Siate pronti a dire addio alle stepchild adoption

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Renzi, all’assemblea del Pd, ha appena detto che è probabile un accordo di governo con Alfano sulle unioni civili. Con tanto di fiducia. Sapete che cosa significa, vero? Che i figli e le figlie delle famiglie arcobaleno saranno esclusi dalla protezione che lo Stato deve loro. Un brillante risultato del Pd che obbedirà fino in fondo agli ordini dei cattodem e del M5S che ha fornito un formidabile pretesto affinché ciò avvenisse. Complimenti vivissimi alle rispettive militanze. Deve essere confortante far parte di un partito di traditori, omofobi e cialtroni.

E non venite a dirmi che non c’erano altre strade. Renzi da settimane parla di “successo di governo”, se si approva la legge con il Nuovo Centro-destra. I grillini hanno solo facilitato ciò che era evidente: l’incapacità e la mancanza di volontà politica del Pd di volere una legge seria che tuteli i nostri diritti, i nostri bambini e le nostre bambine e la nostra dignità. Fossi stato nel premier, avrei obbligato i cattodem a ritirare gli emendamenti e avrei imposto la disciplina di partito: come ha già fatto in altre occasioni. Invece mi pare che la parola d’ordine sia stata: “libero sfogo alla vostra omofobia”. Sotto il plauso adorante dei gay e delle lesbiche di partito.

Adesso bisogna far sentire la propria rabbia alla manifestazione del 5 marzo. A tal proposito, spero vivamente di non vedere bandiere di partito e personaggi compromessi con il renzismo. Certa gente farebbe bene a nascondersi, quel giorno.

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Diritti LGBT tra giudici “sentinelle”, premier in ostaggio e politica complice

Cerchiamo di fare il punto sulla situazione, in Italia, circa i diritti delle persone e delle famiglie LGBT.

1. Il parlamento non riesce a legiferare sulle blande – e offensive – unioni civili, che così come previste sanciscono una discriminazione tra coppie gay e coppie etero.

2. Il pd, ostaggio della sua falange cattolica, non solo ha snaturato il ddl Cirinnà, trasformando le nostre famiglie in “formazioni sociali specifiche”, ma pensa pure a fare una legge per mandare in prigione quei genitori arcobaleno che si recano all’estero per praticare la surrogacy.

3. Il governo tace sulla questione dell’uguaglianza, Renzi nulla dice sulle “sue” civil partnership già promesse in campagna elettorale per le primarie, e Alfano ordina, nonostante le sentenze dei tribunali a favore, che le trascrizioni dei matrimoni di omosessuali contratti all’estero vengano annullate dai prefetti.

4. Il consiglio di Stato dà ragione ad Alfano e nel frattempo si scopre che la sentenza emessa è il prodotto di una fervente sentinella in piedi (sembra scritta da Adinolfi in persona) e che il presidente del consiglio stesso è dell’Opus Dei.

5. Il movimento LGBT italiano si sveglia solo oggi – e in questo siamo tutti/e responsabili, per non aver vigilato prima – e la gay community si scandalizza e alcuni chiedono la rimozione del giudice per il suo essere “cattolico” (quando il problema, semmai, è che molto probabilmente non è stato imparziale, ma questo è un altro discorso), mentre i gay interni al pd non muovono foglia  (o perché attenti a preservare le loro carriere o per facilitarle o perché oggettivamente incapaci di essere determinanti dentro il loro partito) o si limitano a qualche sfogo su Twitter.

Conclusioni: di fatto abbiamo un governo che si prodiga per rendere la vita impossibile alle persone LGBT di questo paese, grazie al suo membro di minoranza, l’Ncd, che tiene in scacco Renzi e il suo intero partito. E a leggere il recente articolo di Matteo Winkler, pare che nemmeno Mussolini si era mai spinto fino a tanto. Il pd, lo abbiamo già visto, è incapace di legiferare anche su una legge dequalificante prima di tutto per chi la propone. Non solo, trasformando le unioni civili in “formazioni specifiche” determina, culturalmente, un regresso contribuendo a veicolare un messaggio di discriminazione: la gay community non è destinataria di uguali diritti ma di trattamenti “a parte”. Apartheid giuridico, quindi. Molte persone LGBT hanno per altro favorito questo processo scagliandosi contro chi esprimeva legittimi dubbi su quanto si stava consumando di fronte ai nostri occhi, agitando la solita accusa di “gufismo”.

Comincerei a riflettere quindi su questi tre aspetti: irrilevanza delle persone LGBT (e complicità di parte di loro con chi ci discrimina) dentro e fuori i partiti, volontà discriminatoria da parte del governo e incapacità (o addirittura non volontà) del maggior partito del paese di creare una cultura del rispetto. Il quadro che si profila non depone bene per la tenuta democratica del nostro paese e per la qualità della vita di una sua minoranza interna (che si risolverà, a lungo andare, nel peggioramento delle condizioni di tutti e tutte). Occorre, lo penso davvero, partire da qui.

I cattolici del pd vogliono mandare in galera i genitori arcobaleno?

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Emma Fattorini, cattolica del pd

Occasionalmente vengo bloccato da questo o quell’esponente del pd, solo perché faccio domande scomode. L’ultima in ordine di tempo – non faccio nomi, non mi interessa puntare il dito sulla persona bensì stigmatizzare il comportamento – deve aver ceduto sull’evidenza che il suo partito non ha approvato, come aveva promesso, le unioni civili entro il 15 ottobre almeno al Senato, ma si è limitato a incardinare la legge, producendo l’ennesimo rinvio sui diritti delle persone LGBT. Mi rendo conto che di fronte alle menzogne non si regge il confronto con la realtà dei fatti, ma bloccare l’interlocutore per tali ragioni è da persone che non dovrebbero fare politica, ma al massimo lavare le scale dei palazzi di potere (con il dovuto rispetto, si intende, a chi questo mestiere lo fa davvero). Ma come si dice in ambienti filogovernativi: ce ne faremo una ragione.

La persona in questione si è lamentata accusandomi di un comportamento omogeneo a quello di Adinolfi, in quanto anche gli omofobi hanno chiesto conto della mancata approvazione del ddl. Io e le sentinelle saremmo uguali perché facciamo le stesse domande, insomma. Provo a schematizzare qui la differenza d’approccio, evidentemente oscura:

  1. Adinolfi & co. non vogliono che si approvi alcunché a favore della gay community (e usano la scusa del rinvio per dare forza alla loro posizione, per cui si facciano i conti su chi rafforza chi)
  2. io ed altri chiediamo riscontro sulle mancate promesse del premier e del suo partito perché invece vorremmo un trattamento congruo e rispettoso

ma ribadisco: capisco che rispondere alla domande scomode è difficile. Prendo atto della fuga e vado avanti per la mia strada.

“Pensate piuttosto agli omofobi, invece di attaccare il pd”, questa la critica finale. Ebbene, il fatto è che puntualizzando su questi fatti – date disattese, diritti a metà, promesse mai mantenute, ecc – si fa esattamente questo: si pensa agli omofobi.

L’ultima chicca del partito democratico (io non riesco a scriverlo in maiuscolo, il più delle volte) sta infatti nella presunta legge che i cattolici interni stanno concordando con il Nuovo Centrodestra per rendere universalmente illegale la gestazione per altri. Quindi, se vai a fare un figlio in Canada, col consenso della gestante e in modo totalmente gratuito, rischi di finire in prigione in Italia. Il deus ex machina di questa legge che ricorda i peggiori anni del nazi-fascismo è Emma Fattorini, la stessa che si è inventata la formula “formazione socialmente specifica” per degradare le famiglie di gay e lesbiche e non nominarle come tali. Soluzione bene accolta proprio da gay e lesbiche pro-Renzi che, come al solito, hanno cominciato a insultare chi poneva obiezioni in merito. Poi ci lamentiamo di Grillo, però.

Lo scopo di questa operazione? Colpire le famiglie arcobaleno. Ignorando, per altro, che fanno ricorso alla GPA per lo più le famiglie eterosessuali.

Faccio notare a questo proposito, e come mi suggerisce per altro la mia amica Caterina Coppola, che se questa legge dovesse mai passare favorirebbe il cosiddetto “utero in affitto” proprio a discapito di quelle donne sfruttate in quei paesi dove non ci sono tutele. Il proibizionismo, infatti, alimenta “mercati neri” e situazioni di invisibilità. Ma questo sembra non interessare i cattolici dem. L’importante è negare ai genitori LGBT di esser tali. Mandandoli in galera, appunto. Non so se voi vedete l’enormità della cosa.

Ecco, se la militante lesbica e renziana in questione non mi avesse bloccato chiederei qualcosa in merito a questa ennesima pagliacciata organizzata da settori del suo partito che a quanto pare hanno non poca influenza anche dentro le loro file. Purtroppo questo interrogativo rimarrà senza destinatari specifici e lasciato alle coscienze delle persone di buona volontà che potranno interrogarsi sull’enormità di provvedimenti come questo, per altro discriminatori e disumani.

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Di quello che ci frega degli amici gay di Alfano

Angelino Alfano ha amici gay

Che Alfano fosse un ministro sostanzialmente incapace, oltre che dannoso, era chiaro dai tempi del caso Shalabayeva. Prendere la famiglia di un dissidente politico, in asilo nel nostro paese, e consegnarla ai servizi segreti controllati dal leader da cui è fuggita, è un atto da nobel per l’imbecillità. Per non dire peggio. Eppure questo non ha impedito a Renzi di riconfermarlo agli Interni, che non è esattamente un ministero come un altro. Affidereste la stanza dei bottoni  di chi dovrebbe evitare attentati terroristici a chi non sa distinguere tra un rifugiato e un terrorista? Renzi sì. E infatti il nostro, continua a far danni.

Nonostante la laurea in giurisprudenza, la lunga attività politica, le sentenze di diversi tribunali, un pronunciamento della Corte Costituzionale e la diffida di Rete Lenford – che forse messe insieme, queste ultime tre realtà, ne sanno (ma giusto un attimo) un po’ di più di lui – Angelino Alfano ha prima cercato di far annullare le trascrizioni dei matrimoni contratti all’estero, quindi, quando l’ennesimo tribunale gli ha fatto sostanzialmente capire che la legge prevede tutt’altro, rispetto alle sue disposizioni, lui ha rilanciato.

In pratica: fai qualcosa che non devi, qualcuno ti fa notare che è una boiata e tu la rilanci uguale uguale a come non dovrebbe essere. Roba da puntata standard di Sensualità a corte. Che in un contesto repubblicano andrebbe tradotta con “inettitudine a palazzo”.

Non pago della figura pietosa, il rilancio di Alfano ai suoi atti sostanzialmente omofobi passa per il solito mantra: «ho tantissimi amici omosessuali, li frequento, ci esco a cena e non ho certo pregiudizi». Me cojoni, come direbbero ai Lincei.

Adesso, personalmente nulla mi importa di chi frequenta Alfano per le sue cene. Forse gli amici gay che si ritrova hanno grossi problemi a guardarsi allo specchio, in bagno la mattina, oppure il loro dramma è che non si sono mai posti davvero il problema di guardarsi davvero negli occhi, sempre nel momento delle abluzioni, e dirsi in solitudine e nella massima franchezza: “ma io con chi cazzo vado a cena?”. Roba loro, comunque.

Appurata questa evidenza, Alfano continui pure a frequentare finocchi con uno scarso senso dell’autostima. Ma nel mondo reale, se vai a far colazione con un ebreo o se prendi un martini con un nero e poi pensi che in fin dei conti sono inferiori e che per il loro esser tali non meritano gli stessi diritti, non ci fai proprio un figurone.

Oltre tutto, al netto di tutto questo, emerge l’unica vera ovvietà: se questi amici gay non hanno problemi ad andare a cena col ministro e viceversa, di fatto le restanti migliaia di persone LGBT che non hanno il privilegio di desinare con il leader del Nuovo Centro Destra, il diritto a sposarsi lo vogliono. Tutto il resto è il solito mettere le mani avanti per non ammettere che su certi temi si è politicamente orrendi. Né più, né meno.

Oggi sul Fatto Quotidiano: “Quel ‘ma’ di Alfano che…”

Alfano tuona contro le persone LGBT

Ho scritto di Alfano e della sua fissa per le persone LGBT.

Ne ho parlato sul blog del Fatto. Si è scatenato un putiferio di commenti, molti contro il nostro ex vicepremier. Alcuni, invece, pro-omofobia. Il mondo è bello perché è vario e, nei casi in questione, anche avariato.

Per invogliarvi alla lettura, vi riporto l’incipit:

Che Alfano e il suo partito ne siano ossessionati non è un mistero. Già in passato il leader del Nuovo Centrodestra ha dichiarato: «Sui matrimoni gay e adozioni gay siamo pronti a uscire dal governo» perché «non si può pensare alle unioni civili senza pensare prima alle famiglie». E ancora, su Twitter, dopo un’apparizione a Che tempo che fa: «L’Italia non diventerà né una grande sala parto per immigrati né un grande locale Arcigay».

Buon blogging!

Omofobia a scuola: quando si tocca il fondo

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il sottosegretario Toccafondi

La notizia è tanto fresca quanto odiosa: il sottosegretario alla Pubblica Istruzione Toccafondi ha esternato contro la lotta all’omofobia nelle scuole.

Per questo esponente del Nuovo Centrodestra, un partito-farsa destinato a sparire nel nulla ma capace con la sua inutilità di condizionare l’azione del governo Renzi di cui è parte integrante, insegnare che le persone non vanno discriminate perché omosessuali o transessuali lede la libertà dei genitori di istigare, magari, ai loro figli a gridare parole come “brutto frocio” o “lesbica di merda” ai/lle compagni/e.

Chissà se per questo triste figuro varrebbe lo stesso principio in caso di razzismo o antisemitismo. Sarebbe interessante chiederglielo.

Secondo poi: ho chiesto su Twitter a due renziani di ferro – Scalfarotto e Alicata – cosa ne pensano a proposito. Al momento (ore 23:56 del 23 marzo 2014) dal creatore della legge sull’omofobia non arrivano risposte. Da Cristiana invece arrivano un post sul suo blog (e ciò è meritorio) e la dichiarazione che col progetto “Le cose cambiano” parlerà nelle scuole romane di lotta alle discriminazioni. Mi chiedo (e le chiedo) a questo punto a nome di quale Pd, perché mi pare che il suo partito non abbia problemi a permettere che iniziative di un singolo vadano in una direzione e le dichiarazioni degli esponenti del governo in quella diametralmente opposta. E mi spiace per Alicata, ma fanno più rumore le parole di Toccafondi, e temo anche più danni a quelle giovani generazioni che si dice di voler difendere. Al momento, ore 23:57 del 23 marzo 2014, nessuna risposta nemmeno da lei.

Per quanti/e cercano di giustificare l’alleanza Pd-Ncd in nome del peggio da evitare (ma i berlusconiani di Alfano sono peggiori tanto quanto quelli ortodossi), riporto le parole del mio amico Franco Buffoni: non è il prezzo che il Pd paga al governo, «quando poté scegliersi il ministro dell’Istruzione, scelse l’omofobo Fioroni».

Concludo questa pagina nerissima che cade per intero sul Pd di Renzi e sulla sua scarsa credibilità in fatto di questione LGBT, con una constatazione: la legge di Scalfarotto sull’omofobia apriva alle dichiarazioni omofobiche nelle scuole come atto di libertà di pensiero. Pensiamo al l’emendamento Gitti, a proposito. Quella legge giace ancora in Senato e pare destinata a rimanerci. Ma la cultura cattolica e reazionaria del nostro paese ne sta già raccogliendo i frutti. Ricordiamo ancora il veto a Luxuria al liceo Muratori di Modena. E oggi questa boutade a favore delle discriminazioni, sempre nell’ambiente scolastico.

Forse qualcuno dovrebbe farsi un paio di domande, darsi l’unica risposta possibile (avete sdoganato l’omofobia come forma di libertà di pensiero, cari i miei renziani) e possibilmente chiedere scusa. Ma sappiamo che per fare questo ci vuole umiltà e la capacità di ammettere di aver sbagliato. E qui mi fermo.

Tra legge elettorale, parità di genere e questione LGBT

Quote rosa o parità di genere?

Credo di rintracciare un preoccupante parallelismo tra le resistenze dei parlamentari (maschi) di Forza Italia alla parità di genere nelle liste elettorali, in merito all’italicum (sulla cui bontà, affidabilità e sul fatto di estenderla solo alla Camera dei Deputati penso tutto il male possibile) e le vicende più o meno recenti sulla questione LGBT italiana.

Andiamo per ordine: la legge elettorale dovrebbe prevedere un uguale numero di uomini e donne nella compilazione delle liste. Ma così com’è, paventano le donne in politica, c’è il rischio che i posti che garantiscono l’elezione potrebbero essere occupati, in misura maggiore, dai colleghi maschi.

Forza Italia si difende affermando frasi del tipo: “no ad una legge sessista”. Basterebbe l’evidenza di quest’asserzione per evidenziarne l’imbecillità. Ma siamo in Italia, e un po’ di chiarezza sulla terminologia usata non guasterà.

Il sessismo è quella subcultura che fa credere a chi ne è affetto che appartenere a un sesso è più importante che essere del sesso opposto. Poiché, storicamente, si registra uno stato di sottomissione della donna rispetto all’uomo, il sessismo si configura come consustanziale al maschilismo. La norma per la parità di genere, quindi, non è pensata – come scrivono i deputati di FI – per discriminare il sesso maschile, ma per riequilibrare la presenza tra i due sessi nelle istituzioni.

A ben vedere, il fenomeno a cui si assiste  ha la seguente dinamica:
1. si individua un problema (il sessismo, nello specifico)
2. si propone una soluzione (la parità di genere)
3. si prende la soluzione e la si confonde col problema di partenza.

Per cui il sessismo che si vuole combattere diventa, così, l’essenza della norma che si vuole approvare. Tradotto in termini più semplici: garantire a tutti e tutte uguale dignità corrisponde, per la pleiade berlusconiana, una discriminazione per il genere maschile.

Lo stesso identico procedimento è stato applicato, con successo, per la legge sull’omofobia:
1. il problema è la discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere
2. si propone una norma antidiscriminatoria
3. si accusa chi vuole fare tale norma di voler applicare discriminazioni contro gli eterosessuali.

Basti ricordare le illuminanti affermazioni di personaggi come Buttiglione – “così diventa più grave picchiare un eterosessuale che un omosessuale” – Giovanardi, Binetti et similia. E così una norma che doveva servire a difendere i soggetti svantaggiati (anche eterosessuali discriminati da un eventuale capo gay nel luogo di lavoro, per fare un esempio) è divenuta una norma che vuole limitare la libertà di pensiero. E per scongiurare questo male, si è introdotta una norma che legalizza le affermazioni omofobe nella chiesa, nei partiti, nelle scuole, nei sindacati.

Confondere la causa con il male e accusare la categoria discriminata di essere portatrice del problema che si vuole debellare. Come se si fosse detto a Rosa Parks che la sua battaglia era funzionale a non far più prendere l’autobus ai bianchi.

L’uso di parole “impazzite”, drogate ad arte per generare confusione e paura e, soprattutto, per mantenere gli squilibri sociali che fanno soffrire le minoranze. Questo è il fine di chi si ribella ai miglioramenti che renderebbero il nostro paese non certo una succursale di Arcigay o una sala parto per extracomunitari – Angelino Alfano dixit – ma, semmai, un luogo migliore dove vivere. Questa è la nostra destra, (anche) questo è il berlusconismo.

Chiudo queste riflessioni sottolineando altri tre aspetti.

In primis: pare che l’onorevole Dorina Bianchi (Ncd), cattolica di ferro, abbia auspicato l’intercessione di Francesca Pascale per far cambiare idea al leader di FI e, occasionalmente, suo compagno di vita. Questo per capire a che livello di progresso civile è ridotta l’Italia.

Ancora: i giornali parlano di quote rosa da salvaguardare. Non comprendendo che lo stesso concetto di “quota” riservata alle donne è di per sé discriminatorio. La politica non dovrebbe prevedere una riserva indiana per gruppi sociali specifici, bensì dovrebbe essere il luogo pubblico dove chiunque, uomo o donna (ma anche eterosessuale e non), dovrebbe avere le stesse opportunità.

Dulcis in fundo: il maschilismo e il sessismo si configurano come subculture nemiche non solo delle persone LGBT, ma anche di oltre il 50% della società italiana. Quando persone come Binetti, Bindi, Roccella, ecc, si prodigano per difenderne le istanze contro la questione omosessuale, non fanno altro che provvedere al mantenimento dello stato di sudditanza di categorie specifiche (e quindi di loro stesse) nei confronti del potere maschile. Ne consegue che l’omofobia, in particolar modo l’omofobia femminile, è una forma anche abbastanza idiota e autolesionistica di collaborazionismo.

Anche in questo caso è un problema di linguaggio, che (tras)forma la realtà e la determina. Tutto parte da lì. Prima cambieremo gli usi linguistici in direzione della piena dignità di ciascuno/a di noi, prima saremo più simili alle grandi democrazie del pianeta. Fino ad allora ci spettano personaggi del calibro dei/lle rappresentanti del Nuovo Centro-destra, di Scelta Civica, di Forza Italia e di buona parte del Partito democratico. Prospettiva drammatica, me ne rendo perfettamente conto. Ma, al momento, l’unica apparentemente possibile. Ahinoi.

Governo Renzi e diritti LGBT? Meglio un fantasy

Matteo Renzi, nuovo premier italiano

Finalmente è nato il governo Renzi. Otto uomini e otto donne e già i renziani doc si spellano le mani per questo mirabile esempio di equilibrio di genere nella composizione dell’esecutivo. Ma mi (e vi) domando: otto uomini tutti in dicasteri con portafoglio, le donne in cinque e le altre tre in poltrone giocattolo vi sembra vera uguaglianza?

Abolito il ministero per le Pari Opportunità, che non serve a niente e siamo d’accordo, ma ricordiamoci che un punto qualificante della nascita dei nuovi equilibri di palazzo è il niet del Nuovo Centro-Destra verso qualsiasi tentativo di apertura sui diritti civili. Insomma, se il ministero è simbolico, la sua soppressione è un atto politico concreto.

E per quanto riguarda i diritti delle persone LGBT? La composizione della squadra del sindaco di Firenze si distingue per affermazioni omofobe e discriminatorie. Ma diamo la parola ai diretti interessati:

«Il matrimonio nel nostro ordinamento è un’unione tra sessi diversi.» Graziano Del Rio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (ma a quanto si dice, pare che l’abbia proferito a sua insaputa).

«Noi siamo molto chiari: sui matrimoni gay e adozioni gay siamo pronti a uscire dal governo. L’Italia non diventerà né una grande sala parto per immigrati né un grande locale Arcigay» Angelino Alfano, ministro della Giustizia (quello che ha fatto deportare Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, insieme alla figlia. Perché lui alla famiglia ci tiene).

Marianna Madia, neoministra renziana

«Se si parla di famiglia io penso a un uomo e una donna che si sposano e fanno dei figli. Scegliendo per la vita.» Marianna Madia, ministra della Pubblica Amministrazione (ma due gay o due lesbiche che decidono di sposarsi scelgono la morte?)

«Mi stupisce che si cerchi di far passare i matrimoni tra omosessuali per parità di diritti. È il segno estremo della grande confusione figlia del relativismo culturale.» Beatrice Lorenzin, ministra della Salute (quella che gestisce la sanità pubblica di tutta Italia con il solo diploma del liceo classico, per capire di chi stiamo parlando).

«La famiglia, quella fondata sul matrimonio tra uomo e donna è uno dei pilastri fondamentali… non si può pensare che ogni desiderio possa diventare un diritto, e in ogni caso sono due sfere diverse, perche’ sovrapporle vuol dire non avere il coraggio di dire che ci sono delle priorità.» Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti (poi è pure ciellino, toccante retroscena che ci aiuta a capirne i limiti).

«Le coppie di fatto sono una cosa diversa dalla famiglia.» Dario Franceschini, ministro della Cultura (individuo talmente anonimo che non si riesce nemmeno a fare mezza freddura).

Il padre di Renzi condivide un messaggio antigay

Il padre di Renzi condivide un messaggio antigay

Mettiamoci pure che il neo-premier è figlio di quel Tiziano che di recente, sulla sua bacheca di Facebook, ha ripreso il post di una fake omofoba, condividendone il contenuto.

E ricordiamoci sempre che è opera di un renziano la legge “contro” l’omofobia che di fatto la legittima dentro le scuole, nei partiti, nei palazzi di potere, nelle chiese in nome della libertà di opinione.

Per cui, chi pensa ancora che l’avvento di questo discutibile personaggio possa portare vantaggi reali per le persone LGBT non ha che da fare i conti con la realtà circostante. Se si ha bisogno di credere nelle favole, esistono sempre i fantasy e pubblicazioni di settore più egregie (e piacevoli) delle dichiarazioni di lor signorie.