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Virtuale. La scarpetta di vetro del mondo contemporaneo. La scarpetta mai indossata da nessuno, a nessuna festa. Eppure smarrita, spedita, ricomposta a pacchetti. Come l’illusione di sapere davvero i sentimenti e le vite degli altri. A volte, comprendi, non c’è niente di più bugiardo di un pixel. Questo, comprendi. Quando ormai è troppo tardi.

Promiscuità. Il nome che diamo a ciò che scambiamo per amore. Perché l’amore manca, o un pezzetto di noi. E allora, per compensare, ci attacchiamo a un altro corpo. Lo cerchiamo nel resto del mondo, ce lo attacchiamo addosso, perché si ricomponga la metà mancante. Senza sapere che siamo noi a non essere interi. Prima di ogni altra cosa. E non puoi unirti a qualcuno quando da solo manchi a te stesso. Sei del tutto insufficiente. E, sia ben chiaro, non è una colpa. Anche se fa male.

Piumone. Di Ikea, per l’esattezza. Con le piume dentro. In prestito. L’abbraccio mai negato di questo gelido inverno. L’unico amante del momento. Caldo e fedele. Incapace di dire cazzate, per lo meno. E non è poco.

Fisico. Fa rima con baratro. Forse perché la vita, a volte, non mi ha educato all’amore verso me stesso. E risalire l’abisso è un processo, prima di ogni altra cosa, mentale.

Neve. Bianca. Che copre ogni cosa. E dopo la neve ci sarà la primavera, il cielo azzurro, una prospettiva nuova, una pagina bianca per adesso solo tra le mani. Da non sciupare o stropicciare. Da non bruciacchiare con le sigarette, troppe ultimamente, fumate per ingannare il tempo che non arriva. Mai, a volte.

Roma in tilt per la neve e Alemanno che fa? Litiga su Twitter

La situazione a Roma.

Nevica, da ieri mattina. Scuole e uffici pubblici chiusi, forse, chissà, anzi sì, anzi no, anzi facciamo che se non sapete dove portare i vostri figli, parcheggiateli a scuola, che tanto i prof a lavorare glieli mandiamo uguale, chissenefrega se poi rimangono bloccati nel traffico per ore, si congelano i piedi perché vanno coi mezzi e questi non arrivano.

Oltre 200 km di code dentro il perimetro del raccordo anulare.

Città nel caos. Rita Dalla Chiesa si lamenta e Alemanno sbotta. Tutto su Twitter, eh!
Sempre su Twitter, Alemanno fa sapere che denuncerà il fake che ha aperto un profilo col suo nome e il suo volto (dichiarando, per altro, di essere un falso).

Tra un tweet e l’altro, su Repubblica si legge che se la prende pure con le previsioni del tempo, colpevoli di non esser state chiare… ora non so voi, ma io sapevo di questa nevicata almeno da martedì. Mi era stato detto che nel week end sarebbe arrivata la neve e così è stato. Ma questi saranno sicuramente stati i miei super poteri di elfo.

Ad ogni modo, non so se sembra strano anche a voi: la città è in panne per quattro fiocchi di neve, ma il sindaco passa il suo tempo su Twitter a litigare con la presentatrice di Forum e, da bravo ex MSI, a pensare come reprimere la satira nei suoi confronti.

Appunto, non so se vi sembra strano. A me, come si dice nella capitale, manco pe gnente.

Alemanno non sa che nevica pure sulla testa dei prof

Alemanno ne ha combinata un’altra delle sue.

Il comune di Roma ha infatti deciso la «sospensione dell’attività didattica e delle lezioni a Roma in tutte le scuole di ogni ordine e grado nei giorni di domani e sabato». Con un bel distinguo: i ragazzi possono rimanere a casa, le scuole però rimangono aperte e docenti e personale ATA dovranno comunque recarsi a scuola. D’altronde si sa: quando nevica i prof, bidelli e amministrativi sono magicamente immuni da incidenti e disagi.

Adesso, che Alemanno non avesse ben chiaro il concetto di buona amministrazione è cosa evidente. La prassi ce lo ricorda. E se è vero che ogni scelta quotidiana è comunque un atto politico, ne consegue che il primo cittadino romano risulta politicamente incapace. Come ce lo dimostrano, per altro, sia il suo passato in partiti a dir poco imbarazzanti, sia la croce celtica che porta appesa al collo.

Una cosa non sapevamo e cioè che non fosse ferrato neppure in climatologia (programma di primo anno della scuola media). Da oggi ne siamo certi.

Parlare della neve

Forse il cielo promette neve. E quando questo succede, il grigiore lontano ha qualcosa di allegro.

È come se il mondo fosse più piccolo e ti abbracciasse. Come se le cose di casa divenissero un tutt’uno con la tua pelle, e il sangue, e ogni pensiero, dalla camera da letto ancora disfatta, alla cucina e all’androne, dove la buca delle lettere ha sempre fame di parole scritte da altri.

Poi pensi che sarebbe bello tornare a casa, mentre l’orizzonte si fa viola, e parlare della neve con qualcuno. Di fronte a una tazza fumante, sopra il divano, davanti la tivù, al cospetto del palazzo di fronte.

E allora, per tergiversare, indossi ancora più lana, bevi un sorso di troppo di caffè e la doccia si fa più lunga, tra una canzone e l’altra, dove ti ritrovi, nell’ennesima canzone che conosci a memoria. Forse da troppo tempo.