Due, tre pensieri sulla crisi di governo

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Ora non so se ve ne siete accorti, ma il sole è sorto anche senza i ministri del PdL al governo. Vorrà dire qualcosa? Buongiorno…

Ancora: secondo me Giorgio Napolitano è una delle vergogne di questo paese. E pazienza se qualcuno si offende.

Dulcis in fundo, adesso il Pd ha due strade: o ritrovare la dignità mai avuta, oppure supplicare Berlusconi per un ripensamento. Ma pare che siano già pronti i ceci. Rigorosamente crudi.

P.S.: ricordiamoci tutti e tutte che Scalfarotto, in nome delle larghe intese, ha sacrificato i diritti delle persone LGBT per tenersi buona questa gente.

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Mangiate brioches e non toccateci Franceschini!

La notizia: dopo la manifestazione di ieri al Quirinale, per protestare contro la rielezione di Napolitano – presidente che per l’opinione pubblica ha la responsabilità di esser consustanziale al berlusconismo – un gruppo di partecipanti ha intercettato la presenza di Dario Franceschini in un ristorante. Da quel momento è partita una contestazione, feroce, contro il dirigente del Pd.

Leggo su Twitter e sui media le reazioni sdegnate e scandalizzate di amici e di esponenti politici. Termini e aggettivi come “squadrismo”, “aggressione”, “inaccettabile”, ecc, sono stati scomodati per definire una cosa molto più semplice: una contestazione.

Di cattivo gusto, sicuramente. Rabbiosa e disperata, come il momento che l’ha fatta nascere (e quindi bisognerebbe capire a chi dare la paternità del fatto, i cui partecipanti sono solo stati esecutori materiali). Ma non di certo “squadrista”, perché nessuno a fatto del male a nessun altro. A Franceschini non è stato torto un capello. Gli hanno semplicemente ricordato che “vendersi” a Berlusconi, con l’elezione di Napolitano, è percepito come l’ennesimo tradimento del Pd al paese. Tutto qua.

Poi posso concordare con voi che in troppi contro uno e per di più visibilmente impaurito non è proprio da cavalieri d’altri tempi. Ma appunto, lì occorrerebbe capire quando una cosa è opportuna o meno. Ma diglielo tu a un popolo, o parte di esso e per di più incazzato, di usare le buone maniere. Un tempo, forse, gli avrebbero consigliato di mangiare brioches. E si sa come è andata a finire.

I saggi di Napolitano? Merito anche del M5S e Grillo

Vogliamo parlare dei saggi nominati da Napolitano per portare l’Italia fuori dalla crisi istituzionale di queste ultime settimane? Vediamone alcuni.

Mario Mauro, ciellino, ex berlusconiano, neo-montiano.
Gaetano Quagliarello, berlusconiano di ferro, gridò “ASSASSINI” dopo il no di Napolitano al decreto Salva Eluana. Sempre questo gentile e posato signore ha decretato, col suo voto in parlamento, che Ruby Rubacuori è nipote di Mubarak.
Luciano Violante, in quota Pd, quello dei ragazzi di Salò che lottarono per un ideale, un po’ come i nazisti ammazzarano milioni di ebrei per le stesse identiche ragioni.
Giancarlo Giorgetti è uno dei massimi fautori politici della famigerata legge 40. Oltre a essere espressione di un partito omofobo e razzista, quale la Lega Nord.

Tutti gli altri sono bocconiani, figli di stirpi aristocratiche, rappresentanti di quel sistema di potere sempre più distaccato dai bisogni della società italiana media, quella che la crisi la vive quotidianamente sulla sua pelle.

A volere questi signori, tutti maschi, tutti almeno cinquantenni, un presidente della Repubblica figlio di un apparato veterocomunista che non riesce ad andare oltre una politica vista come espressione (sessita, per altro) dei gruppi di potere che ci hanno portato a questo punto. La cosa veramente tragironica sta nel fatto che il M5S appare possibilista nei confronti di queste liste di saggi: tutto questo casino per esautorare il parlamento dei suoi poteri sovrani e affidare la gestione della cosa pubblica a un drappello di nominati. Nominati che, a differenza di quelli che siedono in Camera e Senato, non sono nemmeno passati dal vaglio delle urne.

Adesso, è evidente che questa classe politica è così autoreferenziale che non riesce a guardare oltre se stessa e questi nomi lo dimostrano egregiamente.
Ma sarebbe ingeneroso nei confronti della verità negare che Grillo e il suo MoVimento hanno fatto davvero un grande servizio alla democrazia: negandola.

Diritti, gay e immigrati: urgenze, dilazioni e diluizione.

Leggo dei diritti da dare agli immigrati e la ritengo una cosa giustissima. È singolare, tuttavia, che in questo frangente nessuno dica che le priorità stiano altrove, come ad esempio la soluzione della crisi. Quando si parla di legge contro l’omofobia o di una normativa per le unioni civili, c’è sempre chi agita lo spettro benaltrista di provvedimenti più urgenti da prendere.

La dilazione del diritto, dunque, vale solo per i gay?

L’aspetto mitico della vicenda – nel senso che la logica non ha pace di fronte a certi fenomeni – è che i primi a fare tale ragionamento sono i gay stessi… Se si dicesse che i diritti dei migranti non sono poi così urgenti rispetto alle difficoltà economiche e alle politiche sul lavoro, si verrebbe tacciati di razzismo.

Invece molti di noi – anche dentro al movimento GLBT, e ciò è gravissimo – trattano i propri diritti nemmeno come privilegi, bensì alla stregua di capricci. Con i risultati che sono agli occhi di tutti.

Il discorso si apre, ancora, a considerazioni politiche che minerebbe la credibilità dei nostri partiti di (centro)sinistra: SEL inclusa, sempre più vicina a un’impostazione piddina della questione omosessuale italiana. La dilazione che diviene diluizione. Per arrivare al niente.

Ovviamente io non nego i diritti delle minoranze. Tutte. Critico l’atteggiamento di molti, gay inclusi, riguardo alla questione dei diritti civili per le coppie di fatto. Ben venga, perciò, ogni passo in avanti verso una maggiore civilizzazione di questo paese.

L’eguaglianza, tuttavia, dovrebbe essere qualcosa che riguarda tutte le categorie, non certo a beneficio settori più uguali degli altri. Altrimenti si scade nel privilegio più deleterio.

Uno su mille ce la fa…

Ministro che va, ministro che viene.

Bondi rassegna le dimissioni e il mondo non se ne accorge.
Lo sostituisce Galan, già ministro dell’agricoltura. Considerando che Bondi era alla cultura, in questa scelta si intravede una sostanziale continuità da parte del governo. No, la rima non c’entra niente…
A Galan succede tale Romano, esponente dei cambiacasacca detti, con procedimento linguistico basato su ironia e ossimoro (cara vecchia retorica), i Responsabili.

Dal Colle, intanto, ennesimo mal di pancia del presidente Napolitano. Che fa notare che tra tutti i presenti in parlamento, quasi mille, almeno uno che non fosse imputato per concorso esterno in associazione mafiosa si poteva trovare. (Giorgio, sei proprio comunista, eh!)

La chicca: Romano è stato eletto nelle liste dell’UdC, il partito di Casini. Che strano, pensavo che quel partito non accogliesse sospettati di rapporti con la mafia… La politica non è davvero più quella di una volta.

A Fassino e Napolitano dico: io sto con chi ha fischiato

Le reazioni di Fassino e Napolitano sulle contestazioni che la gente ha fatto a Schifani sono indice di quanto la politica possa essere caduta in basso per diverse ragioni.

Chi contesta uno dei responsabili morali dello sfascio italiano – e Schifani lo è pienamente – non ha bisogno di inviti o autorizzazioni per esprimere il proprio giudizio. Si può discutere sulla forma, ma non sulla legittimità. Io la penso allo stesso identico modo dei contestatori e come me migliaia di precari, di persone GLBT, di gente allo stremo perché a corto di diritti, opportunità, lavoro e futuro. Se non si capisce questo, non si va da nessuna parte. Fermo restando che dissentire è sempre pienamente democratico. Qualcuno lo spieghi a Fassino.

Contestare il potere e la sua istituzionalizzazione non è affatto “gazzarra intimidatoria”. È democrazia, se lo si fa nei limiti della legge. I regimi che non sopportano la critica, anche aspra, al potere si chiamano dittature. Qualcuno lo spieghi a chi dovrebbe garantire sulla tenuta democratica di questo paese e che si sta dimostrando, in questa occasione, inadeguato a ricoprire la carica che ricopre.

Che un politico inetto – i DS con Fassino non sono mai andati oltre il 17% dei suffragi, contro il 22% dell’amministrazione D’Alema, che per altro non rientra tra le prime mille persone che godono della mia stima – che un politico della stazza di Fassino non ci arrivi, pazienza! Che anche il Presidente della Repubblica presti il fianco a questa lapidazione mediatica contro chi contesta è oggettivamente grave.

Dulcis in fundo: Fassino, forte delle sue luminose fortune politiche, si azzarda a fare analisi sul perché il pd avrebbe perso le elezioni in Piemonte: la colpa, ovviamente, sarebbe della gente che, dando la propria preferenza a Grillo, non ha votato l’alleanza piddì-UdC-tuttoilresto.

Ignora l’ex leader dei DS che per vincere bisogna coinvolgere masse sempre ampie di elettorato e in quelle masse vi sono pure coloro che portano avanti battaglie che dentro il partito democratico sono definite minoritarie. Se questo non avviene la colpa è del partito che perde le elezioni, non di chi non lo ha votato. È talmente elementare che rischia di essere addirittura tautologico.

Dentro il pd si può pure essere liberi di far finta che certi problemi non esistano, ma la storia, mi pare, li ha premiati in modo diverso da certe aspettative, almeno dai tempi di Veltroni.

E poi il vero problema è e rimane un altro: contestare una persona come Schifani rientra nel novero dei diritti democratici di un cittadino. Se dentro il pd si è così stupidi da invitare Schifani, i grandi capi non se la devono poi prendere con chi evidentemente ha più a cuore le sorti di questa martoriata repubblica e del suo senso della dignità.

Ma, appunto, vaglielo a spiegare a uno come Fassino.

Suggerimenti democratici

Mi pare ormai ovvio, e questo è il pensiero di tutti gli uomini e le donne di buona volontà, che il nostro amato premier si stia largamente muovendo al di fuori del dettato costituzionale e ai danni della democrazia e, di conseguenza, del bene comune e della libertà di tutti.

Arrivati a questo punto, se io fossi in Napolitano, in quanto garante della Costituzione e capo delle forze armate, mobiliterei l’esercito. Quindi si dovrebbe arrivare a un governo di salvezza nazionale, mettere fuori legge il PdL, processare gli uomini più compromessi col berlusconismo (anche dentro la Lega e la chiesa cattolica), aprire loro le patrie galere per non riaprirle più e indire, in un tempo ragionevole, nuove elezioni libere e democratiche.

Ovviamente per fare questo ci vogliono coraggio e determinazione. Doti nelle quali i nostri politici sono largamente deficitari.