L’esilio londinese di Scalfarotto

Scalfarotto a una manifestazione LGBT

Scalfarotto a una manifestazione LGBT

È da un po’ che non parlo del nostro eroe. Poi su Facebook, alcuni amici mi han fatto notare un articolo su Libero, in cui Scalfarotto dichiara, in merito al recente Roma Pride: «non ci sarò, fino a venerdì sono fuori per impegni elettorali. Se comunque dovessi partecipare, lo farei a titolo personale».

Il nostro ci rassicura, ancora, sul fatto che i diritti LGBT stanno a cuore all’esecutivo Renzi: «Ci sono su questo fronte una serie di cose in agenda» e fa notare come «il governo sia in carica da soli 100 giorni. Circa due mesi e mezzo in cui ha dovuto affrontare, tra le tante cose, anche una campagna elettorale estremamente impegnativa».

Peccato che in questo articolo e dalle sue dichiarazioni non traspaiano alcune elementari verità. Vediamo quali:

1. già in passato altri/e esponenti dell’esecutivo andarono in corteo, come ad esempio la ministra Belillo al World Pride del 2000. Certo, l’allora premier Amato se ne rammaricò, disse che c’era la Costituzione che purtroppo non poteva impedire certe forme di democrazia e amenità varie, ma questo per fortuna riguarda il passato… o no?

2. Renzi, dopo aver spodestato Letta – tra uno “stai sereno” e un “mai più larghe intese con la destra” – ha fatto un governo con gli ex-berlusconiani, che nel frattempo di sono ricollocati sempre di destra, affermando che entro i primi cento giorni si sarebbero fatte le civil partnership, alla tedesca (cit.), le adozioni per i conviventi e lo ius soli. Poi Alfano ha tossito in tal senso e questi temi sono misteriosamente spariti dall’agenda del governo. Tant’è che nella “campagna elettorale estremamente impegnativa” non se ne è nemmeno parlato

3. sulla legge che regola l’omofobia, Rosanna Filippin, senatrice del Pd – e quindi non una estremista di qualche falange associativa – sostiene che non sbaglia «chi dice che se non finisce l’ostruzionismo non basterebbe tutta la legislatura per approvarla». Quindi rassegnamoci sul fatto che nemmeno questo provvedimento vedrà mai la luce

4. infine, sulla partecipazione al pride, si ha la diffusa sensazione che la sua presenza verrebbe accolta con fischi e commenti non troppo lusinghieri. Proprio per la legge di cui sopra. Adesso, io non ho problemi a credere che l’onorevole Scalfarotto abbia evitato la piazza romana per impegni di partito e non per paura di non essere celebrato, ma la decisione di non presenziare a nessun pride italiano proprio il 28 giugno, il giorno dell’Onda Pride in tredici città italiane, lascia pensare che la ragione stia veramente nella paura delle contestazioni.

Triste, se così fosse, che un personaggio che ha usato la sua omosessualità per caratterizzarsi politicamente – dai tempi delle primarie del 2005, come candidato gay – e che ha prestato il suo cognome per una legge che mai vedrà la luce e che se dovesse venir approvata così com’è ora farebbe più danni di quelli a cui dovrebbe rimediare, scelga l’esilio invece che manifestare in patria in un momento nel quale, a suo dire, ogni segnale sarebbe di svolta positiva rispetto alla questione LGBT italiana.

Segno, forse, che questi segnali sono per lo più nella mente di chi li dichiara e che costituiscono un poderoso atto autoassolutorio per chi milita, più o meno attivamente, in un partito che – come ci ricorda Francesca Fornario in un suo articolo su Micromega – si distingue più per atti, simbolici e reali, contro le persone LGBT che per risultati concreti sul fronte dei diritti.

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Gesù Cristo potrebbe pure rivoltarsi nella tomba

Tempi difficili per il Vaticano e, last but not least, i suoi più orridi maggiordomi, dentro e fuori il parlamento.

Tutto comincia quando un buontempone fa circolare un video, con la solita battuta di sua maestà il premier su Rosy Bindi. Adesso, pure io non sono mai stato molto tenero con colei che reputo molto semplicisticamente una suora mannara, ma va detto a onor del vero che se ripeti sempre lo stesso mantra, come minimo pecchi di originalità. E considerando che si parte sempre dalle piccole cose per poter capire eventi ben più grandi, la ripetitività di Berlusconi sull’avvenenza della Bindi può esser vista come il corrispettivo psichico della sua fissa di evitare i processi. Da quindici anni, a ben vedere, tra governo e opposizione non ha pensato ad altro.

Ma veniamo al punto: re Silvio recita la solita solfa, vecchia come la pelle che continua a tirarsi sul viso anche a costo di assomigliare a Mao Tze Tung, e parte il bestemmione. Piazza San Pietro si indigna. Per poi far sapere che occorre comunque contestualizzare. Anche quando si accosta il concetto di Dio alla sfera semantica del suino. E poi si dice che la chiesa sia contro il relativismo…

Certo, fosse stato detto a una puntata di un qualsiasi reality, Berlusconi avrebbe già lasciato la casa, l’isola, la fattoria e pure l’harem. Ma la vita, per fortuna, non è il Grande Fratello. L’unica cosa in cui coincidono è la stronzaggine cosmica che poi, a ben vedere, è la stessa che genera l’alchimia che fa diventare ministre le veline e docenti universitarie le figlie di miliardari prestati alla politica.

Tutto questo per altro dimostra, per altro, come oltre Tevere si abbia, a volte, la dimensione morale di una Marcuzzi qualsiasi.

Ma non è di questo che volevo parlare.

Volevo parlare di embrioni, invece. A quanto pare il premio Nobel per la medicina, quest’anno, se l’è aggiudicato tale signor Edwards, che ha fatto la felicità di migliaia di coppie che, altrimenti, non avrebbero potuto avere un figlio. Vedi pure: fecondazione assistita.

Il Vaticano, coerentemente col suo amore per i bambini, si è ribellato: nell’attribuzione del premio a un uomo che, a sentir la pretaglia, ha permesso la distruzione di milioni di embrioni – che poi, in realtà, vengono utilizzati per ricerche scientifiche, per migliorare la salute, per fare cure di cui pure i rappresentanti del clero godono o godranno – non si è tenuto conto dell’aspetto etico della fecondazione in vitro. Già. La stessa, magari, che fa fare spallucce a chi, come l’attuale papa, ha scritto documenti super segreti per proteggere pedofili in tutto il mondo.

Ma al peggio non c’è mai fine e visto che si parla di etica, mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Joseph Ratzinger del fatto che la sua visita a Palermo del 3 ottobre scorso ha causato, nell’ordine:
– un salasso economico per un comune già disastrato da anni di amministrazione della destra
il calpestamento della Costituzione della Repubblica, proprio quando la polizia, in pieno stile fascista, ha fatto togliere a una libreria alcune frasi proferite da un certo Gesù Cristo, in uno dei Vangeli che parlano di lui perché considerate offensive nei confronti del papa.

Certo, poi ti viene in mente che se la Santa Sede tollera chi bestemmia il diretto superiore di ogni pontefice mai esistito – che per la cronaca è anche il leader politico del sindaco del capoluogo siciliano – e che sempre la Santa Sede in passato ha tollerato di andare a braccetto con le peggiori dittature del mondo, dal fascismo in giù. Non sarà un cartellone strappato a far scandalo.

Concludo riprendendo il commento di Micromega su tutto l’accaduto: fa strano che gli unici a indignarsi, per i fatti di Palermo, siano stati Il Fatto Quotidiano e il periodico di Flores D’Arcais. Il resto della stampa – di regime e antiberlusconiana, ma ugualmente papista – tace: evidentemente era troppo occupata ad avvolgere il pesce in qualche mercato rionale.