Noi restiamo italiani

Nicole Minetti e il vitalizio maturato a manco trent’anni.
Bambini (uno) trascinati da cinque poliziotti e nemmeno uno per far schiodare Formigoni dalla sua poltrona.
Consigli regionali che sperperano i soldi pubblici per ostriche e festini con maschere di maiali.
Un governo che vuole aumentare di un terzo il monte ore dei professori. A stipendio invariato.
I tagli alla scuola. E la fuga dei cervelli.
L’IMU a chi ha comprato una casa con enormi sacrifici. E nemmeno un euro di tasse alla chiesa.
Venticinque milioni di euro per un sito web (quello dell’Inail).
La mafia infiltrata dentro le istituzioni, di ogni ordine e grado.
E un parlamento che non riesce a fare una legge anti-corruzione.

La rivoluzione francese è scoppiata per molto meno. Noi, intanto, restiamo italiani.

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Lo stipendio della Minetti. Non sarà un po’ troppo?

Riprendendo il discorso di Italo Bocchino a Ballarò.

La Minetti prenderà, in cinque anni, ottocentomila euro. Se quello che si dice su di lei fosse vero, ne conseguirebbe che viene pagata con i soldi di tutti – cittadini e cittadine anche precari, disoccupati, cassintegrati, ecc. – per far la procacciatrice di escort.

Mi chiedo.

Ma ottocentomila euro in cinque anni non è un po’ troppo? Se ne prendesse solo duecentomila? Sarebbero quarantamila euro l’anno che, anche a Milano, sono uno stipendio non proprio da fame.

Con i restanti seicentomila euro si potrebbero pagare insegnanti precari, persone che non hanno più il lavoro, operai in difficoltà, ricercatori…

Certo, non con il solo stipendio della Minetti. Ma se ci mettiamo parlamentari, consiglieri e amministratori locali di ogni livello e grado, ministri e sottosegretari e tutto il resto, forse la fetta di risparmio sarebbe maggiore. E i soldi da investire sui lavoratori e sulle future generazioni sarebbero molti di più.

Se poi in tutto questo i funzionari dello Stato percepissero il loro stipendio per fare il loro lavoro e non le PR di questo o quel premier, sarebbe un’ottima cosa. Per tutti/e noi, per il concetto di onestà e per la dignità nella sua accezione più elementare.