, gravose per l’appunto, il progetto di SEL appare di ampio respiro. Il nuovo partito si colloca idealmente in quell’ambito di rinnovamento sociale che ha radici solide – i legami col marxismo senza assumerne il velleitarismo rivoluzionario – ma che guarda al presente per costruire il tempo a venire. Un presente in cui i problemi sono quelli dei cassintegrati, della scuola ridotta a un cumulo di rovine del sapere, degli operai che difendono il loro posto di lavoro nonostante personaggi di dubbia “qualità” umana come Marchionne, degli immigrati che aiutano a ripopolare il paese con energie nuove e con spirito di sacrificio, di milioni di persone GLBT che vanno avanti in una quotidianità che continua a non (pre)vederli.

La sinistra, al congresso di SEL, è perciò rinata. Se il partito democratico ha a cuore le sorti del paese, come dice da quando è nato, pur avendo consegnato il paese a Berlusconi, dovrebbe limitarsi a fungere da bacino elettorale per il disegno vendoliano: affermazione che può apparire offensiva o provocatoria, ma che a ben vedere richiama un’altra realtà, visto che l’elettorato del pd ha digerito in modo quasi egregio la svendita dei valori della sinistra al progetto neoclericale portato avanti da gente come Rutelli, Fioroni, Bindi, Binetti e compagnia (non) bella. E questa alleanza dovrebbe includere anche l’Italia dei Valori e i Radicali, le cui forze propulsive non possono che portare un beneficio alla nuova sinistra italiana, a quello che appare, oggi più che mai, come l’unico leader possibile e, in definitiva, al paese che ha davvero l’ultima chance per salvarsi dal disegno berlusconiano.

Se domani si andasse a votare…

Siamo seri. Se domani si andasse a votare, molto realisticamente, Berlusconi vincerebbe di nuovo e, come sempre, a man bassa. A quel punto sarebbe la fine della democrazia in Italia e per gli uomini di buona volontà non rimarrebbero che due soluzioni: l’esilio o la lotta. Anche armata. È così che si fa quando finisce la libertà. I partigiani insegnano.

Se domani si andasse a votare PdL e Lega andrebbero serenamente verso un 47% abbondante. Vendola non ce la può fare, diciamocelo chiaramente, e non perché non ha le qualità per farlo bensì perché la coalizione che dovrebbe sorreggerlo è capitanata da un pugno di mentecatti pronti a tutto pur di dimostrare che il governatore pugliese non è adatto per guidare il centro-trattino-sinistra. Anche perdere le elezioni. Da D’Alema in su. Il caso Bonino in Lazio la dice lunga.

Se domani si andasse a votare il maggior partito di opposizione rimarrebbe tale, perché ex comunisti e cattolici (mai diventati ex, a ben vedere) non hanno capito che l’unico modo di togliersi di mezzo Berlusconi e tutto ciò che rappresenta, dalla malapolitica a un senso dell’etica prossimo al campo semantico delle malattie veneree, è quello di combatterlo. Poi leggi che Bersani si fa venire la geniale idea che adesso, con possibili elezioni dietro l’angolo e dopo quindici anni di scempio della democrazia, i piddini andranno porta a porta a dimostrare le nefandezze di questo governo. Ecco, magari di domenica alle sette del mattino e saranno simpatici come un crampo nel sonno. Certe abitudini dei testimoni di Geova insegnano e non poco.

Se domani si andasse a votare sarei tentato di starmene a casa per almeno tre ragioni: in primo luogo perché questo centro-sinistra (sempre col trattino) per vincere farebbe accordi con Lombardo e con l’UDC e a me l’idea di votare gente che va a braccetto con la mafia mi fa solo vomitare. In secondo luogo perché la sinistra attuale è miglior attrice non protagonista in quello che è lo sfascio della scuola pubblica, da Berlinguer in poi. Perché grazie a D’Alema (ma guarda un po’) i pochi soldi che ci sono vanno per lo più alle scuole cattoliche, le stesse che insegnano il disprezzo per la diversità e per tutto ciò che non è confessionale. E se non posso insegnare lo devo in primo luogo a Fioroni (non a caso anche lui del pd), perché mi ha bloccato con la sua normativa del cazzo in una città in cui sarò ottocentesimo in graduatoria per almeno i prossimi vent’anni.

In terzo luogo perché questa classe politica di inetti, ad eccezione di poche persone, continua a ignorare problemi fondamentali per qualsiasi società civile quali la regolamentazione delle unioni civili, il pieno riconoscimento e l’equiparazione dei diritti delle coppie gay e lesbiche, il testamento biologico e il fine vita, il divorzio breve e molte altre questioni che sono centrali e che, in modo disonesto e squallido, vengono presentate come temi secondari dell’agenda politica. Per queste ragioni, e soprattutto perché gay, non potrei votare una classe politica che non fa il mio benessere sotto il profilo dei diritti sociali e che non mi prevede sotto quello della mia piena realizzazione affettiva e umana. Se non sono importante per l’Italia, l’Italia non dovrebbe esserlo per me.

E uso il condizionale perché, tra mille conati e tutta la dignità di cui sono capace, stavolta in cabina elettorale ci andrei e voterei contro le mie convinzioni, perché sono un uomo di sinistra e a certi valori ci credo, nonostante la sinistra abbia fatto di tutto, riuscendoci, per farmi smettere di pensare a un futuro migliore. E pur di sinistra voterei un uomo con cui niente ho in comune, per storia, formazione e mentalità, ma che in questo momento è l’unico a dire chiaramente che la Costituzione è un valore che va salvaguardato, che la questione morale è fondamentale per la tenuta democratica del paese e che accanto ai diritti dei lavoratori, ci sono i nuovi diritti che vanno tutelati allo stesso modo. Mi turerei il naso e voterei l’Italia dei Valori, stavolta.

Perché l’orizzonte che si profila, in un futuro parlamento dominato da Berlusconi con un’opposizioe ridotta al partito dell’inettitudine guidato da Bersani e animato dall’afflato creatore di D’Alema, solo l’azione di uomini come De Magistris e Di Pietro potrebbero essere l’unico vero baluardo democratico e di legalità di questo paese. Tutto questo accadrebbe, dentro e fuori di me, se si votasse domani. E Dio non voglia, o chi per lui, che ciò accada. Perché sarebbe davvero la fine.

Gay giustamente picchiati, ebrei malvagi e buddisti satanici. Tutto questo è Pontifex!

Il fascismo è stata una dittatura all’acqua di rose e Mussolini un grande statista.
Gli extracomunitari “con modo assillante, cercano, sfruttando la pietà altrui, di spillare un euro per ciascuna rosa”.
Gay pestati e donne violentate? Se la cercano.
Riguardo a Nichi Vendola, poi, “tutti sarebbero stati meglio se il terlizzese fosse stato, prima di venire alla luce, vittima di un incidente di gravidanza, e in questo caso, non tutti i mali vengono per nuocere.”
Gli ebrei “erano e sono perfidi, nulla é cambiato. Il Salvatore lo hanno crocifisso loro, lo dicono le Scritture”.
Ancora: “i culti orientali e il buddismo nel particolare sono pericolosi e satanici. Invitano alla rassegnazione davanti al male. La Chiesa cattolica é la sola depositaria della verità”.

Queste ed altre perle di amore cristiano sul sito di Pontifex.Roma, blog di libera informazione cattolica, ovviamente.

Intanto, per quel che mi riguarda, smetterò di prendere il caffè in un certo locale di piazza di Pietra a Roma. Se finanziano certa gentaglia non è proprio il caso che abbiano pure il mio denaro.

Un po’ di speranza, aspettando i risultati elettorali

Una cosa che ieri non ho detto a Cristiana e agli altri del suo comitato elettorale, mentre prendevamo un aperitivo al Coming Out, è che dopo mesi hanno riacceso in me la speranza. La speranza che qualcosa possa cambiare: sia in questo paese, sia nei partiti che ardiscono a governarlo, a cominciare dal maggior partito d’opposizione. Se per fortuna (o per disgrazia, ma non nostra) dovessero vincere la Bresso, Vendola e la Bonino, tutti assieme, nelle rispettive regioni, sarebbe l’inizio di qualcosa di nuovo a livello nazionale.

Innanzi tutto, come si discuteva ieri con Cri e gli altri, sarebbe la fine del paradigma dalemiano. I dalemo-bersaniani ce l’hanno messa tutta per far fuori due candidati d’eccellenza, quali la Bresso e il governatore della Puglia, fallendo miseramente. Se anche le urne saranno a loro favore, sarà la pietra tombale di ogni aspirazione di quella classe dirigente che è già sin d’ora, a prescindere dall’esito delle regionali, obsoleta, vecchia, inadeguata a cogliere il cambiamento sociale: basti vedere le ultime dichiarazioni del segretario del pd sulle coppie di fatto, uguali a quelle della Ferilli e della Cuccarini. Credo sia drammatico che un leader di un partito di massa, su questioni che riguardano l’affettività di milioni di persone, abbia la stessa dimensione intellettuale di una cafona che pubblicizza sofà.

Un altro aspetto che va giustamente tenuto in considerazione, come mi è stato fatto notare ieri, è che il voto cattolico ne uscirebbe a pezzi. Vero è che l’UDC in Piemonte sostiene Mercedes, ma vero è pure che la Bonino e Vendola sono stati osteggiati proprio da Casini. La vittoria di questi tre candidati, dunque, sconfesserebbe le manovre in atto, frutto di un accordo tra Opus Dei (della quale D’Alema è simpatizzante) e ex comunisti per allargare la maggioranza di centro-sinistra al partito di Cuffaro, al partito di chi dice di difendere la famiglia e poi è pieno di divorziati, al partito di Casini insomma.

Un primo dato, comunque, è certo: l’astensionismo. Se Berlusconi giustificherà una eventuale sconfitta elettorale con la solita leggenda metropolitana che ad astenersi sono le persone di destra, non fa altro che confermare la sua inadeguatezza politica. Se la gente non ti vota è perché non gli piaci. Se non ti votano più i tuoi, è perché gli fai schifo. Pensierino che dovrebbero fare pure a sinistra, tuttavia.

Detto questo, aspettiamo i primi risultati elettorali. Come ho già detto, dopo anni li guarderò con trepidazione, con ansia, con la speranza di chi, e non so se questo è un bene o meno, è tornato a credere che possa esserci una possibilità di cambiare le cose in questo paese bellissimo eppure così maltrattato.

Crocifisso obbligatorio: il pd rassicura teodem e UDC

La vocazione peggioritaria del partito democratico segna un punto a suo favore con la proposta di legge numero 1947 che, qualora venisse approvata, renderà obbligatoria l’esposizione del crocifisso in tutte le aule scolastiche, in barba ai più elementari principi di laicità e di rispetto per le differenze religiose e per il diritto all’ateismo.

Nel testo di legge, reperibile sul blog di Maurizio Cecconi, si legge che tale normativa è fatta «in considerazione del valore della cultura religiosa, del patrimonio storico del popolo italiano e del contributo dato ai valori del costituzionalismo, come segno del valore e del limite delle costituzioni delle democrazie occidentali». Un falso storico senza precedenti che riduce la storia della repubblica e il valore della democrazia a mera conseguenza di un cattolicesimo che ha sempre fatto a pugni con il più elementare principio di libertà e di rispetto della persona: basti pensare le frequentazioni del fu Giovanni Paolo II con dittatori quali Pinochet e Fidel Castro, i favori che il Vaticano ha fatto ai fuggitivi del regime nazista, per non parlare di quella graziosa abitudine pretesca che nei manuali di criminologia è chiamata col nome di pedofilia.

Per altro, in un momento siffatto, con un Bersani che ricorda a Berlusconi che le misure contro la crisi dovrebbero essere prioritarie sulle leggi ad personam, ci dovrebbero spiegare quale utilità o quale urgenza abbia una legge destinata ad alimentare nuove laceranti polemiche.

La risposta potrebbe ritrovarsi nel fatto che questo raro esempio di intelligenza politica si colloca a ridosso della vittoria di Vendola in Puglia, della candidatura di Emma Bonino in Lazio e dopo le minacce di Paola Binetti di lasciare il partito democratico, reo di essere “di sinistra”. Una marchetta fatta non solo ai cattolici interni, ma anche a quelli che si voglion portare dentro la nuova coalizione di semprepiùcentro-menosinistra (con o senza trattino fate voi) che dovrebbe includere l’UDC – il partito che candida uomini che favoriscono la mafia – assieme al pd e a chi ci vuol star dentro.

Il pd, in altre parole, cerca di rassicurare certe falangi antilibertarie e omofobe – si vedano le ultime mirabolanti imprese di Volontè, nel Consiglio d’Europa – a discapito dei suoi stessi elettori, quelli più illuminati, laici, e perciò democratici ed europei, in quello che si potrebbe definire un rigurgito idolatrico a scopo elettoralistico. Il che per un cattolico fervente e, in altra misura, per un cultore della ragione, dovrebbe rappresentare una vergogna. Una delle tante di questo partito, questo sì, da appendere al muro una volta per tutte.

De italica stronzagine

Poi non se la prendano con me gli amici del piddì se dico loro che fanno parte di un partito di geni. Per far contenti quelli dell’UDC, Michele Emiliano, il  sindaco di Bari (piddino), si schiera contro Vendola e, visti i tempi che corrono a sinistra, col rischio che questa operazione faccia perdere regione e comune… un po’ come è successo a Roma nell’aprile del 2008 nell’era Veltroni. D’altronde Casini lo aveva detto: se il pd vuole allearsi con il suo partito, per le regionali si dovevano far fuori il governatore della Puglia e la Bresso, in Piemonte. Domandina: quanto scommettiamo che vince uguale Berlusconi?

Siccome poi viviamo in un paese di stronzi, accade che sul Corriere on line, in merito all’omicidio della transessuale trovata morta nel canneto vicino Roma, ti ritrovi titoli come questo:

peccato che poi, nell’articolo, si parli, appunto, di trans… allora cari signori del Corriere, il fatto che sia un semplice blogger a farvi una lezione di lessico elementare non è che getti una luce eccelsa sulle vostre già sfolgoranti carriere, ma la distinzione è semplice semplice: se pensi di cambiar sesso, tipo da maschio a femmina come la Luxuria, sei transessuale. Se pensi invece di metterti le paillettes per fare la drag, come Platinette, sei un travestito, termine per altro abbastanza desueto.

Ulteriore precisazione: se la persona che fa il percorso del cambio di sesso è biologicamente maschio, ma vuol diventare donna, è una trans. In caso contrario, invece, si usa il maschile. Non mi sembra un concetto così difficile…

E che Dio, o chi per lui, abbia pietà della vostra ignoranza.

Alleanze con l’UDC: defenestrare la Bresso? Pd possibilista

Il primo atto politico di Bersani? La possibilità di sacrificare Mercedes Bresso, abile e capace governatrice del Piemonte, per far maturare l’alleanza con Casini e con il suo partito (quello che candida indagati per rapporti con la mafia e che ha candidato politici che di giorno vanno al Family Day e di notte facevano festini a base di cocaina e trans).

La Bresso, giustamente, non ci sta e minaccia una lista propria, che andrebbe votata in massa, soprattutto dopo aver visto la puntata di ieri di Anno Zero, dove è risultato più che evidente che anche il pd si sta abituando a costumi largamente berlusconiani, in merito a candidature non proprio pulite e in odor di mafia in diverse regioni d’Italia.

Vogliamo inoltre dire perché a Casini la Bresso non piace? Perché è laica e gay-friendly. È stata sul palco del Pride nazionale del 2006, ha avviato una legislazione a favore delle coppie di fatto, è attenta ai temi dell’ecologia e ai temi etici. Tutti aspetti che i centristi e molti piddini delegano al parere del vescovo e del cardinale di turno. La stessa sorte, secondo i bene informati, dovrebbe toccare a Vendola: se si vuole fare l’alleanza in Puglia, il governatore attuale, che tra l’altro è pure omosessuale, deve lasciare spazio a un candidato gradito alla chiesa.

Parrebbe perciò che il prezzo dell’alleanza con l’UDC sia questo: eliminare ulteriormente la sinistra dalla coalizione (Vendola) e accantonare i temi di laicità e diritti civili (Bresso). Se queste richieste dovessero essere accolte, perciò, il nuovo corso inaugurato da Bersani sarebbe più che evidente. Il neosegretario, per altro, è molto amato in ambienti ciellini e ben visto dall’Opus Dei. Un nuovo corso, dunque, che apre una nuova vocazione dentro il partito democratico de noantri: da quella maggioritaria e quella “peggioritaria”. E a noi non rimane che prenderne serenamente atto e a valutarne tutte le conseguenze del caso.