Squadracce renziane

metafora del renziano medio

In merito alla lite tra Renzi e Floris (che per altro non amo particolarmente), ha detto tutto ciò che si poteva dire – a parer mio – il mio amico Andrea Contieri:

Sulla Rai abbiamo cambiato talmente tanto verso che abbiamo fatto il giro completo e siamo tornati al punto di partenza.

Floris ha semplicemente praticato quell’antica e scomparsa professione che si chiama giornalismo. Ricordate? Quella roba che presuppone che uno ti faccia una domanda e tu gli risponda almeno una volta ogni tanto senza la pretesa di vivere un continuo comizio. Ecco quella roba lì.

Si ricorda in via preventiva alle groupie del Cicciobello che se le stesse parole del tweet di Renzi sulla Rai le avesse pronunciate Berlusconi stamattina staremmo parlando già di Editto di viale Mazzini e avremmo in libreria una ventina di libri di “ggente de’ sinistra” sull’argomento.

Mi limito ad aggiungere – leggendo certi commenti sui social, in merito alla vicenda – che è incredibile come anche il/la militante medio/a del Pd si sia talmente uniformato ai canoni veteroberlusconiani – quelli dell’editto bulgaro, per intenderci – al punto da sembrare uno di quei gadget da cineseria/giapponeseria da quattro soldi, tipo quei gatti di plastica che muovono automaticamente la zampetta in avanti per scandire il tempo.

Solo che il renziano medio non conta i secondi: sembra invece programmato per aggredirti – alla stregua di un “camerata” da squadraccia telematica (poi diciamo ai grillini, eh!) – non appena critichi l’azione di un leader autoproclamatosi uomo della provvidenza popolare (senza nemmeno aver avuto un passaggio alle urne).

E a sentire il tono delle minacce di Renzi a Floris – arriverà il futuro anche alla RAI – si capisce perché.

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A costo di ucciderci tutti…

Questo è un commento rilasciato da tale Louie, in risposta al mio post Diamo una lezione all’omofobia:

omofobia

credo che il contenuto di questo messaggio si qualifichi da solo. Faccio solo notare che:

1. per certi cattolici questo sarebbe un mirabile esempio di “cultura della vita”
2. per certi altri, e per i loro politici di riferimento, si tratterebbe invece di “libertà di opinione”
3. per certi partiti, infine, sarebbe una scelta auspicabile.

Per me è solo un esempio di una profonda disumanizzazione. Chi pensa che le persone LGBT debbano essere uccise piuttosto che avere i figli, concedendo al massimo un ghetto giuridico, non è poi tanto diverso da chi mandava ebrei e rom nei campi di sterminio.

Ma c’è anche da dire che questa gente riesce a produrre certi abomini anche grazie al pensiero di chi, prima, è andato/a in televisione a dire «meglio un bambino in Africa che a una coppia di omosessuali», di chi – durante il dibattito sulla legge contro l’omofobia – ha scritto lettere per rassicurare coloro i quali temevano di non poter più dire che essere gay è una malattia e amenità similari. Teniamolo sempre a mente.

La sapienza, il cinema gay, le botte dei fasci e il rettore come la Cuccarini

Un luogo comune, ripetuto sino allo sfinimento da coloro che sono contrari all’adozione da parte di coppie gay e lesbiche – accanto a quello che vuole che un bambino debba avere un padre e una madre altrimenti cresce male – è quello che la società non è ancora pronta, che l’adottato si troverebbe a dover subire umiliazioni e canzonature di ogni genere da parte dei compagni di banco e discriminazioni da parte degli adulti. Su questa falsariga si muovono i più grandi pensatori attualmente viventi, dalla Ferilli a Rosy Bindi, passando per le teorie scientifiche di Lorella Cuccarini fino al primo dei tronisti della De Filippi e all’ultimo dei nostri orridi parlamentari.

La morale della favola è semplice: siccome la società è una merda, allora invece di migliorarla facciamo in modo che gay e lesbiche non possano esercitare il diritto alla genitorialità. Un po’ come dire, nel Sud Africa degli anni ottanta, che siccome i bianchi erano razzisti era meglio che i neri non reclamassero o esercitassero i loro diritti. Anche quella società, a ben vedere, non era pronta…

Faccio questa premessa per tentare di spiegare un fatto diverso nella sostanza, ma non nella dinamica.

A partire da stasera a Roma, e più precisamente alla Sapienza, si sarebbe dovuta svolgere una rassegna di film a tematica GLBT: Queer in Action. Il rettore, tuttavia, ha deciso di annullare l’evento. Le motivazioni? Dapprima per i mancati permessi – e qui il rettore dovrebbe spiegarci come fai ad annullare qualcosa alla quale non hai mai acconsentito – quindi è emersa la verità. Parrebbe che organizzazioni di estrema destra abbiano promesso legnate agli avventori della rassegna. Il magnifico rettore Frati, dal canto suo, ha dato un segnale forte e inequivocabile: ha annullato l’evento. Dando, di fatto, ragione a chi, sempre per supposizione, voleva picchiare gay, lesbiche, trans e eterosessuali (si, anche loro) che si fossero avventurati a vedere le pellicole.

Tradotto: si reclama o esercita un diritto, arriva lo stronzo di turno che vuole discriminarti per l’esercizio del diritto in questione – adozione o visione di un film poco importa – e invece di risolvere il problema, si abolisce il diritto stesso.

E a morale di tutto, mi limito a dire che non so cosa sia più preoccupante e cioè se ancora oggi possa esistere gente che minaccia la tua integrità fisica e morale per questioni siffatte o che il rettore di una delle più prestigiose università italiane e del mondo dimostri di avere lo stesso spessore intellettuale di una show-girl.