Una chiesa inadatta alla democrazia

Le ultime dichiarazioni di monsignor Babini su Vendola e la sua omosessualità dovrebbero essere bollate come noiose e ripetitive, indice del fatto che la chiesa cattolica non solo non sa adeguarsi ai tempi, ma è incapace di leggere la realtà se non attraverso lo sguardo di un testo epico-religioso scritto migliaia di anni fa.

Sarebbe, poi, ancora meglio ignorare il vescovo emerito di Grosseto che ha capito – al pari di Buttiglione, Giovanardi, Adinolfi e di altre tristi primedonne dell’omofobia – che basta produrre dichiarazioni di un certo tenore per aver assicurate prime pagine di giornali, testate on line, blog e via dicendo.

Quello che però salta agli occhi, questa volta, non è la condanna morale di un modo di essere da parte di un’istituzione in costante crisi di credibilità nel suo ruolo, autoproclamato, di “agenzia etica” della società contemporanea.

Babini ha messo a confronto due cose tra loro non paragonabili. Da una parte una condizione personale – l’omosessualità del governatore della Puglia – e dall’altra le pratiche sessuali del nostro presidente del consiglio.

Essere gay può essere ancora, nel mondo dei cavernicoli e nei corridoi vaticani (purché irrorati dalla luce del sole e di fronte a un microfono acceso) un disordine mentale o un’aberrazione della natura. Ma non è un crimine, almeno per il nostro codice penale e fino a quando l’Italia, secondo quello che pare essere il disegno dei vescovi, non assomiglierà all’Iran o all’Arabia Saudita.

Le notti hard del premier, invece, hanno una doppia conseguenza sul valore etico e penale. In primo luogo perché, se è vero quel che si dice, si usa il corpo della donna e la sua mercificazione per avviare intere carriere politiche. In secondo luogo perché andare con prostitute minorenni è reato.

Monsignor Babini, nella sua ansia di rinverdire le sue fortune mediatiche o nella sua missione di radere al suolo ogni moderna Sodoma, non riesce a distinguere tra comportamenti personali e crimini. Occorrerebbe ricordargli, per altro, che le legislazioni democratiche non riconoscono il peccato, ma valutano la liceità dei comportamenti personali sul piano del diritto.

Questa semplice evidenza lo rende, assieme all’istituzione che lo foraggia, poco credibile e inadatto su qualsiasi piano della vita pubblica e civile di un paese europeo, moderno e democratico.

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